29 Ott

Dal mese corrente, gli articoli via via pubblicati sul blog verranno resi disponibili periodicamente sul sito internet della rivista in formato Word. Sono già disponibili gli interventi pubblicati tra il mese di aprile e quello di giugno del 2015. Il link diretto alla pagina è:

http://www.contraddizione.it/Contraddizioneonline.htm

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19 Apr
nella sezione “NO! x Blog” sono contenute notizie e commenti su tematiche correnti, ordinate – a partire dal 2015 – secondo lo stile proprio della rubrica del NO! del volume cartaceo; in “avvisi” verranno inserite indicazioni relative ad imminenti iniziative; la sezione “articoli” contiene note e articoli connessi alle tematiche via via trattate già pubblicati sulla rivista oppure altrove;  All’interno di “indici della rivista” è presente il collegamento all’archivio completo degli articoli della rivista dal 1987 ad oggi.

Sul Bitcoin

26 Dic

in tempi in cui si discute molto (e spesso in maniera distorta, ahinoi) del fenomeno delle criptovalute ci sembra opportuno riportare qui di seguito due contributi pubblicati rispettivamente sulla rivista cartacea al no. 145 e 146.

Poiché la moneta in certe sue determinate funzioni può essere sostituita con semplici segni di sé stessa, è sorto l’errore ch’essa sia un semplice segno. Ma dichiarando puri segni i caratteri sociali che ricevono gli oggetti, ossia i caratteri oggettivi che ricevono le determinazioni sociali del lavoro sulla base d’un determinato modo di produzione, si dichiara contemporaneamente che essi sono il prodotto arbitrario della riflessione dell’uomo. [K.Marx, Il Capitale, I, 2]

Monete virtuali e crisi reali (F.Schettino) – no 145
Moneta fittizia (F.Schettino) – no. 146

 

 

vecchi numeri Contraddizione

20 Ott

segnalamo che sul sito della rivista sono stati caricati in formato elettronico i vecchi numeri cartacei sino al no.15.

buona lettura

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Sulle ONG – Medici senza frontiere

20 Ott
Riportiamo qui di seguito due estratti del no usciti anni fa sulla rivista cartacea della Contraddizione. Ci sembra opportuno riportare alla memoria i particolari inquietanti che riguardano alcune delle ong più importanti (msf in primis) che, come già dicemmo sono “non poco governative”.

[dal no 75 (nov.1999)]:

Tanto è proficua e “coperta” siffatta strategia che gli “s\frontati” medici “senza frontiere” – s/front(ier)ati – ne hanno tratto immenso giovamento: prima, Bernard Kouchner – fondatore di quella “og” medica – è  stato nominato, in concorrenza Cia con Emma Bonino, rappresentante Onu civile della Kfor, accanto al militare Mike “Bloodsunday” Jackson; poi, proprio i Médecins sans frontières si sono accaparrati onori e soldi del “Nobel della pace”, verosimilmente per i riconosciuti meriti bellici e spionistici.

 

[ma già sul no 73 (lug. 1999) era scritto con chiarezza]:

rapporto dei “saggi”.

L’“ufficio europeo per gli aiuti umanitari d’urgenza” [così si chiama ufficialmente, ed è tutto un programma, l’organo che era diretto da Emma Bonino], acronimamente detto Echo – dalle iniziali inglesi, nel solito ordine inverso, di “ufficio umanitario della comunità europea” – è stato istituito il 1° marzo 1992 “allo scopo di dotare la Comunità europea di strumenti più specializzati ed efficaci per fornire aiuti in situazioni d’emergenza”: affidato inizialmente allo spagnolo Marìn, dal 1995 è passato sotto il “controllo” (si fa per dire) di Bonino. Bel controllo! “Echo ha risposto a una serie di ben note <situazioni d’emergenza> in zone quali la Bosnia, il Ruanda, l’Afghanistan e la Colombia. Nel corso dei primi sei anni di attività, Echo ha distribuito aiuti pari a 3500 mln ecu” (qualcosa come 7 mmrd lire). Già, ma distribuiti a chi? “Nel complesso, l’ufficio ha agito tramite organizzazioni partner (ong e altre)” – toh! le mitiche ong – sulla base di una tipologia contrattualistica che ha dato a Echo <completa libertà nella scelta>, associazione e collaborazione con “organizzazioni internazionali, governative e non governative, o altri organismi operanti nel campo degli aiuti umanitari”: che Emma Bonino consideri la Nato un tale organismo?

