“idea”

23 Set

1#. Questo non è il fallimento dell’ennesimo modello di automobile Fiat. Si tratta soltanto del suggerimento che i tre-scrittori-fantasma [ghost writers] di Renzi hanno verosimilmente dato al loro padrone, come si preciserà appresso. Ma intanto se qualcuno si rammenta che una sessantina di anni fa i disegnatori di Walt Disney avevano ideato, è il caso di dire, il personaggio di una lampadina con le gambe, detto Edi (che evoca appunto Edison l’inventore della lampadina), il quale non parlando mai con gli umani riusciva sempre a scoprire l’errore di montaggio o di calcolo del suo padrone: lo pseudo scienziato di Duckburg [Paperopoli] il cui nome originario anglofono era gyro gearless, letteralmente giroscopio senza ingranaggi. In Italia fu chiamato avventatamente Archimede Pitagorico; però non eza il caso di scomodare il genio mediterraneo greco e preitalico (siculo e magnogreco, calabro-lucano-pugliese) di Archimede e Pitagora: dato il carattere farlocco e illusorio del supponente scienziato, che non sa mai dove sbattere la testa, se non fosse per la lampadina che gli si accende sul cappello il nome più appropriato sarebbe quello di vagabondo girovago senza rotelle, al quale cioè mancano alcune rotelle nel cranio.

IDEA

Chi conosca le farneticazioni di Renzi – il bischero fiorentino, o il grullo in altri vernacoli toscani, come preferisce l’aretino Pietro Del Buta de’ Bonci – non avrà difficoltà a individuare nel suo correre, correre, correre senza posa né meta, una strettissima similitudine con il <vagabondo girovago> al quale manca qualche rotella, come sanno tutti. E visti i fallimenti a catena dei  frustranti – per noi tutti – tentativi illusionistici del bischero di concludere qualche cosa (l’occupazione aumenterà; sarà una battaglia lunga ma la mafia sarà sconfitta, siamo qui per fargli [sic, magari sarebbe stato meglio dire “farle” – <mafia> è sost. femm.] abbassare testa …; non arretreremo di un passo; andiamo avanti, costi quel che costi, ora passo-dopo-passo; senza ulteriori tasse; ma se serve anche aumentando le aliquote iva minime … compensandole con la diminuzione della massima [e quelle degli enti locali, imposte per compensare i mancati finanziamenti statali, non sono sempre tasse che i contribuenti devo pagare?]; continuo a pensare alla crescita [… ma non gli viene in mente niente! come disegna Altàn], e via ripetendo l’illusione-degli-80-euro).

È colui che disse chiamatemi “buffone” se a maggio 2014 non saranno in funzione “gli 80 euro in busta paga” — beh, ancora non funzionano per quasi unanime ammissione. Pur arrancando per ribadire che quelli “non sono stati una mancia elettorale”, un’illusione, ha dovuto ripiegare ammettendo che “nel lungo tempo grazie a questi i consumi aumenteranno”: ah! Quanto è lungo il tempo che bisogna aspettare per vedere che i <consumi aumenteranno>? Sicché la lampadina con le gambe – alias il trio monnezza dei suoi scrittori-fantasma – deve avergli suggerito, ma stavolta senza scoprire l’errore dell’<ingranaggio mancante>, un’altra scappatoia. “Gli 80 euro sono un’idea di civiltà: l’idea che chi ha sempre pagato si vede restituito qualcosa. È un atto di giustizia sociale più che una misura economica” [Ansa], ha detto … facendo-la-festa all’Unità a Bologna.

