MASCALZONI E VIA CON DODICI CACATINE

22 Dic

[the dirty dozen]

azzera-tutto

#0. {Già in passato – prima della squallida moda para-renziana, adottata pure dal papa, di usare gli hash-tag per … sintetizzare in una battuta il nulla di una frase già cortissima (cinguettata in 140 caratteri) e perciò stesso talmente stringata da apparire solitamente priva di senso, non attingendo a modalità poetiche – noi abbiamo spesso usato il mitico <cancelletto>, eventualmente seguito da un numero d’ordine, per denotare un titoletto posto per una pur breve annotazione su un singolo tema o persona. Così intendiamo fare ancora rifuggendo dalle frasi a vanvera ottimamente dileggiate da “zoro”}.

#0bis. Gli epiteti utilizzabili quali equivalenti del “mascalzoni” posto nel titolo – sostitutivi, o pure inintenzionali se ingenuamente indulgenti secondo la quasi casualità del contesto – sono tantissimi: farabutti, furfanti, malviventi, manigoldi, carogne, pregiudicati, fuorilegge (o ex lege scelerata) e assassini. Perciò neppure l’ingenuità è ammissibile come scusante non richiesta.

#1. Assassini. È necessario cominciare precisamente da quest’ultima categoria. La più palese – perché ben visibile ma superata dalla violenza statale occultata – sono gli assassinii perpetrati dalle polizie di tutto il mondo … <civile>. Non solo negli Usa – … culla-moderna-della-cosiddetta-civiltà-occidentale – ma basterebbe vedere a come sono proceduti i pestaggi fino alla morte causata nelle vittime dall’…attenzione poliziesca in Italia (da Aldrovrandi a Cucchi passando per Uva, Ferrulli, Brunetti, Branzino, Fedele, Lonzi, Magherini e tantissimi altri) e nell’intero pianeta. Mentre i cadaveri degli sventurati mostravano solitamente corpi pieni di lividi di tutti i colori, su collo, schiena e petto ingrossato, testa s\fasciata e gonfiata come un pallone, naso rotto, occhi tumefatti, orecchie blu, e il medico legale che regolarmente riscontrava emorragie cerebrali, costole rotte e lesioni a fegato, la versione ufficiale parla impunemente di “arresto cardiocircolatorio” o semplicemente “infarto” – anche in sede autoptica si seguitava a straparlare di “arresto cardiaco” – in Italia il ributtante Carlo Giovanardi (anche quando era ministro) sparava a raffica le sue infami menzogne e blaterava di “zombi sieropositivi”, “possesso di stupefacenti”, “trucchi fotografici per simulare il sangue”, ecc. Si è mai visto un morto che non abbia avuto prima o poi un arresto cardiaco: un cadavere con il cuore che continua imperterrito a battere! Senza spiegare le cause che hanno determinato tale arresto.

#2. Nella fantapolitica spionistica e dei … servizi-di-ordine-pubblico si parlava sovente di licenza di uccidere. Ma sono anni che nella realtà di ogni giorno, a partire dagli Usa, non si dà più tale “licenza”: si tratta, sempre sull’esempio usamerikano, di ordini perentori impartiti alle forze del dis\ordine poliziesco —— ovunque. A parte alcuni paesi di quello che una volta era detto <terzo mondo> (in Africa, Asia, America latina), è negli Usa che occorre guardare. Anche perché la presenza di cittadini di provenienza diversa è straordinaria, soprattutto negri, o chicanos, “gialli”, immigrati vari — si pensi quasi un secolo fa al caso di Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco, immigrati italiani condannati a morte con accuse false, solo perché lavoratori anarco-comunisti che lottavano contro i soprusi subiti. Ma lì i negri stanno al primo posto perché sono decine e decine di anni che la polizia li massacra con pretesti inesistenti: imitati dai casi, sopra ricordati, verificatisi in Italia. Per gli Usa è perciò pure inutile – tanti sono i negri ammazzati dalla forza pubblica (si parla di almeno un centinaio all’anno) – ricordarne i nomi o le circostanze. Gli ultimi ammazzati in una settimana (disarmati, con le mani alto, perfino un bambino con un giocattolo che non si è arreso all’intimazione delle guardie) li ha visti chiunque. Ciononostante i giudici hanno stabilito che i poliziotti assassini hanno solo-fatto-il-proprio-dovere, obbedendo all’ordine — di uccidere! Si può cinicamente riformulare il vecchio detto sulla mela e il medico: <un negro al giorno toglie il nemico di torno>!! Così facendo li ha sottratti a qualsiasi legittimo processo. E la polizia di New York si è sùbito schierata con gli infami giudici attaccando il sindaco della loro città Bill De Blasio – di origini italiane, già socialista e filosandinista, moglie negra e figli mulatti, quindi molteplicemente inviso al potere.

Il sindaco infatti si è disposto a difesa delle vittime – negri – della violenza poliziesca, condividendo la grande marcia (l’ennesima purtroppo che si deve fare, dopo la vanificazione dei risultati parziali via via ottenuti). Manifestazione che ha visto l’attivismo di Spike Lee, che è venuto pure in Italia per far conoscere la situazione e la documentazione cinematografica relativa; il quale ha perciò così invitato gli studenti italiani: “muovete il culo ragazzi!”. Senonché il potere costituito – Barack Obama in testa, debilitato politicamente dagli avversari – non ha il coraggio di parlare esplicitamente di razzismo. Si rifugiano nell’edulcorazione nominale parlando anodinamente di profilo razziale [in inglese racial profiling] per riferirsi al peso di fattori razziali o etnici nel comportamento delle male dette “forze dell’ordine” nei confronti di un individuo. Perciò l’uso del termine “profilo razziale” è solo un calmante multiuso per non etichettare, come si deve, ogni azione aggressiva di polizia che si basi sulla razza, l’etnia o l’origine nazionale di un individuo, piuttosto che sul suo comportamento oppure sul suo coinvolgimento in attività criminali. Con una buona dose di ipocrisia vien detto che in tal caso il mantenimento dell’ordine è distorto [??!] da fattori razziali quando le <forze dell’ordi­ne> considerano impropriamente [!!?] la razza o l’etnia nel decidere come e contro quali soggetti agire: <distorto, impropriamente>? Ma se questa è precisamente la propria e normale prassi dell’ordine razzista! Mentre vien detto anche che l’uso, da parte delle forze dell’ordine, della razza o dell’etnia di un individuo, può rientrare nella formulazione di un ragionevole [! ma di quale ragione si tratta?] sospetto che porti a fermarlo, interrogarlo o arrestarlo. O ammazzarlo. Non per nulla la rivelazione dei documenti desecretati sulla Cia, circa le torture di ogni tipo, o le violenze perpetrate ai danni degli arrestati, e gli arbitrii nei loro confronti ha immediatamente scatenato la collera del mascalzone Dick Cheney che ha difeso a spada tratta l’operato criminale dei servizi segreti Usa. Allora che c’è da aspettarsi – nonostante le grandi manifestazioni di massa contro il razzismo – dal popolo Usa che giustifica e appoggia ogni più reazionaria decisione.