“Il caso Echo ruota attorno a quattro contratti concessi nel 1993 e 1994 per l’organizzazione di operazioni umanitarie nell’<ex Jugoslavia> e nella regione dei Grandi laghi in Africa. Tali contratti sono stati assegnati a tre società; due di queste si sono rivelate in séguito [corsivo nostro!] essere controllate, attraverso accordi fiduciari, dalla terza che ha sede a Lussemburgo e vanta inoltre, direttamente o tramite consociate, relazioni consolidate con numerosi servizi della Commissione. Nel corso del 1997-98 è stato appurato che tali contratti erano completamente fittizi: l’importo, pari a 2,4 mln ecu, rappresenta dunque spese erogate irregolarmente, utilizzati in parte per finanziare un gruppo di undici persone (la “cellula esterna” intra muros) che operava come unità finanziaria in seno all’amministrazione di Echo a Bruxelles. Sebbene parte di questi fondi siano stati rintracciati in specifici conti bancari, resta sconosciuta la vera destinazione di almeno 600 mila ecu”. Insomma, diversi miliardi spariti nelle fogne della commissione Santer, attraverso la “cellula esterna” gestita da quelli che, nel gergo semi-ufficiale di Bruxelles sono spiritosamente ed eufemisticamente chiamati “agenti sottomarini, vale a dire personale non statutario finanziato a titolo di stanziamenti operativi. Bene, anzi male. La sig.ra Bonino non è accusata di aver preso soldi: del resto nessuno dei singoli commissari indagati – neppure la prima pietra dello scandalo, la ineffabile sig.ra Cresson – è risultato “direttamente e personalmente coinvolto in attività fraudolente”, né vi è prova che “abbiano tratto vantaggio, in termini finanziari”. Senonché il comitato dei “saggi” constata “l’esistenza di tanti piccoli feudi quanti sono i commissari”. Ma veramente voi potete pensare che, in quattro anni di attività quale commissario europeo, Bonino non conoscesse quei “sottomarini”? Certo che no: “la sig.ra Bonino era stata esplicitamente informata della presenza dei “sottomarini””. Tanto che il comitato dei “saggi” parla, assai bonariamente, di “ritardi della commissione nell’affrontare i problemi connessi con Echo”, ancora nel 1997 inoltrato! “Senza dubbio, i commissari responsabili di Echo, Marìn fino al 1994 e Bonino dopo erano al corrente della situazione estremamente difficile. A giudizio del comitato è scarsamente credibile che i commissari in questione siano rimasti completamente all’oscuro circa l’esistenza di un’inchiesta”.

