La buona… sculata

25 Ott

ovvero le buone menzogne

rompicoglioni-italiani_dio

Più di un anno fa, aprile 2014 [cfr. http://visioneinsieme.blogspot.it/ per un elenco esauriente ma sintetico di <tutte-le-bugie-di-matteo-renzi> fino a quel periodo]; ma l’illusionismo di Rœnzi è andato avanti con la velocità e l’intelligenza di un <Forrest Gump del Valdarno>; e se n’è occupata un’infinità di altri avveduti luoghi critici [cfr. a es., Andrea Scanzi, il fatto quotidiano, Huffington post ecc.]. Tuttavia, per chi ancora non lo avesse visto, è meglio cominciare con un extra ormai datato [vedi e ascolta <prima di votare matteo renzi guarda questo video_.mp4>] dove lo spregevole, turpe, scellerato, indecente, impertinente, maleducato, rozzo, buzzurro, sgarbato, … (il vocabolario italiano dei sinonimi non basta) <personaggetto> da stra\p\azzo già un bel po’ falloppo, per farsi eleggere alla provincia di Firenze ha avuto l’arroganza di non far parlare una seria scienziata oncologa zittendo lei, e gli altri interlocutori, chiamandola “aspirante alchimista, maga magò”. Nel gergo fiorentino tipi del genere sono considerati al minimo come “bìscheri” (appellativo per persone poco furbe, vuoi per le piccole chiavette di legno per serrare botti o corde di strumenti musicali, vuoi per il casato di una nota famiglia del tardo medioevo che si rifiutò allora di accettare l’offerta di acquisto di suoi terreni da parte della repubblica\signoria fiorentina a causa della propria spilorceria e attaccamento al denaro, al che ebbe un tracollo economico, connesso al successivo esproprio di tutta l’area e demolire le case della famiglie de’ Bischeri senza sborsare manco un fiorino, da parte del comune e dei potentissimi Medici).

Ma tornando a Renzi si può ben dire che, a prescindere dalla storia di Firenze e dei suoi coloriti epiteti, il figuro con quell’espressione dialettale rientra sicuramente nel rango del <bìschero>, come cazzone in romanesco o belinùn in genovese, insomma come vuole l’espressione vernacolare fiorentina un “grullo, buono a nulla, persona che si crede furba e invece si rivela stupida e minchiona”. O, per concludere con i molti modi seguiti in codesto gergo, come “tre volte bono vol di’ bischero” (sembrare troppo buoni fa passare per cretini); “andare a bischero sciolto” (avere un comportamento sconsiderato); “avere il quarto d’ora del bischero” (è il momento di pura stupidità); “tra bischeri s’annusano” (ossia si riconoscono); ma è bene finire con il detto “per i’ malato c’è la china ma pe’ i’ bischero ‘un c’è medicina [cfr., per evitare copiature (adesso lo dice anche Pannella), una nota (A le porte co’ cenci) pubblicata sulla rivista la Contraddizione, no.133, del 2010]. Epperò il bischero, in quanto tale, è per la sua maleducazione e ignoranza provinciale pure “sguaiato” e lo diventa tanto più quanto più si senta <inguaiato>, ossia impelagato nei pasticci in cui si è cacciato: ora è uno di quei momenti. E prova ad apparire <tre volte bono>, furbacchione e sicuro di sé, parlandosi addosso di un vicino futuro in cui sarà la-sua-Italia a essere la guida dell’Europa, scavalcando la Germania — bum!!