#3. Il ministro palestinese Ziad Abu Ein è morto nell’ospedale di Ramallah dove è stato portato a seguito delle cariche dell’esercito israeliano durante una manifestazione. La fola dell’“arresto cardiaco” – di effetto sicuro poiché, essendo formalmente tautologico, nessuno può confutarlo in mancanza dell’indicazione delle cause – non ha ormai confini nel mondo. Il ministro è stato colpito al petto dai soldati israeliani con il calcio del fucile e aveva precedentemente inalato gas lacrimogeni lanciati dall’esercito del lurido Nethanyahu durante gli scontri. Il suddetto capo del governo, non contento di aver fatto ammazzare oltre 1500 palestinesi, in rapporto di 30÷1 nella recente guerra a Gaza, voleva oltre 1,5 mrd $ [praticamente un bonus di 1 mln $ per ogni “scalpo” di palestinese, adulto o piccolo, militare o civile, maschio o femmina] per coprire le spese sostenute per quei due mesi di guerra: ma il ministro delle Finanze, Yair Lapid, non ci stava, così come non gli andava bene di dare altri fondi per la costruzione di nuovi alloggi israeliani a Gerusalemme est. Ma Nethanyahu pretendeva pure l’appoggio di Lapid per dichiarare Israele “stato nazionale del popolo ebraico”, legge che trova contraria anche la ministra della giustizia Tzipi Livni. E che ti fa il boia-ad-honorem Nethanyahu, mentre mezzo mondo, pure alcuni singoli “intellettuali” ebrei, chiede il riconoscimento dello stato di Palestina (invero poca cosa rispetto alle lotte per le reali esigenze palestinesi di un solo stato multietnico sul territorio che è loro di contro alla primigenia arbitarietà britannica di lord Balfour) li caccia entrambi, riaprendo di fatto una crisi politica in Israele. Perché tanto c’è assai poco da attendersi dall’ottusità reazionaria, cripto-nazista e fanaticamente criminal-religiosa (come Bibbia insegna) della popolazione israeliana.

#4. L’“ultimo” muro: … ultimo?? – dicono in gran pompa – è quello che è crollato a Cuba, con la ripresa delle relazioni diplomatiche con gli Usa. Grande colpo teatrale – postergato di 55 anni dalla cacciata di Fulgencio Batista, e addirittura 61 dall’assalto alla caserma Moncada da parte del M.26-7-{1953} e 58 dallo sbarco dalla Granma dei “barbudos” castristi (altri tempi!) – fatto da Obama che dopo aver buttato alle spalle tutto ciò ha saputo anche delle malefatte di Kennedy, Reagan e Bush. Ma per codesto accordo “miracoloso”, unitamente Obama e Raúl Castro ringraziano per la mediazione papa Bergoglio, americano anche lui come gli altri due – avrebbe fatto meglio a imporre lo slogan <todos somos cojones> – quello stesso papa che con una certa deplorazione giusta, ma solo rispettivamente, se si prescinde cioè dal turpe passato medievale dei suoi predecessori immondi gesuiti della “… santa inquisizione”, ha condannato gli odierni talīban pakhistani ma non, prima, l’esercito pakhistano [si veda a qui appresso]; e senza affrontare il senso della differenza dichiarata espressamente dei talīban afghani che hanno preso le distanze, condannando l’azione dei loro vicini. Invece i borghesi – tutti in coro insieme a lui, dopo il colpo di teatro di Obama – aggiungono che rimane solo il muro coreano – da intendere ovviamente in quanto Corea del nord (giacché i <muri> visti dal potere borghese internazionale sono solo quelli eretti dal “comunismo” contro il <mondolibero>). Per restare un momento a Cuba non sono stati forse i castristi che hanno eretto la recinzione a Guantánamo per bloccarne l’accesso ai militari Usa? E sempre in America chi mai potrebbe pensare che la cortina d’acciaio posta dagli Usa ai confini con il Messico non sia stata fatta costruire dai chicanos messicani pendolari delle <maquilladoras> usamerikane per impedire l’invasione dei capitalisti gringos. O non è forse che si voglia far <credere> che con il sostegno correntemente dato all’assassino Nethanyahu (il quale, rifiutando perfino i confini del 1967, dice anche che l’Europa non ha <capito la shoah>), per cui l’enorme lungo alto e articolato ad hoc <muro di cemento armato> – che spezzetta i “territori occupati” abusivamente dallo stato di Israele nell’area che storicamente è della Palestina, la quale al principio lottava per “un solo stato” di arabi ed ebrei e non per i <due stati> ormai, ben che vada, sanciti e imposti dall’Onu – sia responsabilità dei palestinesi che … amano rinchiudersi in tanti recinti separati manco fossero bestie in gabbia allo zoo! Ma suvvia: un po’ di serietà.

