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S\MEMORIA, ovvero il sonno della sragione la menzognera “verità di stato”

5 Feb

smemo

Negli anni 1970 i fratelli gemelli Kaczyński, Jarosław e Lech (quest’ultimo, presidente della repubblica morto sette anni fa nello schianto al suolo in un incidente aereo nella fu Urss — nemesi? andava a commemorare i polacchi ammazzati a Katyń, in un rimpallo tra russi, che si basavano sulle deposizioni al processo di Norimberga, e tedeschi nazisti, che furono accusati dal pubblico ministero di aver compiuto la strage) [peraltro Gœbbels scrisse nel suo diario che “<sfortunatamente>, munizioni tedesche sono state trovate nelle fosse di Katyń; è essenziale che questa circostanza rimanga segretissima. Se essa dovesse venire a conoscenza del nemico, l’intero affare di Katyń verrebbe a cadere”] erano militanti anticomunisti. I due gemelli – il loro dio li abbia in gloria! – erano attivi in un viscerale movimento anticomunista polacco e nel movimento sindacale <indipendente> [da chi?] che sùbito dopo appoggiò il comitato per lo sciopero del cantiere navale di Danzica e del movimento Solidarność, cui essi nazional\cattofascisti aderirono con entusiasmo; guardarono – dopo che Solidarność tornò a essere legale – al … rivoluzionario Lech Wałęsa. L’anno prima dello schianto aereo quando presidente polacco era ancora Lech Kaczyński, costui “fedele” (non è un modo di dire) alla consegna firmò un decreto (approvato all’unanimità, dal parlamento polacco) che introdusse l’”apologia di reato comunista”, vietando e perseguendo penalmente “produzione, diffusione (anche tramite internet) e possesso di simboli, propaganda e idee legate al comunismo: la pena per chi viene colto in flagrante può arrivare a 2 anni di reclusione”. Ancora il presidente Lech Kaczyński fece in tempo a rendere obbligatoria la <castrazione chimica> per chi abusa di minorenni al di sotto dei 15 anni.

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LAPSUS E “RAZZA BIANCA” — xeno\islamo\fobia razzista

4 Feb

lapsus

Con il sedicente jobs act (in cui la conclamata crescita dell’occupazione è <taroccata> dato che per l’85% essa comporta contratti di lavoro a tempo <determinato>, e anche il restante 15% può essere anche a tempo <parziale> o pure <stagionale>, <a chiamata> ecc., comunque precario, la spregevolezza si prolunga fino alla xeno\islamo\fobia razzista dell’”America first” trumpista, goffamente scimmiottata da Salvini con <prima gli italiani>, il cui obiettivo comune è ovunque la disuguglianza fra lavoratori differenti. Questa è esattamente la negazione dell’art.3 della costituzione italiana del 1948 che dichiara tutti “uguali davanti alla legge, “senza distinzione” di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” [i cui temi dell’uguaglianza trovarono una generalizzazione nella Dichiarazione universale dei diritti umani (sottoscritta dall’Onu sempre nel 1948, dove si afferma nell’art.2 che “tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, “senza distinzione” alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”]. Con buona pace del <legaiolo> di Varese Attilio Fontana il quale ha concionato dicendo che la “razza bianca (sic!) va difesa dall’arrivo degli immigrati” ricevendo il pieno appoggio del suo segretario politico Matteo Salvini: “al governo normeremo ogni presenza islamica nel paese, siamo sotto attacco; sono a rischio la nostra cultura, società, tradizioni, modo di vivere: è in corso un’invasione” e l’approvazione del <grande rimbambito>, il resuscitato Berlusconi. Ma da un’orgia di fasci\razzisti, sia nostalgici sia anche neofiti, non ci può aspettare altro.

