La buona crisi

30 Ott

ovvero le buone inguaiate

crisi-stabile

La sguaiataggine di Rœnzi, si è già detto altrove, diventa tanto più scomposta e sgarbata quanto più il bischero si inguaia per i casini da lui stesso provocati, anche con l’aiuto dai suoi “esperti” anzitutto economisti-del-sistema, dal citato ondivago ex piccista Pier Carlo Padoan, a Filippo Taddei “leopoldo” ex civatiano, ben introdotto al sistema Usa attraverso il passaggio stellare [stargate] della università Johns Hopkins (fondata appositamente per carpire laureati fedeli al potere usamerikano, in odore Cia, dalle sedi di Bologna, donde viene costui, e di Nanchino per la grande sacca di riserva asiatica), all’ebreo israelitico-naturalizzatro-italiano Itzhak Yoram Gutgeld =denaro-buono=, che però deve stare attento, dato che il suo cognome è anche tradotto da altri come <buon prezzo>, ossia più <a buon mercato>, <meno costoso>, e quindi in un periodo invaso da titoli derivati “spazzatura” è nota la diffusione che ha avuto tale immondizia tramite le cosiddette “banche cattive”; ed essendo costui stato ammaliato dai renziani niente è più facile, secondo la legge di Gresham, che sia <scacciato> data la presunta, ma contraddittoria, bontà che sta soltanto nel suo cognome: omen nomen.

Ma adesso interessa come oggetto specifico la sedicente Legge di stabilità 2016, la quale annunciata da lui e dai suoi esperti economici, è stata riformulata e rivista comportando gravi ritardi nella presentazione al presidente della repubblica, peraltro senza passare prima per il parlamento, come da dovere costituzionale: ma che importa, tanto ormai la costituzione per i renzolatri, come già fu per i berluscoidi i quali … adesso si ergono però a suoi paladini, è carta straccia! Si deve anche perciò pensare che sarebbe più appropriato definire tale disposizione quale <in\stablità mentale>. Segnali di ciò sono evidenti quando l’inguaiato\sguaiato rignanese bercia sconsideratamente ai quattro venti, ma in Europa nessuno gli dà retta e mal lo sopportano, che l’Italia diventerà-la-maglia-rosa-della-Ue (in Francia, più importante, però la maglia sarebbe gialla), sarà la guida di tutte le nazioni Germania compresa, … perché la “sua” Italia è “forte, semplice, giusta, orgogliosa” e nel mondo, dice lui sgrullando il capo, c’è “tanta fame d’Italia”: tanta che appena possibile se la mangerebbero —— ma lui è uno squilibrato megalomane! [gli ci mancava solo di copiare Obama, ma al ribasso … verso il precipizio (speriamo), comprando da Ethiad =unione= un aereo di dieci anni fa, da … rottamare, per poter dire che anche un bischero può vantare un Air Force!!]

Allora nella sua estasi onirica latra che “l’Italia riparte anche grazie a chi non si è mai fermato” — sì sì, “riparte”, ma per dove? “Se riuscissimo a crescere più della Germania saremmo in grado di costruire un futuro avvincente [… e se mio nonno avesse sei palle sarebbe un flipper]. E sul prodotto interno continua a prendersela sempre con quegli splendidi e intelligenti animali strigiformi, che la mitologia greca associava invece alla sapienza di Atena: il suo deve essere un senso di inferiorità atavico, <annusando> che non riesce ad arrivare a quei livelli e avendo invece il fondato terrore che i gufi possano vendicarsi beccando le orbite dei suoi occhi lessi e inespressivi. Quindi continua a rivolgersi sguaiatamente ai gufi e a coloro che lui chiama “rosiconi” per l’invidia che lui stesso prova nei confronti di chi ha colto nel segno, dato che invece è proprio a lui che “rode” il culo per i guai in cui si è cacciato.

