NO! x Blog

in questa sezione verrano periodicamente incluse notizie e commenti su tematiche correnti anche in forma breve, di fatto riproducendo in forma non necessariamente periodica ciò che sul cartaceo corrispondeva, sino al 2014 con la rubrica del NO!
In questi tempi di rapidissima dissoluzione della politica come scienza e di sfacelo della dis\informazione politichese qualunquista – oltreché intrisa da ogni parte di ignoranza e di stupidità – ci sembra essenziale seguire gli eventi con maggiore solerzia, e con tempi che esigono essere molto più ravvicinati della scadenza trimestrale della rivista cartacea: abbiamo fatto il blog principalmente per tali motivi, ma ora anche al suo interno alcune “perle coltivate” in questo sfasciume meritano di essere evidenziate e portate all’attenzione dei comunisti e dei lettori in genere [senza farne la moda di (hash-tag)].

22 05 2015

NO\EXPOLAND – milano 2015

ovvero no alla “fiera del cibo” di illusionlandia

La corruzione ha il sopravvento, perché il talento è raro;
così, siccome la corruzione è l’arma della mediocrità
che abbonda, ne sentirete ovunque la trafittura
Vi sono due specie d’uomini che disprezzano la legge:
noi, che stiamo di sotto, e quelli, che stanno sopra di essa.
L’importante è riuscire: la virtù non è che la fortuna …”
[Honoré de Balzac, Papà Goriot¸ 1834].

La corruzione è la nostra unica speranza.
Finché c’è quella, i giudici sono più miti,
e in tribunale perfino un innocente può cavarsela.
[Bertolt Brecht, Madre Coraggio e i suoi figli, 1939]

Domande di un lettore operaio

Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia distrutta tante volte,
chi altrettante la riedificò? In quali case,
di Lima lucente d’oro, abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia,
i muratori? Roma la grande
è piena d’archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella favolosa
Atlantide,
la notte che il mare li inghiottì, affogavano urlando
aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l’India
da solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse quando la flotta
gli fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi
oltre a lui l’ ha vinta?
Una vittoria ogni pagina.
 
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand’uomo.
Chi ne pagò le spese ?
Quante vicende,
tante domande.

fame-creativa

Le vicende continuano anche ora, per la storia narrata nei libri della … <buona squola> [veritas!!] si ripete sempre ancora la stessa solfa –— i re, gli imperatori, i condottieri, i grandi uomini (ogni dieci anni!), mai i costruttori, i muratori, i cuochi: i lavoratori che producono realmente (ogni giorno). Bertolt Brecht nel 1935 scrisse la poesia qui sopra riportata [il cui titolo originale – Fragen eines lesenden Arbeiters <Domande di un lavoratore che legge> – è più comprensivo di quello usualmente seguito]; era lo stesso anno in cui parlò dei rapporti di proprietà, al congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura, a proposito della lotta necessaria contro la dilagante barbarie. Viceversa nella storia falsata gli eventi vengono fatti a mala pena soltanto <percepire> in un modo che non sia corrispondente alla realtà; è una forma di percezione – affidata all’illusione, all’immaginazione, alla rapida destrezza (præsto digitus) non soltanto delle mani ma di tutti i movimenti, anche della lingua con le chiacchiere – al fine esclusivo di distrarre l’attenzione degli <astanti> dai dati oggettivi, su cui essa pur si fonda ma allontanandosene, con un profluvio di parole e gesti che li trasformano. Per raccontare la fola renziana di expolandia ci si avvale di sagaci illustrazioni di Altàn.

Non più rievocando “Tebe dalle sette porte” ma la più recente vicenda che ha preso a pretesto l’Expo 2015 di Milano “dalle sette (volte sette) por(ca)te” —— l’acquisto dei terreni privati a uso agricolo a un prezzo cinque volte maggiore di quello di mercato, finanziando <C(orruzione) e l(ucro)> per il tramite degli enti pubblici lombardi, regione e comune, nelle mani rapaci di Roberto Formigoni e in quelle … muliebri di Letizizia Brichetto Arnaboldi in Moratti. Alla <fine-della-fiera-dal-cibo> quei terreni spogliati di quasi tutto l’<ambaradam> {è bene che, per inciso, anche i più giovani lo sappiano: dal nome della montagna etiope dove Badoglio attuò l’infame strage fascista delle popolazioni e tribù locali – anche senza sapere di chi fossero alleati (di qui il sinonimo popolare di baraonda e gran confusione) – con l’uso dei gas e la fucilazione di quanti si arresero: il triplo delle fosse ardeatine!}; invece è apprezzabile sapere che questo stesso nome sia stato scelto da una onlus proprio per proporre all’Expo degli antispot per ironizzare su trasmissioni che mal\trattano cibo e cucina. C’è molto più del mero rischio concreto che l’Expo stesso faccia dimenticare di affrontare seriamente il problema dello squilibrio di produzione e disponibilità mondiale di cibo effettiva. Si lascino propalare simili fandonie a papi, papisti e loro seguaci buonisti d’accatto, consapevoli o no, che per 7 miliardi di persone non basta pensare solo alle calorie necessarie per una mera sopravvivenza, o a una banale redistribuzione elemosiniera, a vantaggio degli affamati.

mangiare_tra-loro

I crapuloni potenti, ricchi o benestanti, peraltro nemmeno accetterebbero di <sopportare> una simile redistribuzione: loro l’elemosina semmai la farebbero a chi vogliono, e soprattutto purché desse la possibilità di detrarla dalle tasse. E comunque ciò nemmeno basterebbe per affrontare i bisogni di una alimentazione meritevole di tale nome per tutto il mondo (uno studio “paradossale” di tempo fa mostrava, come caso estremo, che per portare i consumi di tutta la popolazione mondiale ai livelli massimi di Usa, Germania, ecc, la produzione mondiale stessa sarebbe dovuta aumentare di 80 volte. L’assurdità di ciò è evidente, ma ciò vuol dire che la disuguaglianza attuale è ineliminabile – almeno fermi restando gli attuali rapporti capitalistici di produzione e proprietà: e chissà se essa ormai non la sia anche in assoluto, in quanto per la “portata del pianeta” va esaminato il rapporto tra popolazione e risorse naturali. Fatto sta – secondo quanto rilevato dalla federazione europea delle “banche alimentari” – che sono quasi 6 milioni le persone affamate, per un totale di oltre 800 milioni di pasti distribuiti e più di 400 mln t di cibo erogato. In generale aumenta il bisogno, la richiesta e di conseguenza anche l’erogazione. Sicché è ipocrita e sciocco ricondurre questo problema cardine di un’èra a una mera questione moral-fisiologica tra chi è obeso perché mangia troppo e chi è denutrito dato che ha fame: expoland delle transnazionali dell’alimentazione è questo. Il fine è raggiunto –— esse hanno trovato in Renzi e Farinetti i patrocinatori della loro merda con cui invadere le tavole (per chi ancora le ha) di tutto il mondo pagante.

merda-dieta

Su appalti e lavoro, Expo non doveva essere di meno dalla corruzione di Tav e in genere “grandi opere” (di cui Expo è parte integrante per <vocazione>). Detto fatto. Raffaele Cantone leggendo le carte dell’in­chiesta della procura di Firenze sulle grandi opere e in particolare sull’appalto del Palazzo Italia per Expo, ha visto che esso è risultato <maneggiato> per il tramite dei rapporti di Stefano Perotti – che secondo gli inquirenti aveva uno “stretto legame” con il ministro Lupi (Memores Domini ultimo conduttore profano ciellino dopo l’ingloriosa e rapida-troppo-lenta fine di Formigoni ) e dell’immancabile tenebrosa presenza di Ettore Incalza, inamovibile supervisore e regista di trasporti e infrastrutture italiane. Perotti è un imprenditore affarista già arrestato per altre gare truccate, e fece affermare l’allora responsabile di parte del “padiglione Italia”, Antonio Acerbo, il quale ha avuto in cambio contratti fittizi di consulenza a favore del figlio. Infatti Acerbo sr ha patteggiato una condanna a tre anni di reclusione più un risarcimento — … e se n’è uscito libero come un fringuello (sull’ineguagliabile esempio maggiore del più <abile-ed-esperto-intrallazzatore>. alias Berlusconi). In realtà Expoland 2015 ha sùbito fatto venire in mente la Milano dei tempi di <manipulite>, facendo tornare nelle carte della procura di Milano, con l’arresto di sette persone, nomi già coinvolti nella vecchia inchiesta, riproponendo reati di turbativa d’asta e corruzione legati all’Expo.

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Per le grandi opere di Expoland 2015 – cercando di legittimarle nonostante la già comprovata devastazione ambientale – è stata giocata l’illusione che sarebbero state “l’evento che porterà occupazione”: gran­de novità — non l’aveva mai promesso nessuno!! Si è scatenata una gara a sparar balle: 70 mila posti di lavoro, no anzi 200 mila, una cuccagna per le imprese milanesi, tutte predisposte a lavorare per il centro di divertimenti Expoland – manco fosse Disneyland, con le sue attrattive stabili post-infantili disseminate in tutto il mondo – con una serie di attività, tutte caduche tipo scenografie cinematografiche (tranne “Palazzo Italia” che resterà solo soletto come una <cattedrale nel deserto >) in un territorio strapagato a buffo, come anzidetto. Tutte attività care ai bimbi e, come d’uso altrove, diversi parchi a tema (anzitutto quello del cibo) [—— per il quale un discorso particolare va riservato a eataly, che nella lingua ufficiale dei servi delle transnazionali a base usamerikana si legge <itali>, con un penoso doppio gioco fonico da <buona-squola> renziana. Alle polemiche che hanno contraddistinto Expo 2015, infatti, al padiglione Eataly ogni intervenuto per mangiare ha dovuto scucire più di 30 € a testa perché gli era stato detto che lì poteva “gustare i buoni cibi genuini della tradizione italiana, nel regno delle grandi marche italiane”: ossia scatolette di tonno e carne in gelatina o, chissà, se anche la pasta non sia preconfezionata: queste sono le <tipicità regionali>. Ma nessuno stupore. Si sa che il padrone di eatitaly è Oscar Farinetti, già venditore di elettrodomestici in un negozio di una <grande catena>, approdato di recente allo slow food, di quell’altro genio di”Carlin” Petrini, al quale non gliene può fregare di meno che a un lavoratore salariato possano essere tolti anche sei minuti alla mezz’ora di <pausa pranzo>, … giacché è inutile parlare a chi … non <vuole-capire-che-si-deve-mangiare-lentamente>, o che chi lavora fuori casa, in genere una donna, deve rientrare di corsa per predisporre <un-pranzo-in-un’ora-tutto-compreso>. Quel che qui più importa è che l’<ex piazzista di elettrodomestici> ora è uno dei tre “scrittori fantasma” (insieme al berlusconiano Giorgio Gori e all’autoreferenziale Alessandro Baricco) del bischero Rœnzi. Quindi torna anche il fatto che Farinetti non abbia fatto domanda per “l’appalto di 8.000 m2 per i due padiglioni e i 20 ristoranti”. Sono quelli – indovinate chi?!?! – di Expo che lo hanno cercato!

merda-cliente

Sul mercato del lavoro dell’Osservatorio della provincia di Milano, negli scorsi giorni, è emerso che i posti di lavoro reali attivati grazie all’Expo sono soltanto poco più di 3 mila. Si tratta di un dato ottenuto dalla documentazione relativa alle dichiarazioni delle aziende che, a partire dal 2012, devono indicare se le attività dei neoassunti siano connesse all’Expo 2015. La differenza fra 200 mila o anche “soltanto” 70 mila posti di lavoro e 3 mila è enorme. Quindi molti lavoratori, quelli che ci sono, devono fare gli straordinari, altri vengono presi all’ultimo minuto, o anche a tempo scaduto e fatti lavorare precariamente, giorno e notte e festivi (perfino il 1° maggio “con-il-massimo-rispetto-per-lavoratori-e-sindacati”, dice a parole con ossessione, e lo fa ripetere ai suoi lecchini, l’imbroglioncello valdarnese). Anche le ferie estive si riducono a 13 giorni al massimo tra maggio e ottobre 2015, nonostante le diffide di lotta dei lavoratori durante l’esposizione, ma … in cambio di una monetizzazione di circa 5 mln € “per l’incentivazione delle attività eccezionali a supporto dell’evento internazionale di Expo”. Ancora appena una settimana prima dell’inizio non era stato definito l’organico dei lavoratori, di fronte alla miseria in più nella busta-paga dei lavoratori già dipendenti … <scelti> per fare straordinari a tale scopo.

A Expoland 2015 già partita. la trionfalistica organizzazione filo-renziana si precipita a trovare altri 15 mila lavoratori disposti a essere impiegati durante i sei mesi della <fiera> per finire costruzione e allestimento dei padiglioni alla deriva. (a quali condizioni e spese? come dare certezza del diritto del lavoro agli investitori stranieri? chiederlo al ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti, e semmai al presidente della regione Lombardia Roberto Maroni, ma certamente all’amministratore delegato del gruppo Manpower Italia [“specializzata in esternalizzazione per individuare, gestire, sviluppare soluzioni innovative che migliorino l’efficienza e ottimizzino i processi di business in un mondo del lavoro in continuo cambiamento” —— sic! largamente risaputa come fornitrice alle imprese che vogliano, tradotto in italiano comprensibile, <ottimizzare i profitti> con lavoro in affitto sottopagato]. Le chiacchiere dell’autoesaltazione renziana della fiera dicono che <le delegazioni straniere dovranno poter trovare condizioni favorevoli per gli investimenti … implica coinvolgimento di differenti settori industriali, e le richieste occupazionali che arriveranno [sic!!], potranno essere un importante volano per il rilancio dell’intero sistema … e adottare una serie di riforme per rendere il mercato del lavoro meno rigido. L’esposizione universale […!!] occasione unica di rilancio per l’Italia, soprattutto in un momento in cui il paese soffre di una situazione occupazionale che vede oltre il 42% dei giovani senza lavoro … Expo occasione di rilancio del turismo e del commercio, ma anche del lavoro [e il gruppo Manpoweer si sta impegnando e continuerà a farlo nella gestione dei contratti di lavoro]. Flessibilità e produttività – dicono – saranno quindi le parole chiave per Expo 2015: davvero!?! E “tutto ciò senza dimenticare le persone che saranno importanti per riuscire a trasmettere i valori e la cultura del padiglione di riferimento” —— non mi dire!

flessibile-straordinari

La … universalità [!] di Expolandia è così strana che può essere utile un chiarimento. Per <universale> a Expo si intende qualcosa di molto più esteso di quanto sia in realtà. Su 204 stati sovrani indipendenti [Onu], si è fatto un gran vanto sui 145 stati invitati (⅔ del totale), di cui non tutti hanno accettato; e altri di sicuro rilievo neppure sono stati invitati: a es. scandinavi, come Svezia, Norvegia, Finlandia, o pure Turchia che ha rinunciato, e non paesi di morti di fame che sarebbe anche stato offensivo invitarli a una fiera internazionale su un tema vitale-e-quotidiano-come-l’alimentazione-per-“Nutrire il pianeta – energia per la vita” –— semmai poteva starci un incontro sull’emigrazione!. I padiglioni di tutto il mondo rappresentano in conclusione solo i 53 paesi che hanno un loro padiglione espositivo singolo (appena ¼ degli stati Onu) per esporre, proporre e vendere cibo, ecc. : il centinaio di paesi restanti non avranno un loro padiglione e sono raggruppati a grappolo entro uno dei nove cosiddetti cluster – un posto coperto come per una bancarella al mercato – in aree comuni che i paesi fra loro collegati scelgono. E che dire degli stati minori e reietti che se sulla carta hanno un padiglione proprio devono sperare che i lavori siano finiti entro ottobre —— quando expoland chiude i battenti. Gli elenchi dei partecipanti abbondano, ma sugli stati non partecipanti oltre a un cenno fugace non si trova nessuna lista e chi volesse saperla dovrebbe farsela da sé.

Non mancano invece elenchi di enti o aziende private. Alcune generose <anime belle> hanno sottolineato che la storia alimentare di molte di tali aziende è “caratterizzata da principi che contrastano apertamente con lo spirito dell’evento”, e costoro si domandano e lo chiedono retoricamente con molta ingenuità, come mai quelle imprese transnazionali siano state ammesse a Expo — ma lo hanno capito chi è Renzi e chi lui vuole far comandare? Ecco per quale motivo le cose stanno bene così alle grandi transnazionali del cibo tossico e adulterato che hanno padiglioni propri meglio di tanti stati e fruiscono anche di spazi in altrui locazioni [come a es. Ferrero del quale si può assaporare “pane e nutella”, alla Nanni Moretti, <pubblicizzata> anche da ministri e assessori alla scuola, presso i numerosi ristoranti di Eataly del renziano Farinetti]. Si tratta dei padiglioni di transnazionali del rango, per non far nomi, di McDonald’s (impresentabile), di Coca Cola (invedibile) e dello stesso Ferrero (megalomane); e poi anche sigle come Alliance, Actionaid, Fairtrade international, e chissà perché Caritas, Famiglia salesiana, e Veneranda fabbrica del duomo di Milano, fino alla fondazione Andrea Bocelli; e meno male che non c’è più il losco e violento <nero> Vincenzo Muccioli di san Patrignano, amico dei Moratti, altrimenti sarebbe sbucato fuori anche lui! E le <anime belle> si scandalizzano se Ferrero, McDonald’s e Coca-Cola pensano di nutrire-il-pianeta con <nutella, hamburger, patatine e un bicchiere di bibita zuccherata>.

privatizzazione-merda

Dei danni collaterali di expolandia si è obbligati a fare necessariamente solo cenni: e anche essi sono conseguenza dell’opera oscurantista e proterva di Renzi per nascondere con questa sua <fiera dell’illusioni­smo> altre nefandezze che avrebbero potuto incombere pesantemente sulla sussistenza del suo governo. Per cui lui – “maleducato” sì, come ha detto De Bortoli, e non <con talento> ma <arrampicatore con ottusità>, da provincialotto impostore – ha reagito con la gravità presuntuosa che ha appreso da un suo caporione nato quasi cent’anni (92 per la precisione) prima di lui. E ha detto: “Vogliamo cambiare l’Italia! E la cambieremo!” – ricordate chi disse il 10 giugno 1940 affacciandosi da una balaustra? “Vincere! E vinceremo!”. Beh! si sa com’è andata finire, e chi abbia vinto. Allora, <piccoli gufi sono cresciuti>: possono avere un po’ di tempo per crescere anche a partire da oggi: <speriamo che piccoli gufi crescano!>

piccoli-gufi

Capovolgendo il male in bene, anche gli incidenti causati da incoscienti sciagurati farabutti – che con il pretesto delle peraltro altrui encomiabili manifestazioni contro la fiera dell’expo hanno inscenato una vera e propria provocazione [e chi lo dice che non sia stata organizzata dal potere? come avveniva all’università di Roma. nel 1968-69 quando, ogni volta che c’era un’assemblea o riunione importante del movimento di lavoratori e studenti, irrompevano squadre di poliziotti, molti vestiti in borghese, gridando “i fascisti, i fascisti!”; con il risultato previsto di far svuotare l’aula, distraendo i partecipanti alla manifestazione per distorglierli dal reale obiettivo: esperimento collaudatissimo!!?!]. Oggi i farabutti, incuneandosi nel bel mezzo del corteo “no expo” – hanno così impedito proprio a esso di denunciare le tante [sette volte sette, più delle porte di Tebe] porcate di expoland, sia quelle che sono state indicate qui sopra —— speculazione sui terreni, debiti pubblici con le banche prestatrici del denaro, corruzione di funzionari pubblici, appalti truccati, enormi ritardi nella realizzazione delle opere, irregolarità nell’impiego della manodopera, lavoro straordinario e forme atipiche e precarie [era già stato maneggiato il <job act>] ecc. ecc —— sia quelle pesantissime dei <danni collaterali>.

Per non perdere la battuta il bischero Viendallarno, ha minimizzato tutto, dissimulando l’accusa contro <quattro teppistelli figli di papà che non riusciranno a rovinare Expo>, che ha la parvenza di essere stato il miglior ringraziamento a costoro che gli hanno tolto le castagne dal fuoco per tirarlo fuori da una situazione imbarazzante e nello stesso tempo consentigli di tacere e fare il saltimbanco [scrive Treccani che per il significato “2. fig. spreg. è un saltimbanco della politica chi cerca soprattutto di soddisfare i proprî interessi, di mettersi in mostra, di raggiungere il successo personale, con assoluta mancanza di serietà e credibilità] \­salvatore della … fiera. E ha ribadito la menzogna dissimulata per la “buona squola” Renzi-Giannini: ha osato dire che ha finanziato la scuola pubblica, ma anche i muri-crollanti-delle-scuole-pubbliche sanno e vedono che si tratta di una colossale impostura … ha ironizzato sminuendo la valanga di proteste a <tre fischi> [si vedano e si <ascoltino> i video] di lavoratori della scuola di ogni tipo, studenti e genitori, ed è riuscito anche nell’impresa storica di rimettere insieme, dopo anni, tutti i vari sindacati e le masse. Ma il bischero ha ripetuto la fandonia che <il suo governo ha messo più soldi di tutti sull’edilizia scolastica … propone [!! – ma è il suo dio che dispone] l’assunzione di oltre 100 mila precari … un fondo per la valutazione del merito dei professori, per il diritto allo studio e soldi per i docenti (500 € l’anno a testa) [rinnovo dei contratti per gli stipendi? – ndr], … il preside non sarà certo uno sceriffo: certo lo <sceriffo>, anche nei <western-all’italiana> è un’altra cosa, e qui è meglio sottolineare che nel 1923 – fascismo originale mussoliniano, post-marcia-su-roma-1922, Giovanni Gentile … <filosofo>, fu ministro della pubblica istruzione del governo Mussolini per riordinare l’istruzione in tutte le scuole di ogni ordine con la sua notoria “riforma” [ah! quelle <contro\rifor­me> che piacciono a Renzi …, non quelle vere]. Dunque, a smentita degli odierni grillisti era iscritto al pnf, quindi organicamente fascista-fascista fino alla <repubblichina> di Salò, e non pre-fascista, come erroneamente costoro, chissà perché, forse in stile-postdatato-Roberta-Lombardi, si schermiscono; semmai la scuola prefascista in linea autocratica prussiana, ma dopo l’unità d’Italia con la “Destra storica” rispettosa, oltreché degli interessi privati, di quelli del Vaticano e del confessionalimo scolastico era dovuta alla <riforma> di Gabrio Casati.

Sicché già nella legge gentiliana fascista del 1923 furono “abolite le rappresentanze elettive; i presidi … sono tutti nominati dall’alto; … aumentare i loro poteri di controllo sul personale docente con un sensibile incremento dell’ordinamento gerarchico. … presidi e direttori didattici, divenuti responsabili verso i superiori diretti, ebbero il compito di vigilare e controllare ogni comportamento difforme dalle direttive governative e ministeriali”. Nella giannin-renziana “buona-squola” è scritta la grande-novità-post-neo-clerico-fascista che “la riforma stabilisce che i dirigenti scolastici (i presidi) propongano gli incarichi ai docenti di ruolo”. Ma “non esistono presidi-barracuda” ha precisato il bischero impostore, né sceriffi: infatti si tratta solo di dittatorelli-per-interposta-persona, servi-dello-stato-e-del-governo, messi lì dal capo per fedeltà e obbedienza —— infatti “i presidi scelgono chi assumere anche se i docenti devono poi essere d’accordo … e dovrà deliberare il “bonus” al merito, con un comitato [??!?] formato oltre che dal preside, da due docenti, un genitore e uno studente: la misura viene presa solo per i docenti che pure hanno superato più di un concorso e sono tutelati dalla “libertà di insegnamento””. Epperò basta secondo il piccolo-bullo-viendallarno-svoltadestra che il governo “tolga potere ai sindacati e affermi il ruolo del “preside-manager” che abbia pieni poteri” – che tempra di progressista[\conservatore]!, diceva Marx. Peraltro, al cospetto dell’orgiastico marasma <dem> di correnti (d’aria più che d’area) — socialdemocratica, liberale\renziana, catto\democratica e frattaglie varie, la rarefatta pseudo opposizione dell’asinistra del Pd (quasi tutti i suoi membri) si è fatta calpestare dal bullo che suppone di poter andare avanti come un carro armato e ripete con il suo ottimismo di facciata (o culata, l’un per l’altra, che dir si voglia) “io voglio vincere su tutto, dappertutto se posso”; e quindi i sinistrati “sinistri”gli permettono di fare lo sbruffone che va dicendo che “parte della sinistra [?] è “masochista” perché vuole perdere”; lui ha gioco facile contro avversari comunque fatiscenti – ectoplasmi per i vecchi spiritisti oppure ologrammi per i più moderni che usano la simulazione con onde luminose – quelli che “stavano bene quando si perdeva, quelli che hanno avuto la loro occasione e l’hanno persa, ma non ci faranno passare la voglia di cambiare l’Italia”.

Dice tutto questo proprio lui che séguita ancora a millantare un sua supposta superiorità assoluta nel Pd con il 40,8% dei voti alle elezioni europee. Senonché è bene che tutti rammentino che: 1. perfino il suo <padrino ignobile> Walter Veltroni portò più voti di lui circa sei anni prima, alle elezioni politiche, perché la platea elettorale europea è molto ridotta sì che lui ha potuto gabbare tutti i bocconi o gli accondiscendenti, europei compresi, con la panzana-dell’oltre-40%; 2. nessuno, né in Italia (tranne che in Toscana, soccorso dai voti berluscoidi, che gli fece schierare contro quale avversario di comodo il portiere della nazionale di calcio) né tanto meno in Europa dove neppure si è candidato, 3. in Europa si intrufolò, facendo le <sòle delle scarpe> a Bersani-Prodi e al < #serenoenrico> Letta jr, in quanto nuovo presidente-del-consiglio-non-eletto-da-nessuno; 4. i soli a voti per lui, ma unicamente per le primarie, furono quelli <illusionati> dei suoi galoppini del Pd (anche se non ha certificato elettorale, ma studia o lavora in Italia … almeno due giorni prima e paga 2 €!! – quindi anche Berlusconi, Santanché, Sallusti o La russa – che non erano valide per il ruolo di segretario, che lui invece usurpò, portandosi appresso tutta la sua <banda>. Un’altra trovata in salsa renziana è che … scioperare contro la <prova Invalsi (che sta per Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione: mai acronimo fu più sciaguratamente premonitore) è illegittimo … come è illegittimo bloccare gli scrutini {ossia – lo sciopero in assoluto è illegale : strano giacché l’art.40 cost. dice che “il diritto di sciopero si esercita nell’àmbito delle leggi che lo regolano” e non quello di serrata padronale che è illegale – ndr}. Chi contesta ha tutto il diritto di farlo … siamo pronti a cambiare>—— ah!!?! non basta, anzi fa l’effetto contrario, che il dissimulatore dica e faccia ripetere ai suoi lacchè di <avere il massimo-rispetto-per-tutti, ascoltiamo-tutti> è proprio per nascondere le sue vere intenzioni, ossia come insegnanava Corrado Guzzanti per la <casa delle libertà> berlusconiana: <ma poi facciamo un po’ come cazzo ci pare!] e testualmente la sua banda aggiunge “e non ci fermeranno!”.

scuola pubblica

L’italica legge elettorale è però quella che procura il danno collaterale di massima importanza: è al­l’approvazione di essa che il furbacchione aveva ricattatoriamente subordinato la vita del suo governo. Nonostante che tale legge debba entrare in vigore a luglio 2016, quindi non ci sarebbe stata alcuna urgenza per decidere un voto di fiducia: quest’ultimo per prassi liberale, e poi anche costituzionale italiana, si sarebbe dovuto evitare. Infatti era stato imposto prima di ora solo due volte entrambe sulle leggi-truffa elettorali, fascista nel 1923 [Mussolini-Acerbo] e assolutista\democrista nel 1953 [De Gasperi-Scelba]. Renzi, con il suo autoritarismo da dittatorello, ha fatto tris per paura di andare in minoranza, dover ripresentare la legge se ci fossero state modifiche e ricominciare da capo: quindi Boschi gli ha dato bocca e ha ricevuto l’ordine renziano di ripetere in aula da robotica\scolaretta la decisione di intimare la fiducia. Ma non ce ne sarebbe stato neppure bisogno perché Sergio Mattarella, la cui famiglia è stata democristiana da generazioni, ha tenuto la penna in mano per due giorni in attesa di firmare [del resto – omen nomine – tiene saldamente in mano il mattarello come chiamano in toscana l’attrezzo utilizzato in cucina per stendere e spianare (qualcosa o … qualcuno) in genere le mescolanze solide, il cui risvolto figurato comico mostra la vegliarda o la bisbetica che con esso scaccia i malaccetti; ma non sembra fin qui che possa rappresentare il bonario rapporto fra il suddetto presidente, Sergio, e l’altro presidente, il bischero presuntuoso “Matterello” Renzi (la scrittura del soprannome con la e al posto della a è un sinonimo parimenti usato in altri dialetti) e che in questo caso ci calza a pennello come soprannome]. Perfino Enrico Letta jr, nonostante che fosse democristiano pure lui, stava dicendo senza sperarci troppo, che la legge Renzi avrebbe avuto poi effetti non dissimili dalla porcata di Calderoli; e quest’ultimo stesso ha detto che “rispetto all’Italico la vecchia legge elettorale, che ho definito una porcata, era un fiorellino”. [È da condividere, era ora!, che qualcuno (esplicitamente nel caso specifico cfr. Valerio Onida – libertà e giustizia http://www.articolo21.org) mettesse fine allo sciocco scimmiottamento dello pseudo latino aggiungendo un insopportabile finale in <um>].

