Consigli per il bischero “buffone”

20 Giu
15 giugno 2014: è in uscita il no.147 cartaceo della rivista la Contraddizione, ma gli accadimenti politici (economici e giudiziari) si susseguono con una rapidità frenetica à la Renzi. [cfr. blog 31 marzo e ss.] Per questo motivo aggiorniamo sùbito delle osservazioni su fatti accaduti dopo la chiusura redazionale del trimestrale.

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#nonaspettarepiùil27maggio, ornai sono passate più di un paio di settimane e non occorre far passare altro tempo per dire che Rœnzi è un “buffone”: #tulhaidettobischero, presuntuoso e ambizioso, autoritario e simil-fascista [sfasc, per darne un acronimo tipo il noto snob, che con la caduta dell’ancien régime denotava gli arrampicatori borghesi per la loro imitazione da <simil-nobili>] come lui stesso si è arrischiato ad affermare. Secondo noi ci sono alcune buonissime ragioni secondo il banale senso comune per fare ciò, epperò occorre fare molta attenzione giacché l’uso dell’appellativo buffone secondo codesto basso e quasi spregiativo senso comune viene usato al posto di uno dei tantissimi sinonimi, quali ciarlatano cialtrone fanfarone parolaio ciurmatore banderuola gabbamondo venditore di fumo lestofante imbroglioncello ecc. ecc. [cfr. a es. vocabolario italiano Sabatini-Colletti] in quanto persona molto poco seria, inopportuna e non affidabile, che agisce e parla con leggerezza: tutti appellativi ingiuriosi. Mentre [cfr. dizionario Gabrielli] c’è anzitutto il significato del ruolo storico rivestito dai <buffoni di corte> o giullari che era molto impegnativo, contraddittoriamente “serio” e politicamente molto importante poiché, sotto la maschera della arguzia, codesti buffoni erano i soli ai quali era permesso di poter dire la verità scomoda, così celata, in faccia ai padroni (anche correndo qualche rischio). Dunque occorre portare a conoscenza di Renzi che nei secoli passati dal medioevo al rinascimento, fino alle corti regali più recenti, avevano il cómpito difficile di divertire i signori con scherzi, facezie, pure con la propria malinconia; e al contempo per far loro sapere come realmente stavano le cose, anche semmai attraverso la comicità dell’antico teatro di musica e di prosa.

Ora è palese, per chiunque sappia ragionare con la propria testa [quindi oltre alla congrega toscana renziana, rientrano nella medesima genìa di lestofanti tanto i grillisti parolai quanto gli imbroglioni e i delinquenti canonicamente o diversamente berluscoidi], che con tutto quanto c’è di profondo e autentico nella vera buffoneria, il parvenu-rignanese-che-ha-galleggiato-sull’arno-fino-a-firenze non c’entra assolutamente niente, come le sue affezionate seguaci della serie Maria Elena Boschi [da Laterina di Arezzo, <madonna vivente> e chierichetta] o Mari\anna Madia [pronipote del principe-del-foro avv. Titta Madia, deputato fascista con Mussolini, Almirante e Msi; lei con solide entrature (raccomandata di ferro l’ha definita Piergiorgio Odifreddi) ha optato per il Pd con Veltroni (l’af\fondatore di Gramsci), via via connessa con gli apparati di Andreatta, Letta jr. Prodi, D’Alema, fino a Napolitano in trepida attesa di sentire le-voci-di-Renzi — <‘ndo cojo cojo> dicono a Roma]. Entrambe – in un solo afflato con gli altri <compagnucci-del-partitino-parrocchietta> – hanno un ottimo pedigree per le bisogna di Renzi; le quali seguaci infatti non dicono niente di sensato e ripetono con sicumera le menzogne e le promesse vuote e incontrollabili declamate dal loro condottiero.