Per la sua arroganza e ipocrisia non fa altro che ripetere che si “rispettano” tutti gli avversari politici, sindacalisti, ecc., li si “ascolta” [il che assolutamente non è vero, dato che mentre gli altri parlano lui gioca sempre con il pc, per <cinguettare> con altri, o con il telefonino], ma dice Renzi “non c’è uno uomo solo al comando”. Soltanto con la smidollata minoranza del Pd, lui ha gioco facile esibendo le sue illusionistiche capriole da baraccone, replicando “che la sfida la vinciamo insieme: vado avanti come un treno, posso perdere le elezioni ma non la faccia” [certo! come disse quello che la faccia già l’aveva persa e a quel posto aveva un culo!] —— la sua paura lo atterrisce e cerca di nascondersi.

Ma chissà mai se non sia questa #lavoltabuona affinché le menzogne renziane sullo sfacelo in atto, connesse alla supposta legge di stabilità [più supposta che legge …] non si tramuti finalmente in #labuonacrisi. Viceversa <il treno che va avanti e che è in lui>, rendendolo sempre più inguaiato\sguaiato, conferma il suo assolutismo dispotico. “C’è un momento in cui prima di tutto viene l’Italia e il cómpito prima di dividersi è trovare il bene comune. Ognuno dice la sua [e dopo lui fa un po’ come cazzo gli pare, stile corradoguzzanti-casa-delle-libertà berluskoniana – ndr]. Poi si andrà alle elezioni e con la prossima legge elettorale si saprà chi ha vinto o perso. Ma fino al 2018 anziché parlare di valore ideologico, la questione è che gli italiani hanno pagato troppe tasse”. Gli italiani, però, non sono soltanto i molti soliti sventurati contro i quali i potenti scatenano i propri economisti sicofanti che governano per loro ordine e conto.

Anzi: al contrario in misura proporzionalmente maggiore ci guadagnano gli italiani più ricchi e possidenti —— a-tutela-crescente, se ci capite. Tuttavia secondo lui era meglio rendere tutti uguali – gran tempra di “egualitarismo” – come nella rincorsa tra Berlusconi (20%) e Salvini (12%) che fanno a gara chi spara le cazzate più grosse sulla cosiddetta “tassa piatta” per tutti. Codesta flat tax implica un sistema fiscale proporzionale e non progressivo, giacché un’ali­quota costante, comporta che in effetti l’imposizione risulti relativamente crescente, in misura inversa al reddito. Tale sistema fiscale fu ideato per gli Usa – dopo la morte di Stalin all’epoca di Eisenhower\Foster-Dulles, della rivoluzione cubana, delle rivolte in Europa, della nuclearizzazione delle loro basi militari nel vecchio continente – dal “fascistone” Milton Friedman che, con i suoi seguaci detti Chicago boys, divenne poi grande amico e mèntore del boia cileno Pinochet per il “miracolo” dello sviluppo\massacro cileno. Il suo sistema di <tasse piatte> fu pensato “a esclusivo vantaggio di quella parte di popolazione che eccede le aliquote massime di reddito. Infatti, oltre il 90% della popolazione pagherebbe le stesse che paga con un sistema progressivo, e chi ha un reddito basso o medio basso, pagherebbe più tasse di quanto non ne pagherebbe con un sistema progressivo”, mentre tutti i guadagni per minori costi vanno nelle casse dei grandi borghesi.

Sicché Rœnzi poté sentenziare che per un paese più solido più tranquillo e più giusto, “abbassare le tasse è giusto, non è di destra o sinistra”. Noo! infatti non è costituzionalmente corretto violare la norma della progressività [art. 53 Cost.: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”]. Secondo il principio di progressività della capacità contributiva, chi avesse violato tale norma programmatica non avrebbe superato il vaglio di legittimità da parte della Corte costituzionale. Ma il <ciarlatan-vien-dall’Arno> se ne frega e ripete che “abbassare le tasse è giusto. Punto. Ora <punto> una minchia! Perché per parlare così o si è ignoranti o si è imbecilli. O si è imbroglioni. Va da sé che si possono avere tutte le tre, o anche di più, <prerogative> insieme, se così si possono chiamare —— perché di imbecilli ignoranti che imbrogliano sono pieni  governo e opposizioni.