Ma il figlio di don Bernardo Mattarella sr stava cercando di arrampicarsi sugli specchi, con le dita a ventosa come i gechi, per provarsi a scovare le superficiali differenze formali tra le due leggi elettorali, a partire dal fatto che l’ultima era stata votata dal <parlamento sovrano> (!) mentre la precedente era stata dichiarata incostituzionale … soltanto dalla corte suprema. Ma pur così decidendo restavano stabilite le norme che devono essere rispettate in una nuova legge: non basta una nuova legge elettorale purchessia, senza dover aspettare ancora quattro anni, e complessivamente altri dieci anni (2005+4=2009+4=2013+1=2014 più un altro fino a oggi 2015) per riapprodare alla corte costituzionale. La chiamata in causa, di nuovo, della corte è perciò impellente, perché la dichiarazione di incostituzionalità della “porcata” elettorale valga come sentenza erga omnes [occorre rammentare per l’ennesima volta che quel parlamento che elesse Berlüska è stato dichiarato incostituzionale, pur <sanando> gli atti ormai compiuti soltanto per continuità istituzionale: quindi tutte le azioni politiche parlamentari successive all’approvazione della “porca” legge 270 del 2005, seguono norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime]. Ciononostante con Renzi due delle più zelanti e fedeli robotine, Boschi e Serracchiani, vanno “ridicendo” <perché-sono-dieci-anni-che-ce-lo-chiedono-gli-italiani>. Gli italiani?!? Ma gli italiani chiedono sempre una legge nel rispetto della costituzione. Per affidarsi al caso o al broglio può bastare una monetina: “si tira a sorte; chi ha più culo, governa”.

elettorale-culo

Sergio Mattarella jr , tuttavia, era lui stesso nel collegio giudicante della corte costituzionale sulla legge 270 del 2005, il porcello di Roberto Calderoli e ha saputo perfettamente quali siano state le norme contrarie e allora quali debbano essere evitate in qualsiasi legge elettorale a partire dall’<italico>. Nella forma di governo parlamentare della costituzione repubblicana, il governo deve avere la fiducia delle due camere; anche per l’esercizio della funzione legislativa, l’art. 70 cost. lo attribuisce collettivamente alla camera e al senato” [di qui una uguale valutazione del ruolo e del “peso” del voto, almeno finché viga questa costituzione o comunque non sia abolita l’eleggibilità popolare diretta anche dei senatori. Pertanto una legge siffatta, anche se artatamente post-datata come gli assegni scoperti o a vuoto, ma non trattandosi in questo caso di truffa pecuniaria ma politica costituzionale, configura un reato le cui pene sanzionatici sono specifiche — checché ne pensi l’immaginifico imbroglioncello Rœnzi e le leggi formalmente ordinarie approvate prima hanno un vizio di incostituzionalità in atto, come l’italico ancora a vuoto nei termini costituzionali vigenti. “Maggioranze parlamentari non coincidenti nei due rami del parlamento, pur in presenza di una distribuzione del voto nell’insieme sostanzialmente omogenea” sono incostituzionali: ma lo sapeva Mattarella quando stava nel collegio giudicante della corte costituzionale? Oppure fa come insegnano i proverbi —— <non so, non ho visto, se c’ero dormivo> o più deliberatamente <no’ l’ so, e se l’ so, no’ l’ dico>.

Si è già provato a vedere [cfr. qui blog del 28 aprile, Jobagie, §4] quali siano i rilievi fatti in quella sentenza (che invece per Boschi è solo un’opinione come le altre) ché si possano ritrovare quasi tutti nelle questioni mal\trattate nella legge renziana: la quale dice che “le motivazioni della sentenza della Consulta non dànno più alibi: dobbiamo procedere spediti per riformare la legge elettorale”. Spediti!?!! Ma in quale modo? Maria-Elena-verginella-da-presepio-dimentica che non si tratta di “legittime opinioni diverse”: quella della Corte è una sentenza, non un’<opinione>. L’insana fretta della congrega renziana per fare approvare … l’“Italicum” [ovvero “eatalycum” = <italy cum>, che se non fosse latino maccheronico ma gergo camorr-americano, implicherebbe un’oscenità, come <sfaccimm’> in schietto napoletano: <‘o sfaccimm’ ‘e italia>]

— Dunque una legge elettorale in genere richiede “un sistema proporzionale depurato del premio di maggioranza” con la “possibilità per l’elettore di esprimere un voto di preferenza”. Senonché proprio l’attribuzio­ne di un premio di maggioranza, alla lista che abbia ottenuto anche un solo voto in più delle altre [a es. 18,0001% di contro a 18% e chi ottenesse il 17,9999…% o anche meno potrebbe andarsene a fare una passeggiata!], vìola il principio di uguaglianza del voto; anche a prescindere dai voti raccolti da ogni lista: tale <premio> dalla corte è stato ritenuto costituzionalmente illegittimo essendo “foriero di una eccessiva sovra-rappresentazione, una distorsione, perché non impone il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista”. Ma “la previsione di una soglia minima in voti o seggi ha l’effetto di riconoscere un valore diverso ai singoli voti, a seconda che rientrino nel quoziente elettorale di “maggioranza” o di “minoranza” … [inoltre] (per l’elezione del senato su base regionale … il voto espresso nelle regioni più popolose concorrerebbe al­l’attribuzione di un premio di maggioranza ben più elevato di quello cui potrebbe concorrere l’elettore delle regioni meno popolose; l’assemblea del senato … risultato casuale di una somma di premi regionali, che può finire per rovesciare il risultato ottenuto dalle liste o coalizioni di liste su base nazionale). Infatti, anche se formalmente viene elevata la soglia in base a cui si ottiene quell’insulso spropositato premio, sopra al 40% come nell’<italico>, è difficilissimo che esso premio si ottenga al primo turno. Perciò nel rinvio al secondo turno di ballottaggio <la scelta è tra i due “capi” dei due primi partiti, e sarà il capo del partito vincente a diventare capo del governo> e fare-tana-e-acchiapparsi-tutto catturando la maggioranza assoluta [in Italia alla camera 340 deputati]. Questo ballottaggio provocato tra i due primi partiti dà a intendere che gli elettori possano scegliere <direttamente> chi governerà: in realtà si tratta di una messinscena illusionistica (lo sa anche Roberto D’Alimonte, il consulente politologo Luiss di Renzi per l’italico): ossia una menzogna palese.

— Ma un voto per la scelta della lista, esclude ogni facoltà dell’elettore di incidere sull’elezione dei propri rappresentanti, la quale dipende altresì dall’ordine di presentazione dei candidati nella stessa, sostanzialmente deciso dai partiti. La scelta dell’elettore si traduce in un voto di <preferenza per la lista>, che in circoscrizioni elettorali molto ampie contiene un numero assai elevato di candidati – perciò difficilmente conoscibili dall’elettore stesso – ché può corrispondere all’intero numero dei seggi assegnati alla circoscrizione. Scegliendo una lista si prendono in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori. “Le liste bloccate non consentono all’elettore di esprimere una preferenza”. Dunque la “norma va proporzionata all’obiettivo perseguito, stabilità del governo ed efficienza dei processi decisionali”. Tutto ciò rende la disciplina in esame non comparabile né da liste bloccate solo per una parte dei seggi (“listini”), ma neanche da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, talmente esige che risolvendosi nella piena conoscibilità dei candidati annulla essa stessa l’effettività della scelta e la libertà del voto (al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali – si veda il caso delle elezioni britanniche per l’eccezionale sproporzione scozzese).

In tale maniera si contraddice la logica della rappresentanza consegnata nella costituzione, si coarta la libertà di scelta dei votanti nell’elezione dei propri rappresentanti in parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare. La sentenza sul <porcello> ricorda pertanto che “le elezioni svolte in applicazione anche delle norme elettorali dichiarate costituzionalmente illegittime” dice che “questa corte ha il dovere di verificare se la disciplina legislativa vìoli manifestamente, come nella specie, i principi di proporzionalità e ragionevolezza e, pertanto, sia lesiva degli artt. 1, 3, 48 e 67 cost.”. Nelle elezioni per la camera dei deputati e per il senato della repubblica, svoltesi con la legge 270 del 2005 il diritto di voto andava in senso contrario ai “principi costituzionali del voto “personale ed eguale, libero e segreto” e “a suffragio universale e diretto””: anche l’italico procede nella stessa direzione. Il diritto di esprimere la preferenza ai singoli candidati è una possibilità esclusa dalla legge elettorale citata, per cui assume rilevanza anche l’or­dine di inserimento dei candidati nella medesima lista, che di fatto affida agli organi di partito la designazione di coloro che devono essere “nominati”. In conseguenza il vincolo di mandato dell’eletto – che l’art. 67 cost. [ogni membro del parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato] vieta – non solo è violato ma addirittura è conferito ai partiti, e sono essi che impongono una doppia illegalità di mandato agli <eletti\nominati>. Tutte codeste norme, pertanto, contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto (art. 48 cost). Sono condizioni tali da alterare, per l’intero complesso dei parlamentari, il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti, impedendo che esso si costituisca correttamente e direttamente. Alla totalità dei parlamentari “nominati”\<eletti> [!!!] manca perciò l’apporto della indicazione personale degli elettori.

consenso-noninformato

Il presidente della repubblica per ora sta lì a giocare alle belle statuine, dato che al momento non sembra intenzionato a dar séguito al suo <destino del nome> e ghermire chi di dovere con il metaforico mazzarocco di legno (come si dice da queste parti per un gioco che può diventare pesante) che ha nelle sue mani. Infatti nella sentenza della corte costituzionale sul <porcello> è sancito che non soltanto ogni elettore è violentato per l’impossibilita di scelta dei propri rappresentanti, ma altresì lo stesso “ presidente della repubblica è coartato nella nomina del presidente del consiglio” Senonché se si vuole il “rispetto delle forme e dei limiti concernenti il potere del presidente della repubblica di nominare il presidente del consiglio” – ma sembrerebbe che a Mattarella non gliene possa fregare di meno delle prerogative costituzionali sottratte alla figura dei futuri presidenti della repubblica. Gli basta in generale che questo ruolo peculiare sia mantenuto come ura “formalità” (e attualmente lui firma tutto). Anche da questo punto di vista l’<italico> è una porcata pure peggiore del <porcello>: di conseguenza si impone di ripristinare la sostanza di questa nomina “secondo modalità conformi alla legalità costituzionale”. Altrimenti si arriverebbe una nomina “obbligata”. Perciò l’invito rivolto al presidente della repubblica a non controfirmare la legge e rinviarla alle camere con le necessarie inconfutabili osservazioni, era più che fondato.

Questa tematica – in attesa della nomina di un presidente del consiglio – rimanda però sùbito a un problema preliminare presente nella leggere elettorale <italica> or ora controfirmata, così com’è, da Mattarella jr. È l’ideologia del “capo unico”: il solo fatto che sia stato introdotto il nome del <capo> del partito (o della coalizione, che segue la buffonata made in Usa delle supposte “primarie”) nel simbolo è una concezione rattrappita della democrazia e va nel senso di un “presidenzialismo” all’italiana [cfr. Valerio Onida, cit.], ma che non poteva che generarsi nelle menti malate usamerikane. L’arbitrario inserimento nella scheda elettorale del nome del capo” di ciascuna lista o coalizione, avrebbe l’effetto di coartare la libertà del voto; ma, come appena detto, è tale perfino da condizionare l’autonomia del presidente della repubblica nella nomina del presidente del consiglio, la cui autonomia è riguardata solo nella limitata forma per ciò che viceversa concerne il potere effettivo del presidente della repubblica: come e peggio di Napolitano!

Qui con la storiaccia secondorepubblichina – a cominciare da Silvio Berlusconi presidente, che come padre-padrone aveva le physique du rôle – si è scatenata l’orgia dei cosiddetti <partiti personali> che ha trascinato quasi tutti dalla destravera alla fals’asinistra, da Di Pietro parvenu, passando per Casini e tanti altri arrampicatori, fino a noi-con-Salvini o Salvini-con-noi (… modestamente come <gott> mit uns); e a chi voglia scendere più in basso, dato il … non altissimo punto di avvio si consiglia, almeno per ridere, di arrivare alla satira televisiva con Filippo Timi nella parte del <candidato Piero Zucca presidente). Il fatto ora in esame scaturisce dall’accordo Renzi-Berlusconi [e fatela finita una buona volta di chiamarlo patto del “Nazareno”: non c’entra niente con la setta giudea dei ribelli zelati contro l’occupazione romana della Palestina, né tantomeno con Iesus Nazarenus Rex Iudæorum [inri] giacché la sede del Pd è a via sant’Andrea delle Fratte, 16 – 00187 Roma], che è soltanto una strada che sbocca in largo del Nazareno dove c’è il complesso omonimo in cui è ospitato anche il “collegio del Nazareno”, istituito nel xvii sec per l’istruzione dei poveri e via via trasformatasi nei secoli fino a ieri in scuola privata confessionale cattolica, insieme ad altri istituti romani (gesuiti in particolare) per ricchi e notabili; oggi sembra destinato a diventare un albergo di lusso — perciò semmai è meglio chiamare quell’oscuro patto <intrigo o pastetta delle fratte> (cioè del sottobosco), denominazione molto più congrua all’andamento reale dell’intrigo giacché la tresca è cominciata nell’uso romanesco {andare per fratte, con riferimento a una coppia, che si apparta per amoreggiare} ed è finita, va da sè, nel senso toscano {andare per le fratte, andare in rovina, trovarsi in gravi difficoltà}].

L’ideologia dell’<italico>, qui e come ormai vien detto da sempre più parti, è quella del <governo del “capo”>. “Con questo progetto di riforma la democrazia del “capo” mortifica la pluralità della rappresentanza e restringe gli spazi degli organi collettivi dove si ragiona e si discute; questa è una democrazia, appunto, rattrappita – dice infatti Onida – dove le coalizioni si formano “prima” delle elezioni e non dopo, come succedeva anche nella tanto criticata “prima repubblica”, sulla base di programmi condivisi”. Bene ha fatto anche Marco Damilano [vedi a es.Gazebo] a sottolineare i pericoli di una nefanda moda resuscitata da Renzi. Per risalire alle radici storiche moderne è istruttivo vedere l’appello scritto da Gianni Ferrara [cfr. Il fatto quotidiano, 19.7.2014] circa la petizione per informare oggi correttamente le masse popolari non coscienti sull’attuale scempio della democrazia costituzionale; negli anni 1920 lo scempio lo fece già il fascismo, allorché per riferirsi a Mussolini coniò il modo di dire “governo del primo ministro” (o “del capo”). Non è un dettaglio, ma è assai rilevante per comprendere bene il carattere attuale di restaurazione fascista, autoritaria e di appropriazione privata dello stato e del governo – oggi con l’attacco demolitorio della costituzione repubblicana del 1948, a partire dall’art.138 che fu preliminarmente pensato e formulato dai costituenti (non, o non solo, dai comunisti) per stabilire le norme da seguire per l’eventuale modifica di articoli della costituzione vigente.

In ciò consisteva la fallita e strapazzata provocazione anticostituzionale referendaria del 2006 [intanto però l’elezione politica “porcata” con il maggioritario nell’aprile 2006 favorì di poco l’Ulivo di Prodi fino alle manovre berlusconiane che arrivarono al cosiddetto ribaltone (2008-2011). Ma nell’occasione del referendum anticostituzionale del 2006 Salvatore d’Albergo [cfr. Democrazia alla sbarra, no.113 e Ipocrisia istituzionale, no.115, in la Contraddizione] mise in rilievo come già tra il 1923 e il 1925 una commissione di “fascisti e vecchi liberali che al fascismo guardavano con sincera simpatia e fiducia” condusse alla dittatura del “primo ministro ponendo l’enfasi sulla sua figura così blindato. Ma il vero vulnus era inferto con l’eleva­zione del capo, consistente nella sopraffazione delle due camere mediante la preminenza riservata nel procedimento legislativo al governo” su cui richiesta “sono iscritti all’ordine del giorno e votati in tempi certi” i disegni di legge “presentati o fatti propri dal governo stesso”. Così oggi si è giunti a legittimare la richiesta “che la camera dei deputati deliberi articolo per articolo e con votazione finale sul testo proposto o fatto proprio dal governo”: soluzione che riecheggia in un pur diverso contesto il tipo di dominio antiparlamentare sancito nella legge fascista del 1925 (con cui il “primo ministro” diveniva “capo del governo”) mediante la norma per cui “nessun oggetto può essere messo all’ordine del giorno di una delle due camere, senza l’adesione del capo del governo”. Ci risiamo! è #lavoltanera!!

nuovo-fascismo

Il mancato rispetto della sentenza del 2014 emessa dalla corte costituzionale dovrebbe essere di facile riscontro e fuori discussione, nonostante la sicumera mostrata dalla banda renziana. Però si è abituati da tempo e ripetutamente ad assistere al trattamento riservato a sentenze solenni e definitive emesse da corti superiori oppure, se composte da precedenti giudici ritenuti troppo severi, da qualcuna di esse edulcorate. Si ricordino, di passaggio, le infinite prescrizioni e i tanti condoni variamente mascherati per i potenti; ma specicamente la vanificazione – per il cosiddetto processo “Ruby1” – di tribunali istruttori, di primo e di secondo grado (Fiorillo, Boccassini, Tranfa) perché la cassazione, nonostante che abbia riconosciuto la verità di tutti i fatti contestati, smussando la concussione in ossequio a un cavillo intromesso ad hoc da Paola Severino. ha stabilito di <cassare> i precedenti giudizi emessi <perché quei fatti non costituiscono reato>!! E quando invece una corte di cassazione emette un sentenza di terzo grado inappellabile di condanna … definitiva [aah-ahh!] e interdizione dai pubblici uffici, con l’aggravante di avere a che fare con uno spregevolissimo reato perché commesso da un presidente del consiglio per evasione fiscale, truffa e frode ai danni dello stato, ecco intervenire la provvidenza di Annamaria Cancellieri per consentire un’interpretazione giurisprudenziale inusuale, detta non a caso “favor rei”, dell’ordinamento penitenziario. Infatti la sua testuale formulazione legale per casi gravi come quello in questione esclude tassativamente l’ammissione ai servizi sociali, e anche gli arresti domiciliari non dovrebbero poter sostituire il carcere.

Allora che c’è da stupirsi se la corte costituzionale abbia finalmente ingiunto il pagamento dei soldi letteralmente rubati ai pensionati con il mancato adeguamento all’inflazione. Ora invece il tagliaborse renziano-ex-piccista, Pier Carlo Padoan – che come economista, senza dover scomodare lo sconosciuto Marx che ne dava una spiegazione di costo complessivo nell’intero arco della vita dei lavoratori, come classe e non come singoli – sa bene che perfino i manuali dell’economia dominante la considerano una “retribuzione della prestazione d’opera che avviene in un momento successivo al periodo in cui è stata effettuata quali mensilità aggiuntive (tredicesima, ecc.), ferie e festività, trattamento di fine rapporto, assegni pensionistici corrispondenti a trattenute o versamenti contributivi, premi di anzianità, ecc.” Ossia quella quota retributiva sottratta dalla busta-paga di ciascun lavoratore (ancorché ben lungi dall’essere un rapporto sociale qual è) è una somma di denaro che gli appartiene in toto per contratto legale: quindi dare per intero il maltolto al legale proprietario si configura come un reato di furto. E intanto occorre dire quali pensioni e quali no siano da adeguare in base all’importo stabilito per legge: ciò non deve voler dire andare incontro ai bisognosi ma solo non continuare nel furto di soldi altrui, senza prima distinguere chi abbia pagato rispettando il contratto collettivo sottoscritto da chi ha invece intascato una prebenda personale individuale o regalìa dal padrone (privato o pubblico) [come, per non far nomi, a es. Marchionne, Guarguagini, Grossi, Amato e tantissima altri figuri del genere, che anche se condannati non vanno mai in galera].

Siccome l’imbroglio è stato fatto dallo stato (per inciso, anzitutto a cominciare dalla sordida sostituzione a danno dei lavoratori delle pensioni socializzate a ripartizione con quelle privatizzate e a capitalizzazione individuale – le speculazioni tramite i fondi-pensione inzeppati di titoli-spazzatura e il caso prototipo della Enron non hanno insegnato niente!!?) per i soldi che sono stati sottratti da salari e stipendi, non è questione di rimborsi ma di esborsi non fatti e da effettuare immediatamente a tutti, come da contratto, quali che siano i livelli delle retribuzioni contrattuali non pagate. E siccome il governo dice che i soldi rubati ai lavoratori non bastano per soddisfare i crediti di tutti i lavoratori: dove sono finiti i soldi loro? dove li avete inguattati? Ma basta andare a prenderli – e ce ne sono in abbondanza presso i patrimoni che non derivano da lavoro proprio – più o meno ben pagato o mal pagato e comunque non corrispondente a quanto per i “lavoratori normali”prestabilito dai ccnl – e sulle quali ricchezze invece non è stata mai versata alcuna imposta progressiva. Per questa volta non ci sarebbe occasione migliore per mettere una tassa sui patrimoni e una superimposta sulle mostruose entrate eccezionali, e ingiustificate arraffate da dirigenti, grandi funzionari, amministratori, consulenti, faccendieri, facilitatori,. ecc.: e poi ci sono coorti di evasori fiscali dei quali occorre scoprire uno per uno l’imboscamento.

Per saldare il debito pregresso dovuto al reato statale del furto commesso verso tutti i pensionati in regola con i versamenti contributivi, obbligatori, pagati o trattenuti, sanitari ecc. i soldi necessari che servono [12 o 19 mrd €, e non l’ennesima truffaldina farsa renziana di poco più di 2 mrd lordi, cominciando da mezzo miliardo dopo l’estate e chiamando “bonus” (prudentemente stavolta scaricato sulle spalle di Poletti), come se fosse un regalo e non un debito inevaso, anziché malus, per la maniera in cui le assicurazioni definiscono l’evento quando c’è la colpa di una parte], come si è appena scritto ci sono e si sa dove, ma i governi-servi-dei-signori-del-capitale-e-del-denaro non osano neppure nominarla — la patrimoniale. È vero che essa potrebbe servire solo una tantum – ma non necessariamente, perché in altri “modi” socializzati può  starci anche l’espropio. Tuttavia anche il pagamento del <pregresso> derubato si può risolvere una tantum, e soltanto a regime, pagati i debiti rimarrebbe la chimera di un regime fiscale realmente significativamente progressivo come impone la costituzione ancora vigente.

Senonché le tendenze indicano l’esatto contrario, per la continuazione dell’evasione, la crescente legittimazione dell’elusione e delle facilitazioni creative, fino alla delirante imitazione dell’ultra-destramerikana della tassa piatta [flat tax], unica uguale per tutti, ideata non a caso nel 1956 dal reazionario Milton Friedman, da parte dei berluscoidi e dei salvineschi di “una-politica-di-ghisa-sulle-tasse-che-non lascia-margine-di-manovra-per-i-bisognosi” [cfr. italiano-dizionario.com] che aumenta la disuguaglianza sociale favorendo le imprese che avrebbero così una drastica riduzione del peso tributario. Siccome i tagliaborse (Renzi, Padoan e si può aggiungere nello specifico anche Poletti) amano tanto, in quanto padronali – e perciò sono apprezzati da Fitch, Fmi, Ue, Confindustria e “potere” lodando – le privatizzazioni, dovrebbero, e se no possono sempre apprenderlo, come reagiscano i <privati> quando sono impelagati in occulti rapporti di debito\credito onde evitare il peggio: Qualora il debitore non paghi – e il creditore può essere un usuraio, un imprenditore, un ente o un singolo o un gruppo di individui incazzati – può capitare che il creditore per esigere quell’operazione oscura che è detta eufemisticamente di “recupero crediti” che nel peggiore dei casi può consistere nel darne l’incarico a una terza persona che nel centro\sud italiano è detto “mazzolatore” che per ottenere il pagamento dovuto (o indurre l’altra parte a pagare per un ricatto) deve spezzare le ossa, un braccio o una gamba, come avvertimento [cfr. per la cronaca, lì riferito alla simulazione del secondo caso il film di Elio Petri, I giorni contati, del 1962].

Ma i sindacati le sanno spiegare ai lavoratori veri quali sono le forme del salario, o no?

costo-lavoro-vita

Per chiudere il “paravento” di expoland e con esso anche il <sonno> di Mattarella jr – in senso sociale, ossia della scelta di non partecipazione attiva per motivi di opportunità conseguenti alle particolari esigenze della vita pubblica, da quando stava per essere trasmutato in presidente della repubblica, autosospendenosi dai còmpiti “possibili” – che ritorna perfettamente con le pratiche religiose di mezzo mondo del­l’“Albero della vita” emblema di Expo 2015, che affonda le sua radici, se ci capite, nei riti esoterici cabalistici ricordati nel libro della Genesi del vecchio testamento. Senonché basta il solo confronto con la sentenza costituzionale per sapere ciò a cui una legge elettorale debba ottemperare – la sentenza costituzionale per una porcata di legge elettorale che già c’è, ed è quella del 2014 di codesta corte stessa ed è sufficiente leggerla e confrontarla con l’italica riforma renziana che ne ricalca molte pecche e che, secondo fonti autorevoli non dormienti, è anche peggiore di questa! Ma Sergio Mattarella, è stato anche qui detto più volte, pur facendo parte della corte che emise la sentenza, adesso come presidente della repubblica ha tuttavia controfirmato la nuova legge del <bullo che fa il capetto> (che imita pure male Benedetto “Benito” Craxi mentre molti nodi stanno venendo al pettine e molti stronzi a galla) senza neppure rimandarla alle camere con le sue osservazioni che potevano e dovevano essere del tenore di quanto scritto qui dettagliatamente un paio di settimane fa e adesso sinteticamente riprese. Ora, dopo questa tranvata di sentenze superiori taroccate [corti di cassazione, costituzionale (l’ultima sulle pensioni), appello. tribunali, sorveglianza] non ci resta che affrontare il bischero tentativo di rimaneggiamento sconcio delle leggi costituzionali (prima si è già detto del senato, dello sciopero, del lavoro ecc.) e il “referendum non\confermativo” dell’insulsa legge elettorale “italica”, le cui traversie faranno passare a vuoto molto altro tempo. Ormai anche il paravento fornito dall’illusionismo di expoland ha quasi esaurito il suo sporco cómpito, e allora non resta che celebrare le schifezze alla fiera del cibo con una galleria di vignette di Altàn — canticchiando la reinterpretazione come filastrocca <Alla fiera del cibo>:

Alla fiera del cibo, per due soldi, un’illusione di merda Matteo Renzi portò.
E venne un cinese che si mangiò la merda che alla fiera del cibo Renzi portò …
{e così via con la filastrocca per almeno altri cinque o sei casi, ma si potrebbe proseguire…}
E venne infine la “nòttola di Minerva” e guidò uno stormo di gufi che volarono in picchiata
per ridurre in frantumi lui e la merda che alla fiera del cibo, per due soldi, Renzi portò.

finali

04 – 01 – 2015

Syriza, Podemos, M5s

Sarebbe oltremodo pretensioso pensare di riuscire a condensare in un articoletto o in una notarella una analisi che politicamente ed economicamente possa essere esaustiva, essendo in grado di delineare con precisione le esperienze politiche di due partiti/contenitori dichiaratamente di sinistra di due pezzi importanti dell’Europa unita: Syriza e Podemos appunto. Questa premessa non deve esser letta come eccesso di cautela, bensì dal punto di vista di una doverosa attenzione a non riassumere con poche parole, magari raccolte in slogan, esperienze politiche che riguardano milioni di persone – anche compagni – e che, anche per questo, mostrano una complessità difficile da svelare con poche parole, anche perché, come nel caso del M5s italiano, è la stessa eterogeneità interna al movimento – una delle grandi fragilità dello stesso – ad impedire un’analisi certa, univoca di tutti i fenomeni che via via accadono. Alla fine dell’anno in corso, però, dopo il fallimento nell’elezione del presidente della repubblica greca, la necessità costituzionale di procedere al rinnovo del parlamento locale, e dunque del governo, ha imposto al capitale, ed ai suoi lacchè profumatamente prezzolati, di prendere atto del fatto che, secondo i sondaggi esistenti il partito Syriza potrebbe essere il più votato, sebbene, se i dati odierni venissero confermati, non abbia l’autono­mia per governare indipendentemente dalle altre forze politiche.