Dunque con Rœnzi anche la farsa post-hegeliana è precipitata al livello del più basso profilo culturale — quello dei rifiuti ovvero della<spazzatura>. Perfino quei … <rivoluzionari> incalliti della Corte dei conti sbirciando per dovere d’ufficio i <conti> delle promesse renziane si sono resi conto che le coperture dichiarate non quadravano e necessitavano di diversi chiarimenti; nel mentre <bischero-e-i-suoi-derivati> spergiuravano che era tutto a posto, Boschi – pensando ancora, nella sua limitatezza conoscitiva non solo storica, che i <primi-cento-giorni> di un governo debbano segnare una tappa luminosa e non invece la fine di un incubo bollato da una irrimediabile sconfitta, come fu per Napoleone Bonaparte i – dichiarava, {in una maniera che Casson ha definito <una forma di ottusità>} “noi andiamo avanti; i numeri per fare le riforme ci sono; le riforme non si possono bloccare”: piuttosto che <ci sono> avrebbe fatto meglio a dire che <i numeri li diamo>! E poi molte norme sono costituzionali, in barba oltre che a Renzi anche ad Alfano-e-suoi-diversa­mente-berluscoidi [dalla forma parlamentare della repubblica alla composizione e funzioni di camere e magistratura, come si ripeterà anche qui altrove]; quindi ancora esigono norme particolari per modificarle. Così pure per le coperture che anche Madia {l’in\esperta di lavoro, tramite la quale il ministro del lavoro e delle politiche sociali, Giuliano Poletti, e alcuni consulenti <lavoristi>, anzitutto Pietro Ichino, hanno suggerito di incorporare il <contratto unico> secondo la proposta ultraliberista di “contrat unique” francese — di cui data la lingua francese anche lo <scemo veloce> (così è spesso chiamato il pc, … non Renzi) ha confuso con un <<contrat inique>>!! [cfr.no.136], proposta caldeggiata guarda caso dall’ineffabile Veltroni}, dicendo tutto quello che la norma non fa. Sostanzialmente così si unificano al ribasso tutti i lavoratori qual si sia il rispettivo contratto [sic!] di lavoro: … o tutti precari?‼? Pertanto anche Madia ha confermato che le coperture finanziarie ci sono (senza partite di giro sui lavoratori, cioè – dice – senza prendere con una mano ciò era stato promesso di dare con l’altra) o ci saranno e … <state sereni>. Ma a questo punto la corte dei conti ha voluto vederci più chiaro, anche dopo che [cfr. quanto appena accennato in extremis sul sommario 147] aveva solo intuito e perciò negato il progetto del bischero mestatore: a es. quest’anno i 1000 euro per 10 milioni di lavoratori – sic! – sono solo 640! e per il futuro i … <beneficiari> con circa 1300 euro mensili netti [L] escludono ancora i più bisognosi —— un massacro!

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Non solo la corte dei conti ma pure il ministero del tesoro ha diversi dubbi sui <<numeri>> – di Renzi, e non su quelli acutamente sferzanti di Rezza [cfr. no.147] – anche per il 2014: giacché la durezza dei fatti reali, e non dell’immaginifico “fare” memore di una sottaciuta gelliana invenzione, non permette divagazioni o miserevoli buffonate come quella degli 80 € agli <affamati>. Il bilancio dello stato deve presentare i conti in regola anche per il 2015 – oltre ai 20 mrd euro che servirebbero solo per mantenere gli impegni già presi – e non bastano le ciance di Rœnzi e dei suoi risibili compagnucci-della-parrocchietta. E per essere sicuri dell’at­tendibilità dei conti pubblici e che l’Italia rispetterà il loro risanamento, la rigida <legge di stabilità> europea – con folle vessazione epperò consapevole delle prestidigitazioni di gentaglia come il finanzier-creativo Tremomti o il delinquent-evasore Berlusconi – ha imposto le cosiddette <clausole di salvaguardia> “per un ammontare complessivo che ha già raggiunto i 3 mrd €”. E di Renzi non fidarsi è meglio; anche i suoi <fantastici-80-€> (e oltre al bonus Irpef pure il taglio Irap di Renzi ha più di una mancanza di copertura da riempire) dovranno rispettare la clausola. Peraltro ci sono molti altri pezzi da rivedere: un taglio di spesa da 500 mln € “entro il 31 luglio” e qualche altra spesa non finanziata tipo le missioni militari (e per gli F-35 almeno 15 mrd €, ciao … ciao). la cassa integrazione (circa un miliardo), il 5‰ e altre cosette (stimate in un fabbisogno di 750 mln €). Ancora: neanche il pil cresce, cosicché pure qui se si guarda solo la percentuale del debito pubblico cumulato, siccome è un rapporto al cui denominatore c’è appunto il pil, finché questo non aumenti è ovvio che comunque è quel rapporto che non diminuisce bensì aumenta almeno nella proporzione della diminuzione o della stagnazione del pil stesso. Dato che l’ulteriore tendenza annuale del pil si aggira sul -0,2% anche il ministro del governo renziano per l’economia e la finanza, Pier Carlo Padoan [già presidente della fondazione dalemiana italiani\europei, e finora collegato a quella componente politica] non può al momento avvalorare il trionfalismo renziano: i segnali che raccoglie confermano le voci che dicono che il governo sarà costretto alla manovra correttiva già quest’anno ed è <anche probabile che ulteriori misure di restrizione fiscale dovranno essere adottate prima del 2016>. Perdipiù anche secondo i “tecnici” del parlamento i conti non tornano. Dopo il senato, anche la camera dubita sulle coperture per i fantasmatici 80 €; la <commissione bilancio> ha spiegato che i dati utilizzati sono vecchi e quindi le coperture potrebbero essere insufficienti, come avevano notato al senato. Per questo motivo coloro che si sono gongolati sugli 80 € già ricevuti in busta-paga a giugno, non sospettano nemmeno che cosa possa loro capitare: magari mascherati sotto altri prezzi, in diverse forme, dover <rendere> indirettamente – senza che ciò appaia, per far sembrare che gli 80 € ci siano realmente e siano intoccabili – il <maldato>, che infine si trasformerebbe in una <storia di ordinario maltolto>. E allora ditelo schiettamente al bischero fattucchiere —— buffone!