Anche il tetro Mattarella ha toccato questo tema, però aggiunge che dire certe cose e isolarsi al comando “non è possibile in democrazia, perché altrimenti la democrazia deperisce” —— appunto. come si diceva per l’illusion\fascista rignanese. E sempre Mattarella ha pensato bene di ingarbugliare un po’ di fuffa per decantare anche lui il grande-successo-dell’expo-nutrire-il-pianeta-energia-per-la-vita – che manco il papa – ha anche spiegato a Ban Ki-moon come “eliminare la fame per tutti. Il diritto a cibo e acqua può essere affermato in tutti i continenti. La cooperazione può prevalere sul conflitto, il dialogo sul fanatismo, la crescita delle opportunità può restringere la forbice delle disuguaglianze”. Ma ha voluto chiedersi anche se “siamo sicuri che per le produzioni agricole destinate a nutrire il pianeta possano valere le regole che valgono per altri beni? La regola aurea della domanda e dell’offerta [sic!] non sembra aver portato in questo caso a un funzionamento ottimale del mercato”. Ma va? Solo in questo caso? Mettere insieme parole inutili, ciarpame, sciocchezze, con discorsi oziosi, ci era sembrato, seguendo la critica di Marx, sommessamente di essere sicuri del contrario: ché quella regola più che “aurea” fosse una incongruente e aggrovigliata “cacata” giacché non funziona proprio mai ed è solo servita per imbrogliare i creduloni.

Sotto a un titolo Taglio Tasi equo e non recessivo, alcuni pennivendoli padronali, hanno comunicato che su un gettito complessivo per le prime case di quasi 3½ mrd €, quelle di extra lusso (incluse ville palazzi castelli) che riguardano coloro i quali hanno redditi superiori a 75 mila €, sono meno del 3% dei proprietari residenti in tali case; essi dovrebbero essere contribuenti (complessivamente) per meno di 200 mln, mentre i restanti più “poveri” devono versare al fisco i quasi 3,3 mrd necessari sul totale ricordato per le prime case. È così che i ricchi proprietari immobiliari non sarebbero tenuti a pagare imposte di proprietà. Allora si capisce che gli “esperti”, come i ministri dell’economia, del lavoro ecc. e gli inesperti-ma-chiacchieroni come il loro presidente, mostrano di non sapere nemmeno ciò che, con il suo sardonico istrionismo, era chiarissimo pure al grande Ettore Petrolini che ne faceva addirittura non di più che una battuta di avanspettacolo, stracitata: “Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti”.

Ma Rœnzi non lo sa (neanche con il coperto aiuto opacizzato del <dotto economista Piercarlo Padoan> –— apostata della fu fede piccista, al pari dell’ex catto-stalinista piccista pentito Claudio De Vincenti, entrambi neo-renziani come voltagabbana opportunisti, e ora seguaci pure del loro pseudo avversario interno di quei tempi, il vate migliorista Giorgio Napolitano). E Padoan, si sa, cambia spesso idea. Quindi si è messo in scia al suo superiore, il presidente Matteo Renzi che senza esitazioni ha fatto repentinamente marcia indietro sulla tassazione delle prime case di lusso, dopo aver spergiurato [Renzi a settembre aveva assicurato chiacchierando su La7 che la tassazione sarebbe stata eliminata anche per le prime case di maggior pregio, perché “il catasto non è aggiornato dal 1939” per cui “la definizione di casa di lusso o di benestante è impossibile da dare” – si veda anche sopra] che abbassare le tasse per tutti è giusto e basta. Stavolta per comunicare questa grande-novità-del-cambiamento ha scelto la sua pagina Facebook per lo sconfessato taglio delle tasse sulle prime case di lusso (in particolare a menar scandalo è stato il  caso di mega-ville da sogno e castelli). “La norma è la stessa” rispetto al 2008 “anche sulla questione dei castelli” che dunque – a differenza di quanto l’illusionista aveva promesso – “dovrebbero” invece  pagare. Infatti il governo prevede di concedere uno sconto ai loro proprietari; i castelli <possono> essere esentati se considerati <residenze storiche>, a parte le categorie catastali e che molte case di lusso ville o castelli sono fatte passare dai loro padroni come uffici.

