I BIT CON I BULBI: la cyber speculazione dal disgustoso olezzo

30 Gen

di Gianfranco Pala

bitbulbi

Il riferimento di moda al <bit\coin> ha fatto pullulare via posta elettronica i messaggi pseudonimi (in genere con nomi femminili di fantasia), inviati da coloro che propagandano favolosi guadagni giornalieri senza muovere le chiappe dalla poltrona davanti al pc. A prescindere dai rischi assunti da veri e propri croupiers, biscazzieri al tavolo da gioco delle “monete finte virtuali” (immateriali e vuote di qualsivoglia realtà), dette anche <cybervalute>, che però è materializzata allorché chi ha perso la scommessa deve pagare la somma con tal fatta di <monetaccia bucata>, come il bit\coin. A tali imbranati creduloni si fa supporre di potersela far cambiare in una moneta vera, qualora però facesse in tempo a non vedere svanire tutti quei milioni virtuali. Il cambio <nominale> è arrivato a segnare più di 19000 $ per 1 bit\coin: ma che vuol dire? assolutamente nulla, perché <sotto alla moneta virtuale, niente> di reale, tranne qualche truffatore mascherato che può comprare benzina, giornali o caffè da chi abbia dichiarato di accettare (e già ce ne sono …) il pagamento in <monete bucate>: ma poi chi restituisce le migliaia di <dollari veri> che i bischeri abbindolati hanno effettivamente pagato sotto forma di bit|coin per sorbirsi un caffè, avendo supposto di <averli realmente guadagnati>? Sembra di giocare al monòpoli dei furfanti! Se non sbocciano simili fior di lestofanti insieme, al lato opposto, a una marea di gonzi che si fanno fregare per la loro lentezza di riflessi, i farabutti restano con i soldi veri avuti in cambio – il ben noto <prendi i soldi e scappa!> – e i babbei fanno la fine degli olandesi. Quelli che nel 1636-37 per poco più di un anno furono travolti da una definita “tulipomania” – che è sbocciata generando la prima bolla speculativa in epoca borghese, sui <prezzi dei bulbi di quei fiori> (originari della Turchia, e non olandesi) – e sono rimasti con il <bulbo di tulipano> in mano. Mentre all’inizio in Olanda esso equivaleva niente meno che a una villa sui più lussuosi canali di Amsterdam, in pochi giorni il prezzo dei bulbi precipitò quasi a zero, lasciando i sempliciotti ad annusare solo la fragranza estrema dei fiori di tulipano, nel frattempo sbocciati dai bulbi ormai deprezzati. Ma se pecunia non olet – come dicevano gli antichi romani, anche se le “monete” fossero raccolte in un urinatoio (detto “vespasiano”, che così fu chiamato in nome dell’imperatore romano, dal figlio Tito) – mentre quelle di carta possono presto imputridire, e oggi quelle elettroniche non si sa dove siano e chi le abbia maneggiate. Magari, certo, solo “virtualmente” ma nel senso figurato del sudicio maneggio dei trafficanti finanziari speculatóri: dei bulbi di tulipano si è detto, e a coloro ai quali è scoppiata tra le mani la <bomba speculativa> era rimasta solo la magra consolazione di potersi appagare del profumo dei fiori sbocciati dai bulbi. Ma gli accaparratori odierni dei <bit\coin> hanno di fonte a loro il vuoto di un burrone senza fine che prelude a un tracollo [queste annotazioni le avevamo scritte tre giorni prima di natale 2017 ma, per un guasto elettronico, non le abbiamo potute pubblicare tempestivamente su questo blog di Contraddizione; non abbiamo affrettato la cosa, considerando, con un troppo per noi inusitato ottimismo, la durata annuale prima dello scoppio della <bolla dei tulipani>].