In Italia il partito greco è molto conosciuto, giacché, già nelle scorse elezioni per i rappresentanti del parlamento europeo, una lista “variegata” di intellettuali e militanti dell’area dell’(a)sinistra, dietro le bandiere della Lista Tsipras hanno ottenuto un risultato per certi versi più congruo del prevedibile, per quanto già il giorno dopo gli scrutini le evidenti divisioni sono emerse come risultato inevitabile di una accozzaglia di soggetti politici ben poco compatibili tra loro. E, da questo punto di vista, sembra abbastanza errato tentare di omologare l’espe­rienza italiana – che senza dubbio potremmo vedere almeno con ambiguità – con quella originale greca che, per quanti limiti possa mostrare, ha una genesi ed una storia (recente) ben differente.

Senza voler entrare nella cronistoria del partito e nelle biografie dei singoli leaders – per cui ci sono centinaia di migliaia di pagine web a disposizione di chi fosse interessato – uno degli elementi che prioritariamente va sottolineato è che, fino a qualche anno fa, la Grecia ci veniva ideologicamente descritta come uno stato in cui, dopo il pesante aggravarsi della crisi – a seguito dell’attacco speculativo del capitale Usa del 2010[1] – l’estrema destra e la destra “di governo” stavano raccogliendo i consensi dei proletari locali. In sostanza, utilizzando lo spauracchio di Alba dorata – che ha avuto e avrà un ruolo di rilievo finché utile come cane da guardia del capitale locale e straniero – ciò che i media probabilmente tentavano di mostrare era un quadro in cui la classe lavoratrice, sull’orlo del baratro a causa dell’esplosione delle contraddizioni del capitale, non avrebbe mai guardato a sinistra (men che mai al comunismo, secondo costoro) bensì, nella disperazione, avrebbe preferito la reazione, il fascismo o qualcosa di molto prossimo. Per questa ragione, per mesi, o forse per anni, abbiamo sentito parlare solo della crescita di partiti neonazisti, quasi a voler indurre a pensare che, tra i due mali, forse quello del Pasok e della cosiddetta troika sarebbe stato il meno doloroso. Non è un caso che in molti si sono destati stupefatti quando nel 2012 hanno dovuto rilevare che Syriza era divenuto il secondo partito greco e che forse l’equazione propinata di <crisi=ritorno delle forze reazionarie> non era così certa; che poi la soluzione nostrana si sia condensata nel rincorrere, maldestramente, l’esperienza greca è una cosa ancor più paradossale ma del tutto in linea con la tendenza suicida della (a)sinistra italiana degli ultimi due/tre decenni.

Ad ogni modo, come tutti gli altri fenomeni politici – e dunque economici – è sempre importante comprendere da quale punto di vista ci si vuole porre e con quali finalità si ha l’intenzione di esprimere una riflessione. La genesi di Syriza è nota a molti e, prima della recente liquefazione a partito unico, era un contenitore che comprendeva alcuni partiti comunisti, mentre quello più conosciuto se non altro perché più tradizionalmente radicato in alcune zone del paese, il Kke, non vi aveva aderito, mantenendo sempre e comunque una chiara alterità. Pertanto, è riscontrabile una evidente differenza sia con M5s che con Podemos – entrambe, come si vedrà, in precedenza movimenti – mentre la traiettoria politica, che ha sortito evidentemente risultati differenti, non è dissimile da quella dell’iberica Izquierda Unida e, in parte, di Sel (anche se con percentuali sbalorditivamente dissimili): per questa ragione è innegabile che il partito affondi le proprie origini nella sinistra, quella cosiddetta radicale che, però, spesso e (mal)volentieri, è cosa ben diversa da quella propriamente di classe e, dunque, con una prospettiva rivoluzionaria o comunista. Proprio per questa ragione, è senza alcun dubbio utile mettere in chiaro che le analisi che rapidamente verranno qui descritte adotteranno tale punto di vista, così come le valutazioni che ne deriveranno.

[1] Si veda anche Schettino F.(2010), Metti una sera a Manhattan, la contraddizione vol.131

Il programma di Salonicco

Tornando, quindi, alla questione che sta infiammando la discussione politica ed economica continentale, per comprendere la pessima reazione dei cosiddetti “mercati” al­l’annuncio delle prossime elezioni elleniche del 25 gennaio, è utile analizzare prioritariamente il programma di Syriza per tentare di capire quale potrebbe essere la strada che verrà imboccata dalla Grecia a partire già dal prossimo anno. Il crollo alla borsa di Atene (-11% circa), così come in tutte le altre d’Europa (sebbene con percentuali nettamente più basse), è stato apparentemente paradossale sia perché, come qualcuno ha già fatto notare, fa più paura al capitale locale l’elezione “democratica” di un partito non-rivo­luzionario dell’avanzata nazista in Ucraina; poi, perché, come già indicato precedentemente, si tratta per ora solamente di sondaggi di opinione – che per definizione possono sbagliare – e, se anche venissero confermati, non garantirebbero a Syriza l’autonomia di governo, imponendogli al contrario alleanze che potrebbero essere molto penalizzanti. Ma, dando per buona l’ipotesi estrema che il partito di Tsipras possa vincere e governare liberamente, il cosiddetto “programma di Salonicco” non sembra avere una portata tale da sconvolgere gli assetti del capitale legato all’euro e di quello legato al dollaro. Per quanto alcuni suoi punti siano senza dubbio di difficile realizzazione, di fatto il programma per come stilato non ha nulla di rivoluzionario e men che mai ha intenzione di mettere in discussione i rapporti di proprietà (per un approfondimento più puntuale si veda anche http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=16007).

Certamente, invece, si tratta di una serie di punti ispirati dal keynesismo più puro (non a caso si parla espressamente di “New Deal europeo”) dove il perno attorno a cui girano tutte le proposte sono appunto la politica fiscale espansiva (aumento degli investimenti pubblici a diverso titolo e con differenti finalità), rilassamento dei cordoni monetari (“aiuto quantitativo da parte della Banca centrale europea con acquisti diretti di obbligazioni sovrane”), in modo da far crescere stipendi e pensioni che permetterebbero “l’aumento dei consumi e della domanda”. Insomma, sembra proprio che chi ha stilato il programma di Salonicco lo abbia fatto tenendosi vicino una copia della “Teoria generale della moneta e dell’occupazione” di J.M.Keynes, andando, e questo è vero, in controtendenza – però solo parziale – con le ricette di austerity che hanno effettivamente una grande responsabilità nell’impoverimento evidente di un intero popolo, ispirandosi al più becero marginalismo economico.

Accanto a questi elementi, criticabili solamente da un punto di vista di classe, ci sono anche altre rivendicazioni, come quelle che tendono a limitare l’esplosione del debito – ad es. la cosiddetta “clausola di crescita” che permetterebbe alla Grecia di pagare interessi e quote capitale del debito pubblico solo nelle fasi espansive – o quelle che prevedono la rinegoziazione dei debiti pubblici che possono essere persino condivisibili: tuttavia, ancora una volta, è importante comprendere che si tratta evidentemente di un programma che nulla a che fare con un’impostazione di classe o con il socialismo, abbandonando del tutto ogni velleità di agire sui rapporti di proprietà. Per coloro, invece, che accusano di eccessiva moderazione Syriza ed il suo leader poiché ha omesso dai propri propositi quello di fuoriuscire dall’euro, rimandiamo ad un articolo pubblicato in passato [Schettino F.(2014), N\euro-fobia, la contraddizione, no.147] che ben spiega la posizione di chi scrive e di come l’abbandono da parte di un solo paese del­l’area unica monetaria abbia ben poco di rivoluzionario.

Concordiamo, quindi, con quanti sostengono che di certo non vada letta negativamente una eventuale affermazione di Syriza, specie se sarà in grado di superare l’attuale 34% previsto dai sondaggi, garantendosi quindi una ampia governabilità. Ci sembra però opportuno sottolineare come, ancora una volta, si stia parlando di una forza sostanzialmente socialdemocratica, sicuramente di sinistra, nei confronti di cui, prima o poi, se il suo radicamento continuerà ad essere così di massa, sarà necessario impostare un ragionamento politico perlomeno di natura tattica.

SE PO’ FA (Podemos)

Discorso analogo può essere proposto per quel che concerne l’astro nascente iberico – Pablo Iglesias – ed il suo partito “Podemos” che già nel nome contiene qualcosa di ambiguo sembrando mutuato quasi del tutto dalla traslitterazione ispanica dello yes we can di Obama [in romanesco potrebbe essere tradotto in maniera molto più efficace con je la famo o anche se po’ fa]. Questo partito, nato all’inizio del 2014 ha avuto la capacità di raccogliere tutte quelle energie figlie della massacrante crisi spagnola dell’ultimo quinquennio che si era materializzata nelle occupazioni delle piazze delle principali città [quella del 15 maggio nella piazza del sol, Madrid, è rimasta la più rappresentativa nell’immaginario collettivo], è attualmente considerato, secondo la maggioranza dei sondaggisti, il primo partito spagnolo, superando così sia Pp che socialisti giungendo, secondo le previsioni di fine 2014, a poco meno del 30% dei consensi. A differenza di Syriza, per quanto Pablo Iglesias provenga da Izquierda Unida, Podemos è, di fatto, frutto di una sorta di “istituzionalizzazione” dei movimenti che si erano opposti maggiormente alla crisi post Lehman Brothers: e, probabilmente, questa capacità di non disperdere le energie – per quanto spesso molto discutibili – emerse nel corso delle manifestazioni di piazza è il suo principale vanto e può essere anche uno spunto di riflessione per altre realtà, come per quella italiana.

Come per Syriza e Tsipras, deleghiamo alle innumerevoli pagine web la biografia dettagliata di Iglesias e la genesi di Podemos e, per questa ragione, preferiamo andare direttamente al cuore del programma proposto. Anche in questo caso, nonostante un’inevitabile eterogeneità dovuta proprio alla struttura stessa del partito che, come visto, racchiude le molte anime che hanno vivificato le piazze spagnole negli scorsi mesi, sarebbe un errore creare un’analogia con il M5s, in quanto, se quest’ultimo continua a navigare nell’alea dell’antipolitica e dell’annullamento concettuale di destra e sinistra, Podemos è dichiaratamente schierato a sinistra e, non a caso, dopo l’ottimo risultato dell’8% ottenuto alle europee ha aderito al gruppo GUE di cui fanno parte, tra gli altri anche Syriza, Linke e Izquierda Unida. Nonostante entrambi possano essere accomunati da alcune parole d’ordine (come per esempio la lotta contro la “casta” e la corruzione) è evidente che, relativamente alla collocazione politica, ci sia una chiara differenza: definire pertanto Podemos come il M5s iberico è un errore palese ed una volontà di sminuire una esperienza politica che, per quanto per ora limitata, potrebbe sviluppare delle interessanti potenzialità. Soprattutto nelle prime uscite (si veda in particolare il discorso di Valladolid di inizio anno) i riferimenti teorici dei leaders sembravano essere quelli classici del marxismo, citati soprattutto da Iglesias, professore di scienze politiche nell’Università Complutense di Madrid. Tuttavia, come ben notato da Santopadre (http://contropiano.org/articoli/item/27822) la spinta più di-sinistra del primo periodo si è via via attenuata, benché ancora oggi all’interno del programma siano presenti rivendicazioni obiettivamente ambiziose come quelle della diminuzione dell’età pensionabile a 60 anni (a partire dagli attuali 67), la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore (proposta che purtroppo conosciamo fin troppo bene), la fuoriuscita dalla Nato (anche se in nome di un ambiguo nazionalismo), lotta formidabile alla corruzione e all’evasione e l’imposizione di una patrimoniale in nome della lotta alla diseguaglianza, alla povertà e alla fame che attanaglia molte famiglie residenti nella penisola iberica.

Accanto a questo, si propone una scossa all’economia attraverso manovre di investimento pubblico che possano dare una iniezione alla domanda e, dunque, stimolare la produzione. Come è evidente, anche in questo caso, il marchio keynesiano è dei più classici e, del resto, da economisti come Juan Torres e Vicenç Navarro (i principali referenti in materia del partito) sarebbe difficile attendersi altro. Da questo punto di vista, dunque, il legame con Syriza è divenuto inevitabile ed ha garantito la creazione di un asse che, sempre più si sta consolidando tra due dei paesi più a sud dell’Europa.

Al di là di una posizione che ormai sembra essersi canalizzata sulla socialdemocrazia, ciò che desta qualche sospetto è la sovraesposizione di Iglesias a livello mediatico [un po’ come in Italia avviene con Salvini] che, di fatto, sta togliendo sempre più terreno a quei partiti che nella lotta di classe individuano il centro dei propri programmi politici; dunque se l’esperienza di Podemos potrebbe, da una parte, squassare, dopo anni – del resto come Syriza – la becera apparente alternanza bipartitica Pp-socialisti, è altrettanto chiaro che esso stia attraendo su di sé, grazie anche allo spazio concesso nei media, il consenso, seppur limitato, ottenuto precedentemente da partiti anche comunisti (si veda in particolare in IU, il Pce e Garzon).

In Italia

In Italia, da incorreggibile romantica quale ormai, da almeno vent’anni, è divenuta la (a)sinistra italiana, non desta alcun stupore il recente innamoramento, come già avvenuto per Alexis Tsipras, anche nei confronti di Iglesias, tanto che già si parla di una Podemos all’italiana. Insomma, bloccati dal tappo del M5s che – nonostante le enormi ambiguità, gli errori mastodontici – continua ad avere un discreto consenso (per quanto in calo anche per la resistibilissima ascesa di Salvini) e, per questa ragione, continua ad agire come detonatore, la sinistra radicale italiana tarda ad individuare una collocazione che abbia un minimo di serietà dal punto di vista partitico. I recenti tentativi di dar vita ad associazioni che si occupino di ricostruire il vecchio Pci – portate avanti sempre da coloro che negli anni sono stati la spina dorsale della dirigenza di Rif.Com., Pdci ecc., ossia tra i maggiori responsabili della débacle politica dei comunisti negli ultimi anni – hanno più il sapore della nostalgia che di un progetto politico che possa avere minimamente la velleità di radicarsi sul territorio.

Tuttavia, se dal punto di vista organizzativo le iniziative tardano ad assumere connotati sufficientemente serii da poter essere presi in considerazione, è innegabile che in molte realtà produttive italiane si stiano creando interessanti occasioni di mobilitazione che stanno ottenendo risultati talvolta inattesi. Lasciando per ora da parte gli esiti delle contrattazione degli operai di Terni, è interessante notare come nel settore della logistica, come in quello della nettezza urbana, pian piano stiano nascendo coordinamenti operai che, grazie al ruolo dei sindacati di base e di collettivi locali meno conosciuti – ma sempre più radicati su ogni territorio ed in ogni lotta – iniziano ad ottenere un ruolo di rilievo e a vincere battaglie (di classe) che a principio sembravano perse.

Forse è proprio da qui che bisognerebbe avere l’umiltà di ripartire, tentando di riconquistare quella credibilità smarrita negli anni, per migliaia di motivi, non ultimo quello della corsa alla creazione dell’ennesimo soggetto politico della sinistra radicale che dura il tempo di una stagione (o di una elezione). La capacità di connettersi con le lotte già in piedi e di stimolarne e seguire le altre, frutto delle molteplici contraddizioni del capitale, diviene centrale e rappresenta probabilmente l’unico mezzo per riuscire finalmente a rompere gli indugi e creare una parte (o un partito) dei lavoratori che sappia parlare alla classe e che sia in grado di contrapporsi alla classe dominante senza indugi e senza correre dietro a nuovismi teorici, basandosi altresì sul grande metodo del marxismo.

23 – 12 – 2014

FASCISMO IBERICO

In questi giorni si è già parlato della cosiddetta Ley Mordaza (legge bavaglio), normativa fascistoide che intende limitare il diritto di manifestazione (per un approfondimento si veda https://www.youtube.com/watch?v=97pNQn7JIAQ&feature=youtu.be); ma accanto a questo, nel “pacchetto” chiamato in maniera altisonante di “sicurezza pubblica” è stato inserito un’altra legge altrettanto infame che è quello della “restituzione immediata” (devolucion en caliente). Secondo questo principio, soprattutto nelle “colonie” spagnole in territorio africano (Melilla e Ceuta) la Guardia Civil avrà la possibilità di gettare (ovviamente con le cattive) dall’altra parte della rete, e cioè in Marocco – o più precisamente all’incontrollabile furia dei manganelli delle autorità locali – quegli africani che, in qualche maniera, magari anche con le ossa rotte, sono riusciti a superare i muri di recinzione senza che, come previsto sia dalle normative europee e dalla convenzione di Ginevra del 1951, gli vengano richieste preventivamente identità e motivi dell’immigrazione (in modo da poter avviare le pratiche d’asilo per chi ne faccia richiesta e/o ne abbia diritto), e senza che gli sia prioritariamente fornita assistenza medica. Tutto ciò sarà a breve approvato dal solo voto del PP: insomma, una bella ventata di fascismo nel cuore dell’Europa, come se se ne sentisse la necessità.

23 – 11 – 2014

IL GRAN BARO RAMPANTE

natura

Non occorrono commenti —— bastano le parole di “quello là”. Stavolta pur gridate con astio:

“Non hanno scioperato contro la Fornero ma contro noi e lo fanno per un motivo politico: noi vogliamo bene ai sindacati che difendono i lavoratori e non i professionisti della burocrazia. {Scanditi slogan ed esposto cartelli contro il governo: “Renzi presidente della Confindustria” e “Renzi vattene amico di Marchionne”.} Possono dire quello che vogliono, possono tirare le uova e faremo le crêpes, tirarci i lacrimogeni, ma noi non ci fermiamo. Non è in gioco il destino di uno ma di un paese. Non ci fate paura. Un importante sindacato riunisce tante migliaia, centinaia di migliaia di persone per cui abbiamo un profondo rispetto. Massimo rispetto umano per Berlusconi. Ho massimo rispetto per chi si dimette, cosa che in Italia non succede spesso. Massimo rispetto per il presidente della repubblica. Massimo rispetto per il travaglio dentro Sel. Per l’Italia, la sua storia, il suo futuro chiedo rispetto. Anzi: pretendo il rispetto che il paese merita. Guardiamo a questi mondi con il massimo di rispetto. Li ascoltiamo, cercheremo di fare meglio, ma deve essere chiara una cosa: è finito il tempo in cui una manifestazione di piazza può bloccare il governo, il paese. Noi non molliamo di un centimetro e porteremo questo paese dove merita. Se diciamo che le tutele dell’articolo 18 sono poco più che un totem ideologico non lo diciamo per abbandonare al loro destino i lavoratori licenziati ma perché quella tutela non garantisce chi perde il lavoro ma il sistema di welfare”.

“Il lavoro resta la priorità. Dobbiamo superarla questa storia che nelle aziende le imprese sono contro i lavoratori, i lavoratori contro gli imprenditori… Quando sei in azienda quanti sono gli imprenditori che si sono spaccati la schiena per non tagliare posti di lavoro e quanti lavoratori hanno lavorato ben oltre l’orario di lavoro per consentire all’azienda di andare avanti? Non possiamo abituarci all’idea di raccontare l’Italia come un insieme di “sfighe”. Non possiamo continuare a parlare solo delle cose che vanno male, che in Italia sono andati via i migliori, i ‘cervelli’, come se quelli che sono rimasti non valgono niente. Certo il “premier smanettone” è poco elegante …: pensa che governare è usare tweet. Ci sono molti argomenti per criticare il governo, ma il punto più sterile è che quella roba, Twitter, i social {… che ?}, non è il contrario della politica seria Passa il messaggio che sei un malato di mente che vuole utilizzare quegli strumenti, l’idea che la politica seria sia altro”.

“Se falliamo siamo dei caproni”: Appunto!

30 – 10 – 2014

COUNTDOWN – STUDI SULLA CRISI (rivista)

Segnaliamo l’uscita della rivista Studi sulla crisi – Countdown, edita da Colibrì, pubblicando le bellissime parole usate da Maurizio Donato per recensire la novità editoriale

<Col 1830 subentra la crisi decisiva una volta per tutte. La borghesia aveva conquistato il potere politico in Francia e in Inghilterra. Da allora la lotta tra le classi raggiunse aspetti sempre più netti e minacciosi, sia in pratica che in teoria. Quella lotta suonò la campana a morte per la scienza economica borghese. Adesso non era più in questione di saper se questo o quel teorema fosse vero, ma se fosse utile o dannoso, comodo o scomodo al capitale, se fosse più o meno gradito alla polizia.”

 La presentazione di Countdown riprende questo tema, ricordandoci come “nell’avanzante caos le teorie economiche dominanti e le analisi da esse tratte hanno perso ogni residuo prestigio, dimostrando, in maniera ancora più spettacolare del passato, di essere solo giustificazioni ideologiche dello stato di cose esistente, precarie e irrazionali al suo stesso modo e, ancor più, null’altro che volgari coperture degli interessi degli agenti del capitale”.

Questa considerazione, giusta e da tener presente soprattutto quando si ha a che fare con le versioni più “alla moda” dell’ideologia dominante, non semplifica il compito di chi è schierato dalla parte della critica dei rapporti sociali capitalistici, anzi. Per poter essere efficaci, le armi della critica non possono fare alcuna concessione al pressapochismo, ai giudizi impressionistici, dovendo invece acquisire un sovrappiù di rigore, indispensabile per l’analisi di una fase che si annuncia più dura e complessa di quanto fosse trenta o quaranta anni fa.

C’è dunque tutto lo spazio per una rivista i cui primi articoli pubblicati si distinguono da subito per un metodo di analisi rigoroso e radicale. Sicché, tanti auguri alla neo-nata rivista e buon volo agli editori di Colibri.>>

 Maurizio Donato

25 – 10 – 2014

TRASPARENZA

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#1#. Renzi – bischero sbruffone – vuole un cesso di vetro. D’accordo con Padoan ha reso pubblica la “lettera riservata” della Ue: facendo incazzare Barroso, cercando anche di contrapporlo a Juncker. Mossa fatta nel tentativo di delegittimare la Commissione Ue —— per dare l’effettivo potere decisionale ai capi di stato e di governo [tra cui per ora è di turno lui: lo sbruffone]. Ha detto: : se li vogliono . E il tempo passa. Senza trovarli e darli.

Intanto: i soldi che già ci sono almeno per alleviare soltanto i malati di sla (e contro le truffe di Davide Vannoni e Stamina) non vengono spesi, anzi, sono tagliati di altri 100 mln €; al loro posto anche il bischero si fa la finta secchiata pseudo ghiacciata; le scuole crollano, secondo il grande piano propagandistico per l’istruzione [meglio: come volle il-duce-che-fu, per l’, che a lui mancava insieme a – come allora diceva il popolo – tra i ministeri da lui avocati]; le fabbriche chiudono a getto continuo, ma c’è la sua promessa di 800 mila posti di lavoro (il ducetto suo mentore ne promise 1 milione: ma Lui aveva i soldi di suo); tanto per spendere i soldi degli altri (o degli stessi con partite-di-giro) basta scegliere a chi elemosinare 80 € facendo aumentare tasse e imposte e accise agli enti locali — cosicché lo stato può fingere di non-mettere-nuove-tasse; per il degrado di ambiente e territorio i soldi giacenti da anni restano lì in attesa di appalti corrotti; e i soldi per sanare i torrenti interrati a Genova restano bloccati: e non si tratta di giustificare l’attuale sindaco di Genova, ma le proteste popolari, per non essere qualunquiste, dovevano svolgersi già molto tempo prima, quando le organizzazioni mafiose ebbero appalti illegali da altri — non occorre aspettare, come si dice non a caso che o pure che muoia qualcuno.

E allora la “trasparenza” del cosiddetto patto del nazareno, com’è che è stata oscurata da Berlüskrenz? Finalmente forse il bischero si sta scavando la fossa a Bruxelles, per finire in una bara di vetro come Biancaneve. Senonché né il ducetto nanetto né i ruffiani di entrambi lo baciano o infrangono il cataletto per svegliarlo. Visto che in Italia i suoi p\alli\d\ini oppositori hanno anche paura di accorgersene, dai cosiddetti [che nulla hanno a che vedere con Ataturk né con la nouvelle vague del cinema francese] ai rigoristi partitici alla Cuperlo, nessuno prende per tempo l’iniziativa. E non ci resta che sperare nei gufi.

#2#. Parlare di trasparenza per Berlusconi è come aspettare l’assenza di nebbia e un raggio di sole sulle brughiere di Dartmoor nel Devon, della Cornovaglia inglese. L’ultima che per ora ha detto, in ordine di tempo, riguarda il suo ritorno [a volte …] in piena agibilità politica come candidato dall’inizio del 2015: perché? Beh, secondo Lui intanto perché devono dargli una riduzione (ancora?!) dell’affidamento all’ospizio con i servizi sociali per come si è (‼). Infatti, per l’occasione ancora una volta si è pure detto sicuro che la corte europea cancellerà la sentenza di condanna confermata in cassazione [per la legge italiana mostruoso quarto grado di giudizio, inesistente], insultando ossessivamente di nuovo tutti i giudici che per tre volte di séguito lo hanno “scandalosamente” [sic! parola sua] condannato. L’ig\Nobile De Santis magistrato di sorveglianza al sig, Bonaventura, “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!!, come si dice a Roma : non doveva nemmeno ammetterlo ai servizi sociali, figurarsi se dovrebbe perfino ridurgli la pena come pretende Lui, dopo che continua pure per l’ennesima volta – non come la bonaventuriana prima – a offendere i pm anche dopo essere stato diffidato dall’ignobile.

#3#. Una chiosa andava fatta il giorno stesso [cfr. blog 25 ott] per una [L ?!] sul brutale assassinio di Reeva Steenkamp da parte del suo criminale “fidanzato”, il femminicida Pistorius: non per nulla è di famiglia miliardaria bianca, colonialista e razzista da apartheid, pistolero fanatico e illegale, che più-di-destra-non-si-può (qui si direbbe senza ombra di dubbio ). Ma ancora i mezzi di comunicazione di quasi tutto il mondo hanno espresso comunque per il gesto inconsulto compiuto dal bravo-campione-una-volta-da-tutti-ammirato [da loro, non da noi!]. Ma Pistorius insegna! Senonché la madre dell’uccisa si è detta “soddisfatta” della condanna a cinque anni di reclusione: quanto l’hanno pagata? Per un omicidio, peraltro così infamante e nonostante le molteplici testimonianze contro di lui per le violenti liti da tutti riferite, i cinque anni di carcere sono stati … “inflitti” per semplice “omicidio colposo.