Sicché il bischero una volta “eletto”, in due sole occasioni locali, in Toscana e limitate all’area fiorentina, in tutto [una prima volta alla provincia, la seconda con la truffa per il comune (si veda appresso) e poi basta per sempre] appena preso possesso della carica di presidente è stato condannato in primo grado per danni erariali causati alla provincia di Firenze. Dopodiché ha straparlato di rottamazione dei “vecchi”, ma essa non è mai avvenuta, dato che gli è servita solo per far avanzare la “smisurata ambizione” (parole del bischero) di se stesso (“scalata” del Pd, per dirla con lui, alle seconde primarie – le precedenti furono per il capo-della-“dit­ta”, Bersani – indette per la presidenza del consiglio; ma poi colse l’occasione per usurpare – con il tacito consenso dall’ignavia dei piddini – sì che ancora adesso il prode Speranza, omen nomen, séguita a ripetere che <non se ne va neanche con le cannonate!>). Fu così che non è stato <mai eletto> tranne che a sindaco di Firenze, per l’intercessione del duo Berlusconi\Verdini (toh! chi riciccia …): per farlo vincere-facile gli candidarono … contro – si fa per dire, se ci capite – l’ex portiere del Milan e della nazionale. Il rignanese-vien-dall’arno si è comportato come amava dire Corrado Guzzanti\rutellizzato: “ricòrdate de li amici”, “ricòrdate di chi v’ha voluto bene! v’avemo portato pure l’acqua con le orecchie, che ce volevate pure la scorza di limone?” —— e il rignanese si è ricordato di entrambi, eccome!

Tra i presunti rottamandi, oltre prima di tutti il da lui odiato D’Alema, merita una menzione di dis\onore Anna Finocchiaro che se li è ripassati tutti – Pci, Pds, Ds, Ulivo, con il governo Prodi, Pd, fino a precipitare nell’abbraccio mortale di Renzi. E ovviamente <fuori sacco> il vecchio presidente Giorgio Napolitano (come già era stato per il ddl Boschi). Codesti due – come si vedrà nel caso specifico che li riguarda [cfr. prossimamente la_buona_crisi, intorno alla cosiddetta <legge di stabilità 2016>] – in un sodalizio politico che lega entrambi con lui, sono i protagonisti effettivi della formulazione di quella legge, mentre è Renzi che la millanta insieme agli inesistenti proprî meriti, supponendo così – apponendo la sua firma – di apparire più importante presentandola come suo personale successo. Un altro che per il suo pregresso lungo corso sarebbe dovuto essere stato <rottamato> è Luigi Zanda che, a parte la comune sardità con Cossiga, è stato con l’Uli­vo di Prodi, in sentore di ecologismo e per la buona alimentazione, e comunque, a scanso di equivoci “margheritino” della prima ora con Rutelli; e da fedele cattolico gestore del <Giubileo 2000> fino alla liquidazione dell’ente omonimo: che quindi oggi, anche lui, si sia sbracciato per inneggiare al trionfo renziano sulla <distruzione della costituzione del 1948> non stupisce.

Un discorso a parte parimenti <fuori sacco> lo merita anche Berlusconi, che per Renzi era un morto; ma poi con calma e circospezione per non dare nell’occhio – <tomo tomo cacchio cacchio>, come nel detto che Totò consolidò autorevolmente in Capriccio all’italiana – lo accolse a braccia aperte con tutte le riverenze riservate a un <grande capo>: in un rapporto che in termini più psicanalitici che politici si direbbe “bipolare”. Disse di stare in grande sintonia con lui, ancorché l’arkoriano era già stato condannato definitivamente come reo, e dichiarato ufficialmente “delinquente abituale”; ma lo introdusse nella sede nazionale <privata> del Pd a Roma a via delle Fratte [si ricordi: non-al-nazareno, che non c’entra niente, ma evidentemente ha più risonanza nell’immaginazione collettiva] in una funzione che dovrebbe essere stata in effetti <pubblica>, politica, senza … doversi “infrattare” a occhi ritenuti indiscreti [notate che non esiste alcuna foto ufficiale, né ufficiosa, che li ritragga insieme: sensi di colpa?!?]. Senonché l’amministratore-della-ditta-condominiale-Pd, Pierluigi Bersani, quanto meno disse – e fu la miglior cosa, forse la sola, che attuò pure – che non avrebbe mai più fatto governi di <larghe intese> con i tanti delinquenti della destra neofascista.