 

#80_640_1000_10000000_100_41, sono a es. numeri tra quelli scritti sulle presentazioni [le chiamano slide, che significa anche <scivolare>, magari come per lo scivolone sul <pesce rosso>] delle sue conferenze stampa, che starebbero a indicare i presunti: euro\mese, euro\annui (per questi 8/12, ossia ⅔ d’anno), quelli per un anno intero, massa dei cosiddetti <beneficiari>, primi giorni di governo, percentuale dei voti espressi. O parole a effetto ma tirate a caso – come l’angoscioso <fare>, di cui la dis\informazione non ha mai accettato di descriverne la moderna origine nel basso uso politico [cfr. dopo e no.131] – o da lui dattiloscritte sulla tastiera del pc (davvero, ma per far spettacolo del suo proprio ego) [epperò nella finzione, volutamente finta come tale, e non mal simulata, è insuperabile e apertamente provocatorio Jerry Lewis, nel paio di minuti della macchietta the typewriter [cfr. http://www.youtube.com/watch?v=Fxm0TN5WDQI&feature=kp] < dal film Who’s minding the store, Leroy Anderson, 1963> quando imita l’uso di una macchina da scrivere inesistente e immaginaria]. Pensate a un Jerry Lewis, al posto del bischero, a smanettare non dietro a una macchina da scrivere immaginaria ma dietro a un moderno pc altrettanto immaginario … almeno sarebbe esilarante e non miserevole.