Non sappiamo se sia previsto in Sudafrica l’omicidio preterintenzionale, o intenzionale premeditato e doloso, o come li chiamino, comunque pur se la valutazione del reato è convenzionalmente valutata volta per volta, è assolutamente ridicolo che ci si limiti alla sola “colpa” e all’imprudenza eccessiva dell’assassino. E sia stata considerata una pena “appropriata” non i 15 anni per l’omicidio colposo ma semplicemente i 5 da scontare di fatto in dieci mesi! Figurarsi a parlare di intenzionalità con premeditazione la cui condanna potrebbe consistere anche nell’ergastolo. Inoltre Pistorius è stato condannato anche ad altri tre anni per possesso di armi da fuoco, ma questa sentenza è sospesa con la condizionale. Non per nulla non solo la madre di Reeva ma anche il padre ha detto: “Sono molto contento” — di che? Money is money!

Soltanto Simone la sorella di Reeva ha detto che “Oscar è disgustoso bugiardo” e che si atteggia da protagonista come un tempo. Viceversa, ovviamente, sorella e fratello di Oscar hanno accusato i mezzi di comunicazione di aver <distorto, manipolato e amplificato le verità>: ma non l’avete sentito anche voi ‘sto ritornello? Tuttavia le imprese che l’avevano utilizzato per la pubblicità hanno annunciato la risoluzione definitiva del suo contratto, dopo l’omicidio: con gli “affari” non si scherza e un assassino non fa vendere. Ma il procuratore del tribunale di Pretoria provò a dire, accusando Pistorius che lui stava “manipolando le prove. La sua versione degli eventi è falsa, assolutamente improbabile e non credibile; la vittima stava cercando di uscire dall’abitazione di Pistorius dopo una lite la notte dell’omicidio”. Concluse l’arringa affermando: “Sapevi che Reeva era dietro la porta e le hai sparato”. Parole al vento, inutili.

Tutto il mondo dominato dal capitale è uguale: ma c’è chi ha più soldi ed è più bravo. Berlusconi non ha ammazzato inavvertitamente nessuno: anche se i suoi gravissimi reati lo hanno portato a prendersi una condanna definitiva a quattro anni e interdizione dai pubblici uffici (e per le altre pendenze si vedrà). O la soluzione di Pistorius è esemplare? Intanto anche il Berlüska non si è fatto un giorno di galera; e pure il resto della pena è finito in burletta (anzi, in burlesque …). Così, lo scrivemmo sul precedente blog [25 ott], anche i pezzenti puttanieri da <strap\c\azzo> delle minorenni-dei-Parioli hanno imitato i potenti e l’hanno miserevolmente e oscenamente sfangata.

23 – 09 – 2014

“MARTIRE”!

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Si sa: i martiri oltre ad avere diversi santi-in-paradiso, già prima di tentare loro stessi la scalata al cielo [è il consueto iter buro-ierocratico: prima martiri – così per ora si è da sé definito il tyrannosauro fossile – poi beati e infine santi] tale iter vorrebbe percorrerlo anche il futuro san Silvio, protettore-dei-delinquenti e degli-evasori-truffatori-ai-danni-dello-stato. Dopo aver archiviato, tanti suoi ricorsi, la corte europea di Stra­sburgo ha infine accettato di dichiarare “ammissibile” – e basta così, per ora, ovverosia suscettibile di essere esaminato per una presunta “violazione delle regole del giusto processo”, come asserito soltanto dai suoi difensori, in un’udienza ancora da fissare nei tempi (lunghi) e nelle modalità della difesa da parte dello stato; è infatti

prassi della corte che un ricorso solo potenzialmente ammissibile venga comunicato allo stato interessato in modo che possa difendersi (finora nessun ricorso a nome del condannato risulta iscritto nella lista di quelli comunicati al governo. Si tratta solo di una valutazione di carattere formale.

“Per ora la corte di Strasburgo ha solo considerato non irricevibile il ricorso. Ora bisognerà aspettare cosa deciderà nel merito. Ma qualsiasi decisione non potrà annullare il processo che si è già celebrato. Non ci potrà essere una revisione automatica della sentenza. La pronuncia della Corte europea permette di fare istanza di revisione della sentenza; e ci deve essere comunque un giudizio di ammissibilità da parte della corte di ap­pello. Si può riaprire il processo magari per sanare quelle violazioni dei diritti fondamentali. Ma “riaprire” non vuol dire di per sé assolvere” – nel parere formulato da Donatella Ferranti, ex magistrato per il Pd nella commissione giustizia alla camera. Per le presunte lesioni di principi del cosiddetto “giusto processo” (equo contraddittorio fra le parti di accusa e difesa, con il diritto dell’imputato a essere presente alle udienze, ecc. ) sarà la corte che dovrà quindi vagliarle, apprendendo magari che l’imputato si è sovente rifiutato di presenziare alle udienze, con mille scuse (il\legittimi impedimenti, fino a una ben scovata uveite oculare …) allungando-il-brodo inutilmente in una sbroscia disgustosa chiedendo la convocazione di <testicolimoni> doppioni ripetitivi per rimandare sine die le sentenze di primo grado e di appello, sperando di giungere alla prescrizione —— tentativo ripetuto in extremis pure per la cassazione, che però è ugualmente riuscita riunirsi d’e­state in sessione feriale, senza il presidente chiaramente più amico su cui lui e i suoi avvocati contavano.

Dunque, se è pur vero che alcuni martiri, mondani e non clericali, oltre ai santi in paradiso ne hanno anche in terra, nella magistratura in Italia – dove le sparate dell’avv. Piero Longo e la boriosa sicumera del suo collega Nicolò Ghedini, sono state chieste dalla mummia per poter sfoggiare una sfrontata e infondata fiducia – e pure in Europa. Sicché c’è da pensare che possano esserci occulte difficoltà anche a Strasburgo (sono ricominciate le storicamente errate [cfr. no.143] litanìe brunettan-berlusconiane, con una variante geografica, dove il “ci sarà pure un giudice a Berlino” è variato in “a Strasburgo” – sic). Tuttavia già molti organi di informazione e tg si sono sentiti in dovere, stranamente e per fortuna, a precisare che le notizie filtrate attraverso l’ansa erano dovute tutte alle forzature impresse arbitrariamente tramite l’azzeccagarbugli Longo; e che la corte europea non ha emesso alcuna sentenza – tanto meno assolutoria – né può farlo, limitandosi a registrare la ricezione del ricorso dichiarandolo, come detto sopra, semplicemente non irricevibile. Ha pertanto ragione Ferranti quando afferma che la disposizione della corte “spegne speranze troppo baldanzose”: come manifesta dal fossile e dai suoi scherani.

Quanto alle due altre questioni, che coinvolgono le coperture giuridiche date surrettiziamente da Severino (decadenza da senatore, e norme conseguenti) e Cancellieri (indulto), basterebbe che ci si rendesse conto in Europa, visto che in Italia sembrano esserci troppi ottusi capoccioni, che si è superato il limite di ogni sopportazione per le moine berluscoidi. Ripetiamo ancora [cfr. rispettivamente blog, ott.nov.13; apr.14]: ——sulla pretesa non retroattività dell’applicazione della e delle sue consequenziali limitazioni elettorali passive e attive, noi potremmo pure metterne in discussione l’interpretazione; ma ci è sempre sembrato stravagante che quella manica di sostenitori della non retroattività sia composta da tutti baciapile cristiani\cattolici infidi come monete false, che – loro sì – credono ciecamente nella verginità della madonna (sancita solo cinque secoli e mezzo dopo la nascita del loro salvatore, nel 553 a Costantinopoli) e pure nel suo concepimento immacolato da parte delle di lei mamma (grazie all’<ineffabilità di dio> di cui Pio ix si è avveduto a Roma, con i miracoli di Lourdes… appena quasi diciannove secoli dopo, l’8 dicembre del 1854); ora per noi sono entrambi fatti di comodo del tutto irreali e irrilevanti, ma per i loro fanatici sostenitori no di certo: giacché per costoro sarebbe come considerare che Maria per … “diventare” vergine ci abbia messo più di mezzo millennio e immacolata dal peccato originale poco meno di due millenni!; mentre i sicofanti asseriscono che entrambi i fatti sono miracolosi, quindi tali ab initio, ed eterni: e allora perché invece un comune mortale definito con sentenza “delinquente abituale” dovrebbe fruire della “non retroattività” per un reato che non scade come una confezione di latte che ha una data di produzione e una di scadenza? un miracolo al contrario: sembra che la corte europea non abbia abboccato, facendo inquietare Ghedini; —— per la salvifica intromissione di Cancellieri, dopo che si è inizialmente detto che per la gravità dei reati ascritti a Berlusconi, evasione fiscale, corruzione, truffa ai danni dello stato, aggravata dal ruolo dell’imputato in quanto presidente del consiglio, l’indulto non sarebbe stato applicabile: aria fritta! giacché per sovrappeso vige ancora legalmente l’ordinamento penitenziario [art.47] che al primo punto pone come condizione preliminare e ineliminabile che la pena irrogata con sentenza (non quella ridotta e fruita per concause attenuanti, tra cui però avrebbe dovuto essere escluso l’indulto) deve essere non superiore a tre anni [quattro prevedeva la sentenza definitiva] (… e due): aria saltata in padella!; ma poi pure, ancora in base all’o.p. vigente, l’“affidamen­to in prova ai servizi sociali” prevede – oltre al rispetto della legge per le due condizioni precedenti (entrambe i­gnorate) – per la prosecuzione della prova un comportamento del condannato che mostri ravvedimento, collaborazione e non ripetizione di offese e insulti alla magistratura (come se quelle già esternate dal delinquente non fossero state sufficienti!); viceversa lo stesso tribunale di sorveglianza, presieduto dall’ig\Nobile De Santis Pasquale, che non avrebbe neppure dovuto ex lege ammetterlo alla prova, ha disatteso anche le norme di legge … privilegiando rispetto a esse le interpretazioni giurisprudenziali (che non costituiscono legge) le quali dagli avvocaticchi di parte sono dette, guarda caso, “favor rei” (… e tre): dalla padella nella brace, per una buona aria alla griglia! e un “favor legis” no?

Per finire in bruttezza: quando un condannato in prova ai servizi sociali si permette di dire di essere un “martire” dei giudici di tre gradi di giudizio, fino alla cassazione, che fa un complimento a quei magistrati o esprime un giudizio di offese alle corti? e all’ig\Nobile giudice di sorveglianza manca forse un cornetto acustico perché non sente: o ci fa? La corte di Strasburgo, se vuole, ha di che spaziare e divertirsi: ma lo farà?

01 – 08 – 2014

Sempre sulla questione Ucraina di seguito un’analisi pubblicata sul Sole24Ore da non perdere i commenti a margine

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-28/caos-ucraina-kiev-contro-mosca-ci-hanno-invasi–115621.shtml?uuid=AB9Rt9nB&cmpid=nl_7%2Boggi_sole24ore_com

Ucraina: la Russia ci invade. Nato: mille soldati russi sono entrati nel Paese. Obama: ci saranno gravi costi per Mosca

con un’analisi di 28 agosto 2014

L’incursione russa in Ucraina porterà solo nuovi costi e conseguenze negative per la Russia, ha detto Barack Obama in una dichiarazione alla Casa Bianca. «Ho appena parlato con la cancelliera tedesca Angela Merkel ed entrambi siamo d’accordo che la Russia è responsabile della violenza nell’est dell’Ucraina», ha aggiunto il presidente americano. «Non intraprenderemo però un’azione militare per risolvere il problema dell’Ucraina», ha detto Obama poco prima dell’incontro con il consiglio nazionale per la sicurezza.

A due giorni dalla stretta di mano a Minsk fra il presidente ucraino Petro Poroshenko e l’omologo russo Vladimir Putin, che sembrava preludere a una distensione o come si è definita in questi mesi ad una de-escalation, i rapporti Russia-Ucraina si rifanno tesissimi. La città di Novoazovsk, sulla costa del mare di Azov a sud di Donetsk, dove è stato aperto un terzo fronte di guerra, è stata presa dalle truppe russe, riferiscono media ucraini.

L’allarme è confermato dalla Nato, che diffonde nuove foto satellitari che mostrano forze armate russe impegnate in operazioni militari all’interno del territorio ucraino, e denuncia «oltre mille soldati russi» che sono entrati nel Paese. Le immagini, scattate qualche giorno fa, fanno vedere lo sconfinamento di un convoglio di unità d’artiglieria pesante all’interno della campagna ucraina, nell’area di Krasnodon.

Anche fonti statunitensi confermano: i militari russi ci sono e sono equipaggiati con «armi pesanti». L’ambasciatore americano in Ucraina Geoffrey Pyatt accusa la Russia di essere «direttamente coinvolta» negli scontri tra ribelli e forze governative filo-russe a Est: la Russia – dice Pyatt – avrebbe inviato il più avveniristico sistema di difesa aerea, il «Panzir-S1», nell’Est Ucraina. Questo sistema antimissile è arrivato alle forze armate russe solo nel 2013: sistema definito dagli esperti del settore «miracoloso»: è capace di seguire fino a 20 bersagli contemporaneamente.

L’episodio segue lo sconfinamento di soldati russi catturati dagli ucraini: le foto sono state diffuse durante il vertice di Minsk mentre il governo russo si affrettava a dire che i soldati avevano sconfinato «per sbaglio».

Novoazovsk, città di 11mila abitanti a 100 km a sud della roccaforte dei ribelli Donetsk, è a poca distanza dal confine russo. Negli ultimi giorni Kiev ha accusato Mosca di aver portato nel territorio ucraino ingenti mezzi militari. La Russia, dal canto suo, ha sempre smentito di essere presente sul terreno coi propri soldati e mezzi.

Il primo ministro ucraino Arseni Iatseniuk chiede ai Paesi membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu (di cui fa parte anche la Russia) di convocare una seduta straordinaria dopo gli ultimi avvenimenti nell’Ucraina sudorientale.

Poroshenko cancella la visita in Turchia a causa «dell’ingresso delle truppe russe in Ucraina», riferisce un comunicato stampa sul sito presidenziale. «Si è effettivamente verificata l’introduzione di truppe russe in Ucraina» dice. «Il mio posto oggi è a Kiev».

Il governo ucraino chiede ai suoi partner europei di convocare una riunione d’emergenza del Consiglio dell’Unione europea. «Siamo estremamente preoccupati dagli ultimi sviluppi» è finora il commento ufficiale di un portavoce dell’alto rappresentante Ue per la politica estera, Catherine Ashton.

Lituania in soccorso di Kiev
Il blocco Est, che dalla Nato vuole uno «scudo» contro la Russia, si fa sentire. La Lituania chiede una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere «l’invasione» russa in Ucraina. Il ministero degli Esteri di Vilnius condanna la Federazione Russa «per l’evidente invasione del territorio dell’Ucraina».

Vertice Osce, la Russia nega presenza di soldati russi
Intanto alle 13 si è riunito l’Osce in sessione straordinaria per discutere gli ultimi sviluppi della crisi, in particolare le notizie di movimenti di truppe russe nell’Est del Paese, comunica la rappresentanza Usa presso l’organizzazione sul suo account di twitter. La Russia nega ogni cosa: non ci sono soldati russi in Ucraina, afferma oggi l’ambasciatore di Mosca presso l’Osce Andrey Kelin. Poco prima Mosca si limitava dire che non è in programma un nuovo incontro del presidente Putin con l’omologo Poroshenko, dopo quello di Minsk martedì scorso.

«L’escalation della guerra in Ucraina in un conflitto aperto è ora probabile per la prima volta, dopo il fallimento della proposta tedesca di un cessate il fuoco», twitta Dmitri Trenin, considerato uno dei più attenti e autorevoli politologi russi.

La Russia contro la Svizzera
Mosca però sembra aver altre priorità di cui dolersi. Il ministero degli Esteri russo condanna come «prive di fondamento» le nuove sanzioni imposte dalla Svizzera a Mosca per via della crisi ucraina. «Consideriamo queste decisioni di Berna come «prive di fondamento e dimostrazione di come gli svizzeri, a scapito dei loro interessi, continuino a ripetere le mosse ostili degli Usa e dell’Unione europea nei confronti della Russia», si legge in una nota pubblicata sul sito internet del dicastero. Questa settimana, la Svizzera ha inasprito le misure punitive contro Mosca, ampliando – tra le altre cose – l’elenco di persone fisiche e banche sanzionate. (an. man.)

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29 – 08 – 2014

di seguito un interessante articolo uscito sulla Stampa di Torino in merito all’abbattimento del volo Malaysia Airlines nei cieli ucraini. Senza dubbio ci sono osservazioni molto interessanti e si tratta dell’unica voce fuori dal coro – senza voler per questo minimamente cadere nel tranello Russia=Urss – almeno per quanto riguarda in media con ampia diffusione nazionale.

 “L’MH17 è stato colpito da un aereo”. Lo scrive la stampa della Malaysia citando analisti Usa

La Stampa, 12 agosto 2014

Maria Grazia Bruzzone

“Analisti Usa concludono che l’MH 17 è stato buttato giù da un aereo”: così titola un articolo a firma Haris Hussain apparso il 7 agosto sul News Straits Times Online, non un blog ma il primo giornale in lingua inglese della Malaysia e il principale del sud est asiatico. Dato lo stretto controllo sui media, l’articolo sem brerebbe avere l’avallo del governo che peraltro, nello stesso giorno, attraverso il ministro dei Trasporti Liow Tion Lai annunciava che un report preliminare sul disastro del 17 luglio scorso in cui sono morte 298 persone dovrebbe uscire in settimana.

“Analisti dell’ intelligence degli Stati Uniti hanno già concluso che il volo MH17 è stato abbattuto da un missile aria-aria e che il governo ucraino ha a che vedere con la faccenda. Ciò corrobora la teoria che va emergendo tra gli investigatori locali secondo la quale il Boeing 777-200 è stato colpito da un missile aria-aria e poi e finito con il cannone di bordo di un caccia che gli stava dietro”, esordisce il post. Che continua: “L’esercito russo ha presentato immagini e dati dettagliati che mostrano un caccia Sukhoi-25 in coda al Boeing MH 17 prima del crash. Il regime di Kiev tuttavia nega che vi fossero caccia in volo”.

Un’accusa netta nei confronti di Kiev, e una versione che contraddice in pieno la narrazione dei media occidentali che, sull’onda delle dichiarazioni dell’amministrazione americana, hanno quasi immediatamente parlato di un missile terra-aria lanciato dai “ribelli” separatisti dell’Est Ucraina e accusato senza mezzi termini il presidente russo Valadimir Putin, pur senza presentare alcuna prova. Anzi.

La sollecitazione di Mosca del 20 luglio di un’inchiesta internazionale con la supervisione dell’ICAO – International Civil Aviation Organization – è stata lasciata cadere. Né ha avuto risposta la pubblica richiesta fatta agli americani dai militari russi di mostrare le foto e i dati di un loro satellite, che quel fatidico pomeriggio transitava proprio su quell’area parte, a quanto risulta.

Da parte loro i militari russi già il 21 luglio mostravano immagini satellitari e tracciati radar che provano la presenza di almeno un caccia ucraino Sukhoi-25 in volo a 3-5 km di distanza dal MH17. Presenza che può essere confermata dai video del centro di controllo di Rostov, sostenevano.

Un’evidenza che oggi verrebbe comprovata, secondo il giornale di Singapore. Che cita una serie di fonti.

1. Una è la testimonianza di un monitor dell’OSCE canadese-ucraino, Michael Bociurkiw che, grazie anche al fatto di parlare ucraino e russo, è riuscito ad essere tra i primissimi investigatori ad arrivare sul luogo del disastro, dove i rottami del relitto “erano ancora fumanti”, spiegava la giornalista presentandolo alla tv canadese CBC il 29 luglio (anche qui youtube). Secondo l’intervistato:

C’erano due o tre pezzi di fusoliera letteralmente crivellati da quel che sembra essere il fuoco di una mitragliatrice, un fuoco di mitragliatrice molto molto forte” .

2. Le sue parole sono sembrate confermare le affermazioni del tedesco Peter Haisenko, pilota della Lufthansa in pensione, che ha analizzato con molta attenzione le fotografie del relitto cercate pazientemente sul web subito dopo il crash. Concludendo che i pannelli della cabina di pilotaggio sono stati attraversati da proiettili di mitragliatrice provenienti sia da destra che da sinistra, come proverebbero i fori di entrata e uscita su entrambi i lati. Un’osservazione che nessun altro aveva fatto prima di lui e che porta ad escludere un missile sparato dal basso – riferisce il giornale malaysiano.

Nel post in inglese del blog The Slog su Haisenko (qui l’originale in tedesco/inglese, del 24/7) – che ha twittato subito le sue “scoperte” – si cita anche la testimonianza di Berdn Biederman, colonnello in pensione originario della Germania Est, specialista di missili, familiare con la tecnologia russa e sovietica. “Il boeing non può essere stato abbattuto da un missile terra-aria”. Si sarebbe incendiato immediatamente in volo, perché anche solo una singola scheggia di quel tipo di missile contiene una quantità di energia cinetica enorme (sintetizziamo aprossimativamente), mentre l’MH17 ha preso fuoco toccando il suolo entrando in contatto col combustibile. Alla fine il post osserva che sul web cominciano ad apparire articoli controcorrente, effetto del “malumore (e della stanchezza) di Angela Merkel per l’incessante propaganda Usa nei confronti dell’agenda energetica tedesca…e del tentativo di creare un blocco alternativo a quello americano”. Sarà vero?

I fori sul relitto sarebbero compatibili con le mitragliatrici da 30mm di cui sono dotati i Su-25 ma il fatto che sembrino essere entrati e usciti da entrambi i lati farebbero pensare a due jetnon uno solo – alle costole del Boeing 777-200 malaysiano. Come del resto ha raccontato a caldo un controllore di volo spagnolo ma al lavoro all’aeroporto di Kiev. Sollevato dall’incarico subito dopo il crash, così come le registrazioni radar, ha raccontato, sarebbero state immediatamente requisite. Vedi questo post del sito canadese Global Research , che a tutte le tappe della vicenda ha dedicato vari articoli , in calce l’elenco.

Lo stesso post – firmato dallo storico-investigativo (sic) Eric Zuesse riferisce che secondo il Financial Times quelle foto – qui dei campioni in rete – sarebbero al contrario compatibili con un missile terra-aria.

Ma precisa che le foto del frammento di carlinga tirate giù dal web da Haisenko – una in particolare – è stata poi rimossa da Internet. Così come sono state subito sequestrate le registrazioni della torre di controllo. Lo ricorda anche il giornale di Singapore, che ha intervistato l’ambasciatore ucraino in Malaysia Igor Humenniy, che ha risposto: “ Non ci sono prove che i nastri sono stati confiscati dallo SBU – i Servizi di Kiev. L’ho letto sul giornale”. Dopo di che ha detto di non sapere dove siano quei nastri, se sono stati consegnati o meno agli autori dell’indagine tecnica sul disastro.

3. La terza citazione del News Straits Times è un interessante articolo postato il 3 agosto su ConsortiumNews.com da Robert Parry, noto giornalista investigativo americano già reporter dell’Associated Press che ha avuto modo di sentire direttamente esponenti della Intelligence Community, sia pure sotto anonimato.
Secondo Parry, “ Al contrario di quanto afferma pubblicamente l’amministrazione Obama, alcuni analisti dell’Intelligence americana hanno concluso che i ribelli e la Russia non possano verosimilmente essere incolpati e che la colpa sia invece da attribuire a forze del governo ucraino – secondo la fonte sentita su questi temi” .

Questo giudizio è basato largamente sull’assenza di prove da parte del governo americano che la Russia abbia fornito ai ribelli il sistema missilistico anti aereo Buk, indispensabile per colpire un aereo civile a 33.000 piedi, ha spiegato la fonte”, aggiunge Parry, che si era già occupato della vicenda in un post del 20 luglio, tre giorni dopo il fatto, e poi ancora il 22. Già allora sorpreso dalla mancanza di prove di cui nessun collega sembrava curarsi.

“Nessun giornalista domanda cosa mostrano le immagini satellitari” di fronte alla crescente “isteria” contro i ribelli russo-ucraini e Putin – osservava nel primo post – biasimando la stessa “assenza di sano scetticismo professionale riscontrata sull’Irak, la Siria e altrove”. “Ci saranno anche dei limiti a quel che i satelliti vedono, ma i missili del sistema Buk sono lunghi 16 piedi (circa 5 metri), le batterie sono montate su un camion, e quel pomeriggio la visibilità era ottima”.

Di qui la cautela dell’intelligence, a cui non fa riscontro la stessa prudenza da parte dell’amministrazione Obama, del segretario di stato Kerry e dello stesso presidente, aggiunge Parry.

Se gli analisti dell’intelligence hanno ragione e non sono da incolpare ribelli e Russia, il sospetto non può che cadere sui militari del governo Ucraino, i soli a possedere le batterie di Buk – come risulta all’intelligence.

L’ipotesi di lavoro degli analisti Usa, riferisce Parry, è che una batteria Buk di missili SA-11 e uno o più aerei militari abbiano potuto operare insieme andando a caccia di quello che credevano fosse un aereo russo, forse addirittura l’aereo presidenziale che riportava in patria Putin dal Sud America, secondo una fonte” (in effetti Putin ritornava da un incontro coi paesi BRICS Belo Horizonte, la coincidenza è sottolineata anche da Haisenko).

La fonte dell’Intelligence “non punta il dito sui vertici del governo di Kiev, il presidente Poroshenko o il primo ministro Yatsenyuk”, precisa Parry. Suggerisce che “ l’attacco può essere stato il lavoro di fazioni estremiste, magari di uno degli oligarchi ucraini con un approccio particolarmente aggressivo verso i ribelli dell’est” . Timoshenko aveva pubblicamente espresso il desiderio di uccidere Putin, ricorda il giornalista.

Il Boeing della Malaysian Airlines che volava da Amsterdam a Kuala Lumpur del resto non avrebbe dovuto essere su quella rotta sopra l’est dell’Ucraina al confine con la Russia, vi era stato dirottato per sfuggire al maltempo.

Sia l’idea di un errore involontario, ventilata inizialmente, sia quella di un disertore – emersa quando si parlava di immagini satellitari di uomini in divisa intorno alle batterie di missili SA-11 – sono state abbandonate. L’intelligence è oggi su un’altra pista, quella di un attacco volontario, anche se non sa o non dice di chi.

Parry nei suoi post avanza indirettamente l’ipotesi che le “fazioni estremiste” indicate dall’Intelligence Community siano i neo nazisti di Pravy Sector – “che derivano direttamente dai gruppi che affiancarono le SS di Hitler”, ricorda. In particolare cita Andrei Parubiy, promosso dal nuovo governo ucraino da capo di miliziani decisivi nel buttar giù Yanukovich a segretario dell’importante Consiglio per la Sicurezza e la Difesa.

E se fosse stato davvero Parubiy a organizzare l’attacco a Putin, tramutatosi in tragedia civile? Parry non lo scrive, ma lascia immaginare che uno come lui di una “bravata” del genere sarebbe stato capace. Ed è un fatto che pochi giorni dopo il crash il primo ministro Yatseniuk – il banchiere, faccia rispettabile del governo di Kiev, fortemente spinto dall’assistente del segretario di Stato Kerry, il “falco” neocon Victoria Nuland – ha improvvisamente e inspiegabilmente annunciato le sue dimissioni.

Ma alla fine a dimettersi è stato, pochi giorni fa, proprio Parubiy.

Potrebbe essere che Yatseniuk non volesse in alcun modo essere messo di mezzo, ma il governo abbia “coperto” la cosa.

Parry dubita che si verrà mai a capo della faccenda: troppo avanti si è spinta la politica americana nelle sue accuse alla Russia per smentirsi. E, al contrario di quando gli Stati Uniti accusarono il regime di Assad dell’attacco chimico alla periferia di Damasco, minacciando un intervento in Siria, questa volta non c’è un Putin “moderato” in grado di proporre una via di uscita, come fece il presidente russo offrendo l’arsenale chimico della Siria per disinnescare la miccia.

(Qualcuno dice anzi che proprio quella mossa del Kremlino e l’enorme popolarità che dette al presidente russo, arrivato ad apparire sul NewYorkTimes, avrebbe indispettito una parte dell’ establishment americano, provocando una netta svolta politica, a cui assistiamo).