Piuttosto vale pena soffermarsi un minuto, a conferma generale della fetente feccia di cui è composto il vomito verbale di simile gentaccia, ignorante anche dell’uso della lingua: non sa che dire “lapsus” dopo quel che ha proferito il leghista non ha neppure un senso appropriato. Senza più entrare nel merito sociale e politico della questione – ormai sepolto sotto una valanga nera d’immondizia e specificato una volta per tutte che la parola “razza” non implica né la sostanza né la conseguenza logica letterale di “razzismo”; anzi, avendo un significato del tutto diverso – sarebbe bastato <conoscere> un po’ di italiano per sapere quali siano gli usi sintatticamente corretti di codesta parola. Intanto che la circostanza, in molti soggetti, tale fenomeno si manifesti improvvisamente e con frequenza quasi casuale e involontaria, allorché una specifica parola viene confusa o dimenticata (e figurarsi se sia stato il caso di Fontana!); né merita tirare in ballo la psicoanalisi che considera i lapsus come conseguenze di “atti mancati”, in quanto forme di espressione indiretta dell’inconscio: e per i leghisti\razzisti più che un inconscio si tratta piuttosto di un <incubo ossessivo>. Secondo Freud solo apparentemente è casuale, ma sarebbe la manifestazione di un desiderio inconscio attraverso il quale trovano sfogo pensieri censurabili nella vita quotidiana e, in generale – manco a dirlo – di natura sessuale [chissà se Freud lo attribuirebbe pure a Fontana o Salvini]: secondo i canoni “scientifici” basta considerare i lapsus linguæ (errore della lingua, nel pronunciare una parola diversa da quella che si è cercato di dire), lapsus calami (errore nello scrivere una parola diversa da quella che si è cercato di scrivere), lapsus memoriæ (per un vuoto temporaneo di memoria se non si ricorda una certa parola ma che si ha l’impressione di averla in punta-di-lingua), fino ai lapsus manus: (incapacità di compiere un gesto della mano, facendone uno diverso da quello che si cercava di fare), ecc.

Neppure queste classificazioni tassonomiche sono calzanti per i leghisti, perché non si tratta delle diverse <forme> attribuibili al “lapsus” ma al sostantivo in genere, che significa tutt’altro. Sia la “dichiarazione universale” Onu sia la “costituzione italiana” sottolineano che le norme vanno applicate “senza distinzione” alcuna “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita, di condizioni personali e sociali o di altra condizione”, ma non di “specie”: ossia soltanto l’unica e comune specie umana è presa in considerazione. Dunque tutto ciò allora vuol dire che <razze, lingue, religioni, sessi, ricchezze, circostanze di nascita, nazionali, opinioni politiche e altre> sono diverse ed esistono realmente; e in concreto i vari “-ismi” da tutto ciò fatti inopinatamente derivare – e che purtroppo anch’essi <ci sono>, ma solo come epifenomeni, sia pure <soggettivi di massa> – vanno combattuti fino in fondo e demoliti perché illogici e irrazionali — tranne che e finché codeste mostruose <ideologie> abbiano il sopravvento. Le conseguenze sociali di tali mostruosità sono sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che non vedono. Altrimenti per quale motivo si sarebbero ineguaglianze tra le condizioni di lavoro e di salario per le donne, perché ci sarebbero persecuzioni tra religioni diverse (a turno tra cristiani, ebrei, musulmani, panteisti e animisti), discriminazioni rispetto a popoli ed etnìe diverse: provate a far cantare un blues o ballare un boogie a un negro [così si chiamano fra di loro e non “nero”, che è un’ipocrisia borghese] di origini africane e confrontate se ci sono differenze con un umano di origini asiatiche, coreano o giapponese; o chiedetevi perché la condizione femminile è di norma sempre sovrastata da quella maschile, in tutte le circostanze, a partire dai lavori [differenze di opportunità, avanzamento professionale, norme contrattuali, remunerazione (recenti dati Onu documentano che <in media> internazionale, quindi con punte locali molto maggiori, le donne sono pagate il 23% meno degli uomini)] non soltanto ovviamente tra borghesi e proletarie, ma anche entro ciascuna classe sociale; e perché oggi sono cresciuti a dismisura gli assassinii delle donne da parte dei maschi (insieme alla loro visibilità), ecc. Insomma, che fine ha fatto la <buona intenzione> proclamata del “senza distinzione”, se è evidente che l’inferno (se ci fosse) avrebbe una rete stradale lastricata al meglio!

