Sui Gattopardi e il medioriente

16 Dic

continuano gli interventi di straordinaria rilevanza di Alberto Negri, una delle poche voci realmente in grado di leggere materialisticamente la realtà mediorientale. Tenteremo di dare contezza delle sue analisi ai nostri lettori anche nei prossimi giorni. 

I gattopardi del Medio Oriente e occidentali

di Alberto Negri 

Grande la confusione sotto il cielo del Medio Oriente e nelle cancellerie occidentali e arabe. Qual è la strategia Usa? Buttare dentro tutti nel campo di battaglia contro l’Isis in modo da evitare di mettere lo stivale a terra e salvare la faccia delle petro-monarchie che hanno finanziato il terrorismo e inviato ovunque nel mondo musulmano gli Imam più radicali ed estremisti.
Gli Usa negoziano con la Russia, e quindi anche con l’Iran, l’uscita di scena di Assad e garantiscono sia Israele che i sauditi. Impressionante il silenzio di Gerusalemme: una guerra in casa e gli israeliani, sempre pronti a dire la loro su tutto, che non proferiscono parola: probabilmente hanno un patto con Mosca sul Golan e gli Hezbollah in Libano ma anche con i sauditi perché sono arrivati persino a circolare foto di guerriglieri qaedisti di Al Nusra curati negli ospedali israeliani.
La coalizione a guida saudita appare un altro fronte anti-sciita per sostituire quello jihadista e dare magari una veste accettabile ai gruppi più radicali sostenuti dalla monarchie del Golfo sia nel Siraq che in Yemen dove Riad utilizza al Qaeda contro gli Houthi sciiti, chiamati chissà perché ribelli quando sono sostenuti anche dall’ex presidente Saleh. Ribelli forse ai voleri di Riad.
In oOcidente la stampa britannica esulta per la coalizione saudita anti-terrorismo, quasi un ossimoro, che però permette di mantenere ricchi contratti e continuare a vendere pezzi di industrie e compagnie europee alle monarchie del Golfo.
Le fazioni libiche a quanto pare non firmeranno subito l’accordo per il governo di unità nazionale, nato con l’idea di trasferirlo a Tripoli. La partizione libica è in atto da tempo ed è forse l’unica che funzionerà: dipende da come si divideranno le risorse. E infine anche l’Italia, che spera di dire la sua sulla Libia, è costretta a mettere piede in Iraq con la storia alquanto confusa di proteggere i lavori alla diga di Mosul: è da vedere se l’Isis e i jihadisti lo permetteranno senza reagire. Ma così vogliono gli americani e Obama per darci uno strapuntino al tavolo dei negoziati e consentirci di portare a casa petrolio e gas nel Mediterraneo, dopo avere strepitato contro i tedeschi per il Nordstream 2 con la Russia. Inutile prendersela solo con questo governo: è assente il Parlamento, è assente un intero Paese, e non da oggi.
Quanto alla Turchia, il vero grande malato dell’Occidente, bisogna tenere in piedi Erdogan al quale forse la situazione è sfuggita dal controllo anche in casa: ma siamo proprio sicuri che sia stato lui a decidere di abbattere il caccia russo? Dovrà accontentarsi del petrolio di Barzani continuando ad accanirsi sui “suoi” curdi. Addio sogni di gloria di un Sultano dimezzato: se la Fed alza i tassi, lui come gli altri emergenti dovranno fare i conti con un’altra svalutazione della moneta.
La realtà è che tutti adesso cercano di mettere di soppiatto un piede in Siria per potere dire una parola sulla futura spartizione del Paese e del resto della regione: non è detto che la divideranno ma ogni contingente proteggerà le proprie maggioranze o minoranze di riferimento settario o etnico. E’ la versione del Gattoppardo in salsa mediorientale: tutto cambia perché nulla cambi.

*- la versione di questo articolo è una replica di quello pubblicato sul facebook personale del giornalista

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