Negli Stati Uniti si moltiplicano le voci che chiedono chiarezza: dai Veterani dell’Intelligence che hanno rivolto al presidente Obama un memorandum-appello a presentare le prove di un coinvolgimento della Russia. All’anziano senatore Ron Paul, repubblicano libertario noto per le sue idee estreme e scandalose (e per questo mai ripreso dai media), che sul suo sito ha apertamente dichiarato che “gli Stati Uniti stanno nascondendo la verità”. Prontamente ripreso dal sito russo di news RT dove è diventato virale.
E il fatto che la Comunità di Intelligence faccia filtrare certe informazioni che contrastano quelle ufficiali ha un significato, una specie di “avviso” al governo statunitense.
Il giornalista che a suo tempo svelò tante trame, a cominciare dall’affare Iran-Contras, non è tuttavia ottimista. Critica i comportamenti della politica e ancor più del giornalismo, a suo dire appiattito su quel che i politici vogliono far passare, la “narrazione mainstream”. E avvisa:

“In passato questo giornalismo sciatto ha condotto al mattatoio di massa dell’Irak e contribuito alle guerre in Siria e Iran. Oggi la posta è molto più alta. Se può essere divertente accumulare disprezzo verso dei “cattivi” designati come Saddam Hussein, Bashar al Hassad , Ali Khamenei, Vladimir Putin, questa avventatezza sta oggi conducendo il mondo verso un momento molto pericoloso, forse l’ultimo”.

20 – 07 – 2014

riportiamo qui di seguito una rapida riflessione di Patrizia Cecconi sul recente infanticidio israeliano sulla spiaggia di Gaza. Il testo è pubblicato anche su http://www.osservatorioglobale.it/gaza-infanticidio-spiaggia/

Vietato giocare a pallone sulla spiaggia di Gaza.

Mentre i bambini israeliani hanno una grande paura per i razzi gazawi che chiedono di rompere l’assedio illegale, i bambini di Gaza se ne infischiano dei missili che cadono sulle loro case e vanno a giocare a pallone al mare.

Il mare, le onde, la libertà. Sono intrepidi questi bambini. Ma anche irriverenti e indisponenti: non rispettano la legge del terrore. Quella imposta dai loro assedianti.

Sulla spiaggia non ci sono case, ospedali, orfanotrofi  da bombardare, e loro se la godono lontani dalle bombe. Si divertono respirando l’aria del mare, riempiendo i loro polmoni di illusoria libertà.gaza

Un pallone, le onde, l’aria salmastra. E magari urlano e ridono. Perché sono così i bambini di Gaza. Belli, irriverenti, malati di libertà soppressa, amanti della libertà liberata. E tra un’esplosione e l’altra sono capaci di ridere un minuto prima e un minuto dopo aver tremato.

Sulla spiaggia di Gaza ieri erano una squadretta che giocava a calcetto. Non c’erano case da abbattere, perciò non c’erano droni, né aerei da bombardamento forniti dall’Italia, o da altri paesi amici di Israele, pronti a bombardarli. E così giocavano. Liberi. Ma Gaza è una prigione circondata da demoni, detti anche criminali di guerra che la chiudono dal cielo, dalla terra e dal mare.

Il mare, quella distesa d’acqua che ricorda la libertà, non li ha protetti. A loro non è dato goderla a lungo la libertà: e dal mare è partito un missile. Qualcuno parla invece di colpi di cannone. I bambini non lo sanno che cosa li ha uccisi. Ma dal mare i criminali israeliani che volevano provare l’ebbrezza dell’infanticidio puro e plurimo li hanno puntati. E poi hanno sparato. Forse un missile, forse una cannonata. E mentre loro correvano dietro al pallone, i loro assassini hanno mirato al centro. Li hanno uccisi tutti e quattro. Il più piccolo non aveva ancora 9 anni, il più grande ne aveva 11. Erano tutti della stessa famiglia.

Maciullati a qualche metro di distanza l’uno dall’altro. Colpevoli di giocare a pallone respirando la libertà e dimenticandosi che Gaza è un prigione di massima sicurezza dove si paga anche il sogno, se Israele lo ritiene sgradito, ed è Israele che decide il prezzo.

Dopo la strage dei bambini qualcuno ha scritto in arabo che Hamas è peggiore di Israele.  Qualcun altro ha scritto in ebraico che la colpa è di Hamas che seguita a lanciare i razzi pretendendo di far cessare l’assedio.  Qualcun altro ha scritto in inglese che la colpa è di Abu Mazen che non sa proteggere il suo popolo. E poi qualcuno ha scritto in francese che l’Anp asseconda Israele per distruggere Hamas.

Infine qualcun altro ha scritto in Italiano che i bambini sono morti perché la marina israeliana esegue ordini criminali e i potenti del mondo glielo lasciano fare. Questa non è un’opinione, è un fatto.

Se i palestinesi non perdono di vista il loro nemico comune e si sostengono, pur nelle loro differenze, il mostro prima o poi verrà sconfitto e i bambini potranno tornare a giocare, liberi, sulla spiaggia. E il mare non sarà solo sogno di libertà, ma sarà gusto di libertà. Ma non può essere dimenticato che il nemico ha un nome preciso, uno e solo quello: Israele. Questo non può essere dimenticato. Mai. Ne va della possibilità di vincere dopo 66 anni di soprusi e sofferenza.

Dormite bambini, la vostra partita è finita, ma arriveranno i vostri fratelli e poi i loro amici e poi i loro cugini e poi…. un giorno la spiaggia porterà il vostro nome: Ahed, Ismail, Montaser, Mohammad. E correranno e rideranno e la loro libertà sarà la vostra più bella vendetta.

(Patrizia Cecconi)

20 – 06 – 2014

 Restaurazione \anti\democratica … loro

+costituzione-manomissioni

Del cosiddetto piano di rinascita democratica – acronimo P.2 – possono dirci che siamo fissati: ma purtroppo non è finita qui; giacché a ogni passo tornano a galla le ormai pochissime residue iniziative per completare e ridefinire per bene gli obiettivi mancanti del piano [cfr. no 42 + suppl.]. Si sa che Renzi il bischero non poteva conoscerlo contestualmente alla sua stesura, e neppure alla sua rivelazione pubblica: infatti quando Licio Gelli lo redasse, il fiorentino-ambizioso-smisurato aveva appena un anno (e come con sconfinata saggezza ebbe a dire Berlüska a proposito del , quando questi era un suo camerata di fiducia, che costui : c’è qualcuno di voi che sappia qualcosa di Aristotele o di Leonardo? Oh come fa! che ha forse millequattrocento o seicento anni? Bella giustificazione di merda!); e quando la figlia di Gelli fu incaricata di far trovare copia del nel sottofondo di una valigia, Rœnzi (che aveva ancora solo 6 anni, in mezzo alla serie tv di happy days) pensava a Fonzi. Ma se. poi, avesse letto – e studiato – un po’ di documenti su quel caso della avrebbe potuto capire qualcosa in più: visto che la questione era di , anche per chi adolescente liceale di provincia giocava-alla-politica e faceva il boy scout con i — un momento che ancora dura!

Si ricordi il gran tormento con cui a ogni parvenza di occasione vengono ritirate in ballo quelle norme costituzionali — rimarchiamo — e viene aizzato da coloro che non mancano mai di importunare i gonzi italioti {di destra-centro-a-sinistra} per sfasciare la costituzione: a partire dall’art.138 che stabilisce le norme per “le leggi di revisione della costituzione e le altre leggi costituzionali” stesse; la deroga a questo fondamentale articolo è stata varata in un ddl dell’ottobre 2013, ma esso costituisce il primo passo di un percorso di trasformazione definitiva in legge che però si allunga più del previsto (almeno un paio d’an­ni); tra l’altro le leggi costituzionali sono sottoposte a referendum popolare confermativo solo se la legge stessa non sia stata approvata. Infranta la norma per la revisione costituzionale, è agevole l’afflato convergente di parti politiche apparentemente diverse, ma diverse unicamente per gli interessi particolari che esse proteggono, in quanto rispondenti a varie parti della medesima borghesia internazionale — sì da poter manomettere tutti gli altri articoli della costituzione che si voglia: ferma restando – ma solo in linea di massima, come si vedrà – la contraddittorietà tra i distinti commi dell’articolo della prima parte messo sotto esame, contraddittorietà voluta dai costituenti, resta mano libera per saccheggiare le norme attuative nella seconda parte; e poi titolo v, forme elettorali (per enti locali, province, senato, ecc.), magistratura, giustizia, contratti di lavoro, ecc. fino alla presidenza della repubblica. Non è per caso che simultaneamente convergano – particolarmente adesso nel caos politico venutosi a determinare – interessi apparentemente divergenti sulla cosiddetta elezione-diretta-popolare-del-capo-dello-stato; se adesso all’avanguardia in tal senso si è posto Alfano e quasi tutto il Ncd [ma oltre a Berlusconi che dal suo catafalco, sperando ancora di resuscitare, fa invocare ancora tale sconcezza ai suoi ex palafrenieri 2.0; ma vede schierati anche molti piddini seguaci di Matteoni Renzacci e altri inimmaginabili pseudo molto “sinistri”: ma prebende e denaro non olent], promuovendo anche una raccolta di firme per indire un referendum in proposito: ma trattandosi di una norma costituzionale occorre che ci sia già una legge, non promulgata in quanto non approvata in via definitiva; ma solo in tal caso essa è sottoponibile a referendum confermativo della legge costituzionale, e solo dopo il suo eventuale esito positivo è promulgata [per le leggi ordinarie è previsto il solo referendum abrogativo in toto o in parte].

Ecco: riportiamo (senza che occorra virgolettare il testo originale, invece mettendo semmai tra parentesi graffe e in corsivo {eventuali osservazioni}) qui appresso – per l’ennesima volta – alcune tematiche piduiste, così come figurano testualmente nel , che non finiscono mai di essere evocate alla loro bisogna.

Il piano va successivamente integrato con una completa revisione della costituzione e con l’attuazione della repubblica presidenziale {ndr: la costituzione italiana prescrive la sua forma politica come repubblica parlamentare”}. Scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori; neoformazione di destra la quale permetta il recupero e lo scongelamento dei voti moderati affluiti al Msi. Ringiovanimento della Dc può significare soltanto virare di 180 gradi, escludendo la ripetizione degli errori compiuti e sostituendo ‑ almeno per l’80% ‑ tutta la dirigenza {ndr: con Renzi – di provenienza clericale( dc, popolari, margherita) la “rottamazione” della vecchia guardia si è estesa al Pd ex Ds}. I meno compromessi dei dirigenti attuali dovrebbero farsi carico dell’eliminazione dei vertici nazionali e periferici, assu­mendo per proprio compito essenziale quello di ridare credibilità al partito presso l’opinione pubblica. È evidente che una ripresa della Dc, nella direzione e secondo le modalità sopra indicate, deve tradursi in una serie di scelte politiche e di programma di governo. Quest’ultimo soprattutto appare essenziale per i riflessi immediati che ha nella pubblica opinione, la quale sembra in attesa di essere amministrata in modo almeno decente, con un minimo di coraggio e di responsabilità. Un partito il quale si fonda sul consenso della grande opinione media, è indispensabile. i meno compromessi dei dirigenti attuali dovrebbero farsi carico dell’elimi­nazione dei vertici nazionali e periferici, assumendo per proprio compito essenziale quello di ridare credibilità al partito presso l’opinione pubblica. È evidente che una ripresa della Dc, nella direzione e secondo le modalità sopra indicate, deve tradursi in una serie di scelte politiche e di programma di governo. Quest’ultimo soprattutto appare essenziale per i riflessi immediati che ha nella pubblica opinione, la quale sembra in attesa di essere amministrata in modo almeno decente, con un minimo di coraggio e di responsabilità. Nel sistema di tesseramento della Dc per acquistare il partito (fondi necessari pari a circa 10 mrd ₤ (1976)), occorrerebbe farlo senza esitare, con gelido machiavellismo, posto che “Parigi vale bene una messa”. Errore compiuto nel ritenere maturo un paese con una storia come quella italiana.

Per la magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di Magistratura indipendente della Associazione nazionale magistrati) che raggruppa i magistrati italiani su posizioni moderate. È sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare un’intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento già operativo nell’interno del corpo, anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione.

Per l’ordinamento giudiziario, le modifiche più urgenti investono:

a) la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;

b) il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;

c) la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari); {ndr: clausola rivendicata da Berlusconi per dire che evi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche}

d) la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza di reati di eversione ‑ anche tentata ‑ nei confronti dello stato e della costituzione, nonché di violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, di sequestro di persona e di violenza in generale.

Inoltre, a medio e lungo termine:

i) unità del pubblico ministero (a norma degli artt.107,112 Cost., ove il pm è distinto dai giudici);

ii) responsabilità del guardasigilli verso il parlamento sull’operato del pm (modifica costituzionale);

iii) istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio, con i relativi e connessi pericoli, ed eliminando le attuali due fasi di istruzione;

iv) riforma del consiglio superiore della magistratura che deve essere responsabile verso il parlamento (modifica costituzionale);

v) riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati; imporre limiti di età per le funzioni di accusa; separare le carriere requirente e giudicante; ridurre a giudicante la funzione pretorile;

vi) esperimento di elezione di magistrati (art.106 Cost.) fra avvocati con 25 anni di funzioni, in possesso di particolari requisiti morali.

Contare sull’ascesa al governo di un uomo politico (o di una squadra) già in sintonia con lo spirito e le idee di “ripresa democratica”; è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine, in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.

i) modifica della costituzione per stabilire che il presidente del consiglio è eletto dalla camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso l’elezione del successore;

ii) modifica della costituzione per stabilire che i ministri perdono la qualità di parlamentari;

Nuove leggi elettorali, per la camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale, secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il senato, di rappresentanza di secondo grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori

In un’intervista alla Rai Licio Gelli – libero, nonostante le tantissime malefatte che comporterebbero anni di galera – ha detto: “È fatta! Ora manca solo l’elezione diretta del presidente” {ndr: della repubblica}. Solo quel punto manca ormai per completare la “grande riforma” istituzionale per la ii repubblica, disegnata dal cosiddetto , che veramente è meglio chiamare colpo di stato. E troppi sognano di veleggiare per la iii repubblica! Oh Rœnzi hai capito qualcosa, di che e di chi ora si parla?

23-05-2014

TORMENTI BISLÜSCHI

tramonticchia

B-tyrannosaurus rex #1

è stato scavato e tirato fuori il dal sito archeologico in cui si trovava sepolto {queste considerazioni sono state scritte prima delle elezioni europee – appena annotate altrove in questo numero, ma su cui perciò accorrerà riflettere sul significato politico strategico, se ci sarà, e non sui dati e i flussi numerici dei voti ― e già su questo fattore si sbaglia di molto se si considerano soltanto le percentuali, sicuramente appesantite dalle astensioni, dai voti bianchi e nulli: come nei fatti economici ha un senso ben circoscritto riferirsi alle variazioni percentuali, ma solo se la struttura qualitativa sia rimasta grosso modo invariata; altrimenti proprio se il quadro generale sia comunque cambiato, in qualunque direzione, i confronti possono dire qualcosa se espressi nelle grandezze assolute che rispecchiano la realtà: cioè, deve valere il vecchio principio dialettico largamente ignorato secondo cui va esaminato il processo di trasformazione della qualità in quantità – Hegel asseriva che “dal confronto della qualità con la quantità riesce facilmente evidente che quella è per natura la prima, poiché la quantità è la qualità già divenuta negativa” – e quindi è precisamente l’elemento qualitativo “nuovo” che viene a incidere sull’interpretazione corretta da dare al processo quantitativo. Ma Renzi e i suoi e i suoi giovani fanatici e sprovveduti ammiratori e fautori, questo non lo sanno e a lui basta dire e far dire che il 41% dei voti rappresenta un : sì, ma quel … conta appena per il 6,5% degli aventi diritti al voto}.

Si resti perciò al tempo quando il B-rex è stato spolverato dal bischero parvenu Matteacci Renzanti Viendallarno, provincialotto fantozziano [cfr. blog 27.3.14] {ma non nel senso storico che proviene da “marca” – in tedesco mark, nella classificazione feudale adottata per i territori periferici del potere in quanto con gli avversari vicini, governata da un marchese incaricato dal signorotto di mantenere territori instabili – bensì è meglio riferirsi ad altri termini come il fantomatico <market>, anche con la qualifica di free [libero-mercato], usato come grimaldello pseudo … contro il potere, oppure come “marchetta”, che da secoli, almeno dalla costituzione degli stati nazionali borghesi, è stato correntemente riferito all’àmbito della prostituzione affidata in gestione sotto il controllo legale … dello stato, per registrare la contabilità a carico delle lavoratrici dipendenti per le loro prestazioni sessuali a pagamento}. Il corrispondente titolo per il signore-della-marca è quello cosiddetto (ma, nel presente caso, sarebbe meglio dire minchionale), che nella società feudale alludeva alle speranze del di voler arrivare al rango di duca [dal latino dux ovvero, sappiamo bene, tradotto con duce o capo], per avere poteri e privilegi quasi pari a quelli del sovrano stesso. Dipoi, si è tentato di ricomporre ciò che era rimasto del fossile del B-rex con i frammenti del suo scheletro mummificato ritenendo ancora di poterlo restaurare alla meglio: un’opera attiva l’ha tentata il presidente del tribunale di sorveglianza Pasquale Ig\Nobile De Santis, e dei suoi collaboratori [?‼?], attraverso un’interpretazione, a dir poco appunto “ignobile”, e basata a détta dei giureconsulti su quello che essi chiamano il principio del favor rei [cfr. blog 21.4.14] — ossia riferita alla condannato definitivamente e non alla legge, tuttora vigente, che regola tassativamente l’ordinamento penitenziario [o.p. art 47].

Sicché, ammucchiando questi numerosi regali ottenuti (e Lui ne avrebbe voluti ancora molti, praticamente tutti e di più di quelli di cui ha sempre fruito prima della condanna passata in giudicato), per gli stravolgimenti manipolati – indulto che a parole – e per legge – non sarebbe potuto essere applicato a un delinquente a cui sia stata “inflitta” definitivamente [ah!ah! L … ] una pena effettiva superiore a tre anni, comunque da espiare, ossia irrogata e che non può subire alcun ridimensionamento per effetto di successive cause estrinseche, e in particolare con riferimento a reati finanziari di estrema gravità, e ancor più gravi se perpetrati ai danni dello stato e ulteriormente imperdonabili se riguardano un pubblico ufficiale … figurarsi se per aggiunta tale pubblico-ufficiale-è-presidente-del-consiglio!‼! Ma qui sta l’ignominia del niente affatto nobile presidente Nobile De Santis — che, nel momento in cui concedeva i servizi sociali al Bislüsco, ha finto di ricordarsi che era e quindi ha di fatto ricalcato la vecchia battuta del sig. Bonaventura di Sergio Tofano: “alla prima che mi fai, ti licenzio e te ne vai!”. Siccome evidentemente né a lui né ai suoi “collaboratori” è bastata la mole di insolenze di tutti i colori – purché … rosso – sempre dette e ripetute dal ducetto contro magistrati e istituzioni, c’è stato quel farlocco ricordato avvertimento del presidente della sorveglianza.

Hanno scritto i giornali in Francia che “ifrancesi trovano moltoinconsueto che un ex premier sia stato condannato per frode fiscale e che non vada in prigione; non capiscono come abbia fatto a evitare il carcere e sia stato condannato ai servizi sociali in una casa di riposo per anziani”: noi abbiamo <capito> tutte e tre le cose elencate anche dai francesi —— eccome! Sì che abbiamo cercato vanamente che i grandi mezzi di comunicazione di massa (stampati o audiovisivi) semplicemente informassero in maniera corretta e completa le masse popolari (e non solo) che non sanno bene come stiano esattamente le cose. A parte le tante cose che abbiamo riferito noi stessi – a partire dalle decisioni dei pm De Pasquale e Robledo per la truffa Fininvest\Mediaset, fin dopo la sentenza della cassazione di oltre mezz’anno fa – e che poi abbiamo specificato dal febbraio di quest’anno (in merito alla non applicazione della pena principale e di quella accessoria, nessun organo di informazione quotidiano a grande diffusione ha ritenuto opportuno mostrare a tutti le norme realmente vigenti per poter attuare effettualmente l’affidamento in prova ai servizi sociali [durata massima (3 anni) della pena principale inflitta definitivamente dalla cassazione e da scontare integralmente, indipendentemente da eventuali riduzioni, operanti però solo sul piano esecutivo e non su quello giudiziario che non deve essere toccato, disponibilità del reo condannato a collaborare con le istituzioni, suo ravvedimento operoso, ammissione delle proprie colpe e non reiterazione della dichiarazione della propria presunta innocenza che implica il permanente attacco ai giudici]. Sicché sarebbe dovuto entrare sùbito in funzione almeno il minaccioso-avvertimento-al-condannato, visto che non solo nel passato ma pure nel presente, dopo che la prova dell’affidamento è cominciata, le insolenze berluscoidi sono continuate a fioccare come se nulla fosse — accreditando la convinzione che da parte dei magistrati responsabili, per alcuni pochi pm anche loro malgrado, . Sicché niente da fare, non se ne parla proprio: ma sarebbe tanto “rivoluzionario” applicare il principio, diciamo, del favor legis, anziché com’è fatto dalla giurisprudenza, schierata con la difesa del processato, quello del favor rei?

B-tyrannosaurus rex #1bis: il reo bugiardo

Il reo bugiardo, in effetti, dopo la carnevalata della sua entrata trionfale nell’ospizio lombardo, dove oltre ai vecchi ci sono i malati di l’Alzheimer [il mostro si è accorto che “è veramente una brutta cosa; una signora mi ha baciato, una mi ha abbracciato” – e !!! — senonché per questo genere di … impressioni è più coerente concludere con blob: <è la cosa più orribile che abbia visto in vita mia>‼]: invece di stare zitto come gli era stato suggerito ( sarebbe una delibera … troppo forte) dal tribunale di sorveglianza, non si tenne. Peraltro la sua ammissione all’ospizio era stata patrocinata dal cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ultrareazionario con un bagaglio da costui raccattato per la sua formazione attraverso Fuci, Cei e Cl (da tempo grande sostenitore, amico e precettore di Berlusconi, Dell’Utri, Confalonieri, a stretto contatto anche con Formigoni & ciellini vari ed estimatore dichiarato di Renato “Betulla” Farina): Scola sarebbe intervenuto in prima persona facendo pressioni, per lui disponibili e molto facili, sull’autorità giudiziaria. Dunque il , violando sia le prescrizioni originarie per cui bastava e avanzavano i suoi sproloqui insultanti e denigratori, sia ormai anche i labili avvertimenti del Nobile, ha sùbito detto che <tornerà molto prima di sei anni in parlamento “perché la sentenza che ha dato il via a tutto ciò sarà presto dichiarata ingiusta e verrà annullata … l’importante è che la sentenza venga dichiarata per quello che è: infondata … una sentenza assolutamente ingiusta, costruita da precise regìe”. Silvio Berlusconi, così ha alzato ancora i suoi toni durissimi contro giudici e magistratura, dato che non gli hanno legalmente permesso di tornare ufficialmente in campagna elettorale – ma ben dopo la sentenza che lo vietava assolutamente per la pena da scontare a causa della condanna per frode fiscale. E in concomitanza dell’inizio dell’affidamento ai servizi sociali è stato inopinatamente accolto a braccia aperte (manco a dirlo) dal fedelissomo Bruno Vespa a Porta a Porta. Dove ha confermato che “sono sicuro che questa sentenza, contro cui abbiamo fatto ricorso alla corte europea e contro cui nelle prossime ore chiederemo una revisione alla Corte di appello di Brescia, verrà annullata”. Quindi ha concluso gli “improperi” [come vuole il rituale mnemonico della tradizione cristiana, di farli ossessivamente ripetere di insulti contro i giudei che hanno crocefisso il loro cristo] affermando che “il Tribunale di sorveglianza ha eseguito una sentenza politica infondata” [rainews, 9.5.14].

Si veda che cosa ha ribadito l’ingannevole arkoriano, fasullo animalista, padrone per procura anche di Dudù, oltre che di svariati cani e simil\cani o simil\cagne che da sempre si dichiarano,

o no, berlusconiani-migliori-amici-dell’uomo-silvio; mentre i canidi veri – non gli umanoidi – non circoscrivono la loro amicizia solo a Silvio: e invece, a cominciare dai lupi (Canis lupus), costituiscono una comunità socievole e ben ordinata, con un capo branco via via riconosciuto per meriti e non per … soldi!. Dunque, ricapitolando: le virgolette “” è inutile metterle, essendo quelle che seguono tutte parole autentiche disseminate qua e là nelle esternazioni dei Suoi deliri, in quanto come tali valgono per l’intero prossimo periodo: e si noti che il Kapone le ha spiccicate di nuovo ben dopo la decisione del … tribunale di sorveglianza — sentenza politica infondata, legata al silenzio che è stato imposto sulla magistratura, ingiusta decisione della magistratura che mi ha condannato per un fatto assolutamente inesistente, ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, istanza di revisione alla Corte di appello di Brescia, sono certo che la sentenza sarà annullata, un bavaglio che è difficile da sopportare e rispettare. [E ancora] hanno fatto di tutto per non farmi tornare in campo, prima mi hanno fatto condannare ingiustamente, poi mi hanno fatto decadere dal senato (continuare a chiedere la mia decadenza è stata una mascalzonata), poi mi hanno reso incandidabile per sei anni, ecc.

B-tyrannosaurus rex #1ter: la petulante verbosità del kapo

La petulante verbosità del kapo, insolente sfrontata e arrogante, nel frattempo noi continuiamo qui come sopra a riferirla con le sue stesse parole, dopo che Lui ancora oggi ha segnalato a vanvera non sappiamo quanti colpi di stato, puntualmente ridicolizzati e smentiti perfino da istituzioni riformiste e revisioniste. Su sollecitazione dei Suoi consulenti ha cercato anche di accreditare il libro di memorie di Timothy Gaithner su cui il Berlüska si è buttato a capofitto per accreditare la panzana-della-sua-persecuzione, un altro colpo-di-stato contro di Lui, un ordito all’estero, tra Usa e Ue (Merkel-Hollande-Draghi e ovviamente Napolitano), e portando quindi alle sue dimissioni – dice Lui – a novembre 2011. Mentre gli Usa dichiarano di non aver avallato alcuna forzatura per il cambio di governo (del resto Berlusconi, con le sue palesi era più che inviso e mal sopportato da tutto il mondo, e avrebbe dovuto comprare al almeno un’intera squadra di rugby, poiché forse neppure una di calcio sarebbe bastata a completare i voti mancanti al suo governo dopo la copertura dei … “responsabili” tipo Scilipoti, Razzi o De Gregorio. Dunque, altro che cacciato in séguito a un complotto internazionale: è andato in minoranza, è stato sfiduciato di fatto e se ne è dovuto andare con la coda tra le gambe prima che il parlamento residuale potesse pronunciarsi esplicitamente.