 

I BIT CON I BULBI: la cyber speculazione dal disgustoso olezzo

30 Gen

di Gianfranco Pala

bitbulbi

Il riferimento di moda al <bit\coin> ha fatto pullulare via posta elettronica i messaggi pseudonimi (in genere con nomi femminili di fantasia), inviati da coloro che propagandano favolosi guadagni giornalieri senza muovere le chiappe dalla poltrona davanti al pc. A prescindere dai rischi assunti da veri e propri croupiers, biscazzieri al tavolo da gioco delle “monete finte virtuali” (immateriali e vuote di qualsivoglia realtà), dette anche <cybervalute>, che però è materializzata allorché chi ha perso la scommessa deve pagare la somma con tal fatta di <monetaccia bucata>, come il bit\coin. A tali imbranati creduloni si fa supporre di potersela far cambiare in una moneta vera, qualora però facesse in tempo a non vedere svanire tutti quei milioni virtuali. Il cambio <nominale> è arrivato a segnare più di 19000 $ per 1 bit\coin: ma che vuol dire? assolutamente nulla, perché <sotto alla moneta virtuale, niente> di reale, tranne qualche truffatore mascherato che può comprare benzina, giornali o caffè da chi abbia dichiarato di accettare (e già ce ne sono …) il pagamento in <monete bucate>: ma poi chi restituisce le migliaia di <dollari veri> che i bischeri abbindolati hanno effettivamente pagato sotto forma di bit|coin per sorbirsi un caffè, avendo supposto di <averli realmente guadagnati>? Sembra di giocare al monòpoli dei furfanti! Se non sbocciano simili fior di lestofanti insieme, al lato opposto, a una marea di gonzi che si fanno fregare per la loro lentezza di riflessi, i farabutti restano con i soldi veri avuti in cambio – il ben noto <prendi i soldi e scappa!> – e i babbei fanno la fine degli olandesi. Quelli che nel 1636-37 per poco più di un anno furono travolti da una definita “tulipomania” – che è sbocciata generando la prima bolla speculativa in epoca borghese, sui <prezzi dei bulbi di quei fiori> (originari della Turchia, e non olandesi) – e sono rimasti con il <bulbo di tulipano> in mano. Mentre all’inizio in Olanda esso equivaleva niente meno che a una villa sui più lussuosi canali di Amsterdam, in pochi giorni il prezzo dei bulbi precipitò quasi a zero, lasciando i sempliciotti ad annusare solo la fragranza estrema dei fiori di tulipano, nel frattempo sbocciati dai bulbi ormai deprezzati. Ma se pecunia non olet – come dicevano gli antichi romani, anche se le “monete” fossero raccolte in un urinatoio (detto “vespasiano”, che così fu chiamato in nome dell’imperatore romano, dal figlio Tito) – mentre quelle di carta possono presto imputridire, e oggi quelle elettroniche non si sa dove siano e chi le abbia maneggiate. Magari, certo, solo “virtualmente” ma nel senso figurato del sudicio maneggio dei trafficanti finanziari speculatóri: dei bulbi di tulipano si è detto, e a coloro ai quali è scoppiata tra le mani la <bomba speculativa> era rimasta solo la magra consolazione di potersi appagare del profumo dei fiori sbocciati dai bulbi. Ma gli accaparratori odierni dei <bit\coin> hanno di fonte a loro il vuoto di un burrone senza fine che prelude a un tracollo [queste annotazioni le avevamo scritte tre giorni prima di natale 2017 ma, per un guasto elettronico, non le abbiamo potute pubblicare tempestivamente su questo blog di Contraddizione; non abbiamo affrettato la cosa, considerando, con un troppo per noi inusitato ottimismo, la durata annuale prima dello scoppio della <bolla dei tulipani>].

Eravamo certi, come avevamo già scritto sopra che – peggio degli olandesi – i gonzi che oggi hanno <giocato a monòpoli> con i furfanti sarebbero stati fregati da costoro, e rimasti a trastullarsi con le loro stesse mani su un po’ di impalpabili “criptovalute”. Queste non essendo riconosciute da nessuno un po’ scaltro, restava loro un fuggevole ricordo con qualche bit\coin in mano. Ma a differenza dei bulbi, che una volta apertisi, almeno producono dei fiori fragranti, quelle inesistenti <monetacce> costruite intorno a un <buco> lasciano solo il vuoto di quel buco che, sempre metaforicamente (ché solo di metafore si tratta), maleodorano dell’urina di cui sono impregnate, ma realmente quel buco per ora è stato dato da un crollo del loro prezzo, non dopo un anno ma in un solo giorno del 40%!! E non è finita qui: infatti come, anche più presto di quanto noi speravamo, la “befana cinese” ha prontamente reagito a quel crollo della quotazione del <bit\coin> portando agli speculatori-ritardati una calza bucata piena di carbone, rafforzando i controlli sugli scambi di valuta virtuale. In effetti la Cina era già precedentemente preoccupata della strategia Usa sul “muro di carta” [da cesso] del dollaro; ma concettualmente quest’ultima strategia anticipava quella attuale, ossia molto successiva, relativa alla speculazione sul <bit\coin>, di fatto accettata e subita come “bolla” al posto della costruzione e imposizione del muro-di-carta-del-dollaro come valuta (denaro) mondiale: ora si tratta di un <cyber-cripto-muro-di-bit> altrettanto, e forse più rischioso.