Nello stesso tempo del cartone disneyano, in Italia Totò [nel film in cui fa Antonio Caponi] è spalleggiato da Peppino De Filippo [il fratello minore] che ripete ossessivamente “…e ho detto tutto”; strappando così a Totò l’osservazione “quando dice ho detto tutto, mi indispone, mi indispone, perché dice dice dice e non dice mai niente. Ma che ho detto tutto! Ma che dici tu con questo ho detto tutto che non dici mai niente? Che ti sei messo in testa? Ci vogliono soldi, soldi assai”. Ecco, Renzi come Peppino insiste sempre di <aver detto tutto> (e pure fatto molte delle cose dette), mentre invece più tempo passa più sono coloro che tardivamente si accorgono di essere caduti vittima della pratica illusionistica del bischero ciarlatano <che non dice (e non fa) mai niente> e sapendo che <ci vogliono soldi, soldi assai> (come lo sanno, fingendo di non saperlo, madonna Elena de’ Boschi, la beata Maria Anna Madia e la <perpetua> sorella Debora Serracchiani). Perfino il super-commissario per l’economia, il finlandese Jyrki Katainen [ex normal-commissario all’economia che ora ricopre un posto di vice segretario con diritto di veto, doppiamente abusivo perché lo statuto dell’Ue non prevede né tali posti da vice segreteria collettiva, né tanto meno che i suoi membri siano dotati del potere di veto sulle azioni degli specifici commissari — ah! non a caso codesti supermen sono tutti di ultradestra, mentre alcuni attuali commissari vengono, con rispetto parlando, dal centro-a-sinistra] ha detto che “l’Italia ha un’agenda di riforme molto ambiziosa. Se tutte le cose che ha in programma di fare verranno implementate posso immaginare che l’eco­nomia avrà un forte impulso reale” (risate! J). Vestendo così i panni di un comico – lui che è definito un <falco> [poveri falchi!] – ha potuto fare un gioco da ragazzi con Renzi, a fronte delle pappole raccontate dal bischero, che indispone anche noi al pari di Totò con Peppino; epperò il supercontrollore ha pienamente ragione quando ripropone una sua vecchia metafora dicendo che “se hai la ricetta del medico ma poi non prendi la medicina, non aiuta”: capito grullo? Anche in Europa ti dileggiano: #nonfacciamociriconoscere! diceva ripetutamente Alberto Sordi in molti film, ripreso da Totò, Troisi ecc. – ma non da Rœnzi.

Cattura

 

2#. Lorette e il pil. Cetto Laqualunque avrebbe scelto questo caso come esempio ideale per lo slogan “chiù pilu pe’ tutti”. Qui più sommessamente e saggiamente preferiamo riportare quasi per intero un profondo ragionamento di Marx. Il tema occasionale è la “puttanata” – è proprio il caso di dirlo, con il massimo rispetto per il mercimonio delle lavoratrici del sesso – fatta da sicofanti economisti, questi sì protagonisti di meretricio, in merito alla ridefinizione del calcolo del pil per racimolare un po’ più di vil denaro. Qui Renzi c’entra solo indirettamente, poiché è tutta l’Ue che dal 2014 nel pil {definibile quindi come prodigio insulso lurido} deve contare “traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando (di sigarette o alcool)”, in coerenza con le linee Eurostat, legate alla cosiddetta metodologia Sec2010. La chiamano “nuova versione delle regole di contabilità”, una versione da incompetenti ignoranti (non solo del marxismo) dell’economia del capitale. Ciò riguarda l’inserimento nei conti delle attività definite illegali – il che nei limiti della esclusione meramente moralistica di attività che invece implicano sfruttamento del lavoro ai fini della produzione di plusvalore e dell’accumulazione di capitale, ci va tutto – ma si dice che “le stime devono essere esaustive [sic], cioè comprendere tutte le attività che producono reddito [sic, sic!], indipendentemente dal loro status giuridico”: cioè … <produrre reddito> anziché capitale — e a lor dire sarebbe produzione e non qual è semplice circolazione, senza che sia “prodotto” un nuovo centesimo; infatti si parla solo di unificazione dei diversi stata giuridici e non degli specifici rapporti economici. Conviene prescindere, per snellezza dell’analisi dalla ricerca del <pel-nell’uovo> in base alle linee guida Eurostat.