Non ha avuto alcun ripensamento invece per il <tetto> sull’uso dei contanti [e ti pareva?! i padroni evasori non vogliono] che sarà portato a 3.000 € [… giusto quello che serve per comprare un etto di pizza del fornaio e due fette di mortadella]. “Davvero qualcuno può pensare che la misura sul contante, semplice, giusta e liberale [ancora e sempre qualcosa di giusto] rovini la legge di stabilità e la renda incostituzionale? ! “E dai! Un po’ di serietà non guasta – scrive Renzi – il limite del contante non aiuta l’evasione, né la combatte” [è una misura <neutra ed equa, tra Prodi e Monti> “semplice, liberale, per aiutare i consumi e sbloccare molte famiglie italiane”]. Anzi noi siamo il governo che ha introdotto l’autoriciclaggio. E quindi insiste: “Giù le tasse, finalmente! Altro che storie: è semplicemente giusto. Per la prima volta nella storia d’Italia le tasse vanno giù in modo sistematico, per tutti [appunto, è quello che dicevano, come se fossero tutti uguali!] non solo per qualcuno. Per tutti, per sempre! [neocorporativismo ab æternum]”.

E elenca tutti i provvedimenti che vanno in questo senso: gli 80 € [… senza parole, una beffa ormai comprovata], la cancellazione della componente lavoro dell’Irap. E “adesso tocca anche alle tasse agricole e agli imbullonati [ovvero su quei macchinari spesso di grandi dimensioni che sono ancorati al suolo: che equivale al costo di una possibile assunzione di un giovane; un’incoerenza per un governo che a parole ha sempre sostenuto di voler rilanciare la competitività delle aziende e l’occupazione]”. “Non solo – aggiunge – chi investe nei beni necessari all’azien­da, cioè chi investe sul futuro del lavoro, ha diritto [sic!] a uno sconto fiscale (misura dei cosiddetti superammortamenti).” {Per quasi un secolo gli impianti sono stati considerati impianti e i fabbricati, fabbricati. Poi nel 2015 si è scoperto che gli impianti incrementano il valore dei fabbricati. Un’in­terpretazione più estensiva della norma potrebbe portare al paradosso che in un fabbricato a uso abitativo qualcosa di fisso alla parete ne aumenta il valore}.

Infine osa anche replicare sulla polemica legata alle slot machines, al gioco d’azzardo “Quanto ai giochi, almeno si aspetti di leggere la norma! Vediamo se qualche deputato grillino, tra una scia chimica e l’altra [battutaccia insulsa che solo uno sguaiato provincialotto può fare – ndr], si accorgerà di aver detto menzogne. Magari chiederanno persino scusa, lo scopriremo solo vivendo”. Scopriremo volentieri pur noi che cosa comportino le nuove concessioni per i punti-scommesse; ma con motivazioni moralistiche, divergenti alle altre opposte, perfino la chiesa ovviamente ha espresso la propria contrarietà a tale speculazione mafiosa.

uomo-potere_prende-ordini

Le legge di stabilità – solo una denominazione “rinnovata” della tradizionale manovra finanziaria poi detta anche legge di bilancio – è pure arrivata tardi da Mattarella per la scontatissima firma. Proprio mentre l’ineffabile Pier Carlo Padoan assicurava che per l’arrivo del testo finale in parlamento e dal presidente della repubblica “è questione di ore”: ore che sono state giorni fino all’ultimo minuto utile per legge. È così che è giunta tardissimo a quel che resta del <senato eletto> parlamentare per la discussione, in quanto il governo stava cercando ancora di far maneggi sui guai dei conti “bucati”, per farli tornare formalmente. Qui sono stati prima toccati alcuni punti fissati e gravissimi. I dettagli sono solo ora appena disponibili, e già molti commentatori critici provano a muoversi entro i numeri farlocchi per aggiornare ciò che essi – di gran parte della stampa qualificata – avevano cercato di dire in base alle prime indiscrezioni raccolte da quella stessa stampa [a essa, prima e adesso per gli aggiornamenti in apparenza da loro detti “più definitivi” (scusate il pleonastico ossimoro <più> e <definitivi>), perciò si rimanda, non potendo essere nostra competenza e senza fare inutili duplicazioni]. Una osservazione recente che merita di essere sottolineata è relativa alle date elettorali. Il massimo di durata in carica per il parlamento italiano sarebbe 5 anni – cioè le prossime elezioni politiche non possono avvenire dopo le metà di marzo 2018 – ma quasi certamente saranno prima, e con l’aria criptofascista che tira … non si sa mai come possa andare a finire. Comunque è certo che prima ci saranno elezioni locali e un referendum costituzionale. Pertanto la mostruosa stangata contro lavoratori e popolazione, per motivi elettorali, Renzi – tanto ormai è inguaiato! – la rimanda a dopo le votazioni per cercare disperatamente di non far vincere inesorabilmente i <gufi> intelligenti più di lui: con essi noi possiamo continuare a sperare.