Ma qualcuno, in effetti, ha mai sentito Bonino sbraitare – come ha fatto invece <pro Nato> contro i “demoni” serbi – per la corruzione Echo con tutte le varie ong di contorno? “La responsabilità dei commissari, o della commissione nel suo complesso – conclude il rapporto dei “saggi” – non può essere un’idea vaga. Diventa difficile trovare qualcuno che abbia la minima sensazione di essere responsabile. La tentazione di svuotare la nozione di responsabilità di ogni contenuto reale è pericolosa. Tale nozione costituisce la manifestazione ultima della democrazia”. In condizioni simili, qualsisia responsabile politico di “stampo liberale” si sarebbe dimesso. La sig.ra Bonino, invece, pretendeva addirittura di essere confermata alla commissione, forse per meriti Usa acquisiti! “La missione di controllo dell’Uclaf in ex Jugoslavia, alla fine di gennaio 1998, ha confermato senza ambiguità la natura fittizia dei contratti oggetto delle indagini. I dirigenti di Echo e il gabinetto della sig.ra Bonino erano chiaramente al corrente di tali indagini [corsivo nostro]. Ciononostante non emerge dagli atti alcuna azione nei confronti del funzionario in questione: l’ex capo dell’unità finanziaria resta al suo posto fino al 10 luglio, disponendo così di tempo e possibilità di inquinare le eventuali prove e ritardare l’avvio, nel settembre 1998, della completa indagine amministrativa”. Gabinetto inteso come cesso! Sicché, il comitato dei “saggi” denuncia espressamente “presunte interferenze – che nonostante le circostanze formali non possono essere considerate come “prove” – nelle indagini in merito alla sig.ra Bonino e al suo gabinetto: il capo di gabinetto della sig.ra Bonino ha cercato di compromettere e di ritardare la missione di controllo dell’Uclaf in <ex Jugoslavia>”. Nel frattempo, si era parlato di informazioni tratte da “fonte sicura interna (delatore)”, e si era deciso di “sollevare l’ex capo dell’unità finanziaria da responsabilità finanziarie a titolo di misura precauzionale”; ma, allorché “l’ex capo dell’unità finanziaria fornisce all’Uclaf informazioni sui contratti fittizi”, “la sig.ra Bonino chiede al capo dell’unità finanziaria di non far nulla [corsivo nostro] prima di contattare i suoi superiori gerarchici” – e tutto questo, verosimilmente, in nome di conclamata “trasparenza”! Ne seguì un allarmato “scambio di lettere tra i commissari Marìn, Bonino, Santer e Gradin circa la questione di stabilire se e quando i commissari responsabili di specifici servizi devono essere informati delle indagini Uclaf in corso”: ossia, detto in italiano volgare ma sincero, ricevere soffiate su controlli, ispezioni e censure preoccupanti. Il comitato dei saggi, in sintesi, “propende per la tesi che la tolleranza di fatto di prassi basate su assunzioni irregolari rappresenta un serio pericolo per la commissione, in quanto offre possibilità di frode e crea una <cultura istituzionale inaccettabile>. Gli abusi commessi dalla commissione possono purtroppo non essere casi isolati o circoscritti. Il fatto che commissari dichiarino di ignorare problemi spesso ben noti all’in­terno dei loro servizi equivale ad ammettere che l’autorità politica ha perso il controllo sulla struttura amministrativa, che si presume essa dovrebbe dirigere, e rappresenta una seria ammissione di incapacità”.

Organizzazioni non poco governative

7 Ago

Ripubblichiamo volentieri una scheda scritta nell’ormai lontano 2001, periodo in cui le Ong, secondo una parte importante dell’allora asinistra, rappresentavano un’alternativa alla “globalizzazione”. Nonostante gli evidenti legami con il capitale transnazionale (guerra del Kosovo solo per citare uno degli esempi più vicini) la litanìa buoni/cattivi aveva sepolto  già allora la dialettica capitale-lavoro – a vantaggio della classe dominante. Nel periodo attuale, in cui si discute assai della questione, ci sembra opportuno focalizzare nuovamente gli occhi della mente, incanalandola sui giusti binari. L’immigrazione non è una storia di mera accoglienza, ma un importante capitolo della lotta di classe. Che i migranti abbiano il colore che hanno non frega a nessuno: che siano parte della classe subordinata e dell’esercito industriale di riserva è invece fondamentale ed è con questi giochetti mediatici che tentano di deviare l’attenzione, obnubilando l’essenza del fenomeno.

