LAPSUS E “RAZZA BIANCA” — xeno\islamo\fobia razzista

4 Feb

lapsus

Con il sedicente jobs act (in cui la conclamata crescita dell’occupazione è <taroccata> dato che per l’85% essa comporta contratti di lavoro a tempo <determinato>, e anche il restante 15% può essere anche a tempo <parziale> o pure <stagionale>, <a chiamata> ecc., comunque precario, la spregevolezza si prolunga fino alla xeno\islamo\fobia razzista dell’”America first” trumpista, goffamente scimmiottata da Salvini con <prima gli italiani>, il cui obiettivo comune è ovunque la disuguglianza fra lavoratori differenti. Questa è esattamente la negazione dell’art.3 della costituzione italiana del 1948 che dichiara tutti “uguali davanti alla legge, “senza distinzione” di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” [i cui temi dell’uguaglianza trovarono una generalizzazione nella Dichiarazione universale dei diritti umani (sottoscritta dall’Onu sempre nel 1948, dove si afferma nell’art.2 che “tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, “senza distinzione” alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione”]. Con buona pace del <legaiolo> di Varese Attilio Fontana il quale ha concionato dicendo che la “razza bianca (sic!) va difesa dall’arrivo degli immigrati” ricevendo il pieno appoggio del suo segretario politico Matteo Salvini: “al governo normeremo ogni presenza islamica nel paese, siamo sotto attacco; sono a rischio la nostra cultura, società, tradizioni, modo di vivere: è in corso un’invasione” e l’approvazione del <grande rimbambito>, il resuscitato Berlusconi. Ma da un’orgia di fasci\razzisti, sia nostalgici sia anche neofiti, non ci può aspettare altro.

Piuttosto vale pena soffermarsi un minuto, a conferma generale della fetente feccia di cui è composto il vomito verbale di simile gentaccia, ignorante anche dell’uso della lingua: non sa che dire “lapsus” dopo quel che ha proferito il leghista non ha neppure un senso appropriato. Senza più entrare nel merito sociale e politico della questione – ormai sepolto sotto una valanga nera d’immondizia e specificato una volta per tutte che la parola “razza” non implica né la sostanza né la conseguenza logica letterale di “razzismo”; anzi, avendo un significato del tutto diverso – sarebbe bastato <conoscere> un po’ di italiano per sapere quali siano gli usi sintatticamente corretti di codesta parola. Intanto che la circostanza, in molti soggetti, tale fenomeno si manifesti improvvisamente e con frequenza quasi casuale e involontaria, allorché una specifica parola viene confusa o dimenticata (e figurarsi se sia stato il caso di Fontana!); né merita tirare in ballo la psicoanalisi che considera i lapsus come conseguenze di “atti mancati”, in quanto forme di espressione indiretta dell’inconscio: e per i leghisti\razzisti più che un inconscio si tratta piuttosto di un <incubo ossessivo>. Secondo Freud solo apparentemente è casuale, ma sarebbe la manifestazione di un desiderio inconscio attraverso il quale trovano sfogo pensieri censurabili nella vita quotidiana e, in generale – manco a dirlo – di natura sessuale [chissà se Freud lo attribuirebbe pure a Fontana o Salvini]: secondo i canoni “scientifici” basta considerare i lapsus linguæ (errore della lingua, nel pronunciare una parola diversa da quella che si è cercato di dire), lapsus calami (errore nello scrivere una parola diversa da quella che si è cercato di scrivere), lapsus memoriæ (per un vuoto temporaneo di memoria se non si ricorda una certa parola ma che si ha l’impressione di averla in punta-di-lingua), fino ai lapsus manus: (incapacità di compiere un gesto della mano, facendone uno diverso da quello che si cercava di fare), ecc.

Neppure queste classificazioni tassonomiche sono calzanti per i leghisti, perché non si tratta delle diverse <forme> attribuibili al “lapsus” ma al sostantivo in genere, che significa tutt’altro. Sia la “dichiarazione universale” Onu sia la “costituzione italiana” sottolineano che le norme vanno applicate “senza distinzione” alcuna “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita, di condizioni personali e sociali o di altra condizione”, ma non di “specie”: ossia soltanto l’unica e comune specie umana è presa in considerazione. Dunque tutto ciò allora vuol dire che <razze, lingue, religioni, sessi, ricchezze, circostanze di nascita, nazionali, opinioni politiche e altre> sono diverse ed esistono realmente; e in concreto i vari “-ismi” da tutto ciò fatti inopinatamente derivare – e che purtroppo anch’essi <ci sono>, ma solo come epifenomeni, sia pure <soggettivi di massa> – vanno combattuti fino in fondo e demoliti perché illogici e irrazionali — tranne che e finché codeste mostruose <ideologie> abbiano il sopravvento. Le conseguenze sociali di tali mostruosità sono sotto gli occhi di tutti, anche di coloro che non vedono. Altrimenti per quale motivo si sarebbero ineguaglianze tra le condizioni di lavoro e di salario per le donne, perché ci sarebbero persecuzioni tra religioni diverse (a turno tra cristiani, ebrei, musulmani, panteisti e animisti), discriminazioni rispetto a popoli ed etnìe diverse: provate a far cantare un blues o ballare un boogie a un negro [così si chiamano fra di loro e non “nero”, che è un’ipocrisia borghese] di origini africane e confrontate se ci sono differenze con un umano di origini asiatiche, coreano o giapponese; o chiedetevi perché la condizione femminile è di norma sempre sovrastata da quella maschile, in tutte le circostanze, a partire dai lavori [differenze di opportunità, avanzamento professionale, norme contrattuali, remunerazione (recenti dati Onu documentano che <in media> internazionale, quindi con punte locali molto maggiori, le donne sono pagate il 23% meno degli uomini)] non soltanto ovviamente tra borghesi e proletarie, ma anche entro ciascuna classe sociale; e perché oggi sono cresciuti a dismisura gli assassinii delle donne da parte dei maschi (insieme alla loro visibilità), ecc. Insomma, che fine ha fatto la <buona intenzione> proclamata del “senza distinzione”, se è evidente che l’inferno (se ci fosse) avrebbe una rete stradale lastricata al meglio!

 

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