Come accennato prima la riduzione delle tasse è uno dei cómpiti propagandistici essenziali che si è posto il duo Renzi\Padoan attraverso abolizione delle imposte sulla prima casa, sgravi d’imposta regionale per attività produttive su terreni agricoli, tassa comunale sui servizi indivisibili anche sugli <immobili merce> invenduti, e sui cosiddetti “imbullonati” [vedi sopra]. Non poteva mancare l’annuncio-renziano-premes­sa\promesssa per il possibile futuro taglio d’imposta sul reddito delle società (ex persone giuridiche), che è stato annunciato ma è molto incerto già per l’anno prossimo solo se la Ue darà un poco probabile <via libera> totale a un aumento del disavanzo per coprire la spese straordinarie sostenute dall’Italia – nella misura effettiva da documentare – per l’emergenza migranti. Oltre alla folle antiprogressiva e non “petroliniana” abolizione indistinta della imposta sulla prima casa, senza tener conto del reddito e delle condizioni socio-economiche in genere del proprietario, occorre insistere sul rammentato grottesco andirivieni per le tasse sulle prime case di lusso ed extralusso e sulle parziali scappatoie delineate.

In merito al problema del lavoro emerge anzitutto, per il contingente, il raggiro sugli <esodati>, spregevolmente portati alla presunta <settima salvaguardia>. Ma intanto tali cosiddetti esodati sono finora restati fuori dalla legge di stabilità, nome di “stabilità” che per essi ha invece il sapore amaro di una doppia insicurezza – Foriero\Monti e Renzi\Poletti. Parimenti per tutti i lavoratori rimasti senza stipendio né pensione. Infatti per il passato – il pregresso, per il lavoro già erogato ma con il salario non pagato ma differito a fine rapporto di lavoro e accantonato nelle casse padronali – si riparla di una ulteriore riforma delle pensioni. Intanto si sa che la sentenza Ue che avrebbe disposto l’immediata restituzione del salario differito ai lavoratori cui appartiene, è stata ignorata da Renzi e ridotta ai minimi termini da Padoan perché i soldi da pagare sarebbero troppi e “non ci sono”: ma ci sono quelli risparmiati per ogni famiglia (217 €) e anzitutto ciascuna impresa (1000 €). Ma intanto le pur misere pensioni dei lavoratori – tranne le minime “sociali” dei morti di fame – non verranno indicizzate. Così come un sibillino <annuncio renziano> secondo cui si potrebbe andare <verso> una proroga della cosiddetta “Opzione Donna” per il 2015, finora mancata.

​Di fronte a tutto ciò lo sguaiato\inguaiato finge di stupirsi – prendendo però grettamente per il culo – del fatto che Susanna Camusso <non capisca quanto è buono> …, in realtà addirittura molto peggio della lurida derisione degli 80 € che continua, per lavoratori e pensionati, l’aumento di soldi promesso dalla legge di stabilità nel 2016 —— la schifosa beffa di 8 € al mese per gli statali con contratti non rinnovati da cinque anni, e con la Corte costituzionale la quale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti, … ma non per il passato. Ancora peggio è la beffa per i pensionati: 5 € per pochi pensionati ridotti alla fame, mentre per salari e stipendi differiti sottratti da versamenti o trattenute effettuati, condannati dall’Ue ma ignorati da lui, Padoan e Poletti (quasi peggio di Elsa Fornero) i soldi sono spariti, come per le fa\s\tiscenti scuole che cadono a pezzi, mentre invece essi ci sono per il suo aereo air force. Splendido il commento di un tal Carlomagno [non quello storicamente noto] di nome Marco, segretario generale della Flp (un sindacatino “giallo” autonomo) che ha esclamato: “giustizia è fatta ed è stata restituita ai lavoratori pubblici la dignità del proprio lavoro” — …azz! la dignità, ne sentivamo la mancanza: vuoi mettere la <dignità> al confronto con un <mucchietto di soldi rubati ai loro proprietari> per contratti violati da cinque anni?! Anche la Cisl – manco a dirlo – ha commentato positivamente.

