Lettera aperta

23 Set

agli abbonati e ai lettori

Cari lettori,

è la prima volta che cerchiamo un contatto con voi. Ovviamente non ci sono precedenti. Quindi, è la redazione che inizia rivolgendosi a voi. Vogliamo stabilire un colloquio costante con tutti i compagni, lettori e collaboratori possibili.

Ci rivolgiamo a quanti vogliano criticare le spiegazioni giustificative del mondo date dall’ideologia dominante. A voi ci rivolgiamo dal punto di vista delle classi dominate, perché siamo di parte. Gli argomenti che cerchiamo di dominare e gli strumenti che cerchiamo di elaborare vogliono poter servire a migliorare le conoscenze e i termini del dibattito. Desidereremmo che ciò desse indicazioni di lotta e di critica rivolte verso la trasformazione della società, giacché vorremmo agire. Ma qui ci è data ancora solo la possibilità di pensare.

È da questi intendimenti che, per ora, noi iniziamo a muoverci”.

Così La redazione – Firenze, Milano, Roma, 1° maggio 1986 – cominciava una lettera aperta (scritta tutta in carattere, non a caso, rosso) indirizzata ai nostri lettori nell’ormai lontano 1986, numer0.2 della rivista mensile la Contraddizione, che dopo poco meno di 30 anni di “onorato marxismo” volge alla conclusione nella forma che tutti noi abbiamo, negli anni, imparato a conoscere da lettori o pure da redattori e collaboratori in maniera più o meno sistematica. Nonostante errori di analisi economica e politica, nonché problemi di organizzazione redazionale, che inevitabilmente nel corso di tre decenni abbiamo dovuto affrontare, ciò che prioritariamente ci preme rimarcare è che di certo non ci si potrà obiettare di non aver tenuto fede ai propositi che in quella lettera del febbraio 1986 avevamo indicato, senza opportunismi – come molti altri compagni di strada hanno purtroppo fatto, anche dopo il collasso dell’esperienza dell’Urss – rincorrendo mode durate qualche stagione o meno aspri percorsi, anche fuori e dentro a partiti che, in pochi anni, si sono dissolti come neve al sole.

Avevamo infatti posto “criteri minimi di analisi e di metodo”. Criteri che, se non altro implicitamente, non sono mai stati disattesi da parte nostra. Tanto meno abbiamo mai accettato di dibattere con quelle posizioni che esplicitamente espungono, ora uno ora l’altro, quei “lineamenti marxisti” che noi ritenemmo e riteniamo sempre fondamentali, limitandoci a quelli che pensiamo siano tre nodi principali che legano la teoria, l’analisi e la critica marxista:

Primo. Per noi la base dell’analisi generale di tutto ciò che è espressione della forma storica del capitale risiede nella teoria del valore e del plusvalore. Questa affermazione va precisata in un duplice senso. Quella teoria ha in Marx una portata affatto generale per la comprensione del modo di produzione, capitalistico in particolare. Non si limita a un mero strumento di calcolo economico. Proprio in quanto tale, segue le trasformazioni del sistema capitalistico. Esse divengono particolarmente significative con lo sviluppo della centralizzazione finanziaria e dei sistemi automatici di macchine. La stessa teoria del valore e del plusvalore ne segue le corrispondenti metamorfosi.

Secondo. Da quanto appena detto deriva che le diverse determinazioni economiche, e le forme sociali corrispondenti, possono essere comprese solo con un profondo senso della storia. La continuità di alcune di tali forme e determinazioni è contraddittoriamente attraversata dai grandi salti di discontinuità epocale. Questo è elemento caratterizzante la specificità analitica del materialismo storico. La connessione tra le basi materiali dei diversi modi di produzione è il presupposto stesso per seguirne il processo di transizione.

Terzo. Dalle trasformazioni della base economica e delle forme storico-so­ciali emerge incessantemente un’opposizione dialettica tra base materiale e for­ma sociale. È l’antitesi dell’unità sociale stessa costituita da due poli opposti. Poli che, come poli, non possono mai essere ridotti l’uno a mera forma di esistenza dell’altro. Essi sono distinti riferiti a un’unica e medesima realtà, come diversità in un’unica relazione. Per usare le parole stesse di Marx, essi esistono l’uno indipendentemente dall’altro. Le loro condizioni non sono identiche e differiscono nella sostanza. Il processo pratico del loro movimento complessivo pone fine all’apparenza della loro indifferenza reciproca, tanto simultaneamente nello spazio quanto successivamente nel tempo. Da tale reciproca azione contraddittoria sorge la loro dipendenza mediata. In questa mediazione, come sviluppo di termini medi, risiede in sostanza il momento centrale della dialettica materialistica marxista – e della sua peculiare teoria della contraddizione”.