#5. Gli stupri, sovente seguiti dal feroce assassinio della vittima (999‰ una donna) sono socialmente altrettanto gravi degli assassinii e delle torture effettuati dalle polizie di tutti gli stati. Ma se è indubbiamente vero – e non solo esecrabile ma da combattere universalmente contro tutte le retrograde tradizioni sociali etno-religiose – non ha senso confrontare dati pseudo statistici internazionali. In effetti da essi risulterebbe, a es., che su 100 mila episodi gli stupri in India – spesso considerata la punta di un iceberg sommerso –sarebbero in quantità assoluta 23\36 mila, secondo diverse fonti; ma percentualmente in media ammonterebbero allo 0,0025%: perché comunque bisogna ricordare che la popolazione indiana ammonta a circa 1,3 mrd di persone —— al di là del mostruoso atteggiamento criminale del maschilismo locale, contro cui le denunce finora sono nascoste per timore socio-religioso. Così una percentuale media di poco inferiore è “rilevata” in America latina (sud e centro, più Messico) dove le remore moralistiche sono parimenti diffuse; approssimativamente la stessa percentuale registrata negli Usa (con differenze sociali e razziali) e in Gran Bretagna. Quindi – a parte alcuni paesi subsahariani che sfiorano i 100 stupri su 100 mila abitanti – il paradosso è rappresentato dalla civilissima Svezia: ma lì dipende dalle diverse definizioni e norme giuridiche più che dalle reticenze mostrate altrove (magari chiedere a Julian Assange) dove i casi così registrati sono 60. E allora gli stupri in Italia, ufficialmente 45\60 mila – con tutte le falsità per le riluttanze a denunciare i casi e finanche a segnalarli – risultano percentualmente superiori 0,75% in media all’assurda violenza indiana, che però ha una popolazione 20 volte maggiore: in Italia trionfa il falso moralismo della chiesa cattolica, che magari invece di impegnarsi per le sofferenze terrene delle donne violate le fa sante! Rientra in questa sorta di mostruosità la cosiddetta “pulizia” etnica affidata alla sporca libidine di eserciti, mercenari o no, nelle guerre e ribellioni d’accatto (religioni, razze, etnìe …). E a proposito di moralismo cattolico che dire del gesuitismo ipocrita, ben rappresentato dal papa gesuita\francescano che se da un lato non può e non deve rimanere indifferente di fronte ai massacri dei ragazzi da parte dei talīban pakistani, dall’altro da quella bocca non è uscita una sola parola sugli assassinii e la distruzione di interi villaggi di pashtun del pakhistan nord-orientale, rasi al suolo con dentro tutti i loro abitanti, vecchi e bambini compresi, a opera dell’esercito pakhistano: e, di fronte a tali massacri conseguenti a una guerra interna inestinta (che anni fa portò anche all’assassinio di Benazir Bhutto) non si tratta di decidere chi abbia torto o ragione, ma nemmeno di esecrare unilateralmente solo le stragi compiute da una parte e non dall’altra. [Si rammenti il ruolo avuto dalla Banca di credito e commercio internazionale (Bcci), che aveva il suo quartier generale a Londra, per cui nell’estate 1992 fu chiusa dall’ Alta Corte del Regno Unito, dopo la scoperta di un grande scandalo finanziario che era iniziato negli Stati Uniti nel 1989, quando la filiale di Miami riciclò denaro … <sporco> (ce n’è di pulito?) proveniente dal traffico di droga (Antonio Noriega), allorché emerse il ruolo dei servizi segreti di tutto il mondo – in particolare della Cia e di alcuni emirati arabi – nel traffico di armi e di componenti per bombe atomiche per conto di Pakhistan, Irak e Argentina. La banca infatti rispondeva soprattutto alle esigenze pakhistane dell’allora dittatore Zia ul-Haq]. Ma al di là di questa necessaria precisazione sulle remote radici del ruolo odierno che ancora svolge l’esercito pakhistano, il papa attuale, passando sotto silenzio questa storiaccia … “stupefacente” finanziaria-atomica, non si è pronunciato nemmeno contro i brutali assassinii dei negri da parte della polizia Usa o delle torture praticate dai loro servizi segreti.

#6. Se Gioachino Rossini fosse vivente, adesso avrebbe sicuramente dedicato la sua celeberrima sarcastica cavatina, anziché a Figaro, barbiere di Siviglia, servente del conte di Almaviva, stando a Beaumarchais, ma al Bischero, ciarliere di Rignano sull’Arno, servente di padroni e finanzieri, dell’ex cavaliere Berlusconi e del quasi ex presidente Napoletano. Facendo aggio sulla “smisurata ambizione” del chiacchierone – quale Gran Baro di Toscana, a imitazione del Gran Duca Leopoldo ii (nel nome di costui è racchiuso anche il programma del soprannominato “re travicello”: cfr. blog 6 novembre) di Toscana – il Bischero per antonomasia si sente un semidio, un factotum, millanta la mera parvenza che <tutti lo chiedono, tutti lo vogliono>, vantando un 40,8% che sta in Europa e non in Italia. Dove nessuno né là né qua l’abbia mai, ma proprio mai votato; tranne che a sindaco di Firenze – grazie ai voti berlusconiani che il banana ha fatto confluire su di lui contrapponendogli un uomo-di-paglia-programmaticamente-perdente (Giovanni Galli, portiere di calcio del Milan) [<ti piace vincere facile!?>, dice una pubblicità] – lasciando comunque sul campo più di un milione di <morti voti> a vantaggio dell’ineffabile “Water” Veltroni (inteso Pd). Ecco come si può dileggiare l’ego autoreferenziale che gli ha insegnato Alessandro Baricco. Si lasci la parola e la penna al genio pesarese.

Largo al factotum della città – Tralalà-lalala-lalala-là! Largo: presto al palazzo che l’alba è già. Presto: Ah, che bel vivere, che bel piacere, che bel piacere per un ciarliere di qualità, di qualità! Ah, bravo Bischero! Bravo, bravissimo! Bravo! Fortunatissimo per verità! Bravo! Tralalà-lalala-lalala-là! Fortunatissimo per verità, fortunatissimo per verità! Pronto a far tutto, la notte e il giorno sempre d’intorno in giro sta. Miglior cuccagna per un ciarliere, vita più ignobile, no, non si dà. Raggiri e ordini, decreti e tagli, al mio comando tutto qui sta. V’è la risorsa, poi, del mestiere: con la donnetta …, con l’ex cavaliere … tralalalalalalalalà: La-la-là! Ah, che bel vivere … che bel piacere! che bel piacere! per un ciarliere di qualità! di qualità!

Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono, donne, ragazzi, vecchi, fanciulle: Qua l’impresario … presto la grana… Qua la ninfetta … presto il biglietto … tutti mi chiedono, tutti mi vogliono! Ehi! Bischero! Bischero! Bischero! Ahimè, che furia! Ahimè, che folla! Uno alla volta, per carità! per carità! per carità! uno alla volta, uno alla volta, uno alla volta, per carità! Ehi, Bischero! Son qua. Bischero qua, Bischero! là, Bischero su, Bischero giù, pronto prontissimo son come il fulmine: sono il factotum della città, della città! della città! Ah, bravo Bischero! Bravo, bravissimo; a te fortuna, a te fortuna, non mancherà. Sono il factotum della nazion, della nazion!”.

Per Rossini – dice Hegel – non contano molto i processi psichici dei suoi personaggi. Essi non sono individui in senso stretto, diventano piuttosto incarnazioni simboliche di alcune concezioni del mondo. Il virtuosismo esasperato rende la scrittura rossiniana vicina al punto limite del formalismo inespressivo, la funzione significativa delle parole è posta in secondo piano rispetto al loro valore fonetico, il tempo dilatato o addirittura sospeso; proprio perché impedisce l’approfondimento psicologico soggettivo, riuscendo ugualmente a comunicare in modo immediato, racchiude la possibilità di dire il mondo dopo averlo valutato globalmente. In questo modo “i personaggi non dominano più le situazioni: ne sono posseduti. Il reale perviene a una rappresentazione indipendente da loro che si potrebbe dire oggettiva; dialetticamente anche la musica rossiniana sembra veicolare una espressione obbiettiva del mondo. Sì che Bruno Cagli mostra come le azioni “basse” fossero delegate in scena all’attore di sostegno, di “spalla”, vile di animo come di condizione (perlopiù un servitore). Ma Figaro invece si comporta come factotum, sa di avere la città e la nazione ai piedi e i gruppi dirigenti e le istituzioni sotto ricatto. Sicché colui che fa la “spalla” di chi agisce soppianta così il protagonista e lo relega in secondo piano — lo “rottama” dice Renzi. Per conseguenza questi, che ha intrapreso la sua “scalata” al potere come servile consulente millantatore di illusioni ingannevoli, un tempo subdolo e insinuante, è arrivato a proseguire alla luce del sole, non ritenendo più nemmeno utile né tantomeno necessario mostrarsi del colore dorato dell’ipocrisia. La bravura di Rossini nel far ciò è pari alla sua consapevolezza, il che costituisce un eccelso congedo da quel passato irrecuperabile. Cosa che, nella sua ignoranza e miserabile spregevolezza, Bischero il ciarliere di Rignano non sa nemmeno dove stia di casa tanta perspicacia: ben agevolato dai suoi cosiddetti oppositori, chiusi nella loro inconsapevole ignavia, che hanno continuato a fare il gioco da lui imposto loro: per farsi buttare giù uno a uno come birilli.