Infatti il crollo della quotazione del bit\coin è stato determinato da nuove indagini della Cina sugli scambi locali in <cybervaluta>. Così ispezioni sugli scambi in bit\coin, sia a Shanghai sia a Pechino, hanno avuto l’obiettivo di ricondurre codeste transazioni alle norme “antiriciclaggio di denaro”, secondo quanto stabilito dalla banca centrale di Cina: la quotazione corrente del <bit\coin> a parere dei cinesi è precipitata proprio a causa delle preoccupazioni relative alla possibilità che vengano <introdotte in Cina misure ancor più restrittive sugli scambi di ogni cybervaluta>. L’uso di tali scambi è molto utilizzata a fini illegali [come per l’acquisto di giocatori o intere squadre di calcio o pure negozi-fantasma (pizzerie, ristornati, supermercati, ecc)], per aggirare le norme¸ per cui il governo cinese vuole limitare la misura in cui gli individui possono detenere annualmente valuta estera: la qual cosa evidenzia l’apprensione cinese per i miliardi di dollari che negli scorsi anni sono <volati> fuori dal paese. Classificare il <bit\coin> come una valuta estera, in Cina limiterebbe le transazioni individuali speculative all’estero. In questa maniera si può spiegare il timore cinese comportato dai “bit\coin”. Ma se anche in Usa grandi società finanziarie speculative come Merrill Lynch si sono già poste la possibilità di divieto di <speculare> su tali criptovalute inesistenti, altri tipo Goldman Sachs e JPMorgan stanno considerando che cosa fare per i “derivati” sul <bit\coin> [ossia per un’ulteriore <scommessa su un’altra scommessa>], altre società intermediarie se ne vanno quando sentono parlare di affari sulle criptovalute, lasciando così i rimasugli ai disperati come il Venezuela e ad altri stati ridotti in miseria e disposti a tutto, o ai destinatari dei falsi messaggi di post.el, che abboccano all’amo pur di scambiare un incubo per un sogno.

È comunque vero che il “muro di carta” del dollaro, in tempi recenti fu costruito affinché il suo crollo travolgesse anche tutti gli altri stati. E dato che adesso, e da tempo, la Cina è diventata il maggior creditore degli Usa, che le sono debitori per più di 1300 mrd $, si chiude il cerchio con le pseudo valute criptiche e cyber\virtuali che seguono la strada aperta dal dollaro – denaro mondiale, sì, “vero”, ma già da prima usato e imposto come finzione. Allora qual è la differenza concettuale tra il dollaro di carta ormai raccattato nel liquame di un cesso pubblico o l’ologramma di un bit\coin nascosto – e invedibile e intangibile, e quasi senza cattivi odori tranne le lievi esalazioni emesse per <surriscaldamento> della rete informatica – congegnata tra i processori di tanti elaboratori elettronici diffusi nel mondo? Nessuna, se non per diversi <aspetti meramente concreti> l’una figura agisce come l’altra. Non c’è altro da aggiungere, essendo implicito in quanto detto – e nella corretta sequenzialità storica – tranne che pure il processo di concentrazione non è cominciato nel settore finanziario, ma l’indu­stria già negli anni 1990 ha proceduto in tal senso, senza aspettare i collassi bancari.