Senonché si consideri pure che la in\stabilità-renzian-versiforme 2016 ha rinnovato, però amputandole, le assunzioni agevolate a tempo indeterminato: la decontribuzione delle imprese per assunzioni effettuate dal 1°.1 al 31.12.2016, può riferirsi soltanto a un periodo massimo di 2 anni, con il 40% di sconto (e non il 100% per 3 anni come lo scorso anno per il 2015), con un massimo di esonero pari a 3.250 €, ma senza prevedere incompatibilità con la misura di trasformazione dei contratti da collaborazioni a progetto a contratti stabili a tempo indeterminato prevista dal Jobs act. Sono tutti definiti <contributi e incentivi per far ripartire il mondo del lavoro>: ciao lavoro, ciao ciao, buon viaggio! E soprattutto … buonanotte lavoratori, a non più rivederci. L’80% sono stabilizzazioni di ex collaboratori a progetto, contratti a termine e partite Iva, e soltanto un’infi­ma minoranza sono invece effettivamente “nuovi assunti” (alcune stime parlano addirittura di qualcosa come il 10%). Non è mai troppo tardi per ripensarci e intervenire per modificare le fole già propalate arricchite di menzogne, dopo che gli <annunci-renziani> avevano fatto il loro sporco effetto.

Senonché aumentano a vista d’occhio gli impicci – speriamo oltre il punto di svolta di non ritorno – che terrorizzano Renzi per il minaccioso volteggio dei gufi. Il primo è sul caso giustamente sollevato purtroppo da quell’uomo di goffa statura politica e di un eterno infantilismo che è Ignazio Marino: il bischero fiorentino, che làtita stavolta in Perù, ha lasciato il gattino da pelare nelle mani indecenti dell’altro Matteo, il giovaneturcopiddino Orfini [che forse non sa che i “giovani turchi” non vanno famosi per aver avuto fra le loro file anche il ventenne Mustafa Kémal, detto poi Atatürk quale padre della repubblica turca laica e contrario a tutto il fanatismo religioso islamico; ma che invece sono ricordati quali razzisti\nazionalisti per avere avuto un ruolo da protagonisti per i massacri del popolo armeno; né forse, ma è più probabile, che il riferimento sia al movimento detto appunto dei “giovani turchi” inopportunamente fondato tra i pre-rottamatori giovani sardi della dc dal <picconatore> Francesco Cossiga]; Orfini, voluto da Renzi stesso e contestato ormai da migliaia di romani, un <carneade> anonimo e “strano”, come direbbe lui stesso, che ha cominciato male con il salire sul trampolino di D’Alema, passando poi per Bersani e precipitando infine nella fanghiglia di Rœnzi.