Per le istituzioni italiane – pur se ipocritamente abituate da decenni‼ a smentire semplici voci interessate e pilotate, restando tuttavia ligie al dovere richiesto dal potere borghese – rientra nelle nefandezze d’uso, ma formalmente vietate dalla magistratura di sorveglianza, l’affondo ormai di consuetudine contro Napolitano — che era già così, e così operava politicamente anche mezzo secolo fa. Sicché il ducetto ha detto perfino che . E il Berlüska ha continuato a mentire con la storia – falsa – che tutti i presidenti del consiglio che l‘hanno succeduto non sono stati eletti dal popolo, quindi illegittimi: perché Lui, come si vanta, è stato forse [… forse?‼?] l’ultimo presidente del consiglio ? Beh! ma lo vada a raccontare a qualcun altro che non sia un suo valletto, maschio o femmina! La Corte costituzionale, invero, ha dichiarato legge incostituzionale la normativa elettorale del 2005, cosiddetta porcellum, in forza della quale anche lui, come tutti gli altri elencati in liste listoni o dal 2006, sono stati magicamente trasformati in… : ora si sa ufficialmente, ma noi e altri avevamo denunciato da tempo, anche prima, l’operare fascista, fascistoide e piduista delle varie truffe elettorali successive al 1923 [anno della cosiddetta legge Acerbo, dal nome del redattore, ma voluta da Mussolini per cancellare il sistema proporzionale puro e regalare al partito nazionale fascista una sicuro premio di maggioranza assoluta parlamentare — per la cronaca Acerbo fu poi, nel 1962, decorato dal … presidente della repubblica Antonio Segni con una medaglia d’oro per le sue azioni]; sicché attraverso altre leggi-truffa> – in toto, ma anche solo in parte, come per la legge del 1993, ideata ancora una volta per bloccare il sistema elettorale costituzionale repubblicano, in vigore dal 1946 e che prevedeva un proporzionale puro (sulla qual decisione maggioritaria e bipolare concordò la maggioranza dei partiti, di fatto quasi tutti favorevoli a tale truffa sapientemente occultata) – fino appunto al 1993 con una truffaldina e sottaciuta normativa e bastarda, stravagantemente detta mattarellum, operante dalle elezioni 1994 (ma che strana coincidenza di data!) al 2006] maggioritarie, non proporzionali, non elettive senza preferenze e assemblee di fatto dagli apparati dei capi, e con sbarramenti: ma Lui come si permette di a raccontare menzognere favole e imporre al paese frottole come sul sistema giudiziario che lo ha condannato? E la truffa continua [per le opportune avvertenze di ciò che si prospetta dopo questo 2014, consultare l’italicum -di-Rœnzie (o piuttosto è meglio riferirsi all’… italicus), in cui sono proprio cancellate proporzionalità e preferenze, mettendoci ancora premi di maggioranza, sbarramenti, eliminazione del senato, ecc, tutte norme contrarie alla costituzione repubblicana, quindi a essa contrarie]. Dunque, non solo i tre capi di governo, più recenti che l’hanno seguito, Monti, Letta jr, Renzi, sono non eletti dappoiché le elezioni dal 17 maggio 2006 da cui sortirono il Prodi ii e il Berlusconi iv sono state teoricamente annullate in quanto dichiarate incostituzionali dalla Corte in quanto basate sul truffaldino sistema detto <porcellum>, voluto proprio dal Kapone — e allora non solo i tre presidenti del consiglio venuti dopo di Lui, ma Lui stesso è stato falsamente e illegalmente eletto: cioè non eletto; ma allora che cosa vuole rivendicare straparlando?

Senonché tutto questo non basta al Nobile-presidente-della-sorveglianza e ai suoi aiutanti (i suoi ripetitivi bracci … è il caso di dire), dopo l’avvertimento tanto serioso quanto, detto in gergo <farlocco>, ossia, come spiegano i moderni dizionari linguistici riferito a un —– non basta, si diceva, per revocare l’affidamento ai servizi sociali di un reo che non ne aveva alcun diritto? Un reo condannato (ma gli azzeccagarbugli del kapo cercano sempre ulteriori dopo il … definitivo e inappellabile terzo grado di giudizio, dato che anche la “prova”, dopo l’avvertimento della sorveglianza, è clamorosamente e palesemente fallita. Forse non basterebbe neanche coglierlo in flagrante dopo un omicidio con il coltello sanguinolento in mano. Marx rilevò che quando Hegel aveva osservato che “tutti i grandi fatti della storia del mondo e i loro personaggi compaiono a due riprese, dimenticò di aggiungere: la prima volta in tragedia, la seconda in farsa”. E noi, allora, dovremmo aggiungere – di fronte al ripetersi innumerevoli volte di analoghi e rabbassati fenomeni (truffa, corruzione, ecc. che vanno ben al di sotto, più giù di un avanspettacolo da caserma) della pur infima e infame farsa bonapartiana tra lo zio e il nipote entrambi “dispari” – che siccome la terza, quarta, quinta ecc. volta, con pseudo protagonisti a turno [ora è la volta, o il rifacimento di precedenti, di Del’Utri, Scajola e Matacena, o Tarantino e Lavitola, o pure Frigerio; Greganti e gli altri protaganisti della milanese Expo 2015 – si veda dopo], non basta più nemmeno la farsa della seconda volta ma, come appena detto, occorre abbassarsi ancora per la messa in scena di avanspettacoli con cialtronerie, millanterie, doppisensi e menzogne dell’intera-banda-berlüska.

Dell’Utri “prigioniero politico”

Dell’Utri “prigioniero politico” è stato finora il solo che non si sia “limitato” a dire che anche la sua “è stata una sentenza politica” e sentirsi “perseguitato” dalla politica e dai giudici per tutti questi anni, “è un credente e da 20 anni è sottoposto a una tortura, forse perché era vicino a me, di essere accusato di coinvolgimenti in fatti di mafia” [tu l’hai detto B-rex!]. Questa storiella del vittimismo è ripetuta invece in maniera vomitosa dal suo amico-e-signore-Silvio. Dell’Utri no, lui no, è prorotto in un “io sono un prigioniero politico” da far ridere — se non rappresentasse una vera tragedia per le decine di migliaia di veri prigionieri politici nel mondo, e per non parlare dei milioni di salariati – la maggioranza della popolazione mondiale e non-una-minoranza-da-difendere-in-via-di-estinzione, che lavorano stritolati nel sistema delle fabbriche – “ergastoli mitigati” [come le chiamava Charles Fourier, un socialista utopista della fine del xviii sec, così ricorda Marx]. Ma la spocchia non gli impedisce di fare paragoni e riferimenti indecenti. Non contento di tale infamia su un lavoro che lui nemmeno conosce, ha pure aggiunto una pretesa che sa enormemente di illegalità, dicendo: “Vorrei i servizi sociali come Silvio Berlusconi, magari nello stesso posto”!! Ma lo sa che la legge lo vieta?, come l’ dovuto vietare per il suo correo Berlusconi [ha ragione un magistrato siciliano che ha fatto notare –cosa popolarmente riscontrata – che i soliti-noti-di-rango-sociale-elevato di solito evitano la galera o, se proprio sono condannati, dilazionano l’applicazione della sentenza, ne svuotano i termini con vari trucchi (come hanno fatto gli avvocati di Berlusconi), attraverso interpretazioni giurisprudenziali al di sotto delle leggi vigenti, calcolando così tempi ridotti con indulti e detrazioni varie inammissibili dalla legge penale, fino alla prescrizione del reato, ecc., e si fanno assegnare agli arresti domiciliari, o a quelli ospedalieri per … motivi di salute, o pure assegnare ai “servizi sociali” in condizioni di reato e condanna che li vieterebbero tassativamente e in ultima analisi (qui ancora emerge la … del ducetto)].

Pertanto non merita nemmeno discutere di simili acrobazie meta-legali di rei e (che è difficile capire come facciano – a parte che per soldi (ma c’è modo e modo di farlo) – a difendere rei di tal fatta, facendo pure gli offesi se non si dà loro retta o si additano al ludibrio generale come s’ha da fare verso tutti gli-avvocati-difensori-di-delinquenti-comprovati: e non si venga a dire che quello è il di difensori: dove? in quale forma sociale? Pertanto – potendo solo denunciare le nefandezze di un intero sistema, non potendo finora far attuare quanto meno le conseguenti leggi formali borghesi – prescindiamo dai fatti noti e dalla insufficiente o inesistente o vanificata applicazione di tali leggi, rifuggendo dal pettegolezzo, rabbassiamo però la polemica ai livelli-da-avanspettacolo [la quarta e quinta volta dalla ripetizione della storia, dopo Hegel] voluta dai berluscoidi. Allora, dopo che il delinquente – ça va de soi – aveva espresso tutta la sua solidarietà e amicizia al suo sodale che però, giacché entrambi rei condannati in cassazione e quindi interdetti dal farlo [a parole, ma chissà come andrà a finire …], non possono doppiamente (sia attivi che passivi) incontrarsi, per ora non resta loro che stringersi in un virtuale abbraccio mortale a distanza, e quindi ai due cofondatori di Forza Italia 1.0 non restano che la distanza postale, per piangersi addosso e frottole da raccontare della serie li separi>, prima o poi [… abbiate fede!]. Sicché il Kapone ha sùbito sventolato la sua stretta e incrollabile amicizia – in quanto unica motivazione portata a sostegno della sconcezza dei due delinquenti – né léggi né sentenze della magistratura possono intaccare.

Se non implicasse la loro comune impunità – ossia una tragedia sociale – saremmo di nuovo caduti nell’avanspettacolo dei saltimbanchi cialtroni. Anche secondo Berlüska, … povero Dell’Utri, è stato perseguitato-dalla-politica-comunista [anche se Rœnzi “ha la faccia simpatica …è sostenuto dalla sinistra, guida un governo di sinistra, fa cose di sinistra” e agisce addirittura “nel solco dell’ideologia comunista” – parole testuali di B-rex [17 maggio 2014]: esagerato‼], [sic!?!] “per aver fatto assumere Vittorio Mangano come stalliere nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. Confortato da tanta balorda solidarietà, il malato latitante d’oro DellUtri ha voluto concludere l’insolente scempiaggine affermando di Mangano che per lui è “una persona davvero speciale anche [??!] se aveva dei precedenti penali”: quisquilie. Per stavolta si è limitato perciò dire che “per me Mangano era un amico e basta”, senza aggiungerci “eroe”.

Claudio Scajola – naturalmente

Claudio Scajola – naturalmente – è un esperto avanzo di galera. Quando si era nel 2001, con il G.8 di Genova, appena dopo una decina di giorni dall’ingresso di “Sciaboletta” [questo era il

soprannome, da lui non gradito, ma era anche chiamato “Napoleone Bokassa” dagli “amici” … figurarsi dai nemici!]. Di fatto epiteti spregiativi che gli avevano affibbiato i tanti nemici e i falsi amici della sua cosca (nel significato originale agro-alimentare di parte interna accessibile del carciofo – il “cuore”, detto altrimenti – solo dipoi usato perciò per riferirsi a una società segreta, i cui capi sono nascosti dalle ruvide escrescenze immangiabili ma visibili delle foglie esterne del carciofo); ossia il termine è passato figurativamente a indicare i componenti una consorteria, con precisi gradi nella scala di comando, fino al centro del , che i fedeli difendono da tutto e tutti, fino alla morte, giustificandone la corruzione rovesciata in persecuzione ma la cui degenerazione serve ai cascami della cosca per “contare” qualcosa (ed eventualmente per esprimere con molta circospezione la … propria opinione) nella consorteria e nella società — ma questo è proprio il metodo seguito da mafie, massonerie, e servizi segreti in genere, per proteggere e scagionare da ogni accusa – anche di omicidio o strage – il “padrino” o il “gran maestro” o il “comandante”.

Ebbene Scajola esordì come ministro degli interni [cioè di polizia] del governo Berlusconi ii, presso il quale fruì del patrocinio di Paolo Emilio Taviani {dal vecchio al nuovo partito popolare, sempre in area cattolica quindi ben messo dentro alla dc, con De Gasperi, dopo che tra il 1930 e il 1938 era iscritto al partito fascista con fiducia nel , ecc. Quindi è ovvio che sollecitasse i suoi , come Scajola (erano entrambi liguri) a continuare il loro impegno catto-conservatore presso Forza Italia \ Popolo della libertà}. Lo stesso Taviani, dalla guerra partigiana in poi, si è presentato e ha ottenuto riconoscimenti e anche una medaglia d’oro per la resistenza – ovviamente, in quanto il clerico-fascismo aveva continuato a crescere e tuttora prosegue, come è facile desumere anche dagli eventi ri\attuali che coinvolgono Scajola}. Sciaboletta, con arroganza, alla cosca dei suoi seguaci fedeli, impartiva ordini da eseguire e basta, in quanto costoro sapevano – per loro certe cose andavano avanti e avvengono tuttora con crescente intensità che, senza il suo intervento su candidature, nomine, scelte per le liste elettorali (a volte civiche-di-destra “apparentate” con la dc ma indipendenti, autonome e quasi in competizione\ricatto con essa) e via appaltando, loro sarebbero rimasti teste vuote di paglia secca quali erano: fin dai trentennnali intrallazzi democristi: che si sono specializzati fino al Popolo della libertà.

Approdato per tali vie a Forza Italia, come ministro dell’interno. per il G.8 di Genova disse a caldo che “fu costretto a dare ordine di sparare” [certo, lui l’<insipiente> per antonomasia, essendo divenuto questo il nome fittizio da affibbiargli, di sicuro significativamente più adatto che non Sciaboletta o Napoleone Bokassa … tanto che a freddò lo negò: Berlüska docet]; e appena un anno dopo, allorché rifiutò la scorta al giuslavorista Marco Biagi, argomentò che rompicoglioni [!‼!]>, ed erano soltanto sue insistenze per avere protezione: non l’ebbe, quindi fu facilmente ammazzato. Alla cui notizia l’, facendo il finto [… ?!?] tonto, sfornò l’ulteriore offensiva raffinatezza, per cercare di giustificarsi della sua irresponsabilità: “ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre”. Senza commenti: tranne che ora, alla luce delle carte nascoste trovate a casa sua, è venuta fuori la finzione sua e dei suoi subalterni, tramite una lettera sul caso Biagi che Scajola siglò di suo pugno come “vista”. Dunque l’insipiente sapeva e tacque: ma non solo, perché la procura di Bologna ha potuto riaprire l’inchiesta (allora archiviata) sui con l’ipotesi del reato gravissimo di “omicidio per omissione” [l’art.40 c.p. infatti dice che “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”] — che implicando l’omicidio non è (ancora?!) soggetto a prescrizione, e pertanto è tuttora perseguibile (e non … , come direbbe invece il Berlüska). Ma chi volete che ci creda?!

Scajola era già <’n ‘ommo ‘e panza> navigato impegnò la sua supposta autorevolezza a gestire il potere locale per conto proprio (con sottili ricatti, anche oggi rinnovati, pretendendo “rispetto”) ha detto ai berlusconiani più … fedeli Confalonieri e Letta sr “se non mi candidano alle elezioni europee faccio scoppiare un casino che non avete idea; altrimenticolgo che è un segnale di guerra: e la guerra si fa in  due”. La scuola fatta nella dc è a lui servita per replicarla, amplificata, nella F.I.1.0 di Berlusconi. Infatti che Scajola fosse stato arrestato, e poi prosciolto, per corruzione, è stata recepita come se fosse cosa di poco conto, un reato secondario, poiché era un caso affrontato in Svizzera: si trattava delle indagini relative a sospette per l’appalto di gestione del casino/ò di San Remo (sia per il gioco d’azzardo che per i festival). Inutile proseguire in un elenco noto ai più: quindi basterà ricordare alcuni fatti soprattutto per le implicazioni che sottintendono; a es. la scandalosa faccenda – peraltro ridicola – dei voli aerei tra Albenga e Roma: per far ciò è stato necessario riaprire l’aeroporto di Albenga (territorio di Sciaboletta), dato che fu Scajola a ottenere uno … di un milione di euro. La tratta era stata già inaugurata due volte, nel 2002 e nel 2004 e per due volte soppressa. Il successivo finanziamento ha consentito a di ripartire, ma è stata richiusa e ripristinata nuovamente nel 2008 con voli charter; secondo fonti aeroportuali i voli per Fiumicino hanno spesso soltanto una decina di passeggeri (Scajola e i suoi clientes). Siamo nel spregevolezza dell’avanspettacolo di infimo ordine: difatti c’è voluta la moglie che ha detto che “Claudio Scajola è un galantuomo, con un grande cuore e una grande testa”. Ma testa di che? I magistrati, e con loro gli investigatori della Dia, sono convinti che Scajola e gli altri arrestati del Pdl siano componenti di “un’associazione per delinquere segreta collegata alla ’ndrangheta” — ecco l’estensione figurata del significato di .

Ma chiaramente, con una reiterazione del suo pessimo stile, la palma dell’avanspettacolo pseudo comico di scarsa qualità (varato dall’autarchia fascista, come “fratello povero” della rivista) spetta a Silvio Berlusconi che per il caso del suo palafreniere Scajola, preceduto dalla fuga di Dell’Utri, ha asserito che entrambi sono “bravissime persone”. Del siciliano si è già detto, ma anche per il ligure non sono mancate le sue proverbiali cazzate: “mi sembra assurdo mettere in carcere una persona che è stata ministro dell’Interno solo [corsivo ndr] perché ha aiutato a trasferire un amico già latitante in difficoltà come chiesto dalla moglie”. Peraltro Berlusconi asserisce di non ricordare: ; in realtà è stato eletto\nominato in forza delle segnalazioni di Scajola per due legislature. E sì, . Se il fossile non lo ricorda, forse sarebbe benne che chiedesse di essere ricoverato in ospizio con le malati di Alzhaeimer. Ma come ? Bisogna essere proprio fuori di testa: un condannato con sentenza definitiva della cassazione a quattro anni più la pena accessoria – condanna mai eseguita e rispettata, si è detto infinite volte – ha l’ardire, come delinquente riconosciuto, di sminuire il carattere grave di un reato di sostegno attivo a un latitante condannato per mafia (è un altro reato, di apologia e favoreggiamento, anche questo), commesso da un altro indagato per connessioni mafiose, come se nulla fosse — ma già! Sciaboletta <è stato ministro dell’Interno>, e in uno stato dove ci si vanta per la democratica norma , non sembra anche a voi che sia di così alto lignaggio e specchiata moralità!! Non a caso lo stesso delinquente abituale Berlüska – che finora dopo la sentenza della cassazione sembra prestare orecchio a Razzi: , e praticare una cosiddetta agibilità politica che tutti, proprio tutti (meno i suoi lacchè), gli avevano a parole negato, mentre il nobile-giudice-desantis dà mostra di non accorgersi delle rinnovate violazioni e degli avvertimenti contenuti nelle prescrizioni della sorveglianza – precisamente Lui nelle sue a dir poco illegali condizioni, ha sentenziato che il privato cittadino Beppe Grillo è un assassino che non dovrebbe parlare; volutamente confondendo così una condanna per omicidio colposo (per un incidente stradale da Grillo colposamente causato) con reati fino all’“omicidio per omissione” che sicuramente non è colposo ma doloso e volontariamente stabilito nel momento in cui l’ex ministro dell’interno – uomo pubblico – ha deciso di . E non si dica che è la foga della campagna elettorale (che il ducetto neppure dovrebbe fare), giacché è soltanto dovuta alla malafede di un delinquente impunito.

Amedeo Matacena

Amedeo Matacena, ha indicato alla Direzione investigativa antimafia [Dia] che Scajola è l’“interlocutore politico” delle cosche della ‘ndrangheta. Ecco perché qui lo trattiamo come punto #3½, in quanto complemento dell’affare Scajola. E pare che sia stata trovata una lettera scritta in francese al “mio caro Claudio” e che, secondo gli investigatori, potrebbe essere stata firmata dall’ex presidente libanese Amin Gemayel in cui si diceva: “troveremo un modo per farlo uscire dagli Emirati arabi e farlo arrivare in Libano”. Intanto però, per sua maggiore sicurezza, Matacena ha scelto la fuga per aspettare in libertà la decisione della Corte europea per i diritti dell’uomo: anche lui!?

Ma chi lega il tutto e lo tiene unito è più decisivo – e anche più occulto – di un semplice <interlocutore politico>, come ha detto Matacena di Scajola: perché Frigerio ha più sinceramente spifferato ai quattro venti che la “cupola” di mafia-politica-appalti esiste e, a suo dire, il suo referente politico era Silvio Berlusconi [estraneo alle indagini sugli appalti — quelli sul G.8 di Maddalena, poi di Aquila e relativa ricostruzione post terremoto, degli impianti sportivi per i mondiali di nuoto e di … , sono, è il caso di dire, acqua passata]. Per ottenere gli appalti, anche per l’Expo, ilsistema delle tangenti è sempre quello: far sì che i dirigenti delle imprese concorrenti fossero costretti a pagare. Frigerio, uno dei principali arrestati, da vecchio democristiano ha dichiarato che [‼]; altri le chiamavano “consulenze” [‼‼]; Frigerio ha aggiuto che “per un po’ di corruzione non puoi distruggere tutto”: suvvia, solo per un po’ di corruzione! Il punto del problema, per lo smaliziato amministratore democristo, è la legalità cui ci si vuole attenere scrupolosamente: ma vi pare?? Sembra che siano 7 (per ora, ma ce ne sono molti di più: tanti del ncd; una pattuglia sbandata di ciellini che, dopo l’incriminazione del Formigoni, sono in cerca di … lupi, trovando per adesso Lupi; ci sono anche discendenti della schiatta Fanfani, ecc.: tanti … buoni-cristiani, come quelli senesi del MpS mascherati da Pd ma, va detto, in quota Margherita-Pp) gli indagati agli arresti, per associazione a delinquere e associazione mafiosa, per l’affare degli appalti all’Expo; i nomi non contano [Paris, Cattozzo, Maltauro, Guzzetti, Luigi Grillo, oltre a Frigerio e Greganti. Se il ricicla come i – Gianstefano Frigerio per Dc→FI e Primo (ormai … Secondo) Greganti per Pci→Ds, insieme ai reduci indagati e condannati del 1991 di <Mani pulite>, ovverosia Tangentopoli, presi con le mani nel sacco da Borrelli, Di Pietro e dall‘intera squadra dei pm milanesi, allora quello che avanza è soltanto il vetusto e ammuffito pranzo freddo di ventitré anni fa. Perciò anche il caso Matacena, con il casino sollevato dall’arresto di Scajola, non può che rientrare come sottocaso di quello, e come sua appendice. In questo caso nemmeno un avanspettacolo infimo basta più a sostituire la farsa evocata da Marx per Napoleone iii: occorre adattarsi alla peggiore recita dei sobborghi emarginati.

Ma esso, inoltre, si è sovrapposto all’, con una coincidenza solo di tempi (per ora, poi si potranno forse vedere cose per cui ) — ma noi appunto abbiamo sùbito cercato di trovare i nessi logici necessari. Dopo la sentenza di condanna in via definitiva di Matacena per concorso esterno in associazione mafiosa, è lì sottolineata “la stretta commistione tra l’attività politica e quella imprenditoriale volta sia al proprio interesse che in favore delle cosche”. Del resto non è per niente che – in nome delle infiltrazioni mafiose nello stato (e pure di istituzioni statali nelle organizzazioni mafiose) – si è qui fatto un riferimento unitario alle menzioni di concorso con la mafia, direttamente o indirettamente in tutte le sentenze sui casi in esame, da parte dei valorosi-costituenti-l’apparato-berlusconiano, condotti dal Kapone stesso con Dell’Utri, Cosentino, Scajola, Fitto e in attesa di sentenze per altri. I pm hanno sancito che Scajola “rappresenta la proiezione degli accordi e degli impegni assunti da Matacena”. In questo contesto l’ex deputato condannato per associazione mafiosa individuerebbe “l’interlocutore politico destinato a operare su sua indicazione in Scajola”. E di qui l’accusa per Scajola di . Sicché adesso l’ex ministro è accusato di aver favorito la latitanza di Matacena per occultare la titolarità effettiva di società che a lui fanno capo, e così facendo interessata a mantenere inalterata la piena operatività di Matacena e della galassia imprenditoriale a lui riferibile utilizzata per schermare la vera natura delle relazioni politiche, istituzionali e imprenditoriali dallo stesso garantite”. È per questo che gli investigatori hanno fatto notare che per coprire la latitanza del suo Scajola si comportava come un mafioso. Linee riservate non intercettabili, linguaggi in codice come gli scolaretti, quando parlava con la moglie di Matacena (alla quale tra l’altro aveva promesso più di 15 mila € per l’anticipo di una casa a Montecarlo.

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02-02-2014

Brevi perle dall’accozzaglia

# Rœnzi, nell’assolutismo del suo io (bene appreso dal suo scrittore-fantasma Baricco), innestato sul proprio endemico opportunismo, <deve> sostenere di aver sempre vinto, qualunque sia realmente la situazione. Ha cantato vittoria [si veda poi analogamente Grillo], guardandosi bene dal dire che era passato indenne dalla camera perché, uscendo dall’aula i pentastelluti e i legaioli, il quorum si era di fatto abbassato, sì che il bischeraio dei franchi tiratori praticamente era vanificato: chissà con chi stanno – e staranno – gli assentati? O con Berlüskrenz?!? Quindi il bischero si cimenterà anche con la demolizione della costituzione, oltre alla legge-truffa elettorale, con bicameralismo, nominatività popolare del presidente del consiglio, presidenzialismo piduista con elezione diretta del presidente della repubblica e revisione del titolo V: ma appresso c’è il titolo VI che contiene il fondamentale art.138, già insidiato, sulle norme per la revisione della costituzione stessa. Sicché Rœnzi ha approfittato in séguito agli incresciosi episodi avvenuti per le votazioni alla camera (dl su banca d’Italia e Imu) e nelle commissioni parlamentari (sull’oscena legge elettorale berlüskrenziana, ritenuta una maltruccata variante della vigente — con rispetto dei porci che, come tutti gli animali scioccamente coinvolti in questi giochetti allegorici, sono molto più intelligenti e sensibili dei legiferatori  di ieri e di oggi — dai maggiori costituzionalisti italiani). Anche se le due questioni sono del tutto indipendenti tra di loro, il bischero furbacchione fiorentino ha alzato un po’ di polverone per trarne vantaggio, mettendo così di mezzo la spaesata Boldrini che, all’ultimo momento, non aveva scelta di fronte alla crescente gazzarra demagogica del convergente opportunismo dei grillisti: che il non ha negato essere, insieme alle altre iniziative di cui si dirà tra poco, pura e semplice propaganda-politica-elettorale! {Per risarcire gli animali dalle male lingue umanoidi conviene riportare questa satirica contraddizione dialettica di Altàn, con il suo solito capovolgimento nel doppiosenso, qui per il dilagare di ladrocini e corruzione}:

gazzeladre

# Quanto al bischero (quello “con le palle” secondo il fervente santanchiano Sallusti), circondato dai suoi “squadristi” (come li ha definiti Cuperlo, per radersi una volta per tutte la lingua), ne sta combinando una più del … milanista “diavolo” arkoriano. Con il suo inginocchiarsi a 90° sotto Berlüska, ne usciranno ancora delle belle (come listini e sbarramenti che non si toccano perché … Lui non vuole, oppure con la legge sulle primarie per i candidati al posto delle preferenze, ma una legge non obbligatoria: solo a un bischero presuntuoso può venire in mente di proporre la figura giuridica di una – roba da scemi!); o pure con il viareggino Toti Giovanni [da non confondere con il quasi omonimo romano Gianni Toti, ormai morto, comunista nella resistenza antifascista, scrittore e grande artista in varie forme] che nel … cuore di Berlusconi è stato l’“erede” di Fede al tg4 – seguìto poi da Giordano, che è sostenuto da “straccio” Liguori: un gran giro di elevato livello!!? Il Toti (inteso come Giovanni), per leccare il culo al dominus nel suo dominio sul bischero, ha fatto intendere, come quasi tutti – il bischero medesimo per primo – codesto amorevole incontro-di-perfetta-armonia quale ; e sfoggiando una cultura che neanche lui conosce ha ripetuto coralmente <pacta sunt servanda>: ora a parte che si è detto che non sono, ma ordini e basta, non c’è, neppure nella finta opposizione legale, almeno qualcuno cui sia balenato nel cranio di rispondere in simili occasioni: perché, <sententiæ sunt servanda> o no? E resta sempre inespressa anche la revoca del titolo, abusato da tutta la stampa, di : revoca che non è o non sarebbe per niente un fatto secondario! [cfr. qui art. 26 nov].

# Anche il Grillo berciante, e i suoi pentastelluti casalgrilllisti corifei, friniscono per vittorie che non appartengono loro — anzi. A parte “boia” – con tanto di séguito ormai, dopo l’incerta e discussa origine partenopea di fine settecento, definitivamente ufficializzato come frasario fascista con il “chi molla!” – si sono sprecati i vaffanculo e gli insulti vari, le oscene scurrilità sessuali maschiliste evocanti “pompini” delle avversarie parlamentari o pure incitanti allo stupro della presidente della camera; fino ad altre manifestazioni di vilipendio delle istituzioni (stavolta anche nella figura del presidente della repubblica). Ma giuristi di alto livello sociale e anche tecnico legale si sono chiesti dove mai possano stare l’“alto tradimento” o l’“attentato alla costituzione” per i quali è possibile proporre la (art.90 c.) e semmai l’autorizzazione parlamentare a procedere [cfr. a es. una scheda in la stampa 29 gennaio] per attivare la corte costituzionale? È chiaro come alla luce del sole intravedervi sia il ricordato opportunismo dell’ex comico berciante che ha ammesso che in tutti simili casi prevalga non il contenuto politico ma la rozza provocazione propagandistica elettoral-politiches-qualunquista, sia la – ossia scoria stratificata e consolidata da tempo – qui da intendersi come sporca ignoranza giuridica, sia ignoranza che però è anche storica.