Dunque i renzisti – originari o d’accatto successivo, come già è accaduto quasi novant’anni fa tra i fascisti-della-prima-ora e quelli zompati dopo sul carro (funebre) del sedicente vincitore – e particolarmente lui, insistono sul trionfo elettorale; noi [cfr. blog 29 maggio:e poi no 147] e non soltanto, abbiamo già denunciato dettagliatamente il suo grande bluff elettorale , mostrando anche più circostanziatamente come e perché il suo trionfo non sia vero. Anzi, se non è proprio un tracollo, può costituirne un presagio (per alcuni di noi di gioia e per i creduloni di disperazione), anche in considerazione del significato autentico dei malintesi “cento giorni” per la definitiva disfatta napoleonica. I votanti del 2008 erano circa 34 mln (con un’affluenza al voto dell’80 %) [quando Berlusconi scippò Veltroni: il quale – comunque arrivando secondo dopo il delinquente truffatore anche di voti, <porcellum-legale> ma incostituzionale – tuttavia ne ottenne circa 12 milioni: 1 milione in più di Renzi ,… primatista dei miei stivali], su aventi diritto al voto che erano poco più di 42 mln. Nel 2014 i votanti sono crollati a poco sopra i 27 mln (con un’affluenza appena superiore al 57%); sicché il <non-voto> (astenuti, bianche, nulle) è cresciuto quasi di 7 mln di voti (pari al rapporto tra voti espressi e totale degli aventi diritto, ossia circa a 22/49 mln, ossia appunto circa il 44%, complemento a 1 del 56% dei voti espressi)! In questa maniera gli 11 mln di Renzi equivarebbero a poco più di 9 mln nei termini quantitativi dell’epoca veltroniana del 2008. Dunque la percentuale sul totale, dei voti espressi per Veltroni, era poco sopra al 33%; sicché il bischero trionfante può vantarsi di un suo risultato migliore di quello del Pd di Veltroni unicamente perché mentre al farfallone romano il tirannosauro B-rex ha rubato i voti <porcellunati>, con il turlupinatore maghetto fiorentino li ha lasciati quasi tutti sul campo. Detto altrimenti il 41%, che è il rapporto in milioni 11/27, va corretto per fare un confronto attendibile con il rapporto “stile veltroniano” in 9/27: per restare ancora alle percentuali, anch’essa ricalcolata è pari quasi al 33% . (c.v.d.). E non basta.

Facciamo una controprova, senza sperare di farla capire a Rœnzi, ai suoi <scrittori fantasma>e per non dire dei fanatici suoi seguaci. Procedendo al contrario – non per … <cambiare-verso>, ma come si fa nelle riprove aritmetiche – si vede sùbito che lo sbandierato 41% [per apparire più precisi dicono 40,8% alla maniera di una pubblicità puntigliosa per la ricrescita dei capelli, per farla <credere> falsamente verosimile] essendo una percentuale deve essere capovolta e ricondotta alla situazione del 2008 veltroniano; sarebbe così da comparare ai 34 mln di aventi a quel tempo diritto al voto: ovverosia 41% di 34 mln = 15 mln circa, cosicché gli 11 captati dal furboncello nel 2014 equivalgono, per la crescita demografica e per il maggiore astensionismo, alla perdita effettiva – cioè alla mancata conquista, andata dispersa per l’abbandono della politica condotta da partiti corrotti, vuoti e lontanissimi dalla realtà – di circa 4 mln di voti. E questo confronto virtuale ma veritiero è fatto nientemeno che con quell’altro … <rivoluzionario-comunista> che è Veltroni! Anche per altra via i conti tornano tutti. In media infatti tra le due camere, in 5\6 anni fino a oggi, il Pd ha perso quasi 3,5 mln di voti e il Pdl circa 6 mln: complessivamente i due partiti principali hanno scialacquato poco meno di 10 mln di voti. E bravo anche Rœnzi!