[*.*]

Organizzazioni non poco governative

il braccio disarmante del potere transnazionale

di Gianfranco Pala

Freedom house: questo è il nome, brillantissimo, di una delle più cospicue Ong [le cosiddette organizzazioni non governative!], segnalatasi per le sue ripetute operazioni a pro del grande capitale transnazionale – e a propaganda di esso – e delle istituzioni sovrastatuali che l’assecondano; essa dice di sé: “è una organizzazione non profit e non di parte, una voce chiara per la democrazia e la libertà nel mondo, che opera sull’in­tero pianeta per diffondere la libertà politica ed economica”. Quanto al suo carattere “governativo”, che invoca “libertà” e “de­mocrazia” per l’universo mondo, non c’è ombra di dubbio, dalla forma di governo nazionale a quella sovranazionale. Per quei pochi che ancòra non sono avvezzi alla lingua inglese, è bene far osservare che “freedom house” sta a significare semplicemente “casa della libertà”! Si soppesi, perciò, quanta sia la fantasia con cui il prof. Buttiglione abbia suggerito al cav. Berlusconi il nome per il suo “polo” – in perfetto allineamento Cia.

Che la “n” di codeste organizzazioni stia per “non poco”, anziché per il preteso “non”, l’abbiamo già ripetutamente detto, ancorché non sistematicamente [cfr. nn. 46, 47, 60, 72-75, 77, 80, 81, 83]. Merita adesso con maggiore precisione riepilogare il tutto per fare il punto sulle loro caratteristiche “gove­rnative”; queste sono tese sia a procurare vantaggi economici al grande capitale, quello soprattutto che vola all’estero, sia a bieche operazioni di “copertura”, che in italiano convien chiamare di “spionaggio”, di propaganda, ovvero di filtro per attività illecite (finanziamenti neri, traffico di droga, fornitura di armi, ecc). La subordinazione che asseconda la falsa coscienza dell’“umanitario” apre una fetta di mercato, come si dirà più oltre, attraverso la formazione di varie O(n)g, banche etiche, isti­tuzioni (come Medici senza frontiere),  fondazioni come quel­la “per una società aperta” di Soros, ecc., le quali agevolano la stratificazione di un mercato finanziario paral­lelo e funzionale alle grandi linee creditizie.

… continua su http://www.contraddizione.it/Contraddizioneonline.htm

Vol. 1-10 della Contraddizione

6 Ago

Abbiamo finalmente caricato sul sito della rivista http://www.contraddizione.it i primi numeri dell’edizione cartacea (1987-1989) ossia quelli che vanno dal vol. 1 al vol. 10.

Ovviamente sono scaricabili gratuitamente

 

Su Renzi

30 Lug

di seguito una piccola nota di Lenin sui Soviet, che ci sembra quanto mai adeguata a delineare la figura del bischero, ormai in evidente spengimento nel quadro politico attuale

La storia non ci offre esempio d’alcun profondo e potente movimento popolare, che sia riuscito senza costar caro, senza che agli inesperti innovatori si attaccassero avventurieri e imbroglioni, millantatori e schiamazzatori, senza che si verificassero cose insensate di qua e di là, sventatezze, affanni inutili, senza che alcuni <duci> cercassero di mescolarsi in cento cose senza portarne a compimento alcuna. Sarebbe la più grande sciocchezza e la più insensata utopia il ritenere possibile che senza costrizione si possa passare dal capitalismo al socialismo. La teoria marxista già da lungo tempo e con tutta risolutezza ha preso posizione contro questo non senso piccolo-borghese e anarchico.
[Lenin]

 

Reddito di cittadinanza – part 2

23 Giu

Seconda parte dell’intervento sul Reddito di cittadinanza a cura del collettivo dell’associazione marxista Contraddizione.

 

Reddito di cittadinanza (parte I)