Quest’ultima considerazione racchiude il senso sintetico della nostra proposta di marxismo: l’analisi della contraddizione. Una analisi e una contraddizione che pervadono la nostra proposta per molti versi. Scrivemmo che “il nostro punto di vista è fondato sull’analisi critica e sullo sviluppo pratico della contraddizione immanente che segna il capitale”. Il capitale, come modo di produzione e modo di vita, è la contraddizione reale stessa, è “la contraddizione in processo”. È contraddizione tra le classi. Ma è anche contraddizione entro la classe borghese dominante. Tuttavia, per noi, contraddizione ha voluto sempre dire anche elemento, strumento, metodo di analisi. “Essa segna costantemente la ricerca del divenire dialettico dei processi storici, delle mediazioni di questi, delle loro metamorfosi: contraddizione è anche il semplice dire contro, il contro/informare le masse” su fatti, tendenze e accadimenti. Ancora oggi vi sono molti fatti, quotidiani e ricorrenti, in un certo senso già di dominio pubblico, grazie al sovraccarico sistema dei mezzi di informazione di massa. Senonché proprio questa sovraproduzione di una preponderante massa di notizie insignificanti soffoca e svuota l’informazione di ogni connotazione utile per la nostra parte e la nostra classe. “Contra/dizione è anche impugnare la negazione per dire quel che si può contro l’informazione dominante. Certamente, la lotta è impari. La forza dell’informa­zione di massa e dell’ideologia dominante è enorme. La nostra capacità di raggiungere tutti gli interlocutori e i lettori che vorremmo è limitatissima. La tiratura è di un’esiguità disarmante. Nondimeno, proveremo a fare le cose come se le dovessimo fare “alla grande”. Proviamo a pensare che i lettori cui intendiamo rivolgerci siano molti di più di quelli che effettivamente saranno. Anche questa, in fondo, è una contraddizione”.

La “crisi del marxismo” [criticò Antonio Labriola], è stata riproposta ossessivamente negli ultimi anni anche in séguito a una situazione economica che è ben lungi dal dare segnali di sensibile ripresa, è certamente uno degli elementi che maggiormente ha condizionato la scelta di concludere l’esperienza della rivista: se già nel 1986 denunciavamo la scarsità degli elementi redazionali, progressivamente abbiamo assistito a una mancanza di ricambio generazionale che inevitabilmente ha ridotto ulteriormente il numero dei redattori e dei collaboratori, compromettendone, come logica conseguenza, anche la creatività – fattore fisiologicamente contrattosi anche per questioni anagrafiche e di resistenza. Oltre a ciò, lo sviluppo tecnologico, e in particolare la nascita del web 2.0 – che ha catalizzato molta attenzione sulla confusa contro\informazione che passa sui social network e sui blog – ha ridimensionato l’accessibilità a una rivista periodica come la nostra, soprattutto per quelle generazioni che hanno maggiore dimestichezza con gli strumenti informatici. Complice anche la crisi del­l’editoria, e il fatto che, per politiche interne, la gran­de distribuzione libraria – come già avemmo modo di denunciare anni fa – ha preferito sottrarre completamente visibilità a riviste con prezzi accessibili al pubblico, e dunque non sufficientemente remunerative, già da molto tempo ci ha stimolato ad aprirci a nuove soluzioni tecnologiche (sito web, blog, pubblicazione in formato elettronico) cosa che, sebbene abbia avuto un buon avvio, mantenendo pressoché invariato il numero di abbonamenti anche per l’anno solare corrente, di per sé comunque non è stata in grado di permetterci di intercettare quelle forze vitali che si aggirano in Italia – in maniera poco cosciente e ancor meno sistematica – e che avrebbero potuto essere utili per fornire nuova linfa all’attività redazionale.

Ringraziando prioritariamente i nostri lettori che – nonostante tutte le potentissime forze che quotidianamente allontanano la classe subordinata dal marxismo – hanno continuato a seguirci, a sostenerci e soprattutto a stimolarci, come pure tutti i collaboratori che hanno permesso a tutti noi un arricchimento culturale con i loro interventi, questo numero, sarà seguito dall’ultimo dell’anno corrente a cui verrà aggiunto un ultimo volume [no.150] che sarà predisposto nei primi mesi del 2015 e verrà inviato gratuitamente agli abbonati 2014: pertanto, vi chiediamo di non procedere a ulteriori sottoscrizioni per l’anno prossimo.