Nell’estate 2008, infatti, gli speculatori delle materie prime avevano acquistato e fatto scorta di futures petroliferi in grado formalmente di “riempire” oltre un miliardo di barili di greggio; gli speculatori avevano più petrolio in titoli di quanto fosse il petrolio fisico vero e proprio disponibile nel mondo! Che differenza fa con i nuovi bit\coins? O con i vecchi <bulbi di tulipano>? Era la ripetizione sia della bolla di internet che della bolla immobiliare, quando Wall street ha aumentato i profitti correnti vendendo ai gonzi le <azioni-di-un-futuro-immaginario-e-fantasioso> in cui i prezzi – dicono – aumentano all’infinito. Quando nel 2008, scoppiata la bolla, il prezzo del greggio è precipitato da circa 150 $ a poco sopra i 30 $ al barile, e ha ripreso quota solo dopo altri <eccessi di produzione> causati da saturazioni o frizioni del mercato mondiale. Ancora una volta contribuenti e pensionati, i cui fondi hanno investito “a loro insaputa” (stavolta per davvero) in questa “monnezza“, hanno avuto una colossale perdita di ricchezza reale. Invece G&S è riuscita a tagliare le tasse che avrebbe dovuto pagare al tesoro degli Usa movimentando i propri fondi in tutto il mondo e in particolare nei paradisi fiscali (è quello che è stato chiamato crony capitalism, il capitalismo della cricca).

Sono capitale fittizio, dunque, quei cosiddetti “prodotti derivati” di cui si parla negli sporchi affari di borsa. Si tratta, in poche parole, solo di <scommesse> sulle oscillazioni e sulle valutazioni future (contratti a termine, opzioni di pagamento con scadenze differite sulle differenze tra quotazioni d’acquisto e di vendita, ecc. — di cui il nominato bit\coin è soltanto la più recente trovata di una frode attuata gonfiando una <bolla> da far scoppiare sulla faccia dei truffati); scommesse fatte quasi sempre senza avere i soldi in mano – come “Short Nick” Nicholas Leeson, ex giovane agente di borsa, speculatore in Asia orientale, ha dimostrato [i tecnici del sistema creditizio, banche e borse, chiamano “prodotti” queste attività procurate dai biscazzieri] – degne di una sala corse, di un ippodromo, di una lotteria ecc., con tanto di ambiente malavitoso annesso, quasi a mostrarne la virtuosità e la concreta utilizzabilità atta a soddisfare bisogni umani. Nel mondo reale la sovraproduzione già eccedeva in misura continuamente crescente da anni e anni le possibilità di <nuovi investimenti di capitale>, cioè di <accumulazione vera e propria>, ma le transnazionali e le loro minori appendici del sistema imperialistico contavano su soldi non propri, poi anche su soldi “finti” di carta straccia, rapinati in giro per il mondo scommettendo sul futuro per uno sperato recupero del plusvalore ancora non ottenuto, sconsideratamente <anticipato> per investimenti labili o impossibili; oppure come nell’Olanda dei “bulbi” nel xvii secolo o oggi nei puri segni “virtuali”, elettronici, di cyber-valute.

 

Sul Bitcoin

26 Dic

in tempi in cui si discute molto (e spesso in maniera distorta, ahinoi) del fenomeno delle criptovalute ci sembra opportuno riportare qui di seguito due contributi pubblicati rispettivamente sulla rivista cartacea al no. 145 e 146.

Poiché la moneta in certe sue determinate funzioni può essere sostituita con semplici segni di sé stessa, è sorto l’errore ch’essa sia un semplice segno. Ma dichiarando puri segni i caratteri sociali che ricevono gli oggetti, ossia i caratteri oggettivi che ricevono le determinazioni sociali del lavoro sulla base d’un determinato modo di produzione, si dichiara contemporaneamente che essi sono il prodotto arbitrario della riflessione dell’uomo. [K.Marx, Il Capitale, I, 2]

Monete virtuali e crisi reali (F.Schettino) – no 145
Moneta fittizia (F.Schettino) – no. 146

 

 

vecchi numeri Contraddizione

20 Ott

segnalamo che sul sito della rivista sono stati caricati in formato elettronico i vecchi numeri cartacei sino al no.15.

buona lettura

[*.*]

Sulle ONG – Medici senza frontiere

20 Ott
Riportiamo qui di seguito due estratti del no usciti anni fa sulla rivista cartacea della Contraddizione. Ci sembra opportuno riportare alla memoria i particolari inquietanti che riguardano alcune delle ong più importanti (msf in primis) che, come già dicemmo sono “non poco governative”.