Il secondo impiccio è pure più grave e nazionale, e riguarda il caso di Rossella Orlandi, direttrice della <agenzia delle entrate> che le piace dire apertamente la sua opinione. In effetti ha-aperto-le-danze il sottosegretario Enrico Zanetti di Scelta civica perché la direttrice nei giorni scorsi aveva denunciato la “mancanza di sostegno delle agenzie fiscali da parte del governo”. Sono dichiarazioni “incompatibili con qualsiasi ipotesi di leale collaborazione con le istituzioni e con il governo che l’ha nominata. Parlo come componente del governo. Ma sono convinto che la mia posizione sia assolutamente condivisa da Palazzo Chigi. La politica fiscale la fa il governo. L’Agenzia deve fare i controlli, non decidere quali. E quando si sceglie una linea, il direttore si adegua ed esegue. Zitti e pedalare. Altrimenti è libero di andare da un’altra parte. Non dubito che presto il ministro farà sapere la sua”. Enrico Zanetti non è un comico ma ne indossa incredibilmente le vesti, quando dice <zitti e pedalare>! Chi tocca il governo, muore! Almeno Maurizio Ferrini faceva il comico a fine anni 1980 in Quelli della notte di Renzo Arbore, e si rese famoso per lo slogan-tormentone-popolare “non capisco, ma mi adeguo”. L’avesse almeno copiato, Zanetti si sarebbe risparmiato di <fare una grezza> enorme come una figuraccia di merda. E lancia anatemi a chi parla male del <dio-renzi> – altro che uomo-solo-al-comando, ci manca solo un altro Recep Tayyp Erdogan – ma è meglio ancora riferirsi al senso ebraico dell’antico testamento, giacché per esso non basta parlarne male, ma è intesa come offerta a quel dio arrogante affinché garantisca lo sterminio di tutti gli avversari [ovviamente a partire da <gufi> e <rosiconi>]. Senonché, al contrario delle attese di Zanetti, il ministro dell’economia, il pur ondivago Pier Carlo Padoan ha parlato, ma per smentire il sottosegretario e appoggiare la direttrice, divulgando una nota che esprime il proprio sostegno a Orlandi: “Nella lotta all’evasione fiscale l’Agenzia delle entrate svolge un ruolo cruciale. Le competenze maturate e consolidate dal personale e dalla dirigenza costituiscono un patrimonio che il governo intende salvaguardare. Lo spirito di dedizione e l’esecuzione dei doveri d’ufficio lontano dai riflettori che il personale ha mostrato in tante occasioni deve continuare a essere di esempio per chiunque operi al servizio del cittadino e dell’interesse pubblico. Nel contesto di immutata stima nel direttore Rossella Orlandi, questo ministero è impegnato nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia delle entrate”.

Certo sono guai seri per Renzi, che dalla sua latitanza peruviana se ne è lavato le mani, ha proferito con la bocca aperta come un merluzzo lesso una tranvata di banali luoghi comuni turistici su Machu pikchu =il vecchio picco= per poi piagnucolare solo sulla batosta della sua squadra del cuore, l’associazione calcio Fiorentina sulla quale rimugina privilegiatamente in ogni parte del mondo in cui lui si trovi, dicendo agli astanti stupiti e disinteressati che aveva perso partita e primato. In ogni caso i suoi guai politici italiani lo aspettano al suo ritorno – sia Roma-capitale-mafiosa e Orfini-Cantone-“Milano ha dimostrato di essere quella capitale morale che Roma, priva di anticorpi morali, ancora non è”: poiché non si ha l’anticorpo, non solo morale, che le servirebbe, un topicida tipo <alemancloralosio>, che potrebbe funzionare pure per fratelli-d’Italia-e-di-IgnazioLarussa-e-sorelle-di-GiorgiaMeloni. Senonché dopo il dissenso comunale con Orfini, c’è quello governativo con Padoan – per l’agenzia delle entrate e Orlandi – più difficile da negare per non inguaiarsi di più: il tema che sta dietro è, tra l’altro il sopra rammentato provvedimento voluto da Renzi sull’innalzamento del tetto al contante (da 1000 a 3000 €) contrastato da Orlandi perché avverso alla lotta sistematica <a tappeto> contro la grande evasione, ma vagheggiato a lungo da Angelino-detto-Alfano.

“Quali tasse ridurre lo decidiamo noi, non un euroburocrate a Bruxelles”, disse però Renzi. Aggiungendo che “siamo un paese manifatturiero, secondo alla Germania, ma li riprenderemo”, sempre per spacciare proditoriamente un maggior peso, <lascio, signo’?>; esaltando pure contro ogni evidenza, il suo piano Matteo Renzi \ Stefania Giannini #labuonascuola. E allora Rœnzi – come “Mussolini monta a cavallo”, scrisse Curzio Malaparte, nella citazione di Franco Fortini [All’armi, siam fascisti!] – ripete come un ritornello: “l’industria che vince non è quella della lagna, ma quella dell’innovazione, del coraggio della curiosità, declamando che “non siamo gente che si piange addosso”. Certo, come disegna Altàn “è l’ora di farsela sotto!”.

piangerci-farselasotto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...