Tuttavia l’impegno continua: la nostra storia non finisce qui! Infatti, se l’esperienza della rivista cartacea, come sino a ora è stata conosciuta, finirà con l’uscita del numero 150, proprio dal nuovo anno solare pensiamo di articolare il nostro concetto politico culturale di marxismo in forme differenti.

Per quanto concerne le rubriche, se i materiali prodotti sin ora nel quiproquo potranno essere raccolti insieme e pubblicati in forma libraria (presumibilmente entro la prima metà del 2015) [cosa del resto già fatta negli anni passati con la raccolta antologica dei vari “segnalibro” – I segni della contraddizione, la Città del Sole, Napoli, 2008], ciò che normalmente viene proposto nel no o in forme diverse [schede, documenti, abc, ecc.] verrà riportato sul nostro blog, garantendo così una contro\informa­zione, ragionata, che non paghi lo scotto della cadenza trimestrale, potendo invece essere aggiornata in tempo reale.

Viceversa i contenuti di norma espressi all’interno degli articoli, contiamo di pubblicarli periodicamente, già dal 2015 grazie alla collaborazione con l’editore Sergio Manes della Città del Sole di Napoli, libri che raccoglieranno nuovi contributi, e anche aggiornamenti di quelli già pubblicati su codesti testi o sulla rivista, concentrati via via su tematiche specifiche e che certamente non si allontaneranno dal rigore scientifico dell’analisi dialettica del marxismo. Inaugureremo pertanto già dai primi mesi del 2015 la Collana Contraddizione, per le edizioni la Città del Sole sui cui dettagli sarete maggiormente informati nei tre numeri residui della rivista cartacea.

Chiaramente, essendo i futuri volumi – sia in forma elettronica che cartacea – prodotti senza una cadenza prestabilita, diviene di cruciale importanza controllare regolarmente sia il blog che il sito sulla cartella in rete della rivista, non­ché su quella della casa editrice, dove indicheremo tempestivamente gli avvisi di nuove pubblicazioni. Inoltre, per chi fosse interessato a essere avvertito personalmente delle nuove stampe, richiediamo, per l’ennesima volta, di inviare entro la fine dell’anno una email con oggetto “contatto 2015” all’indirizzo di posta elettronica <contraddizione.epub@gmail.com> in modo da creare una mailing list che verrà gestita da noi esclusivamente con questa finalità.

Infine, auspicando che il patrimonio collettivo di marxismo – fatto da noi redattori e da voi lettori – non si disperda a causa di questa trasformazione divenuta necessaria, vi auguriamo una consueta buona lettura degli ultimi tre numeri e di quanto nei prossimi anni ci auguriamo di produrre.

preso atto di quanto indicato sopra, si invitano i lettori a sospendere il pagamento dell’abbonamento per l’anno solare 2015. Le modalità di acquisto dei volumi della nuova collana contraddizione, pubblicata dalla città del sole saranno tempestivamente comunicate.

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4 Risposte to “Lettera aperta”

  1. Luigi Labbate 17 settembre 2014 a 12:59 #

    Notizia che mi intristisce molto, perché viene meno una compagna fedele che mi sono abituato ad avere affianco in più di due decenni…
    Rincuora il fatto che in altre forme l’attività di analisi e di lotta continuerà, ma non posso non provare un filo di commozione nel sapere che non riceverò mai più quella pubblicazione con la copertina marrone che riportava le famose parole estratte dal Capitale del nostro eroe di Treviri…
    Come si dice in questi casi: si chiude un epoca e se ne apre una nuova !!!
    Altro non mi viene da dire, se non dare un simbolico abbraccio a tutti i compagni, presenti e passati, che si sono sacrificati in questi 30 anni e oltre per portare avanti una rivista che, almeno a me, ha cambiato la vita !!!
    Un caldo saluto a pugno chiuso a tutti: lettori e redattori.
    Luigi Labbate

    • kikko1978 23 settembre 2014 a 16:26 #

      Grazie Luigi per le tue bellissime parole.
      Ma non c’è da stare tristi: siamo sicuri che i nuovi testi – che forse saranno prodotti con una copertina non troppo dissimile da quella attuale – saranno forse ancora più utili per le nostre future battaglie!

  2. salvatore ignaccolo 18 settembre 2014 a 17:07 #

    come faccio per salvare gli articoli se non sono in pdf? grazie per la costanza e non smetterò mai di ringraziarvi

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