#7. Rœnzi vien dall’Arno ha avuto dunque riservato, in un “crescendo” rossiniano, un posto d’onore, al di qua degli assassinii e degli assassini che, quale grande baro illusionista e truffatore di persone che gli hanno dato ascolto, però non lo riguardano. Sulle sue molte bischerate specifiche abbiamo scritto in grande abbondanza, qui nel blog di la Contraddizione e fin che è esistita ancora nella rivista cartacea. Quindi ci limitiamo ad aggiungere qualche osservazione sulle più recenti gemme del suo parto da <ultimo arrivato> [parvenu, dicono sinteticamente i francesi con una sola parola], arrampicatore nella scalata sociale, economica e politica che però anche lui, essendo tale, può tentare solo conservando le proprie sfacciate maniere di origine.

È di notevole interesse, pertanto, seguire le becere messinscena per dare alla direzione Pd – in maniera che anche giovani del partito…-e-mai-arrivato, giornalisti e platea di area padronale siano avvertiti [come dire quattro piccioni con una fava, o minchia che dir si voglia] la parvenza-di-essere-disinistra. È stato esilarante, se non fosse drammatico per la storia, che per parlare ai giovani abbia indossato un maglioncino rosso e dei jeans strappati (ad arte) per apparire più <in> ai loro occhi senza pensare a che cosa dicesse. Per le sue prime parole è invece bene cominciare dall’esordio della sua chiacchierata – stile cicaleccio che si fa dal barbiere [… della provincia di Siviglia, o di Firenze a Rignano] – alla direzione del Pd. Questo il suo inizio: “Parto da una lettura marxiana” [bum!], quella che dice “I filosofi hanno solo interpretato il mondo, si tratta ora di cambiarlo”. [Senza qui sottilizzare, però Marx non scrisse <ora> e soprattutto non intese un semplice <cambiamento> di immagine ma una profonda trasformazione, un mutamento totale, da cima a fondo: scrisse infatti verändern in corsivo e non solo <ändern>: ma lasciamo perdere, molti – come chi voglia solo … <cambiar verso> – aggiustano le cose a proprio uso].

Senonché un’altra osservazione è suscitata dallo sforzo di erudizione tentato da Bischero, il barbiere di Rignano; chi abbia un minimo di dimestichezza in più con gli scritti di Marx (e segnatamente anche con le tesi su Feuerbach) può notare agevolmente che il bischero-che-volle-farsi factotum ha messo le mani sul­l’ultima xi tesi marxiana su Feuerbach, che è la più corta, di soli 86 caratteri, che diventano 72 se si tolgono gli spazi —— come d’uso nel testo, che segue i goffi hashtag che Rœnzi ama #xitesifeuerbach, la quale gli consente di metterla tutta anche abbondantemente entro un cinguettio da tweet! Il “fratello ignorantello” [vedi sotto sulla scuola salesiana] si è trovato perciò con 54 spazi del cinguettio da poter riempire, così ha aggiornato, senza il minimo rispetto (lui che dice sempre di rispettare tutti, anche coloro ai quali vomita addosso) per Marx <rottamato> brutalmente, pronunciando a vanvera la rammentata tesi marxiana, ovvietà inutile poiché implicitata dal discorso (con un po’ di ulteriori necessarie semplificazioni è riuscito a stare nei canonici 140 caratteri: la lungimiranza di quel mago di Marx già prevedeva i <cinguettii> papal-renziani!). Ma Bischero che ha capito? Prima le cose occorre saperle.

Per colmo di un’autoironia-non-voluta, il <factotum-della-nazion> ha esordito nella sua relazione alla direzione Pdc(r) [si legga: partito democratico cristiano (renziano)] dicendo: “ho fatto una riflessione su Marx, si autospènge, poi adesso quando inizia la mia parte tutto regolare, tranquillo, eravamo d’accordo”: si può essere più chiacchieroni di così? Forse no. Ma Bischero, il barbiere di Rignano, è in pessima compagnia.Un certo Emiliano Brancaccio, déttosi prof e sedicente sostenitore di una <“sinistra” critica>, a un seminario che era incentrato sulla teoria di marx – non di <fraccazzodavelletri> – è intervenuto asserendo nel suo dialetto napoletano: <ma ancora si parla di teoria del valore?! — è ‘na strunzata!>: per essere ben accetto dall’accademia basta molto meno, e per dire simili stronzate, queste sì, ci sono seminari su Mises, Hayek, e a dispetto delle apparenze contrastanti via keynesizzando sulle strade-del-liberismo: allora perché importunare lo spettro di Marx. I Fratelli delle scuole cristiane costituiscono un istituto religioso i cui membri sono detti comunemente lasalliani, dal nome del fondatore nel xvii secolo, Giovanni Battista de la Salle, che diresse anche le suore insegnanti del Bambin Gesù, e si dedicò all’istruzione e all’educazione dei fanciulli delle classi popolari. Si trattava di scuole <gratuite> (per diffondere l’ideologia della chiesa: oggi la privatizzazione fa pagare anche questo!) dove operava una comunità di maestri orientati alla vita religiosa ma senza obblighi ecclesiastici, con la proibizione del sacerdozio e dello studio del latino (da cui venne il nome popolare di “fratelli ignorantelli”) per avviare scuole primarie per fanciulli poveri; i “fratelli ignorantelli” seguirono le scuole cristiane per l’istruzione e l’educazione primaria della gioventù, e una bolla papale di Benedetto xiii nel xviii sec riconobbe tali scuole lasalliane. E tutto ciò sembra fatto apposta per Rœnzi; infatti, dagli inizi del xx sec in Inghilterra, un’iniziativa del genere fu ripresa da Baden-Powell per lo “scozzanamento” [un ragazzo di provincia che ha bisogno di essere dirozzato, come i cavalli per essere sellati – cfr. dizionario Hœpli] di tutti i <boy scout> par suo.