# Una cosa è individuare un nemico politico – che non è semplicemente un , lo è di classe e non in quanto pari-cittadino-della-società-civile – da combattere, cioè, per le sue avverse posizioni consolidate; altra cosa è ignorare tutta la storia pregressa dell’individuo in questione. Chi di noi ha conosciuto le posizioni di destra-a-sinistra negli anni 1960, ispirate dall’ultra-liberal-riformismo di Giorgio Amendola e assunte da Napolitano – capo dei cosiddetti dell’ex Pci – dovrebbe sapere bene che data da quasi mezzo secolo la sua avversione al marxismo e alla conseguente lotta di classe. Pertanto fu oggetto costante delle profonde critiche politiche di quelli (allora abbastanza significativi, se non numerosi) anziani o vecchi – che secondo il giovine-vaniloquente-bischero-fiorentino, povero privo di senno, sarebbero da “rottamare” – come noi — ma soprattutto come Marx. Appunto la lotta politica, dura, non scadeva né nella superficialità di accuse giuridiche infondate per ignoranza storica, né nella molto tardiva delle sue attuali posizioni revisioniste e tendenzialmente reazionar-borghesi: politicamente Napolitano era, è e resta un nemico di classe.

# Altro gran rumore privo di senso, di cognizioni e di sapere storico riguarda la questione della Banca d’Italia: perché i Casalgrillisti non sanno che essa fu privatizzata dal 1936, e semmai oggi si dovrebbe …  : ma non è possibile farlo, anche perché non ci sono i soldi necessari. Le posizioni dei loro pentastelluti sono perciò dettate o da malafede o da ignoranza: anche se l’una cosa non esclude l’altra. Anche qui, come in molti altri casi – a es. le storiacce riguardanti il nemico-di-classe-Napolitano con cui il conflitto deve essere profondamente politico e non giuridico istituzionale – non è da oggi che chi abbia studiato a fondo [Marx docet] le leggi del capitale e del denaro, fino al 1870 e dopo nell’era dell’imperialismo, sa da che razza di imbroglioni, impostori e profittatori parassiti non solo dei lavoratori ma anche dei loro nemici fratelli borghesi, sia costituita le genìa dei banchieri [quasi tutti sanno che Bertolt Brecht scrisse che “è più criminale fondare una banca che rapinarla”: era il 1930 in Santa Giovanna dei macelli, ma appunto non era un semplice slogan, ma era frutto di una profonda analisi cominciata più di un secolo prima da altri giganti, tanto che lui stesso definì la Santa Giovanna come la sua prima opera teatrale marxista]. È conseguenza più che ovvia che, avendo seguito tali analisi critiche, emerga l’indicazione delle malefatte dei banchieri in nome delle banche. Ciononostante le considerazioni di un esperto della borghesia quale Giampaolo Galli (ex direttore generale di confindustria e ora senatore pd) hanno una precisa rilevanza pur dovendo, poi, essere sottoposte a un altro tipo di critica, prettamente politica. Galli sostiene, a ragion veduta, che “il decreto sulla rivalutazione delle quote della Banca d’Italia, nato soprattutto per finanziare in parte l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, avrà nel tempo un effetto positivo sul capitale delle banche”, pur se lui dice <quindi> “sulla loro capacità di aumentare il credito all’economia”. Ma se questo è tutto da verificare, e siccome è da supporre anche che Brecht, seguendo Marx, avesse ragione, perché tutte le banche già azioniste private della Banca d’Italia – quindi anche le due grandi banche oggetto solo attuale degli strali critici, dopo quasi ottanta anni contrari a una privatizzazione ultradatata – potranno beneficiare della maggiore quotazione della partecipazione da esse posseduta: insomma che le banche non regalino nulla e non diano qualcosa per niente non è certo una scoperta da fare oggi. Ma quel decreto non paga oggi neppure un euro e anzi lo stato può ricevere sùbito denaro contante per incassi tributari sulle quote rivalutate. Marx attaccava già nel 1867 la “bancocrazia moderna”, scientificamente, senza alzare il confuso e incólto polverone propagandistico dei parvenus-dell’indignazione.

# {Un breve inciso va riservato qui all’anarco-semimovimentista-psudomurksista-exleghistadella primaora, Philippe Daverio, che si era fidato che il primo Bossi e la Lega di allora fossero giacché i lavoratori sedicenti comunisti li votavano. La storia ha fatto ragione dell’abbaglio; e anche Daverio ha mezzo aperto gli occhi, e lo si è visto nelle sue ottime critiche artistiche, nelle posizioni sociali (anche cibarie) e culturali da lui prese: e quindi nelle che per questo ha dovuto subire con le censure televisive per il “certificato di decesso”, come lui ha detto, da parte di raitre di passepartout, come è stato per parla con me di Serena Dandini. Queste trasmissioni sono state ritenute troppo <cólte>, noiose e inadatte per la comunicazione-spazzatura-da-supermercato voluta dalla televisione commerciale per vendere. Ma non tutto il male vien per nuocere se suscita qualche sporadica reazione nei protagonisti, trascinando pian piano anche telespettatori stufi di questo andazzo. Nel caso specifico di Daverio, collegandosi al grillismo di cui qui si parla, è da segnalare quanto lui ha voluto far capire – pur senza nominarlo mai, forse per scongiurarne le conseguenze – ciò che pensa non tanto di Grillo-altoparlante-di-colui-che-elabora quanto di quest’ultimo (che qui per rispetto di Daverio neppure noi nominiamo): l’essere con folti capelli ricci e occhiali scuri, il cui video detto “Gaia: per un nuovo ordine mondiale” — Neue Ordnung, come si vedrà, è il caso di dire — lo ha tanto impressionato e sconvolto, richiamando fulmineamente al suo pensiero il dottor Gœbbels e gli incubi da costui suscitati. Tanto che l’esperto di comunicazione e di estetica, Daverio, non ha esitato a ritenere che un programma simile lo avrebbe certamente voluto fare il nazista}.

13-01-2014

SHARON È RI\MORTO …

… ma Nethanyahu è vivo e lotta contro noi!

La mera notizia della ri\morte di Sharon è stradetta e risaputa ed è inutile soffermarcisi: peraltro il boia era già clinicamente morto otto anni fa, per cui oggi è solo il bis con l’ufficializzazione dell’evento. Quindi occorre chiedersi altro: intanto che senso possa avere festeggiare adesso con spari, botti, pasticcini e risate di gioia – o dire come qualcuno che : bella soddisfazione! – quando i boia, i delinquenti e i criminali di guerra, come da ultimo Priebke, prima Pinochet e tantissimi altri, riescono a sopravvivere alle loro nefandezze e a morire nel loro letto. Era quella di allora otto anni fa l’occasione di scatenare l’ira contro l’assassino e la gioia per la sua vera morte: non tutte le morti sono uguali, alcune hanno un grande peso per noi – come ricordava il giovane rivoluzionario Mao – altre, leggere per il mondo, possono liberarci da un peso. Quello di allora, non oggi, era invece proprio il momento di scatenare la propria rabbia mista a una insperata gioiosa nemesi — capovolgendo l’invocazione religiosa pacificante, asserendo che , affinché i rei paghino per intero da vivi il fio delle loro colpe.

Per quei frangenti viene in mente la maledizione scagliata da Alex Drastico [vecchio alias di Antonio Albanese] contro il ladro del suo motorino: “Ma che? Ma come? Ma chi cazzo?! Giuro che spererei che tra di voi ci fosse il ladro cosicché possa sentire di persona quanto ho da dirgli: cornuto! Sappi che quello era il mio motorino … Tu puoi nasconderlo, puoi riverniciarlo, puoi raschiare il telaio, puoi venderlo o tenerlo, puoi farci quello che vuoi, ma resta sempre il mio motorino ed a ricordartelo saranno le mie maledizioni … che ti si attaccheranno al telaio del mio motorino, sul manubrio e sotto la sella, nel fanale posteriore e in quello anteriore così che si spengano in una notte tutta buia mentre incroci un grosso tir guidato da un camionista ubriaco, morto di sonno e per di più inglese e per questo tiene la sinistra … Nei freni che ti si staccheranno all’improvviso quando ti accorgerai che la macchina davanti a te ha inchiodato. Una volta compresso e schiacciato nel suo bagagliaio ti sorgerà il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto … Io! Le maledizioni ti si attaccheranno al sellino che salterà via mentre stai salendo al volo e un ferro nel culo ti insegnerà a non mettere più il naso tra i cazzi miei e in più prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi … di farti sputare sangue una mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti sordo, muto, ma non per sempre, cazzo! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani … Era il mio motorino, cornutazzo! T’accechi un occhio e ti renda daltonico l’altro … ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda … che ti doti di una gobba e se già ce l’hai, che in questo caso te la accentui, così che l’unica cosa che tu riesca a vedere sarà i tuoi coglioni! Ed in fine … che uno stormo di piccioni incazzati ti scambino per l’assessore all’ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate così che tu debba scappare col mio motorino però ingolfato di merda … Buon viaggio … Cornuto!”.

E la colpa di Sharon – di lui si sta parlando vanamente adesso – non è di aver rubato un motorino ma quella di un criminale di guerra che ha ammazzato e fatto trucidare da altri, come dai falangisti maroniti, migliaia di palestinesi, popolo padrone reale dei territori occupati e gestiti da lui a unico vantaggio dell’infame stato d’Israele, e di aver cercato (trovata?) la morte di Arafat. La maledizione di Albanese sarebbe stato il minimo da fare allora, e oggi continuarla solo nel caso in cui essa l’avesse colpito anche nel ritorno sporadico di voce e percezione degli eventi sì che si fosse potuto rendere conto delle atrocità da lui compiute: ma lui è ufficialmente ri\morto, mentre è vivo Nethanyahu e prosegue nei crimini dell’occupazione dei territori palestinesi, non suoi, della costruzione del “muro” di separazione, nella costruzione di case per israeliani nei territori occupati e nell’impiego di missili e aerei contro i razzi della strenua, disperata e inane difesa palestinese. Fosse venuto in mente a qualcuno che l’astuto ritiro da Gaza – che formalmente aveva penalizzato i pochi coloni israeliani da lui stesso sloggiati, dopo che li aveva insediati, e che oggi non ne venerano la memoria – che lui propagandò come troppo dispendioso e teso alla pace con i palestinesi, in realtà fu la mossa che sancì definitivamente la spaccatura in due del territorio palestinese occupato e la rottura politica e la lotta tra Hamas e al-Fatah: ma l’hanno continuata a chiamare e lui : se ti dico, io!?

Ma è sconcia ipocrisia mostrarsi contriti quando muore un nemico accanito — come sicuramente accadrà anche per eventi italiani: Bersani non è morto, ma già si sono rincorsi i falsi piagnistei-solidali [?!?!?] di Berlusconi che gli dava del golpista-comunista, di Grillo per cui era gargamella-morto, per Renzi che voleva rottamarlo-asfaltarlo, ecc. e che oggi lo reclamano tra di loro: chiedere un po’ di coerenza è inusuale. Epperò al di sopra di ogni immaginazione, per il ruolo istituzionale che ricopre, è il cordoglio di Enrico Letta [pensavamo che fosse lo zio Gianni!]. Dopo aver “espresso vicinanza all’amico popolo israeliano”, anche lui ha ricordato la figura di Ariel Sharon: “È scomparso un leader generoso che ha segnato la storia di Israele e che ha dedicato la vita al servizio del suo paese”. Generoso!? Roba da matti.

Che il Berlüska abbia mostrato “a nome mio e di Forza Italia, il cordoglio per la morte di Ariel Sharon, un protagonista della storia di Israele di cui tante generazioni serberanno la memoria. Coraggioso in guerra, lungimirante in politica, infaticabile nella ricerca di una pace giusta, Sharon è stato il testimone dei valori più alti e nobili dello Stato di Israele, presidio di libertà e di democrazia nel Medio Oriente”. Pace giusta, valori alti e nobili, libertà e democrazia [sic! sic!]: ci sta tutto, nelle farneticazioni del dominus di Arkore. E anche lo sgusciar-via-strisciando di Casini è nelle cose di ordinaria follia, per cui “sarà la storia a dare un giudizio compiuto su questa grande personalità che ha combattuto come pochi altri per Israele, ma che ha saputo anche essere, in passaggi drammatici della storia nazionale, un uomo di pace per trovare una soluzione possibile di coesistenza pacifica col popolo palestinese”. : combattuto ma uomo di pace, coesistenza pacifica con i palestinesi. Bei casini! Quanto a Gasparri, ogni considerazione è inutile: “diritto di Israele a esistere come stato libero e sovrano… un onore poterlo incontrare … proposte per una vera pace … chi ne offende la memoria conferma come sia ancora difficile il percorso del popolo di Israele”: senti chi parla, fascista!

E ancora la stampa: “Un falco che voleva la pace” [Corriere della sera]; “Generale-eroe che da seppe ritirarsi da Gaza” [La Stampa]; “L’ultima battaglia di Sharon, il bulldozer d’Israele” [la Repubblica]; “Il leone d’Israele lottava anche per noi” [Libero] e “Non era un falco ma una colomba d’acciaio” [il Giornale], immancabili: “un giorno la storia gli darà giustizia”. “Sharon, gli occhi chiusi sulle stragi e la pace tentata” [Il Fatto quotidiano], almeno evidenziando il massacro dei campi profughi di Sabra e Shatila., per il quale perfino una commissione d’inchiesta israeliana stabilì la responsabilità di Sharon stesso per non aver impedito il massacro. Merita una segnalazione anche il tg rainews24 che lunedì mattina 13 gennaio 2014 ha dato spazio ai commenti reazionari concedendo più di un’ora in diretta al corrispondente della tv ufficiale israeliana.

A margine è utile ricordare che il 20 gennaio 2005 Il Riformista [il giornale revisionista, che non esiste più, di Polito, Macaluso, con D’Alema quale eminenza grigia] premiò Fausto Bertinotti come migliore politico italiano dell’anno “Per la revisione delle radici comuniste, per il ripudio della violenza come strumento di lotta politica, per la condanna senza se e senza ma del terrorismo anche se islamico, e per la rifondazione del suo partito come forza di governo”; idealmente stava a braccetto di Sharon, che già era pre\morto, premiato come migliore politico internazionale dell’anno [2004] “Per aver riavviato Israele su un percorso di pace, decidendo unilateralmente il ritiro da Gaza e raggiungendo l’accordo con i laburisti per il nuovo governo”. Eh la madonna! che grandi meriti per entrambi. Sharon non intervenne per ovvii motivi comatosi mandandoci in sua vece l’ambasciatore in Italia. L’italiano viceversa ci andò di persona per mostrarsi in tal consesso e farsi fotografare con il premio ricevuti. Complimenti doppi.

 
31-12-2013

Abbonamenti 2014

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CODICE PENALE

06-11-2013

Si suol dire: “scusate, ma sapete che … ecc. ecc.”; ma qui noi non dobbiamo chiedere scusa a nessuno, perché dovrebbero scusarsi gli arroganti – delinquenti dichiarati, loro correi o semplicemente fanatici fiancheggiatori e via sostenendo – che suppongono che un terzo e ultimo grado di giudizio in cassazione non sia definitivo e non <è detta l’ultima parola> perché, a lor dire, quella sentenza si potrebbe sempre modificare: ossia ignorare, disattendendola – quindi reato su reato! Ora coloro che cianciano di rispetto delle regole-della-democrazia-e-della-libertà pretendono tutto ciò istigando e suffragando un ulteriore reato. Quindi dovrebbero sapere che la truffa ai danni dello stato, l’evasione fiscale, la costituzione di fondi all’estero tramite sovrafatturazioni costituiscono reati contemplati dal codice penale vigente da anni (in alcuni aspetti fin dal codice Rocco). E sapere anche che la Costituzione prevede che [38], che [54] e che è necessaria l’ [68]; oltre che non è lecito insultare i magistrati, in quanto sono pubblici ufficiali nei cui confronti ciò costituisce “oltraggio”, depenalizzato nel 2001 ma non abrogato, “in quanto tale figura delittuosa può ora essere ricompresa nel reato di minaccia aggravata”: e allora dire che sono matti, psicopatici e terroristi facenti parte di un’associazione a delinquere, è acqua fresca? Non occorre perseguirlo come reato, per di più aggravato se pronunciato da un altro pubblico ufficiale di alto rango? In un contesto un poco diverso, ma simile, il consiglio di stato già nel 2004 aveva considerato come irrilevante una intervenuta depenalizzazione, rimanendo comunque storicamente accertata la tendenza del soggetto alla violazione delle norme penali vigenti, ancorché successivamente depenalizzate. Tutto come non detto.

Dato il bassissimo livello – se ci capite – di  casino parolaio e ignorante che sta facendo il solito Brunetta provando a uguagliare il caso diconcussione di cui è accusato Berlusconi con quello di Cancellieri, per cui l’appoggio suo e del Pdl  alla ministra è funzionale anzitutto a salvare il kapo e poi a far cadere il governo per colpa del Pd e segnatamente del pesce-in-barile Renzi, senza parlare del caso Cancellieri, che tanto l’affronterà lei stessa oggi, basta distinguere senza l’ignoranza e le falsità ad hoc dei berluscoidi, per far contento Ghedini, tra le precise e differenti norme del codice penale.

<L’art. 317 c.p. così dispone: “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, danaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni”.
Data la natura di reato proprio, soggetto attivo può essere solamente il p.u. o l’incaricato di un pubblico servizio. Il delitto di concussione è legato alla obiettiva qualifica di p.u. dell’autore del reato e non alla convinzione soggettiva che la parte lesa ne abbia (Cassazione VI, 15-4-1993).
Soggetto passivo è, oltre alla P.A., anche la persona fisica destinataria della condotta di costrizione o di induzione (Cassazione VI, 27-2-1992). La condotta tipica è costituita dall’abuso, cioè dall’attività posta in essere dall’agente attraverso l’induzione o la costrizione (Cassazione VI, 24-2-2000). Con riferimento alla condotta il reato di concussione si articola in due tipologie:
1. Concussione per costrizione: dove per costrizione, si intende l’uso da parte del p.u. di violenza o minaccia per esercitare una pressione su un soggetto al fine di determinarlo a compiere un atto positivo o negativo che incide sul suo patrimonio, prospettandogli in modo univoco anche se non esplicito, un male ingiusto, ponendolo di fronte all’alternativa di accettarlo o evitarlo con l’indebita promessa o la dazione (Cass. VI. 5-10-1998). Essa implica la prospettazione di un male ingiusto alla vittima che, però rimane libera di aderire alle richieste o di subire il male minacciato. Non è necessario, quindi che la coartazione della volontà del privato sia assoluta, ma è sufficiente che tale volontà non si sia liberamente formata a causa della condotta del p.u. (Cass. VI, 5-2-1996).
2.  Concussione per induzione: l’induzione consiste nell’utilizzo, da parte del soggetto attivo di mezzi suggestivi idonei a generare nell’animo della vittima il convincimento che è essa stessa ad offrire l’illecita utilità e non lui ad imporla (Cass. VI, 29-11-1998). Questa si realizza sia attraverso comportamenti non vincolati a forme determinate o tassative, sia attraverso l’attività dialettica del p.u. ed anche mediante la frode e l’inganno.
L’elemento soggettivo consiste nel dolo generico, cioè nella coscienza e volontà di costringere o indurre taluno, abusando dei poteri o delle qualità, ad una promessa o ad una dazione indebita. Il reato è configurabile anche quando il p.u. abbia agito con dolo eventuale, cioè avendo dubbi sull’abusività o sull’indebito.>
Si noti che si tratta di norme che risalgono a prima della discesa-in-campo del B\ipolare e quindi, di novo non occorre alcuna retroattività, ma Lui ha potuto fare tutto con grande anticipo: perciò non ci resta che ripetere la domanda grezza e retorica: che minchia c’entri la concussione per costrizione (ma basterebbe pure quella per induzione) – chiederlo al magistrato milanese per i minori Annamaria Fiorillo, senza chiamare in causa la per la quale peraltro è stato anche giustamente condannato Berlusconi – con la telefonata di Cancellieri? come ha ben osservato il giudice Caselli e ripetuto Cuperlo. A parte il cattivo gusto, umano e politico, di frequentare i Ligresti.

Dalla mole di leggi esistenti da tempo c’è da chiedere, ai creduloni scipiti (cattivisti e buonisti) lacchè del delinquente, che minchia c’entri la retroattività o meno della legge Severino quando già ci sono da applicare leggi in vigore da anni. Se anche il consiglio di stato, indipendentemente dalle date di depenalizzazione o meno del reato, dice che deve prevalere storicamente accertata>, vuol dire che su fatti “storici” sempre ritenuti reati non può rientrare alcuna considerazione del tempo in cui il reato stesso è perpetrato. I giureconsulti e le persone educate possono parlare in tali casi di condotta morale, a noi basta dire che concettualmente è un fatto qualitativo e acronico, ossia fuori del tempo. O forse i suddetti lacchè reputano che truffe ai danni dello stato, enormi evasioni fiscali, costituzione di fondi neri, compiute da grandi notabili – tranne quando quegli stessi despoti abbiano la proprietà dello stato, della legge, del fisco e del denaro – siano state qualche volta meritorie e da premiare con encomi? Ma pensatene un’altra, e stateci! La storia reale del paranoideo comportamento dei potenti dice ben altro, e che tale loro condotta non è un dogma religioso, rivelato ab æterno, immutabile per chi ci creda. Per noi fortunatamente no, ma è la qualità che non ha tempo: immaginatevi che dramma per i baciapile cattolici – quali si dichiarano pressoché tutti i creduloni-scipiti-del-delinquente – se entrasse il tempo anche per i loro dogmi, facendoli discutere della loro retroattività o meno: addio, è proprio il caso dire, verginità e immacolata concezione di Maria di Nazareth, perché sarebbero anche per loro fenomeni a tempo, ieri no, oggi sì, domani chi sa? Non c’è più religione!!

IL “FILOSOFO” STIZZITO E LA PIETRA SUI COGLIONI

20-10-2013

altan_gc

Il “filosofo” Massimo Cacciari, uggioso per gli altri, perennemente nauseato per sé stesso e … “sgarbato”, ha detto una cosa ovvia: chiunque è stufo oltre misura di sentire ripetere a uffa ciò che tutti sanno su Berlusconi. , dice stizzito. Ma allora che propone di fare? Niente, assolutamente niente, “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdámmoce ‘o ppassato, simmo ‘e Napule paisá!”, dice la nota tarantella. “Scordarsi” di truffe, furti, raggiri, menzogne e reati vari perpetrati in oltre quaranta anni da Berlusconi, dato che lo sanno ormai tutti? Troppo comodo e stupido, dietro alla noia, dato che finché il delinquente non paga per intero il fio di tutte codeste sue colpe non si può far finta di niente. Così ha perfettamente ragione Altàn, perché con il pretesto del resta vero solo che ci si mette una pietra sopra i coglioni, spappolandoli. E intento il B – nanotyrannasaurus rex, nel suo paranoico bipolarismo – qui non per l’aspetto “politico”, ma per l’autentico disturbo clinico dello spettro bipolare, già denotato genericamente come psicosi maniaco-depressiva, in una irrefrenabile alternanza fra due condizioni dellattività psichica, con il suo eccitamento (l’idea ossessiva, il “chiodo fisso” maniacale) e al rovescio con la paurosa insicurezza (che è una forma altrettanto maniacale di inibizione), il che si traduce incoerentemente nell’alterazione dellequilibrio psicopatologico umorale, del pensiero e del comportamento riguardante energia, appetito, libido, ritmo sonno-veglia, ecc. – può proseguire praticamente indisturbato ad aizzare i suoi leccaculo – “buonisti” e “cattivisti”, che senza distinzioni lo ritengono tutti innocente, anzi “innocentino” recitava Gioachino Belli – dicendo e facendo loro ripetere che i suoi “carnefici” sono gli oppositori (veri?), non reo Lui in persona, i quali pretendono soltanto che sia applicata ed eseguita immediatamente la sentenza definitiva immodificabile della corte di cassazione.

Questo basta e avanza! Mentre i suoi avvocaticchi azzeccagarbugli, guidati da Niccolò Ghedini, continuano ad attaccarsi a insulsi cavilli, come la necessità di la legge Severino con la sentenza emessa per tre volte e infine confermata senza attenuanti anche dalla cassazione, il condannato definitivo per frode fiscale non ha nessuna possibilità di appellarsi per un supposto ulteriore quarto grado di giudizio al parlamento, il quale non ha alcuna voce in proposito: inutile che i giovanardi-del-caso accampino scuse della madonna sulla non retroattività della sua supposta verginità! Ma intanto la tattica dei cialtroni legulei serve per prendere tempo e continuare a ritardare (almeno fino a natale, e poi c’è di nuovo un altro ricorso in cassazione, anche se la correzione della precedente sentenza riguardava soltanto la rideterminazione dei tempi di interdizione e non i suoi contenuti già confermati, e l’appello alle corti internazionali) l’esecuzione della sentenza, quando intanto essa deve e può essere applicata per poi semmai esaminare gli esiti assai improponibili dei ricorsi. Nella situazione in questione, difatti, non occorre per nulla che l’evasore decada da senatore, perché il paranoico bipolare – che pretende ancora [!!!] di ripresentarsi candidato alle prossime elezioni, quando che ci siano – giacché con l’attuazione della sentenza della cassazione e l’interdizione [ricalcolata in due anni] dai pubblici uffici per la legge Severino vigente, senza bisogno di alcuna retroattività, vieta contestualmente a quel tipo di condannati di presentarsi alle elezioni: “carnefici”?? Sarebbe ora: e con buona pace delle pietre sui coglioni di Cacciari e soprattutto dell’evasore conclamato – ma che aspettano che scappi in America per seppellirlo senza onori come Priebke?!?

ELOGIO DELLA “SCORRETTEZZA POLITICA”

17-10-2013

Una generalizzazione è necessaria in rapporto alla comunicazione formale dei fatti reali e alle allegorie intorno a essi, giacché non ha senso sottrarsi – per riallacciarsi alla conoscenza dei contenuti gettati al macero – a una profonda analisi critica comunicativa e linguistica, che qui si può solo accennare, rifacendosi però a esemplificazioni particolari più volte fatte [1]. Insomma un elogio della “scorrettezza politica” deve essere fatto per servire anzitutto a smascherare l’ipocrisia perbenista appropriata oggi completamente dal dominio borghese. La stessa “scorrettezza politica” contiene già in sé un appello formale onde evitare accuratamente la squallida moda di seguire anche il linguaggio angloamericano [ha detto un lavoratore metalmeccanico che quando viene detto qualcosa in lingua inglese, tanto per non far capire di che si tratta, vuol dire che ci si vuole fregare] nei cui termini la faccenda è espressa, tanto se ne abusa come ognuno sa. Quindi evviva ciò che è politicamente scorretto! Si lasci perciò ad altri la troppo facile ipocrita correttezza per coloro che si subordino alle norme del sistema politico dominante e non gli rompano le uova nel paniere. Rientra in tale caso l’invocazione, troppo spesso fatta e a noi ben nota, di “abbassare i toni”, ma solo i toni verbali giacché le vere oscenità compiute realmente dal potere sono lasciate intonse e si finge che esse non siano tali, perché a esso potere basta che le classi subordinate stiano zitte e buone e accettino la buona-educazione-convenzionale. Ma questa è soltanto la mera forma comunicativa che perciò va strettamente connessa con contenuti e concetti dissipati.