Eravamo certi, come avevamo già scritto sopra che – peggio degli olandesi – i gonzi che oggi hanno <giocato a monòpoli> con i furfanti sarebbero stati fregati da costoro, e rimasti a trastullarsi con le loro stesse mani su un po’ di impalpabili “criptovalute”. Queste non essendo riconosciute da nessuno un po’ scaltro, restava loro un fuggevole ricordo con qualche bit\coin in mano. Ma a differenza dei bulbi, che una volta apertisi, almeno producono dei fiori fragranti, quelle inesistenti <monetacce> costruite intorno a un <buco> lasciano solo il vuoto di quel buco che, sempre metaforicamente (ché solo di metafore si tratta), maleodorano dell’urina di cui sono impregnate, ma realmente quel buco per ora è stato dato da un crollo del loro prezzo, non dopo un anno ma in un solo giorno del 40%!! E non è finita qui: infatti come, anche più presto di quanto noi speravamo, la “befana cinese” ha prontamente reagito a quel crollo della quotazione del <bit\coin> portando agli speculatori-ritardati una calza bucata piena di carbone, rafforzando i controlli sugli scambi di valuta virtuale. In effetti la Cina era già precedentemente preoccupata della strategia Usa sul “muro di carta” [da cesso] del dollaro; ma concettualmente quest’ultima strategia anticipava quella attuale, ossia molto successiva, relativa alla speculazione sul <bit\coin>, di fatto accettata e subita come “bolla” al posto della costruzione e imposizione del muro-di-carta-del-dollaro come valuta (denaro) mondiale: ora si tratta di un <cyber-cripto-muro-di-bit> altrettanto, e forse più rischioso.

Infatti il crollo della quotazione del bit\coin è stato determinato da nuove indagini della Cina sugli scambi locali in <cybervaluta>. Così ispezioni sugli scambi in bit\coin, sia a Shanghai sia a Pechino, hanno avuto l’obiettivo di ricondurre codeste transazioni alle norme “antiriciclaggio di denaro”, secondo quanto stabilito dalla banca centrale di Cina: la quotazione corrente del <bit\coin> a parere dei cinesi è precipitata proprio a causa delle preoccupazioni relative alla possibilità che vengano <introdotte in Cina misure ancor più restrittive sugli scambi di ogni cybervaluta>. L’uso di tali scambi è molto utilizzata a fini illegali [come per l’acquisto di giocatori o intere squadre di calcio o pure negozi-fantasma (pizzerie, ristornati, supermercati, ecc)], per aggirare le norme¸ per cui il governo cinese vuole limitare la misura in cui gli individui possono detenere annualmente valuta estera: la qual cosa evidenzia l’apprensione cinese per i miliardi di dollari che negli scorsi anni sono <volati> fuori dal paese. Classificare il <bit\coin> come una valuta estera, in Cina limiterebbe le transazioni individuali speculative all’estero. In questa maniera si può spiegare il timore cinese comportato dai “bit\coin”. Ma se anche in Usa grandi società finanziarie speculative come Merrill Lynch si sono già poste la possibilità di divieto di <speculare> su tali criptovalute inesistenti, altri tipo Goldman Sachs e JPMorgan stanno considerando che cosa fare per i “derivati” sul <bit\coin> [ossia per un’ulteriore <scommessa su un’altra scommessa>], altre società intermediarie se ne vanno quando sentono parlare di affari sulle criptovalute, lasciando così i rimasugli ai disperati come il Venezuela e ad altri stati ridotti in miseria e disposti a tutto, o ai destinatari dei falsi messaggi di post.el, che abboccano all’amo pur di scambiare un incubo per un sogno.