#8. Il giovane Holden (in italiano è il titolo del racconto scritto da Jerome David Salinger, nato in Usa, di origini lituano-ebraiche, che nell’originale è The catcher in the rye, letteralmente “L’acchiappatore nella segale”, è il verso di una poesia, che dal contesto del racconto significa <il salvabambini nel campo di segale>), è appunto il nome del protagonista; e Holden nel libro di Salinger salva i bambini dal precipitare in un burrone —— metafora dell’apprendimento necessario ai giovani per affrontare la vita, con l’istruzione, benché qui nella forma eminentemente teorica e letteraria e non anche quella di un mestiere pratico. Che c’entra però con Renzi e con la situazione italiana è presto detto. Al nome di Holden, infatti, è intitolato un gruppo (srl, centro studi, art & art) creato da Alessandro Baricco – uno dei tre <scrittori fantasma> di Renzi e suo consulente, molto più erudito del fratello ignorantello Matteo. Soprattutto Baricco è servito per lo sviluppo del suo ego, la sua “smisurata ambizione” [sic, parole dette dal bischero], in una autoreferenzialità senza confini, e per coniare gli slogan illusionistici monotòni a effetto (come Crozza ha rapidamente satireggiato). Gli altri due sono Oscar Farinetti di Eatitaly, [mangiaitalia, una denominazione squallida come slow food di Calin Petrini] amico e socio di Baricco in Holden, per l’organizzazione industriale privata e affaristica (a parte l’ambigua apparizione meteorica di Davide Serra) e la frequentazione dei finanzieri delle Cayman; e il terzo che ha intorno è Giorgio Gori, mascherato nel Pd, già pluriennale berlusconiano Mediaset (in quota Cristina Parodi) per la gestione <arkoriana> del partito.

Nelle idee di Baricco la sua attività serve anzitutto per portare un sacco di gente a votare – e ha operato almeno nelle “primarie” fatte per finta solo per la nomina del candidato alla presidenza del consiglio ma poi rivelatesi effettivamente per sommarsi con la “scalata” alla segreteria del Pd, che secondo Baricco lui piuttosto ha “sfidato” il partito, cosa che secondo costui “non sono proprio sicuro che tutti l’abbiano capito bene”. Ma nessuno lo ha mai votato in elezioni politiche, e se <sembra aver imparato la lezione di Veltroni> in questo si è perso pure oltre un milione di voti. Però, come lui, dice Baricco ha appreso a “saltare passaggi, accelerare, aggirare l’apparato e, con coraggio, rischiare, con gente nuova e idee nuove, sùbito dopo l’implosione del disastro berlusconiano”. Ed è qui che, secondo il suo <consiliari>, “Renzi riconduce a una matrice di sinistra”, ma nella maniera che si è vista prima. Se si guarda la lista di quelli che appoggiano Renzi, si vede come <coloro che fanno parte dell’apparato di sinistra: va bene se ne trovate quattro; gente che simpatizza, comprende, stima, capisce, ma poi gira al largo>. Lo criticano perché ritengono che Renzi sia arrogante, che in tv suoni falso, e che dietro alla facciata ci sia il nulla, neanche un programma. Ma l’unico rilievo che gli fa è che <adesso è un po’ troppo lento> — … ma non ci sembra in quanto a chiacchiere”!

Senonché le varie componenti del gruppo “Holden” servono a Baricco per incassare contributi pubblici, da destinare alla designata “fabbrica” di giovani scrittori\narratori – almeno così riferiscono la stampa e la rete. Si segnala la promozione del marchio in iniziative sostenute, a livello economico, dalle istituzioni locali e l’abilità holden-baricchiana nell’ottenere contributi pubblici [regione, provincia, comune – Torino]; si tratterebbe di circa 3.000 € di fondi europei per la formazione professionale; il che per un’impresa “privata” qualsiasi rimanderebbe ai rapporti, più o meno istituzionali se tale impresa li intrattenesse regolarmente con quelle amministrazioni. Ma si dànno due circostanze [a parte il fatto che sommando tre sindaci e svariate giunte, sono stati stimati complessivamente quasi 200.000 € con voci occultate, e comunque cospicui finanziamenti da parte delle istituzioni pubbliche]: la prima è che Baricco è contro i soldi pubblici alla cultura; e simili contributi leciti sono però <pensati> per associazioni ed enti non-profit (mentre “Holden srl”, è una società di capitali lucrativa; indirettamente in complesso, secondo alcune stime, assommerebbe a fondi per oltre mezzo milione di euro): il che francamente non interessa noi, ma l’oscura legislazione sulle presunte <onlus> e semmai la guardia di finanza; la seconda viceversa incide, eccome, sulle attività renziane giacché Alessandro Baricco, è una principale testa d’uovo e finanziatore, dietro alle Leopolde.

#9. In galera li panettieri “mo ca s’erano arreccuti tutti s’erano resoluti deventare cavalieri. In galera li panettieri mo ca s’erano ‘ngranduti nun vedevano li paputi [gli incappucciati del “venerdì santo” – ndr] ca turnavano comm’a ieri: in galera li panettieri, se credevano già baroni d’affama’ la pupulazione nun se devano pensieri, in galera li panettieri. Oh che spasso che bellu sfizio quanno venne la giustizia ca diceva: “mo che ne spieri” pave hoggi chello d’ajeri in galera li panettieri”. Così cantava il popolo napoletano anonimo che parlava dello sciopero dei panettieri del 1570, contro coloro che cercarono di arricchirsi e così diventare baroni e cavalieri speculando sui loro prodotti e riducendo la popolazione alla fame!! Ma tra il xx e il xxi secolo i parvenu arrampicatori sociali arricchiti a carico delle popolazioni sono altri [“non in pane solo vivet homo” (Matteo – l’…altro, l’evangelista 4,4), da Deuteronomio]: gli speculatori finanziari e i grandi evasori fiscali ai danni dello stato di tutti —— e oggi sono loro a dover andare in galera: sùbito, e come si dice <senza se e senza ma>. La dichiarazione indignata di Renzi sembra giusta, giustissima: non bisogna guardare in faccia e non fare sconti a nessuno<Ah, che bel vivere, che bel piacere, per un ciarliere di qualità, di qualità! Ah, bravo Bischero! Bravo, bravissimo! Bravo! Fortunatissimo per verità! Una alla volta, uno alla volta per carità! uno alla volta, per carità! Ehi, Bischero!> — guarda bene uno alla volta i casi specifici. Ed è qui, come si dice, che casca l’asino. Bene. Bischero, il ciarliere di Rignano, ha detto che i giudici devono parlare di meno (per far questo basta lui, e avanza…) e invece emettano le sentenze poiché quello deve essere il loro modo di parlare (anche se occorra esaminare un caso per volta dato che, come si dirà di nuovo, alcuni giudici non rispettano nemmeno le leggi).