Tuttavia è vero pertanto che solo negando le parole della comunicazione non si sciolgono i problemi della realtà, ma è altrettanto vero anche il contrario: che solo analisi e conoscenza non sono di per sé stesse sufficienti ad alcunché, in assenza di una prassi antagonistica. Senonché la classe dominante ha dalla sua parte, appunto, il pensiero dominante – che, si badi bene, non è unico, altrimenti si starebbe alla fine – e le parole corrispondenti che sono usate per inculcare tale pseudo nelle teste “senza idee” delle popolazioni subalterne, che così cadono nella passività, nell’abulìa e nel conformismo; ciò fa il gioco del sistema di potere, anche attraverso la diffusione capillare della “stupidità informata”, tecnicamente parcellizzata. Questa è sempre più incanalata in forme comunicative vuote impoverite e prive di contenuti – 20 parole o 160 caratteri, e con domande e risposte prestabilite o no (o solo per evitare pareri contrari), abbassando ulteriormente il livello conoscitivo linguistico (già monopolio dei padroni) – come per i siti delle “reti sociali” o i sinteticissimi messaggi della telefonia mobile, gli “sms”, o i più moderni “mss” che, costi a parte, anche se non vietano la residua scarsissima possibilità di scrittura con cui non si può però esprimere alcun concetto, ne facilitano vieppiù l’abbandono per il tramite delle immagini (come l’abuso delle cosiddette “icone” – termine peraltro malamente usato in quanto preso a prestito dalle immagini sacre bizantine dipinte su tavole – apposte su vari macchinari elettronici, pc, elettrodomestici, robot, ecc.).

Tutto ciò ha fatto crescere straordinariamente l’esaltazione del ruolo della , che viene perciò considerata essenziale in tale sua manifestazione esteriore: ora la usano tutti come se in tale forma si potessero sostituire i contenuti abbandonati, mera comunicazione di “fatti”, veri o inventati, e perlopiù falsificati in questo secondo aspetto. Dunque tende a prevalere sempre più socialmente un riconoscimento mediatico dato ai cosiddetti “grandi comunicatóri” (giornalisti, conduttori televisivi, personalità di successo, attori, politici, religiosi e “autorità” varie) senza più tenere in considerazione che cosa con suasione occulta vadano imbonendo, ma quasi solo come lo dicono. Così si impongono al riconoscimento sociale personaggi squallidi, unicamente per la maniera in cui porgono le loro falsità, e sono reputati : in realtà più si va a fondo più si può capire – volendolo – che si tratta di piazzisti, simbolici venditori di pentole e mutande, costruiti ad hoc per turlupinare le masse. Se ne hanno esempi a iosa, ma le masse – e non solo esse, ma anche finti intellettuali [i Tui brechtiani] – continuano ad abboccare all’amo della propaganda della classe avversa.

Di fronte a simile dispotismo sul sapere, la lotta sulla forma della comunicazione, pur se ormai assurta a occupare una funzione di rilievo, è necessariamente soltanto preliminare qualora non sia possibile completarla con la conoscenza e la memoria storica dei contenuti reali; quindi essa può intanto solo ostacolare certamente l’invadenza formale della comunicazione dominante, rifiutandone l’assoggettamento all’ipocrisia perbenista.

Altro che ! Si tratta solo in realtà di falsi profeti, cialtroni imbroglioni che sono considerati rappresentativi e gratificati dai più – dominanti o pure appecoronati – solo per l’imbonimento delle masse con il fine di sbandierare pregi inesistenti, in séguito alle chiacchiere propalate da costoro, rabbassate per ignoranza incompetenza e opportunismo, ai minimi livelli cui è scesa la marmaglia del populastro. Marx fu costretto a ripetere fino alla nausea che “la folla è il gregge senza idee, che riceve pensieri e sentimenti dalla classe dominante. Finché il socialismo non si è fatto spiritualmente strada tra le masse, il plauso della folla non può che andare a gente senza partito o a oppositori del socialismo; solo un’esigua minoranza della classe lavoratrice si è innalzata fino al socialismo. E tra gli stessi socialisti quelli che lo sono nel senso scientifico del Manifesto comunista sono a loro volta una minoranza. La grande maggioranza dei lavoratori, quelli almeno che si sono destati alla vita politica, sono ancora avvolti nelle nebbie di aspirazioni e di frasi democratico-sentimentali. Il plauso della folla, la popolarità è la prova che si è sulla falsa via. Guai a chi si perde nei vuoti giri di parole: parolai; odiare a morte i politicanti da strapazzo e la loro ciarlataneria. Pensare con rigore logico ed esprimere chiaramente i pensieri: ciò impone di studiare. Studiare, studiare! Mentre altri architettano piani per sovvertire il mondo e giorno dopo giorno, sera dopo sera s’inebriano con l’oppio del ″domani è la volta buona!″. Rivolgersi ai lavoratori senza possedere idee rigorosamente scientifiche e teorie ben concrete significa giocare in modo vuoto e incosciente con la propaganda, creando una situazione in cui da un lato un apostolo predica, dall’altro un gregge di somari lo sta a sentire a bocca aperta; un simile gesto avrebbe affossato il movimento e gettato i lavoratori tra le braccia dei capitalisti, invece di conquistarli. Finora, infatti, nulla è stato realizzato se non fracasso ed esplosioni improvvise e dannose, se non iniziative che condurranno alla completa rovina la causa per la quale ci battiamo. L’ignoranza non ha mai giovato a nessuno!”. E non esitava a additare quei figuri come “rispettabili banditi, ai quali si uniscono finanzieri e speculatori di borsa, potenti prestatori di denaro, e usurai che pullulano attorno ad essi; ciò rappresenta un accentramento enorme e assicura a questa classe di parassiti una forza favolosa, tale non solo da decimare periodicamente i capitalisti industriali, ma anche da intervenire nel modo più pericoloso nella produzione effettiva – e questa banda non sa nulla della produzione e non ha nulla a che fare con essa”.

Dunque l’attribuzione mediatica di grandi comunicatóri è stata gabellata dandola a personaggi impresentabili, falsi e bugiardi truffatori del prossimo ignaro, menzogneri incalliti e rozzi, come è stato – tanto per non far nomi – là per Reagan e qui per Berlusconi; ciò che gentaccia di tal fatta comunica con l’imbroglio sistematico è smascherato e combattuto, con armi minoritarie e assediate, dal marxismo: codesta gentaccia è composta solo da invadenti e arroganti mestatori intriganti! Sono le loro mendaci panzane che anzitutto debbono essere svelate – e ripetutamente – alla coscienza comatosa delle masse, di contro alla supposta capacità accreditata a costoro di dire le cose: si tratta di ignobili “cerretani, tristi, e disonesti e gaglioffi” [come spiega l’antico dizionario di Niccolò Tommaseo], cialtroni che pretendono di avere una parte che non appartiene loro. Dunque c’è sempre una folla di personaggi pubblici, dal papa a vari politici e molti scribacchini pennivendoli, che sfondano porte aperte proferendo banalità e luoghi comuni senza pari – come fa il papa “<<buonasera!>>”, tipo una “miss universo” qualsiasi, che dichiara di volere “la-pace-nel-mondo”, abolirne la fame, gridare “vergogna!” di fronte alla tragedia sociale dell’emigrazione senza additarne le cause nella proprietà altrui, che san Pietro non aveva un-conto-in-banca (quando non esistevano né conti né banche), che il denaro è del diavolo (quando la merce aveva ancora un’esistenza inessenziale e accidentale), che occorre abolire la corsa al profitto, e via con semplici denunce di una banalità sconcertante: e queste scioccherie sono salutate come <grande-capacità-comunicativa> del tizio che capirebbe la realtà? E solo perché si pone al livello più basso della stupida-ignoranza-informata, per farsi capire dal gregge dei suoi fedeli. Analogamente, a ruota, può fare un politico bischero che comincia tutte le chiacchiere, senza dire poi nulla di serio, con un “io …”, “io credo …”, “io”, “io”, ecc. per fare solo il suo discorso propagandistico e cambiare le carte in tavola; o un altro che sa solo berciare, dietro suggerimento di una guida onirica delirante ma presunta carismatica, le sue male parole in stile parrocchial-goliardico per distogliere l’attenzione, dal suo qualunquismo reazionario, degli astanti incazzati: e così via ignorando ancora una volta la realtà da conoscere. Menzogne e frottole nascoste sotto la polvere della comunicazione formale, per celare l’assoluta mancanza di idee … tanto che molti di loro si addannano soltanto nel ripetere a memoria che vogliono parlare di e di [?!?], per “farsi belli”, senza mai dire però di che cosa voler parlare realmente.

Ma c’è pure molto di peggio; perché al manipolo che di volta in volta controlla il potere – si vedano appunto qui oggi Berlusconi e i berluscoidi, quante cazzate essi dicono mentendo e smentendo a non finire – va gridato, sì, in tutti i modi almeno di “abbassare-i-toni” dei loro comportamenti reali, veramente osceni e ingannevoli: il loro obiettivo scandaloso è mostrarsi all’infimo livello come “campioni” dei loro sostenitori, per farsi capire da quelli; essendo miserevoli come loro stessi, sono perciò invogliati a seguire il capo imitandolo in  tutte le sue nefandezze, pubbliche e private. Codesto manipolo di ciarlatani gratificati come potenti va preso anche a male parole, in quanto esse sono preliminarmente loro dovute. Perciò tutti costoro che usano un linguaggio da trivio rispetto ai loro nemici di classe meritano pure precise risposte verbali a tono, “scorrette politicamente”, e non, come si dice per intendere un insincero garbo e convenienza,“a modino”. Prima dunque Marx, seguito poi anche da Brecht o Fortini, hanno segnato la distanza abissale tra la necessità vera di comunicare con la classe lavoratrice e con le masse popolari – dire loro la “verità” – sì che Gramsci nel frattempo, ancora agli albori del fascismo prima di essere arrestato, scrisse che “non vi sono né due verità, né due diversi modi di discutere; non vogliamo nascondere nessuna difficoltà, la classe lavoratrice acquisti fin d’ora coscienza dell’estensione e della serietà dei compiti: uomini cui si parla apertamente, crudamente, delle cose che li riguardano; non vi è nessun motivo per cui si debba usare un tono diverso da quello che a siffatti problemi si conviene”. Per arrivare a ciò occorrono, certo, “articoli lunghi, studi difficili, e continueremo a farlo, ogni qualvolta ciò sarà richiesto dall’importanza e dalla gravità degli argomenti”. Non ci si può affidare a una bassa e banale comunicazione formale, priva di senso e di “nerbo” avrebbe detto Antonio Labriola; altrimenti tale comunicazione sarebbe trattata solo come una merce per guadagnarci sopra, soldi e potere, sarebbe cioè come “una pizzicheria, dove si affetta, impacca, accumula: formaggi, mortadelle, gelatine, molta patata e poco latte, molto cavallo e poco manzo, molta colla poco brodo”.

Ora è vero che “determinate persone sono canaglie, ecc., realmente esiste un vasto ceto che ″vive″ della politica in ″malafede″, c’è elementarità del senso politico, di livello ancor basso, cioè senza aver convinzioni si riconosce un inetto, ma poiché lo si crede ″galantuomo″ ci si affida a lui: ma ″inetto″ in politica non corrisponde a ″briccone″ in morale?”. Ma guai a prendere le cose dal lato moralistico, si farebbe il gioco del nemico di classe che vuole occultare la verità dietro parole insensate, parole vuote, parole conformiste, parole miserevoli o pure colleriche per suscitare pietà. L’attacco al nemico non può che agire su entrambi i fronti, della forma della comunicazione affinché essa risponda a verità e – quindi parallelamente – del suo contenuto adeguato alla forma. Allora quelli che Gramsci chiamava garbatamente “bricconi”, Marx non esitava invece ad additarli senza infingimenti come “banditi”, “farabutti”, “ladri”, da colpire in merito alle violenze e prepotenze da costoro perpetrate (oggi in Italia non c’è che l’imbarazzo della scelta tra tale genìa). Pertanto, pur se è stato da noi scritto ripetutamente, è qui che si congiunge la forma con il concetto, giacché precisamente quella forma epifenomenica è usata dal potere come veicolo della forsennata comunicazione di massa per negare i contenuti antagonistici della lotta di classe in tutti i campi. Si pensi a come è fatto intendere il significato di dialettica, raggrinzita invece in un accidioso e spesso litigioso, magari televisivo, scambio di frasi fatte, uno pseudo “dialogo” e non una analisi delle contraddizioni della realtà. Oppure come è “comunicato” alle masse il concetto di rivoluzione immiserita per servire da metafora pubblicitaria a detersivi, deodoranti, automobili o, per i più … , a innovazioni informatiche. Ogni origine concettuale storica e sociale viene fatta smarrire, tendenzialmente per sempre.

E allora quella pseudo comunicazione taroccata si permette pure di usare, come abbiamo detto più volte, termini quali <sfruttamento> per riferirlo solo alla natura, alle risorse, alla prostituzione, semmai alla schiavitù o al lavoro semi-schiavistico, ma solo quando si possa definire super-sfruttamento (mai nella abituale diurna realtà del lavoro salariato dal capitale). Per restare ancor un po’ sul terreno economico, al concetto di <classe> è sottratto ogni carattere collettivo, prima che politico, rabbassandolo, ben che vada, a una definizione categoriale che pertiene solo a differenze “quantitative di reddito” e non a “rapporti storici sociali”. E quindi, senza classi ovviamente anche le lotte delle classi sociali sono fatte sparire, soprattutto se esse, come accade nella maggior parte delle situazioni storiche date, sono agite e condotte dalle classi dominanti. Similmente si crea un voluto disguido quando si chiama merce tutto ciò che invece è solo un prodotto (detto correntemente ), non necessariamente, ma solo accidentalmente, finalizzato allo scambio con denaro appunto nel mercato, obliterando del tutto la peculiarità della merce stessa che sta nella sua scambiabilità; con simile equivoco sulla merce si vuol far fraintendere perciò anche lo specifico ruolo capitalistico del denaro – che non è del diavolo, ma nemmeno di dio – ma è invece soprattutto dei suoi proprietari e signori, rispetto agli esclusi indigenti e al diverso potere d’acquisto perciò sottaciuto.

Ne consegue che alla parola <valore> sia fatto assumere un significato “etico”, come accennato anche prima, anziché materiale; si manda così al dimenticatoio il significato economico e sociale di valore, prontamente sostituito con quello empirico di prezzo che senza qualificazione e genesi può voler dire tutto o niente. E che dire a uno come Kautsky [che già Marx, prima che Lenin lo bollasse da “rinnegato”, ne sottolineava mediocrità, ristrettezza mentale, saccenteria senza che ne cavasse gran che, insomma gli dava del “filisteo”] che ha preferito parlare di “dottrine” o teorie economiche di Marx laddove quest’ultimo aveva titolato i manoscritti storici per il Capitale, per spiegarne scientificamente la genesi e criticamente la funzione come Teorie sul plusvalore, nei termini della teoria del valore delle merci capitalistiche che, appunto, sopra al valore contengono il plus\valore che risiede nel lavoro non pagato. Sopprimere il concetto di plusvalore, da questo punto di vista è una “bestemmia” che trascende in effetti la mera forma comunicativa, poiché attraverso la falsità di essa ne viene vanificata la specificità del concetto. Allora come stupirsi se Kautski, preso qui solo a es., traduce “porcheria” ciò che invece Marx stesso descriveva, senza infingimenti di sorta, schiettamente come “merda” (magari ancora meglio sarebbe mmerda con due mm alla romana!) affinché “non ritorni la vecchia merda”? La loro stessa merda, diciamo noi, con cui, e non con il “fango”, seppellirli, o “cacasenno di Samuel Bailey” o “insulso” invece di “sapientone” e simili.

In conclusione: il senso profondo con cui intendere le precisazioni fatte fin qui è di non separare la critica dei contenuti di ciò che si vuole comunicare a lavoratori e popolazione dalla mera presunta capacità comunicativa formale resa inspiegabilmente autonoma anche da parte di chi invece fa discendere questa da quella. Si è detto che, soprattutto nel presente, è grande il ruolo cui è assurta la forma mediatica della comunicazione; ed è tanto più rilevante quanto più spazio sia occupato dalla comunicazione di massa. Ma proprio una comunicazione staccata violentemente dai suoi contenuti concettuali e affidata all’arbitrio di personaggi\spettacolo, ritenuti tanto più …. “bravi” quanto più riescano a imbonire “ascoltatori” succubi pronti a bersi ogni frottola, è ciò che brama il potere costituito e, viceversa, è quello che prova da sempre a criticare il marxismo che rimane. In effetti, quest’ultimo sembra colpire sempre meno, non solo in quanto attaccato dalle classi dominanti, il che va da sé, ma anche perché lo fanno i “murksisti” – come Brecht designava gli obiettori provenienti dall’interno del marxismo scientificamente fondato e saltarlo – per abbandono, sia per stanchezza borghese, sia per un conseguente passaggio consolatorio al revisionismo storico, sia pure per crassa ignoranza e abbandono di ogni memoria ovvero per illusorie prese di posizioni moralistiche e infondate. La lotta così si fa ardua e quindi come detto prima il marxismo insegna, sia pure vanamente con residue forze, a tenere unite le forme della comunicazione con i suoi contenuti.

Altrimenti rimane solo una “ribellione degli scheletri” [Labriola], dogmatica e demagogica e quindi inesistente sia come ribellione stessa – che non è mai una rivoluzione – sia anche come lotta, lotta di classe: scheletri che tornano a essere polvere quali erano in principio, meri ectoplasmi che hanno appunto l’antico significato di forma che sta fuori di essi, senza alcun contenuto reale. Al loro posto, viceversa, l’ideologia dominante fa letteralmente “descrivere tutta” la finzione della realtà, attraverso la memorizzazione fisica di informazione visiva sotto forma di un’interferenza ottica con luce laser, che viene riflessa dal oggetti che possono essere creati da oggetti reali, da essa stessa costruita con una parvenza di autenticità che dà una illusione di tridimensionalità, consegnata nelle “parole delle chiacchiere” ai loro <grandi comunicatóri> a ciò adibiti: una serie di ologrammi, che sempre dal greco antico vuol dire “scrittura del tutto”. La parvenza di autenticità assurge a tale livello che anche quell’illusione si fa vera, sì che nella pratica applicazione fisica tali ologrammi sono molto usati come sistemi di antifalsificazione. Fuor di metafora, anche la falsificazione della comunicazione di massa da parte del potere può così apparire come vera: ecco dove risiede l’importanza di prestare molta attenzione alla critica marxista dei contenuti della comunicazione di massa prima di assegnare ai sordidi nemici di classe la palma della capacità comunicativa formale turlupinata.

Brecht forse avrebbe scritto una Canzone dei “politicamente corretti”, in lode critica della loro supponente ipocrisia. Dunque viva almeno l’elogio del politicamente scorretto!


[1] cfr. a es. la Contraddizione – oltre ai numerosi lemmi del Quiproquo, agli altri scritti dei collaboratori, ai Segnalibro e a pagine sparse del No, che qui non si possono indicare specificamente – ci si può per ora limitare, in maniera quasi casuale, incompleta o pure eccedente – all’indicazione di alcuni articoli pubblicati nei seguenti numeri, raggruppati tra {} in ordine alfabetico secondo le iniziali dei cognomi, che qui seguono a quella del nome, degli autori e cronologicamente al loro interno {wb = 11, 97, 119}, {fb ­= 143}, {mb = 102, 141}, {bb = 11, 45, 50, 63, 68, 73, 81, 84, 88, 134}, {gc = 1, 9, 22, 25, 31, 32, 33, 35, 36, 38, 39}, {cf = 25, 27, 45, 83, 110, 111, 114, 123, 144}, {ff = 46, 52, 137} {ag = 16,126}, {ng = 11, 28, 48, 56, 68, 88}, {vg = 104, 105, 110, 113, 115, 118, 121}, {kk = 56, 85}, {al = 27, 137}, {vl = 2, 54, 65, 67, 132, 134}, {lh = 48, 98, 142}, {am = 25, 32, 50, 106}, {km = 31, 53, 57, 70. 98, 110, 125}, {alm = 73, 98, 140}, {gfp = 3, 4, 10, 11, 23, 27, 31, 32, 34, 39, 44, 50, 56, 57, 60, 61, 63, 65, 76, 79, 86. 92, 95, 98, 101, 107, 112, 125, 126, 128, 143, 144}, {fs = 92, 123, 127, 129, 136, 139, 144}.

ALMENO LA COSTITUZIONE!

Nonostante i deliri di Casaleggio – con la fine del mondo attuale da lui prevista nel 2054 come regalo per il suo 100° compleanno (ma chi si crede di essere?), gli anatemi contro il Pd, e sì che quel partito ne ha fatte di tutti colori con in testa renziani e democristi con una margherita in bocca, ma non ha mai usato esplicitamente la stessa veemenza contro il Pdl, suo vecchio partito di appoggio (fu consigliere comunale in un listino civico di destra a sostegno del Pdl) – e le brutali berciate di Grillo, e nonostante che il M5s abbia confermato a ogni istante di non aver alcuna cognizione della tattica politica, stavolta ci hanno azzeccato.

A prescindere dallo pseudo ostruzionismo praticato dai pentastelluti, è un obiettivo costituzionale assolutamente irrinunciabile quello da essi asserito: il rispetto dell’art. 138 per ogni riforma della costituzione stessa. È utile riprendere quanto scriveva nel 1991 sulla Contraddizione un nostro compagno troppo presto scomparso, Gianfranco Ciabatti, riferendo di un “appello di 52 costituzionalisti italiani in difesa della costituzione, e segnatamente di quell’art.138 (il penultimo, prima delle disposizioni transitorie e finali) nel quale la costituzione stessa detta le norme per la propria revisione. Nella nostra costituzione la procedura è prevista: e questa procedura è obbligatoria anche quando si voglia modificare la procedura stessa. I 52 costituzionalisti, rilevando la rigidità della costituzione, hanno compiuto un atto dovuto. Ma, con ciò, hanno fatto soltanto la metà del lavoro. L’altra metà consisterebbe nel denunciare pubblicamente i fuorilegge. L’at­tentato alla costituzione è la forma pubblica e fastosa del reato di istigazione a delinquere”.

Ecco dove spergiura e delinque abitualmente Berlusconi e i suoi sicofanti, ma dove hanno torto marcio anche i falsi perbenisti del Pd i quali, pure essi, vogliono modificare a ogni passo la costituzione vigente: a cominciare dalle trame piduiste dell’elezione diretta del presidente della repubblica e dall’ottuso mantenimento del bipolarismo con la legge truffa elettorale, altrettanto anticostituzionale.

Chiamare le cose con il proprio nome

Se Tomaso Padoa Schioppa aveva molto infelicemente ma astrattamente ragione a dire che “è bello pagare le tasse”, ancor più infelice e inopportuna è stata la sortita di Stefano Fassina allorché ha parlato di “evasione di sopravvivenza”. Ora, a parte che Fassina – al pari di Padoa Schioppa – non sprizza simpatia da tutti i pori, con quell’espressione che rappresenta una condizione di vita indubbiamente drammatica per molti piccoli lavoratori, perlopiù autonomi, artigiani, precari, ecc. (soprattutto i cosiddetti “partite-iva”) che devono sottostare a leggi fiscali inique. Si tratta di leggi fondamentali ma incostituzionali, in quanto anzitutto non rispettano la norma della costituzione che detta la progressività delle imposte, che già da sola potrebbe reperire i fondi necessari, esentando così da un onere ingiustificato e insostenibile coloro che con i miseri redditi non possono sopravvivere se pagano ciò che invece spetta farlo ad altri, ricchi capitalisti ed evasori veri [alcuni giudici, di fronte a condizioni disperate, hanno assolto perfino dei ladri di pane o generi alimentari basilari, atto che invece formalmente è reato].

Ora l’improvvido Fassina ha anche associato linguisticamente due parole evasione e sopravvivenza che fanno a cazzotti tra di loro poiché costituiscono sostanzialmente un ossimoro. Forse è un caso pertanto che molti “legalitari” della sua parte (particolarmente se camuffati da P\dc) non abbiano capito la sostanza angosciosa della mera sussistenza di quei disgraziati; ma invece non è un caso se, giocando sordidamente sull’ossimorica espressione di Fassina, questi abbia ricevuto l’immediato e peloso paluso dei berluscoidi, guidati come al solito dalla schifosa arroganza del minus essens Brunetta, il quale si è dichiarato d’accordo con lui perché era perfettamente concorde con il kapo quando costui istigava a delinquere due volte – come presidente del consiglio e come cittadino – invitando i contribuenti a evadere il fisco: la differenza era che non si trattava di persone a rischio di sopravvivenza, ma anche di persone ricche come Lui – questa è l’autentica e sola (… o sòla) evasione. Prima di parlare, Fassina, conta fino a 10, o pure a 6, l’iva per i beni di sussistenza!

MIRACOLI O SFIGA?

#1. Ci possono essere due versioni, entrambe superstiziose, sulla madonna nera brasiliana aparecida (apparsa) [in Italia al nome di Maria si accoppia Assunta, Concetta, Immacolata, magari erroneamente Vergine (confondendo la figlia con la madre), Addolorata, Carmela o del Carmine, ma mai Apparsa o simili, al più molto trasversalmente Chiara]. Invece in Brasile è un nome diffusissimo, anche sottintendendo Maria, sì che Bergoglio ha preso per buona la leggenda dei pescatori che, pur  non dormendo non pigliavano neppure un pesce, finché in una loro rete si impigliò la statuetta della madonna nera, e dopo quel momento  – prima versione – … miracolo!!, presero pesci a non finire.

Ma si potrebbe anche supporre che, finché stava in acqua, la statuetta – seconda versione – spaventasse i pesci allontanandoli e, una volta tolta, la pesca tornò florida: così sarebbe una sfiga esorcizzata e non un miracolo. Superstizione per superstizione, l’una versione vale l’altra: ma si sa, i miracoli rendono bene, la sfiga no!

#2. Bergoglio nella medesima occasione ha dovuto pregare per il centinaio di morti del treno ad alta velocità che li portava in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. C’è poco da piangere, non serve, e neppure da ridere per quella tragedia. Ma il papa, invece di considerare l’evento nel quadro delle celebrazioni in onore di san Giacomo [sant’Iago, per gli spagnoli, di cui è proclamato protettore], al quale di miracoli ne sono già stati attribuiti tanti, si è guardato bene dal parlare del santo nel cui nome sono anche stavolta morti in molti: giacché era azzardato gridare al miracolo! Senonché è bene parlare di sfiga, per diverse ragioni. In primo luogo perché i pellegrini sono stati irresponsabilmente messi nelle irresponsabili mani di un esaltato che, anziché per la fede in dio- maria-e-tutti-i-santi, si è confessato – nientemeno che a quell’oracolo di facebook … – fanatico della velocità folle. In secondo luogo perché quel conduttore guidava un treno ad alta velocità, addirittura raddoppiandone la stessa all’imbocco della curva della morte: ponendo implicitamente la questione del perché i pellegrini dovessero essere imbarcati su un costosissimo – e in questo caso ancor più inutile – “tav”. Sfiga nella sfiga. Ma non c’è due senza tre, perché in terzo luogo la storia insegna che la via di sant’Iago di Compostela era un lunghissimo percorso che i pellegrini, per adempiere al voto, e i ladri i loro furti, intraprendevano a piedi; non bisogna perciò essere arguti come Luis Buñuel – che descrisse mirabilmente le contraddizioni del pedestre “cammino” nella Via lattea – senza che quei viandanti cercassero in alcun modo di accelerarlo: figurarsi oggi la tav!

#3. Con altre ipocrite acrobazie gesuitiche Bergoglio – dopo aver cercato di gabbare i gonzi, dicendo loro per farli cadere in trappola con un’illusione mediatica populistica che san-pietro-non-aveva-un-conto-in-banca, quando non c’erano né le banche e tantomeno i loro conti correnti, perché bisognava aspettare diciassette secoli per la riforma calvinista e l’ascesa della borghesia capitalistica – ha avuto la sfrontatezza di dire in una favela (bonificata): “qui non è mai entrato nessuno, e io sono venuto tra voi” [sic!]. E bravo papa Francesco, gesuita dentro; solo che ha sorvolato sul piccolo fatto che quella favela era stata accuratamente scelta, dopo essere stata “bonificata”, cioè ripulita da spacciatori, assassini, ladri, violenti, lenoni, prostitute ecc. con un intervento militare durato sei mesi. Chiunque avrebbe avuto il … “coraggio” di entrarci. Che miracolo!! In vista della santità?

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