Archivio | ottobre, 2017

vecchi numeri Contraddizione

20 Ott

segnalamo che sul sito della rivista sono stati caricati in formato elettronico i vecchi numeri cartacei sino al no.15.

buona lettura

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Sulle ONG – Medici senza frontiere

20 Ott
Riportiamo qui di seguito due estratti del no usciti anni fa sulla rivista cartacea della Contraddizione. Ci sembra opportuno riportare alla memoria i particolari inquietanti che riguardano alcune delle ong più importanti (msf in primis) che, come già dicemmo sono “non poco governative”.

[dal no 75 (nov.1999)]:

Tanto è proficua e “coperta” siffatta strategia che gli “s\frontati” medici “senza frontiere” – s/front(ier)ati – ne hanno tratto immenso giovamento: prima, Bernard Kouchner – fondatore di quella “og” medica – è  stato nominato, in concorrenza Cia con Emma Bonino, rappresentante Onu civile della Kfor, accanto al militare Mike “Bloodsunday” Jackson; poi, proprio i Médecins sans frontières si sono accaparrati onori e soldi del “Nobel della pace”, verosimilmente per i riconosciuti meriti bellici e spionistici.

 

[ma già sul no 73 (lug. 1999) era scritto con chiarezza]:

rapporto dei “saggi”.

L’“ufficio europeo per gli aiuti umanitari d’urgenza” [così si chiama ufficialmente, ed è tutto un programma, l’organo che era diretto da Emma Bonino], acronimamente detto Echo – dalle iniziali inglesi, nel solito ordine inverso, di “ufficio umanitario della comunità europea” – è stato istituito il 1° marzo 1992 “allo scopo di dotare la Comunità europea di strumenti più specializzati ed efficaci per fornire aiuti in situazioni d’emergenza”: affidato inizialmente allo spagnolo Marìn, dal 1995 è passato sotto il “controllo” (si fa per dire) di Bonino. Bel controllo! “Echo ha risposto a una serie di ben note <situazioni d’emergenza> in zone quali la Bosnia, il Ruanda, l’Afghanistan e la Colombia. Nel corso dei primi sei anni di attività, Echo ha distribuito aiuti pari a 3500 mln ecu” (qualcosa come 7 mmrd lire). Già, ma distribuiti a chi? “Nel complesso, l’ufficio ha agito tramite organizzazioni partner (ong e altre)” – toh! le mitiche ong – sulla base di una tipologia contrattualistica che ha dato a Echo <completa libertà nella scelta>, associazione e collaborazione con “organizzazioni internazionali, governative e non governative, o altri organismi operanti nel campo degli aiuti umanitari”: che Emma Bonino consideri la Nato un tale organismo?

“Il caso Echo ruota attorno a quattro contratti concessi nel 1993 e 1994 per l’organizzazione di operazioni umanitarie nell’<ex Jugoslavia> e nella regione dei Grandi laghi in Africa. Tali contratti sono stati assegnati a tre società; due di queste si sono rivelate in séguito [corsivo nostro!] essere controllate, attraverso accordi fiduciari, dalla terza che ha sede a Lussemburgo e vanta inoltre, direttamente o tramite consociate, relazioni consolidate con numerosi servizi della Commissione. Nel corso del 1997-98 è stato appurato che tali contratti erano completamente fittizi: l’importo, pari a 2,4 mln ecu, rappresenta dunque spese erogate irregolarmente, utilizzati in parte per finanziare un gruppo di undici persone (la “cellula esterna” intra muros) che operava come unità finanziaria in seno all’amministrazione di Echo a Bruxelles. Sebbene parte di questi fondi siano stati rintracciati in specifici conti bancari, resta sconosciuta la vera destinazione di almeno 600 mila ecu”. Insomma, diversi miliardi spariti nelle fogne della commissione Santer, attraverso la “cellula esterna” gestita da quelli che, nel gergo semi-ufficiale di Bruxelles sono spiritosamente ed eufemisticamente chiamati “agenti sottomarini, vale a dire personale non statutario finanziato a titolo di stanziamenti operativi. Bene, anzi male. La sig.ra Bonino non è accusata di aver preso soldi: del resto nessuno dei singoli commissari indagati – neppure la prima pietra dello scandalo, la ineffabile sig.ra Cresson – è risultato “direttamente e personalmente coinvolto in attività fraudolente”, né vi è prova che “abbiano tratto vantaggio, in termini finanziari”. Senonché il comitato dei “saggi” constata “l’esistenza di tanti piccoli feudi quanti sono i commissari”. Ma veramente voi potete pensare che, in quattro anni di attività quale commissario europeo, Bonino non conoscesse quei “sottomarini”? Certo che no: “la sig.ra Bonino era stata esplicitamente informata della presenza dei “sottomarini””. Tanto che il comitato dei “saggi” parla, assai bonariamente, di “ritardi della commissione nell’affrontare i problemi connessi con Echo”, ancora nel 1997 inoltrato! “Senza dubbio, i commissari responsabili di Echo, Marìn fino al 1994 e Bonino dopo erano al corrente della situazione estremamente difficile. A giudizio del comitato è scarsamente credibile che i commissari in questione siano rimasti completamente all’oscuro circa l’esistenza di un’inchiesta”.