A es., per cominciare con un’apparente divagazione, l’imputato da condannare per il disastro marino del Giglio è Francesco “costaconcordia” Schettino: la sua ir\responsabità è gravissima da condanna esemplare: ma l’impresa Costa, che séguita a guadagnare tanti soldi – e pure un po’ dalla demolizione della nave a Genova dove fu costruita – è ritenuta esente da colpe e condanne penali, e chiamandosi fuori al più se la cava con un risarcimento monetario in sede civile (di … diritto “civile”). Uno a zero per loro. E intanto il clima di corruzione procede alla grande senza ostacoli, anzi. Ma (secondo diverso caso esemplare) nel governo Renzi c’è pure un attore da strapazzo come Maurizio Lupi, ministro per le infrastrutture, che con la giustizia non c’entra nulla ma che vuole ugualmente affermare le sue <vanverate>, il quale ha straparlato – dopo che i giudici competenti – avevano parlato nella forma richiesta dal capo: emettendo una sentenza, quella sui manifestanti anti-tav, che confermando la parte riguardante i danneggiamenti ha derubricato assolvendoli perché il fatto non sussiste dall’imputazione di terrorismo. Quindi non occorre essere sostenitori o meno dell’alta velocità (montagne di minerale di amianto, volume di traffico, altre linee ferroviarie esistenti, ecc.) ma soltanto l’affermazione giudiziaria che il terrorismo è ben altra cosa. Ma il meschino Lupi è intervenuto a sproposito e in modo gravissimo su una tematica che gli è estranea — sì che Renzi, essendo costui ministro del suo governo, ha il dovere di pronunciarsi e prendere provvedimenti.

Ma si sa, da Thyssen Krupp di Torino a Eternit di Casale Monferrato con il boss svizzero Schmidheiny che ha indotto la Cassazione a dichiarare estinto per … prescrizione un assassinio plurimo continuativo che ancora non è finito e proseguirà per almeno altri venti anni, al centinaio di morti per amianto presso la fabbrica Marlane di Praia a mare per il quale il tribunale ha assolto tutti gli imputati, a cominciare dall’ex conte Marzotto, per insufficienza di prove, per non parlare dei Riva di Taranto e così via assassinando —— questa sarebbe giustizia! E allora il caso centrale della giustizia, (Andrea Orlando sgusciandolo) come al solito, riguarda Berlusconi (che intanto alcuni pennivendoli hanno ricominciato – alcuni per la verità non avevano mai smesso – a chiamarlo “cavaliere”, tanto per riallenarsi all’ippica). Ma che cosa è necessario almanaccare per far vedere a Rœnzi che il <panettiere> di oggi è il Berlüsca? Per mandarlo in galera!!

Bene: sui reati commessi da Berlusconi – segnatamente per il processo Finivest\Mediaset, giacché molti sono stati estinti per prescrizioni ad hoc, altri separati (come nel caso Mills la cui corruzione è stata riconosciuta ma il corruttore, Berlusconi, ne era rimasto inopinatamente fuori), e di altri ancora connessi a diverse sentenze, come nel processo a Fede, Mora, Minetti, detto Ruby bis ), in cui le accuse che riguardavano anche Berlusconi sono state riconosciute appieno ma lui non ne risultava coinvolto: come a es. l’esistenza di un “sistema prostitutivo” operante ad Arcore. Ma Berlüska è stato <graziato>, con mille scusanti e sotterfugi accettando insulse pseudo giustificazioni [da Lele Mora che ha riconosciuto che c’erano ragazze pagate, ma erano tutte amiche di una sola persona – il capo – e quindi erano tutte sue amanti e non si può parlare di prostituzione, all’im\pagabile Maurizio Paniz che ha compiuto l’acrobazia, che ha del miracoloso, di convincere camera e senato che la marocchina Karima el Mahroug, detta Ruby, fosse effettivamente nipote dell’egiziano Mubarakh; (povera pm minorile di Milano,. Anna Maria Fiorillo) che, per non passare da fessa o pure da … Nefertiti, “sospettò anche che la ragazza minorenne facesse la prostituta”; a Emilio Fede che poco tempo prima presentò la suddetta ragazza a un concorso di bellezza in Sicilia come tredicenne (c’è un video, ma la cassazione per il processo Ruby ha dichiarato … l’insufficienza di prove, assolvendo Berlusconi) [cfr. in abbondanza pagine e pagine scritte su questo blog e sulla rivista cartacea].

Rimane un’osservazione di contorno: per le mitiche serate di villa san Martino ad Arkore Daniela Garnero già Santanchè si è sbracciata per dichiarare ripetutamente come le riunioni serali e notturne colà organizzate erano “cene sobrie ed eleganti” [sic!!]. All’anima dell’eleganza e della sobrietà per un “sistema prostituivo” riconosciuto giuridicamente tale, pieno a detta anche di tutte le testimoni presenti di prostitute maggiorenni, m(adri) ignote. o minorenni. Quelli qui sopra appena rammentati non saranno per la maggior parte configurabili come reati, pur se qualcuno apparentemente più lieve può nascondere istigazioni a delinquere, occupazione di edifici pubblici ecc.; ma in ogni caso come per Sant’Anchè si può sempre almeno intonare in un coretto con Giggi Proietti: “c’hai rotto er ca’, c’hai rotto er ca’”.

Ma il perno intorno a cui ruota tutto il caso Berlusconi (oltre ai pesantissimi ma ahinoi evanescenti falsi in bilancio, conflitti di interesse, e via personalizzando ad hoc) è per ora sempre l’unico processo a suo carico con sentenza definitiva di terzo e ultimo grado, passata in giudicato. Intanto quella sentenza non è stata mai eseguita: altrimenti il delinquente condannato sarebbe dovuto sùbito essere arrestato e andare in galera. Invece – contra legem, nella fattispecie dell’art.47 o.p. [ordinamento penitenziario] – non aveva i requisiti inderogabili [… mah!?] sia per essere ammesso all’assegnazione ai servizi sociali (massimo tre anni di pena effettivamente irrogata e lui ne aveva quattro), sia automaticamente agli arresti domiciliari, perché entrambe le sanzioni dipendono per legge dalle decisioni del tribunale di sorveglianza (neanche l’aver compiuto i settant’anni – Calisto Tanzi è stato giustamente ingabbiato quando aveva 73 anni – poiché pure questa soluzione dipende da quel giudice, in specie nel caso in questione certo ig\Nobile de Santis]. Ma tra trucchi e imbrogli (estensione arbitraria dell’indulto a condannati in via definitiva per reati particolarmente gravi – finanziari, evasione fiscale, truffa ai danni dello stato specialmente se compiuto da un pubblico ufficiale {come un presidente del consiglio, forse?}: “penso proprio di no” dichiarò ripetutamente il ministro della giustizia del governo Letta jr, Annamaria Cancellieri “una eventuale proposta di indulto non riguarderà anche Silvio Berlusconi; è una falsa idea” —— <falsa>? infatti!) e applicazione giurisprudenziale dell’interpretazione dai giuristi detta “favor rei” da parte del giudice di sorveglianza, che ha ignorato accuratamente qualsiasi <favor legis>; e lo ha pure avvertito di non ripetere giudizi ostili ai giudici: infatti ancora adesso ha sparlato dei giudici che lo hanno condannato tre volte di fila, a dispetto della sentenza farlocca del tribunale di sorveglianza e molto recentemente ha anche riaffermato che quando finalmente tornerà <pulito al 100%> riprenderà in pieno la sua attività politica che la magistratura gli aveva <ingiustamente> sottratto! Ma sorvoliamo dal ripetere le cose mille volte scritte, consultabili qui nel blog e nella rivista, su Berlusconi.