5 Giu

Video a cura della redazione della Contraddizione – con Carla Filosa

Il nuovo dispotismo del capitale

30 Mag

la trasformazione del capitalismo transnazionale post crisi 2008

di Francesco Schettino

9 novembre 2016: una data che difficilmente sarà dimenticata negli anni che verranno. Media europei e giornali di tutto il mondo hanno osservato con un malcelato sgomento l’elezione di Donald Trump alla presidenza dello stato capitalista più potente al mondo, gli Usa. La palese collocazione all’estrema destra del neopresidente – appoggio del Kkk, libri con i discorsi di Hitler sul comodino, come ebbe a dire l’ex moglie – non è stato un elemento sufficiente a permettere a Hillary di divenire la prima donna presidente degli Stati uniti (con il cognome del marito, aggiungiamo noi). Considerata genericamente come la candidata dell’establishment, nonostante il sostegno ricevuto da tutti i settori della “cultura” a stelle-e-strisce (e non solo), la sua sconfitta è stata significativa, sebbene il divario in termini di voti ricevuti l’abbiano vista prevalere per circa 2mln di unità, che non è esattamente una cifra di poco conto. Fiumi di inchiostro sono stati versati e di pacchi di parole sono stati inondati tutti i media (asocial compresi) sostenendo tesi e teorie spesso in evidente bisticcio logico e densi di incoerenze frutto di veline passate dalle diverse cordate del capitale in crescente conflitto. Quel che ci proponiamo in questo articolo è, da parte nostra, dar seguito alle promesse fatte nella nota preliminare che alcuni mesi fa abbiamo pubblicato sul blog della rivista (https://rivistacontraddizione.wordpress.com), tentando di fornire una chiave di lettura di classe per le vicende più recenti. Per questo, è di prioritaria importanza provare a fornire una sorta di radiografia delle patologie del capitale contestualizzando i recenti accadimenti (solo apparentemente) di natura politica all’interno della fase critica che l’imperialismo mondiale sta subendo da mezzo secolo e, in maniera ancor più violenta ormai da un decennio.

Già dalla fine dell’anno 2008, ossia dalle settimane che seguirono il crollo di Lehman Bros., e dunque dai momenti appena successivi all’emersione dell’ultima crisi reale – violenta appendice di quella iniziata già agli inizi della decade ’70 –, in palese controtendenza con l’ottimismo di tanti settori della sinistra di classe, evidenziammo l’assenza di una classe subordinata “per sé”, ossia cosciente del suo ruolo storico, avrebbe potuto generare tendenze del tutto opposte a quelle auspicate, nonostante l’arresto dell’accumulazione a livello mondiale.

(continua su: http://www.contraddizione.it/Contraddizioneonline.htm)

Partito, movimento politico organizzato, programma minimo

25 Mag

sul progetto politico dei comunisti

di Enzo Gamba

In Italia si sta ripresentando, per l’ennesima volta, nel dibattito politico dei comunisti (siano essi organizzati o no) in riferimento al progetto politico da perseguire in questa fase di sconfitta storica (in altre parole: quale obiettivo porre per i comunisti, il “cosa fare” adesso), l’alternativa secca tra partito/unità dei comunisti da una parte e movimento/unità delle “sinistre” dall’altra. Da anni la riproposizione di questo dibattito avviene con una puntualità ricorrente, segnata in primo luogo dalle scadenze elettorali, poi dalle loro successive sconfitte e in ultimo dalle fasi congressuali dove i nodi solitamente vengono al pettine.

Per chi ha anche una minima memoria storica si ricorderà che un dibattito simile ci fu, tra le altre volte, anche verso la fine degli anni ‘80, dopo la batosta elettorale del 1988, e dopo il secondo governo Prodi e l’allora congresso del Prc. Le ipotesi che venivano messe in campo allora per uscire dalla crisi nera in cui ci eravamo cacciati (al punto che in parlamento non vi era più nemmeno una forza organizzata che si richiamasse al comunismo), erano l’ipotesi della “Costituente dei comunisti” in contrapposizione alla “costituente della sinistra”. Se dopo quasi trent’anni, con una situazione che per i “comunisti” si è fatta talmente tragica che più tragica non si può, si è ancora fermi alle opzioni politiche di allora forse qualche ripensamento dovrebbe (im)porsi nella testa di coloro che si richiamano, se non al comunismo, alla sinistra, sia essa di classe, anticapitalistica, antiliberista, antagonista, ecc.: qua gli aggettivi necessariamente si sprecano per tentare di connotare un termine così generico!

(…testo completo disponibile a: http://www.contraddizione.it/Contraddizioneonline.htm)