Ma qualcuno, in effetti, ha mai sentito Bonino sbraitare – come ha fatto invece <pro Nato> contro i “demoni” serbi – per la corruzione Echo con tutte le varie ong di contorno? “La responsabilità dei commissari, o della commissione nel suo complesso – conclude il rapporto dei “saggi” – non può essere un’idea vaga. Diventa difficile trovare qualcuno che abbia la minima sensazione di essere responsabile. La tentazione di svuotare la nozione di responsabilità di ogni contenuto reale è pericolosa. Tale nozione costituisce la manifestazione ultima della democrazia”. In condizioni simili, qualsisia responsabile politico di “stampo liberale” si sarebbe dimesso. La sig.ra Bonino, invece, pretendeva addirittura di essere confermata alla commissione, forse per meriti Usa acquisiti! “La missione di controllo dell’Uclaf in ex Jugoslavia, alla fine di gennaio 1998, ha confermato senza ambiguità la natura fittizia dei contratti oggetto delle indagini. I dirigenti di Echo e il gabinetto della sig.ra Bonino erano chiaramente al corrente di tali indagini [corsivo nostro]. Ciononostante non emerge dagli atti alcuna azione nei confronti del funzionario in questione: l’ex capo dell’unità finanziaria resta al suo posto fino al 10 luglio, disponendo così di tempo e possibilità di inquinare le eventuali prove e ritardare l’avvio, nel settembre 1998, della completa indagine amministrativa”. Gabinetto inteso come cesso! Sicché, il comitato dei “saggi” denuncia espressamente “presunte interferenze – che nonostante le circostanze formali non possono essere considerate come “prove” – nelle indagini in merito alla sig.ra Bonino e al suo gabinetto: il capo di gabinetto della sig.ra Bonino ha cercato di compromettere e di ritardare la missione di controllo dell’Uclaf in <ex Jugoslavia>”. Nel frattempo, si era parlato di informazioni tratte da “fonte sicura interna (delatore)”, e si era deciso di “sollevare l’ex capo dell’unità finanziaria da responsabilità finanziarie a titolo di misura precauzionale”; ma, allorché “l’ex capo dell’unità finanziaria fornisce all’Uclaf informazioni sui contratti fittizi”, “la sig.ra Bonino chiede al capo dell’unità finanziaria di non far nulla [corsivo nostro] prima di contattare i suoi superiori gerarchici” – e tutto questo, verosimilmente, in nome di conclamata “trasparenza”! Ne seguì un allarmato “scambio di lettere tra i commissari Marìn, Bonino, Santer e Gradin circa la questione di stabilire se e quando i commissari responsabili di specifici servizi devono essere informati delle indagini Uclaf in corso”: ossia, detto in italiano volgare ma sincero, ricevere soffiate su controlli, ispezioni e censure preoccupanti. Il comitato dei saggi, in sintesi, “propende per la tesi che la tolleranza di fatto di prassi basate su assunzioni irregolari rappresenta un serio pericolo per la commissione, in quanto offre possibilità di frode e crea una <cultura istituzionale inaccettabile>. Gli abusi commessi dalla commissione possono purtroppo non essere casi isolati o circoscritti. Il fatto che commissari dichiarino di ignorare problemi spesso ben noti all’in­terno dei loro servizi equivale ad ammettere che l’autorità politica ha perso il controllo sulla struttura amministrativa, che si presume essa dovrebbe dirigere, e rappresenta una seria ammissione di incapacità”.