Senonché la fantastica <agibilità politica> dal delinquente sempre rivendicata, non ce l’ha già? È ammesso ovunque, anche se Napolitano non gli ha concesso la “grazia” da Lui maniacalmente richiesta come se fosse d’obbligo, e continua a imperversare come se nulla fosse. Pertanto la responsabilità è di chi glielo permette: e oggi è di turno quel bischero, promosso a manigoldo, di Renzi. Chi l’ha detto che le riforme e le nomine presidenziali si fanno con tutti? Forse neanche la senilità “peggiorista” di Napolitano lo fa arrivare a tanto: ha imposto le <larghe intese> ai suoi nominati presidenti del consiglio, in particolare all’ultimo arrivato dall’Arno, che le sta facendo avendole negate; ma che alcune proposte di legge fondamentali per lo stato ricevano un ampio consenso, anche da parte dell’opposizione (ci stanno provando pure con il m5s) è un’opi­nione assai discutibile se si ha un punto di vista di classe. Ma siccome Renzi non sa che cosa sia nemmeno quello della classe padronale con cui si sente in tacita sintonia, tanto è l’egoismo che gli è intrinseco e che Baricco gli ha ben ingrandito, pur di affermare sé stesso vuol farle con tutti tutti, anche con i pregiudicati definitivi al terzo grado di giudizio!?

Dice Renzi: <ma Berlusconi ha partecipato anche all’elezione di Ciampi e di Napolitano, e che differenza c’è oggi?>; beh, lo rammentiamo noi allo <smemorato di Rignano>. Se ha una reminiscenza delle date del 1° (29) agosto 2013, dovrebbe capire da sé, anche con il cervellino a disposizione, che in quelle date ci fu la non piccola differenza che fu emessa e motivata la sentenza definitiva [sic] della condanna di Berlusconi in Cassazione a quattro anni più l’interdizione dai pubblici uffici e la pena accessoria (senza contare, anche per l’elezione di Ciampi, che Lui faceva parte di un parlamento definito poi incostituzionale dalla corte costituzionale ed essere stato eletto con quella porcata di legge Calderoli da Lui stesso voluta). E l’esclusione dei rei condannati in via definitiva dalla partecipazione alle decisioni rilevanti per il paese che esigano l’appro­vazione generale dell’intera popolazione è una questione di morale politica – non meramente giuridica, e quindi contano i reati commessi e riconosciuti dai tribunali, per le pene effettivamente irrogate o pure previste, senza sconti per prescrizioni, condoni, amnistie o indulti (si veda l’esempio storico che “bruciò” la presidenza della repubblica ad Andreotti, dato che la prescrizione non fu assoluzione). Perciò neppure dire che Forza Italia ha pieno titolo per partecipare alla scelta del capo dello stato avrebbe senso se fosse rappresentata da un fuorilegge condannato, anche se non Berlusconi, ma sempre pregiudicato pur se a un livello un po’ inferiore come potrebbe essere il caso dell’…oppositore [che parolona!] di Berlusconi stesso, Raffaele Fitto, farabutto condannato a quattro anni e cinque di interdizione dai pubblici uffici e condonato (quindi eletto con il massimo dei voti di preferenza) [a Roma in casi del genere si dice: <si nun so’ ladri nun li volemo>].

#10. Un altro Matteo è Salvini, che in vista della sua campagna elettorale volta gabbana (ossia giubotto, nel suo caso felpa) togliendo il verde, le scritte xenofobe e antinazionalpopolari e antiterrone; e per carpire più voti perde l’olfatto e non sente più che <i napoletani puzzano come i cani>. E in questo capovolgimento del fronte leghista, mostra di non capire di che si tratti Massimo Granellini, i cui giudizi inopinatamente tendono sempre più sul versante moralistico: se Salvini abbraccia Marine Le Pen(is) e volano insieme a Mosca per prendere soldi (verosimilmente … non rubli) e prostrarsi ai piedi di Vladimir Putin: ma i soldi sono soldi. Non è per questo che hanno voltato entrambi la loro scelta politica di destra estrema. Ci sa che è Gramellini che toppa (o forse pensa di fare un eccesso di ironia) quando dichiara di stupirsi perché una volta andavano in Russia i “comunisti” e adesso i fascisti: ma è Putin che da anni – probabilmente da sempre, anche quando stava nel Kgb – ed esplicitamente da quando ha preso il potere nella Russia nazional-mafiosa che è apertamente fascista: quindi è un bell’incontro tra tre ultrareazionari doc, che comunque com’è loro stile straparlano e sparano cazzate come Salvini sui lavavetri inesistenti sulla piazza rossa (… dove però è vietato il traffico automobilistico), sul candore della città o sulla sicurezza per le donne nel prendere la metropolitana alle due di notte (… che però chiude a mezzanotte).

Ma c’è anche un altro Matteo [minore], M\Orfini, presidente del Pd – approfittando delle dimissioni di Gianni Cuperlo, della pseudo “sinistra” interna che ha lasciato il posto per forfait – con il sollecito opportunismo per-far-carriera, partendo dai così impropriamente detti “giovani turchi” [dal nome dei militari turchi, pre-Ataturk, di un secolo fa oppositori feroci delle minoranze etniche, che giustamente alla loro corrente Pd non piace: ma perché lo hanno accettato da chi lo ha loro imposto e non l’hanno cambiato], che di turco può avere solo la “testa-di-turco” usata nelle marionette dai pupari siciliani come facile bersaglio di comodo; così il Matteo minore da dalemiano ha <svoltato> per sostenere il Matteo bischero capoccia con i Dem — abbreviativo ufficiale per la variopinta galassia dei <democratici> dell’omonimo partito, ma che in realtà suona assai meglio come sigla per l’area demmerda!