[dal no 75 (nov.1999)]:

Tanto è proficua e “coperta” siffatta strategia che gli “s\frontati” medici “senza frontiere” – s/front(ier)ati – ne hanno tratto immenso giovamento: prima, Bernard Kouchner – fondatore di quella “og” medica – è  stato nominato, in concorrenza Cia con Emma Bonino, rappresentante Onu civile della Kfor, accanto al militare Mike “Bloodsunday” Jackson; poi, proprio i Médecins sans frontières si sono accaparrati onori e soldi del “Nobel della pace”, verosimilmente per i riconosciuti meriti bellici e spionistici.

 

[ma già sul no 73 (lug. 1999) era scritto con chiarezza]:

rapporto dei “saggi”.

L’“ufficio europeo per gli aiuti umanitari d’urgenza” [così si chiama ufficialmente, ed è tutto un programma, l’organo che era diretto da Emma Bonino], acronimamente detto Echo – dalle iniziali inglesi, nel solito ordine inverso, di “ufficio umanitario della comunità europea” – è stato istituito il 1° marzo 1992 “allo scopo di dotare la Comunità europea di strumenti più specializzati ed efficaci per fornire aiuti in situazioni d’emergenza”: affidato inizialmente allo spagnolo Marìn, dal 1995 è passato sotto il “controllo” (si fa per dire) di Bonino. Bel controllo! “Echo ha risposto a una serie di ben note <situazioni d’emergenza> in zone quali la Bosnia, il Ruanda, l’Afghanistan e la Colombia. Nel corso dei primi sei anni di attività, Echo ha distribuito aiuti pari a 3500 mln ecu” (qualcosa come 7 mmrd lire). Già, ma distribuiti a chi? “Nel complesso, l’ufficio ha agito tramite organizzazioni partner (ong e altre)” – toh! le mitiche ong – sulla base di una tipologia contrattualistica che ha dato a Echo <completa libertà nella scelta>, associazione e collaborazione con “organizzazioni internazionali, governative e non governative, o altri organismi operanti nel campo degli aiuti umanitari”: che Emma Bonino consideri la Nato un tale organismo?

“Il caso Echo ruota attorno a quattro contratti concessi nel 1993 e 1994 per l’organizzazione di operazioni umanitarie nell’<ex Jugoslavia> e nella regione dei Grandi laghi in Africa. Tali contratti sono stati assegnati a tre società; due di queste si sono rivelate in séguito [corsivo nostro!] essere controllate, attraverso accordi fiduciari, dalla terza che ha sede a Lussemburgo e vanta inoltre, direttamente o tramite consociate, relazioni consolidate con numerosi servizi della Commissione. Nel corso del 1997-98 è stato appurato che tali contratti erano completamente fittizi: l’importo, pari a 2,4 mln ecu, rappresenta dunque spese erogate irregolarmente, utilizzati in parte per finanziare un gruppo di undici persone (la “cellula esterna” intra muros) che operava come unità finanziaria in seno all’amministrazione di Echo a Bruxelles. Sebbene parte di questi fondi siano stati rintracciati in specifici conti bancari, resta sconosciuta la vera destinazione di almeno 600 mila ecu”. Insomma, diversi miliardi spariti nelle fogne della commissione Santer, attraverso la “cellula esterna” gestita da quelli che, nel gergo semi-ufficiale di Bruxelles sono spiritosamente ed eufemisticamente chiamati “agenti sottomarini, vale a dire personale non statutario finanziato a titolo di stanziamenti operativi. Bene, anzi male. La sig.ra Bonino non è accusata di aver preso soldi: del resto nessuno dei singoli commissari indagati – neppure la prima pietra dello scandalo, la ineffabile sig.ra Cresson – è risultato “direttamente e personalmente coinvolto in attività fraudolente”, né vi è prova che “abbiano tratto vantaggio, in termini finanziari”. Senonché il comitato dei “saggi” constata “l’esistenza di tanti piccoli feudi quanti sono i commissari”. Ma veramente voi potete pensare che, in quattro anni di attività quale commissario europeo, Bonino non conoscesse quei “sottomarini”? Certo che no: “la sig.ra Bonino era stata esplicitamente informata della presenza dei “sottomarini””. Tanto che il comitato dei “saggi” parla, assai bonariamente, di “ritardi della commissione nell’affrontare i problemi connessi con Echo”, ancora nel 1997 inoltrato! “Senza dubbio, i commissari responsabili di Echo, Marìn fino al 1994 e Bonino dopo erano al corrente della situazione estremamente difficile. A giudizio del comitato è scarsamente credibile che i commissari in questione siano rimasti completamente all’oscuro circa l’esistenza di un’inchiesta”.