Dunque si mischia tutto, confondendo ricerca e sviluppo e armamenti, finanza pubblica, traffico di droga e prostituzione”, ecc. e si vantano che tali attività “illegali” in genere peseranno tra l’1 e il 2% in più sul “vecchio pil” italiano. Di tutto ciò gli esperti economo-statistici ignorano la finalità capitalistica, anche se corrotta come è ovvio che sia quella del capitale (a es. la funzione capitalistica delle banche che non producono nulla, ma sono indispensabili alla circolazione monetaria), e la finalità stessa di produzione e riproduzione che spesso concernono gli appalti capitalistici della ricostruzione postbellica, per cui la guerra in questione è stata fatta fare preventivamente [distruzione di capitale], essendo un’altra cosa, a prescindere da una diversa ripartizione della ricchezza mondiale tra stati imperialistici e stati dominati: qui è l’intero globo che con la diseguale circolazione mondiale non cresce affatto e il risultato è zero —— o meno di 0!! Ecco dunque che l’esempio della prostituzione individuale pagata dal signore con il proprio reddito equivale all’acqui­sto e al consumo di un libro da parte del lettore, ma non alla sua produzione tipografica e redazionale, che oggi è cosa da impresa capitalistica. Si veda che dice Marx [Lf, “Processo di circolazione del capitale”].

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“Capitalista — vale a dire rappresentante del capitale, capitale personificato — egli lo è solo in quanto si riferisce al lavoro in quanto lavoro altrui e in quanto si appropria e crea tempo di lavoro altrui. I costi di circolazione dunque non sono una sottrazione di tempo del capitalista, giacché il suo tempo è tempo superfluo, non-tempo di lavoro, tempo che non crea valore, sebbene sia il capitale a realizzare il valore creato. Il fatto che il lavoratore deve lavorare un tempo supplementare si identifica col fatto che il capitalista non ha bisogno di lavorare e che quindi il suo tempo è posto come non-tempo di lavoro; e che egli non lavora nemmeno il tempo necessario. Il lavoratore deve lavorare un tempo supplementare per poter materializzare, valorizzare, ossia oggettivare il tempo di lavoro necessario alla propria riproduzione. D’altra parte, per ciò stesso, il tempo di lavoro necessario del capitalista è tempo libero, tempo non richiesto per la sussistenza immediata. Poiché ogni tempo libero è tempo dedicato al libero sviluppo, il capitalista usurpa il tempo libero che i lavoratori creano per la società, ossia per la civilizzazione.

Il tempo di circolazione – nella misura in cui investe il tempo del capitalista in quanto tale – dal punto di vista economico ci riguarda tanto quanto il tempo che egli passa con la sua Lorette. Se time is money, dal punto di vista del capitale lo è soltanto il tempo di lavoro altrui, il quale senza dubbio costituisce nel senso più proprio della parola il <money> del capitale. In rapporto al capitale in quanto tale il tempo di circolazione può coincidere col tempo di lavoro solo in quanto esso interrompe il tempo durante il quale il capitale può appropriarsi del tempo di lavoro altrui, ed è chiaro che questa relativa svalutazione del capitale non può aggiungere, ma soltanto togliere alla sua valorizzazione; oppure in quanto la circolazione costa al capitale tempo di lavoro altrui oggettivato, ossia valori.

(Per esempio perché deve pagare un altro che si assuma questa funzione). In entrambi i casi il tempo di circolazione entra in considerazione solo in quanto è una soppressione una negazione del tempo di lavoro altrui, sia che interrompa il processo di appropriazione del capitale, sia che costringa questo a consumare una parte del valore creato, a consumarlo per poter portare a termine le operazioni di circolazione, ossia per potersi porre come capitale (che è cosa molto diversa dal consumo privato del capitalista). Il tempo di circolazione entra in considerazione solo nel suo rapporto – come ostacolo, negazione – col tempo di produzione del capitale; ma questo tempo di produzione è il tempo durante il quale esso si appropria del lavoro altrui; è il tempo di lavoro altrui posto dal capitale. È somma confusione [vedi sopra, la panzana della <nuova> definizione del pil! – ndr] considerare il tempo sprecato dal capitalista nella circolazione come tempo che crea valore o addirittura plusvalore. Per il capitale in quanto tale non esiste tempo di lavoro al di fuori del suo tempo di produzione. Il capitalista qui non ci interessa assolutamente tranne che come capitale. E come tale la sua funzione si esplicita soltanto nel processo complessivo che noi dobbiamo considerare. Altrimenti si potrebbe presumere persino che il capitalista possa farsi compensare il tempo durante il quale egli non guadagna denaro come salariato di un altro capitalista — ovvero che egli perda questo tempo. Anch’esso rientrerebbe nei costi di produzione. Il tempo che egli perde o impiega come capitalista è in generale tempo perduto placé à fonds perdu, da questo punto di vista.

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