#11. A proposito della Turchia, che sulla questione kurda rivela il suo volto di regime feroce, affogando e reprimendo nel sangue non solo chi si ribella, ma anche chi tenta solo di resistere … e gli italiani del significato della resistenza dovrebbero saperne qualcosa. Là, infatti, viene considerato nemico del governo anche chiunque si permetta semplicemente di avere in mano una cartina con i confini del Kurdistan, perché tracciare quelle linee a cavallo di cinque stati è un reato. Una compagna turca ci aveva raccontato un avvenimento che stentavamo a immaginare: ma poi abbiamo avuto conferma. I semafori segnano il rosso, il giallo … e il blu : perché altrimenti con il verde si completerebbero i tre colori della bandiera kurda. I detenuti intrecciano fibbie e altri capi di abbigliamento in rosso, giallo e blu. Perché il verde non viene fatto entrare, in carcere. È un colore vietato: dato che quei tre colori insieme evocano la nazione kurda. La tortura in carcere è uno degli strumenti di repressione. Questo è il Kurdistan, questa è la Turchia.

#12. E poi c’è pure Giuliano Poletti che si dice “indignato: sentir mettere in discussione la propria reputazione [sic!!] è intollerabile. Sapevamo tutti che Salvatore Buzzi [ex area Br] era stato condannato a 24 anni per omicidio”, ma alcuni pensavano che, scontata la pena, avesse cambiato vita. Invece no: o forse sì, infatti si è dato agli affari di soldi <bilateral-rosso-nero> con il clan Gianni Alemanno tramite Massimo Carminati er guercio (già noto terrorista Nar), attraverso una cooperativa onlus (cioè <non lucrativa sociale>, etichetta tanto … cara alla dottrina sociale della chiesa; non lucrativa?!? e che altro bisogna fare per lucrare). Quei due nero\rossi appoggiandosi a Luca Odevaine capo gabinetto [ossia capo-cesso] di <Water> Veltroni (sindaco) si sono sùbito pre\occupati di mettere a frutto la … <socializzazione> senza fini di lucro della raccolta differenziata di immigrati, monnezza e foglie marce! Ma Poletti, Veltroni, prima Francesco Rutelli [11 appalti a Buzzi] poi Ignazio Marino li leggevano i giornali e ascoltavano tv o radio? Oppure si divertivano a scivolar giù dalla montagna del sapone!? Chi fossero i Nar [… #lasvoltanera, si potrebbe dire per la pre\rottamazione della vecchia guardia fascista da parte dei giovani, con la strage della stazione di Bologna su tutte, la banda della Magliana e tante altre azioni <minori>. Al loro interno spiccava Massimo Carminati e c’era anche tra il resto della feccia Riccardo Brugia, entrambi protagonisti dell’odierna mafia nera romana — alla quale facevano già ampio riferimento molti politici a cominciare da Alemanno. Ma fin da allora nessun dubbio è saltato nel cranio dei sopra citati politici, che oggi fingono di non sospettare niente o con maggior sicumera affermare, come fa il renziano ministro Poletti che le cose di allora con oggi e le … cene non hanno nulla che vedere; come se i fascisti della cricca di Alemanno e dell’associazione a delinquere armata Nar non esistessero e fossero ben noti da anni. Ma brutte carogne, fateci il piacere!!

È difficile pensare che furfanti manigoldi e malviventi (=che-vivono male), chi sta … in mezzo ad appalti truccati, pensioni e liquidazioni equivoche e inverosimili, magari faccia il ministro di un governo che dice di voler <cambiare verso>: a che? come? quando? Assume allora un significato agghiacciante – da sembrare una minaccia – sentire Renzi che dice che in un documento europeo “per la prima volta c’è anche la parola flessibilità” [ma è scemo o ci fa?]. Quindi ha concluso il suo ultimo vaniloquio europeo dichiarando che “con il semestre a presidenza italiano lasciamo in eredità la crescita, non l’austerità”. Senonché noi abbiamo letto che “l’Unione europea è impegnata in un grande sforzo per lasciare alle spalle la crisi e creare le condizioni per un’economia più competitiva con un più alto tasso di occupazione. La strategia Europa 2020 mira a una crescita che sia: intelligente, grazie a investimenti più efficaci nell’istruzione, la ricerca e l’innovazione; sostenibile, grazie alla decisa scelta a favore di un’economia a basse emissioni di co2; e solidale, ossia focalizzata sulla creazione di posti di lavoro e la riduzione della povertà. La strategia s’impernia su cinque ambiziosi obiettivi riguardanti l’occupazione, l’innovazione, l’istruzione, la riduzione della povertà e i cambiamenti climatici/l’energia. Perché la strategia Europa 2020 dia i frutti sperati, è stato istituito un forte ed efficace sistema di governo dell’economia per coordinare le azioni a livello Ue e a livello nazionale”.

Eccola dunque l’eredità di Rœnzi: per Bischero, il barbiere di Rignano, chiacchiere europee uguali a quelle fatte per <cambiare verso> all’Italia. Ma che belle parole, belline, belline. Anzi belin, belin (in ligure\ge­novese: chi vuole intendere intenda) – promesse, promesse e basta: <grande sforzo [attenti a non sforzarsi troppo … può essere rischioso!]; lasciare alle spalle la crisi; economia più competitiva; più alto tasso di occupazione; crescita intelligente, istruzione, ricerca, innovazione; sostenibile, basse emissioni di co2; solidale, creazione di posti di lavoro, riduzione della povertà; cinque ambiziosi obiettivi: occupazione, innovazione, istruzione, riduzione della povertà, cambiamenti climatici, energia; forte ed efficace sistema di governo del­l’economia …>. Bla, bla, bla: e alla fine del secondo semestre 2014 che cosa c’è di già fatto? Il vuoto.

Ma – eh te pareva! – Giorgio Napoletano chiede di <abbassare i toni dello scontro> perché “le esasperazioni non fanno bene al paese … lo sciopero generale proclamato per oggi è segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo”: ah, il <segno> è lo sciopero, non l’arrogante prevaricazione governativa! Il decrepito presidente ha sempre, anche da giovane, rifuggito la logica dialettica, rifiutando di afferrare che il divenire degli sviluppi storici si basa sulla lotta e sulla contrapposizione delle parti sulle quali – soltanto – è lecito operare le mediazioni —— e non esorcizzando la tensione sociale chiamandola unilateralmente <esasperazione> …: non si è “miglioristi” per nulla. E lo strazio durerà fino al volteggiar dei gufi sulla testa del <factotum della nazion>: volteggiare e calare in picchiata, evento che simbolicamente deve coincidere con la definitiva sparizione dal video dei due (erano tre ma uno è stato messo al <gabbio>) cosiddetti follower – il presenzialista Mauro Fortini (peccato che abbia lo stesso cognome assunto a suo tempo dal grande Franco “Lattes” Fortini, perché questo era il cognome vero della madre, non ebrea e atea) e il grasso disturbatore ignoto “roscio” Nicki Giusino – la larvata ombra dei quali va scongiurata se possibile anche per gli ostacoli legali procurati.

lurido_altan

 

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