Ma qualcuno, in effetti, ha mai sentito Bonino sbraitare – come ha fatto invece <pro Nato> contro i “demoni” serbi – per la corruzione Echo con tutte le varie ong di contorno? “La responsabilità dei commissari, o della commissione nel suo complesso – conclude il rapporto dei “saggi” – non può essere un’idea vaga. Diventa difficile trovare qualcuno che abbia la minima sensazione di essere responsabile. La tentazione di svuotare la nozione di responsabilità di ogni contenuto reale è pericolosa. Tale nozione costituisce la manifestazione ultima della democrazia”. In condizioni simili, qualsisia responsabile politico di “stampo liberale” si sarebbe dimesso. La sig.ra Bonino, invece, pretendeva addirittura di essere confermata alla commissione, forse per meriti Usa acquisiti! “La missione di controllo dell’Uclaf in ex Jugoslavia, alla fine di gennaio 1998, ha confermato senza ambiguità la natura fittizia dei contratti oggetto delle indagini. I dirigenti di Echo e il gabinetto della sig.ra Bonino erano chiaramente al corrente di tali indagini [corsivo nostro]. Ciononostante non emerge dagli atti alcuna azione nei confronti del funzionario in questione: l’ex capo dell’unità finanziaria resta al suo posto fino al 10 luglio, disponendo così di tempo e possibilità di inquinare le eventuali prove e ritardare l’avvio, nel settembre 1998, della completa indagine amministrativa”. Gabinetto inteso come cesso! Sicché, il comitato dei “saggi” denuncia espressamente “presunte interferenze – che nonostante le circostanze formali non possono essere considerate come “prove” – nelle indagini in merito alla sig.ra Bonino e al suo gabinetto: il capo di gabinetto della sig.ra Bonino ha cercato di compromettere e di ritardare la missione di controllo dell’Uclaf in <ex Jugoslavia>”. Nel frattempo, si era parlato di informazioni tratte da “fonte sicura interna (delatore)”, e si era deciso di “sollevare l’ex capo dell’unità finanziaria da responsabilità finanziarie a titolo di misura precauzionale”; ma, allorché “l’ex capo dell’unità finanziaria fornisce all’Uclaf informazioni sui contratti fittizi”, “la sig.ra Bonino chiede al capo dell’unità finanziaria di non far nulla [corsivo nostro] prima di contattare i suoi superiori gerarchici” – e tutto questo, verosimilmente, in nome di conclamata “trasparenza”! Ne seguì un allarmato “scambio di lettere tra i commissari Marìn, Bonino, Santer e Gradin circa la questione di stabilire se e quando i commissari responsabili di specifici servizi devono essere informati delle indagini Uclaf in corso”: ossia, detto in italiano volgare ma sincero, ricevere soffiate su controlli, ispezioni e censure preoccupanti. Il comitato dei saggi, in sintesi, “propende per la tesi che la tolleranza di fatto di prassi basate su assunzioni irregolari rappresenta un serio pericolo per la commissione, in quanto offre possibilità di frode e crea una <cultura istituzionale inaccettabile>. Gli abusi commessi dalla commissione possono purtroppo non essere casi isolati o circoscritti. Il fatto che commissari dichiarino di ignorare problemi spesso ben noti all’in­terno dei loro servizi equivale ad ammettere che l’autorità politica ha perso il controllo sulla struttura amministrativa, che si presume essa dovrebbe dirigere, e rappresenta una seria ammissione di incapacità”.