In realtà – fregato il <sereno> Letta – è stato lui sùbito, non eletto mai da nessuno in votazioni pubbliche che contano, senza alcuna legittimazione popolare, per sostenere immediatamente il suo <mandato> (? da chi? quale? dove?) fino al 2018, a propalare la grande trovata, amplificandola come colpo comunicativo, nei confronti di coloro che lo hanno preceduto – a parte i precedenti 1993 e 1995 “tecnici”-al-di-sopra-di-ogni-sospetto, Ciampi e Dini – dopo l’ultimo Prodi, con Monti e Letta, ma escluso Berlusconi iv, il quale ha continuato imperterrito a dirsi “eletto”, , ma nel 2008 con la “porcata” che fece presentare a suo nome da Calderoli, dichiarata poi incostituzionale: alla faccia dell’eletto! E mentre poi Rœnzi si vantava per il 40,8% camuffato – in quanto elezioni europee (dove lui per non fare figuracce di fronte agli elettori neppure lì era candidato) – inferiore perfino al livello realmente raggiunto nienetepopodimeno-da-Veltroni-alle-precedenti-elezioni-nazionali. Dove il Walter era addirittura capolista, e invece il bischero che si era detto favorevole al sistema delle <preferenze> per le votazioni, si celò fulmineamente dietro le solite stravecchie <liste bloccate> (o pure, imitando i palafrenieri-dell’ex-cavaliere-senza-cavallo, semplicemente, allorché fosse bastata, una sufficientemente lunga testa-di-lista-di-prescelti tale da vanificare ogni preferenza) apparecchiata dai dirigenti per mettere-a-posto-i-loro-lacchè-lecca-ché <nominati>. Sicché il bischero fece l’italico, sistema elettorale senza voti di preferenza, ma maggioritario, al contrario di come invece promise (oltre al resto incostituzionale): “Mai più un governo di nominati!”, disse, il <primus-nominato-inter-subnominati>. E il suo governo, contro le sue dichiarazioni precedenti, è stato un governo di <larghe [e losche] intese> con la stessa maggioranza, e molti stessi ministri, del­l’#annuvolato-nientaffatto-sereno Letta; mascherando il tutto con la vomitosa sua dichiarazione che le critiche al governo Letta erano … “un segnale di affetto”.

Fin dall’anno precedente aveva cominciato a far l’illusionista a tambur battente confezionando una legge elettorale-a-prossima-memoria perché è stata approvata solo una volta, dalla camera dei deputati per entrare in vigore dopo più di un anno (luglio 2016, se ammessa dalla corte costituzione, mancando tra le altre cose le preferenze e avendo invece liste bloccate come il vigente <porcello> dichiarato incostituzionale). Anche l’a­bolizione delle province è falsa, e collegata all’occupazione del senato non più elettivo ma nominato dagli eletti in province e comuni: ma con il pretesto della non duplicazione delle funzioni delle due camere (che si può esaminare e che esiste in molti sistemi politici), l’illusionista, senza parere, è passato alla non eleggibilità dei senatori che è tutt’altra cosa. Ma a Renzi serve per fargli controllare in pieno entrambe le camere.

All’inizio disse di non chiedere di sforare i limiti di Maastricht; che <l’Italia non vuole cambiare le regole Ue che ci siamo date noi, insieme, le regole sono regole [rapporto disavanzo/pil al 3%, per il quale non ci sarà alcuno sforamento]>. Secondo il suo-primo-lui bastava “prendersi lo spazio che noi abbiamo”, ma già si riservava “la possibilità di un innalzamento dal 2,6% a una soglia più alta, in discontinuità con il governo Letta troppo rigoroso”, che non era riuscito a … dare aria all’economia. Ma Renzi si è smentito di nuovo, tanto per cambiare, confermando il tetto del lettiano rapporto disavanzo/pil al 2,6%, ma … per que­st’anno soltanto, per poi addirittura “ridurlo ulteriormente e progressivamente fino al 2018, tendendo fortemente verso il pareggio di bilancio. Altro che sbattere i pugni sul tavolo, qui si tratta solo di continuare lungo quella strada fatta di tagli, svendite e privatizzazioni [farebbe meglio sbatterseli altrove i suoi pugnetti grassocci].

Fanno notare i citati critici di visioneinsieme che “l’unica cosa coerente di Matteo Renzi sia la sua incoerenza. Sapendo che quando dice una cosa, poi ci si deve aspettare il contrario” [anche questo trucco da illusionista appreso dal suo magus magister Berlusconi].

culo-ragione

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