È comunque vero che il “muro di carta” del dollaro, in tempi recenti fu costruito affinché il suo crollo travolgesse anche tutti gli altri stati. E dato che adesso, e da tempo, la Cina è diventata il maggior creditore degli Usa, che le sono debitori per più di 1300 mrd $, si chiude il cerchio con le pseudo valute criptiche e cyber\virtuali che seguono la strada aperta dal dollaro – denaro mondiale, sì, “vero”, ma già da prima usato e imposto come finzione. Allora qual è la differenza concettuale tra il dollaro di carta ormai raccattato nel liquame di un cesso pubblico o l’ologramma di un bit\coin nascosto – e invedibile e intangibile, e quasi senza cattivi odori tranne le lievi esalazioni emesse per <surriscaldamento> della rete informatica – congegnata tra i processori di tanti elaboratori elettronici diffusi nel mondo? Nessuna, se non per diversi <aspetti meramente concreti> l’una figura agisce come l’altra. Non c’è altro da aggiungere, essendo implicito in quanto detto – e nella corretta sequenzialità storica – tranne che pure il processo di concentrazione non è cominciato nel settore finanziario, ma l’indu­stria già negli anni 1990 ha proceduto in tal senso, senza aspettare i collassi bancari.

Nell’estate 2008, infatti, gli speculatori delle materie prime avevano acquistato e fatto scorta di futures petroliferi in grado formalmente di “riempire” oltre un miliardo di barili di greggio; gli speculatori avevano più petrolio in titoli di quanto fosse il petrolio fisico vero e proprio disponibile nel mondo! Che differenza fa con i nuovi bit\coins? O con i vecchi <bulbi di tulipano>? Era la ripetizione sia della bolla di internet che della bolla immobiliare, quando Wall street ha aumentato i profitti correnti vendendo ai gonzi le <azioni-di-un-futuro-immaginario-e-fantasioso> in cui i prezzi – dicono – aumentano all’infinito. Quando nel 2008, scoppiata la bolla, il prezzo del greggio è precipitato da circa 150 $ a poco sopra i 30 $ al barile, e ha ripreso quota solo dopo altri <eccessi di produzione> causati da saturazioni o frizioni del mercato mondiale. Ancora una volta contribuenti e pensionati, i cui fondi hanno investito “a loro insaputa” (stavolta per davvero) in questa “monnezza“, hanno avuto una colossale perdita di ricchezza reale. Invece G&S è riuscita a tagliare le tasse che avrebbe dovuto pagare al tesoro degli Usa movimentando i propri fondi in tutto il mondo e in particolare nei paradisi fiscali (è quello che è stato chiamato crony capitalism, il capitalismo della cricca).

Sono capitale fittizio, dunque, quei cosiddetti “prodotti derivati” di cui si parla negli sporchi affari di borsa. Si tratta, in poche parole, solo di <scommesse> sulle oscillazioni e sulle valutazioni future (contratti a termine, opzioni di pagamento con scadenze differite sulle differenze tra quotazioni d’acquisto e di vendita, ecc. — di cui il nominato bit\coin è soltanto la più recente trovata di una frode attuata gonfiando una <bolla> da far scoppiare sulla faccia dei truffati); scommesse fatte quasi sempre senza avere i soldi in mano – come “Short Nick” Nicholas Leeson, ex giovane agente di borsa, speculatore in Asia orientale, ha dimostrato [i tecnici del sistema creditizio, banche e borse, chiamano “prodotti” queste attività procurate dai biscazzieri] – degne di una sala corse, di un ippodromo, di una lotteria ecc., con tanto di ambiente malavitoso annesso, quasi a mostrarne la virtuosità e la concreta utilizzabilità atta a soddisfare bisogni umani. Nel mondo reale la sovraproduzione già eccedeva in misura continuamente crescente da anni e anni le possibilità di <nuovi investimenti di capitale>, cioè di <accumulazione vera e propria>, ma le transnazionali e le loro minori appendici del sistema imperialistico contavano su soldi non propri, poi anche su soldi “finti” di carta straccia, rapinati in giro per il mondo scommettendo sul futuro per uno sperato recupero del plusvalore ancora non ottenuto, sconsideratamente <anticipato> per investimenti labili o impossibili; oppure come nell’Olanda dei “bulbi” nel xvii secolo o oggi nei puri segni “virtuali”, elettronici, di cyber-valute.

 

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