Organizzazioni non poco governative

7 Ago

Ripubblichiamo volentieri una scheda scritta nell’ormai lontano 2001, periodo in cui le Ong, secondo una parte importante dell’allora asinistra, rappresentavano un’alternativa alla “globalizzazione”. Nonostante gli evidenti legami con il capitale transnazionale (guerra del Kosovo solo per citare uno degli esempi più vicini) la litanìa buoni/cattivi aveva sepolto  già allora la dialettica capitale-lavoro – a vantaggio della classe dominante. Nel periodo attuale, in cui si discute assai della questione, ci sembra opportuno focalizzare nuovamente gli occhi della mente, incanalandola sui giusti binari. L’immigrazione non è una storia di mera accoglienza, ma un importante capitolo della lotta di classe. Che i migranti abbiano il colore che hanno non frega a nessuno: che siano parte della classe subordinata e dell’esercito industriale di riserva è invece fondamentale ed è con questi giochetti mediatici che tentano di deviare l’attenzione, obnubilando l’essenza del fenomeno.

[*.*]

Organizzazioni non poco governative

il braccio disarmante del potere transnazionale

di Gianfranco Pala

Freedom house: questo è il nome, brillantissimo, di una delle più cospicue Ong [le cosiddette organizzazioni non governative!], segnalatasi per le sue ripetute operazioni a pro del grande capitale transnazionale – e a propaganda di esso – e delle istituzioni sovrastatuali che l’assecondano; essa dice di sé: “è una organizzazione non profit e non di parte, una voce chiara per la democrazia e la libertà nel mondo, che opera sull’in­tero pianeta per diffondere la libertà politica ed economica”. Quanto al suo carattere “governativo”, che invoca “libertà” e “de­mocrazia” per l’universo mondo, non c’è ombra di dubbio, dalla forma di governo nazionale a quella sovranazionale. Per quei pochi che ancòra non sono avvezzi alla lingua inglese, è bene far osservare che “freedom house” sta a significare semplicemente “casa della libertà”! Si soppesi, perciò, quanta sia la fantasia con cui il prof. Buttiglione abbia suggerito al cav. Berlusconi il nome per il suo “polo” – in perfetto allineamento Cia.

Che la “n” di codeste organizzazioni stia per “non poco”, anziché per il preteso “non”, l’abbiamo già ripetutamente detto, ancorché non sistematicamente [cfr. nn. 46, 47, 60, 72-75, 77, 80, 81, 83]. Merita adesso con maggiore precisione riepilogare il tutto per fare il punto sulle loro caratteristiche “gove­rnative”; queste sono tese sia a procurare vantaggi economici al grande capitale, quello soprattutto che vola all’estero, sia a bieche operazioni di “copertura”, che in italiano convien chiamare di “spionaggio”, di propaganda, ovvero di filtro per attività illecite (finanziamenti neri, traffico di droga, fornitura di armi, ecc). La subordinazione che asseconda la falsa coscienza dell’“umanitario” apre una fetta di mercato, come si dirà più oltre, attraverso la formazione di varie O(n)g, banche etiche, isti­tuzioni (come Medici senza frontiere),  fondazioni come quel­la “per una società aperta” di Soros, ecc., le quali agevolano la stratificazione di un mercato finanziario paral­lelo e funzionale alle grandi linee creditizie.

… continua su http://www.contraddizione.it/Contraddizioneonline.htm

Vol. 1-10 della Contraddizione

6 Ago

Abbiamo finalmente caricato sul sito della rivista http://www.contraddizione.it i primi numeri dell’edizione cartacea (1987-1989) ossia quelli che vanno dal vol. 1 al vol. 10.

Ovviamente sono scaricabili gratuitamente

 

Su Renzi

30 Lug

di seguito una piccola nota di Lenin sui Soviet, che ci sembra quanto mai adeguata a delineare la figura del bischero, ormai in evidente spengimento nel quadro politico attuale

La storia non ci offre esempio d’alcun profondo e potente movimento popolare, che sia riuscito senza costar caro, senza che agli inesperti innovatori si attaccassero avventurieri e imbroglioni, millantatori e schiamazzatori, senza che si verificassero cose insensate di qua e di là, sventatezze, affanni inutili, senza che alcuni <duci> cercassero di mescolarsi in cento cose senza portarne a compimento alcuna. Sarebbe la più grande sciocchezza e la più insensata utopia il ritenere possibile che senza costrizione si possa passare dal capitalismo al socialismo. La teoria marxista già da lungo tempo e con tutta risolutezza ha preso posizione contro questo non senso piccolo-borghese e anarchico.
[Lenin]

 

Reddito di cittadinanza – part 2

23 Giu

Seconda parte dell’intervento sul Reddito di cittadinanza a cura del collettivo dell’associazione marxista Contraddizione.