Pensavamo di aver spiegato a sufficienza la turlupinatura del commento renziano al voto evanescente. Ma il tosco venditore di magiche pozioni insiste nella protervia delle sue conferenze con i cartelloni, su cui gli piace partire proprio dall’ inconsistente 40,8%! Quindi ci siamo trovati costretti a precisare ancora una verità che capirebbe anche un bambino, se non fosse autoreferenziale [non <autistico>, perché sarebbe sbagliato  riportare a lui un malanno troppo serio], ma evidentemente non lo capisce un bischero. Dunque la boria insolente mostrata da Rœnzi si è accentuata nel corso della trasmissione, perché non contento della presunzione-della-gande-vittoria-elettorale allorché ha preteso di giustificare la sua decisione, contraria alla costituzione [art.67, per cui ogni parlamentare “esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, e al più potrebbe avere una <responsabilità politica>]. Ma mentre noi con i marxisti, negli sviluppi pratici del partito diretto da Lenin, abbiamo sempre considerato fondante il “centralismo democratico” per un partito comunista, si sa che il Pd in modo sospetto e di sghimbescio occupato da Renzi il fattucchiere, è lontano mille miglia da <centralismo democratico e comunismo>; epperò il marchesino Matteoni Renzacci Viendallarno ha voluto imporre una scimmiottatura di essi – un <centralismo> sui generis per così dire à la carte, su ordinazione – in forma assai poco democratica e molto dittatoriale, com’è nello stile del bischero [“ecco la prova che le condizioni della produzione basata sul capitale, la libera concorrenza, equivale all’ultima forma di sviluppo delle forze produttive e quindi della libertà umana; ciò non significa altro se non che il dominio della classe media è il termine ultimo della storia mondiale — un’idea senza dubbio allettante per i parvenus dell’altro ieri” (Marx, Lf, 4. la concorrenza)]. È così che ha ordinato di sostituire Chiti e Mineo, proprio nella commissione parlamentare sugli affari costituzionali, con il più fidato coordinatore della segreteria nazionale renziana del Pd, Maurizio Migliavacca, e con l’emolliente beneplacito del capogruppo al senato Luigi Zanda (e, indirettamente, con la <testa di turco> Matteo Orfini alla presidenza del partito al posto di Cuperlo). Senonché lui, incurante delle critiche fattegli, provoca chiunque voglia interloquire con il <suo> Pd, irridendolo con l’affermazione che lui stesso e i suoi toschi sono <apertissimi-a-parlare-con-tutti>, <ognuno-può-dire-la-sua-liberamente>, tanto poi <decide-lui-come-gli-pare>: parlate, parlate e <… chi se ne frega>.

Sicché, in preda al suo eccitamento di onnipotenza clerico-fascista e ovviamente anticomunista, ha pure detto che due giornali ufficiali per un partito sono troppi: quindi uno va soppresso. Indovinate tra l’Unità già comunista, fondata da Gramsci, e l’Europa la fantomatica testata erede del quotidiano dc Il Popolo, poi della Margherita, dei quali assunta la nuova testata conserva impostazione politica e collaboratori? Indovinato! deve morire l’Unità – gratificata demagogicamente a suo di salsicce, con il ripristino delle feste dell’Unità – dicendo che “la tradizione non va messa nel Museo delle cere, ma è un investimento per il futuro; dobbiamo tutelare il nostro brand [sic!] tornare a chiamare le nostre feste feste dell’Unità”: <<brand>>, <<tradizione>>, <<museo delle cere>>? Robba da matti!! La linea politica non c’entra, basta la sua, quella democristiana di destra; e perfino i residui o residuati pseudo comunisti [“Sulla tessera del Pci, al posto di comunista, ho scritto comunaltro, cancellando il primo”- cfr. m(auro).m(arrucci), Post Scriptum, in abc 1] hanno oltre al danno anche la beffa — ossia, <cornuti e mazziati>. In quella da lui stesso definita “sua smisurata ambizione” ha affermato, dalla Cina, che appena <lui> si allontana da Roma succede un casino che solo lui può rimettere a posto appena torna: è la ripetizione pedissequa del <ghepensimi> del tirannosauro d’antan. E per giustificare la sua sfacciataggine osa dire – lui non eletto, ma adesso per l’elezione finta a segretario del P\dc accettato anche dai capi grillisti C&G – in pieno stile popul-demagogico che “contano di più i voti degli italiani” (quali?) di quelli dei deputati: alla faccia delle sue manovre partitiche pro Berlusconi e dei 101 franchi tiratori che hanno impallinato Prodi, dopo aver bruciato Marini, e dopo aver votato per entrambi – ex democristiani, si badi – all’unanimità nell’assemblea piddina. Ma che cosa aspettano i dissenzienti, per ora solo una ventina potenzialmente ampliabile, a distaccarsi dai suoi diktat e mandarlo cortesemente al diavolo. Potrebbero agire per il momento da catalizzatore di un dissenso più ampio e semi-organizzato — e non perché tra costoro possa esserci qualche marxista o appena solo ideologicamente “comunista”, qualcuno che voglia far ripristinare il sistema di voto proporzionale puro, con la possibilità di esprimere preferenze al di là di capolista o teste di lista espresse dalle segreterie dei partiti, senza sbarramenti e soprattutto senza premi-truffa di maggioranza bipartitica o bipolare, il tutto inscritto in una costituzione, com’è ancora, di repubblica parlamentare e non presidenziale. Ma, si sa, neppure nel Pd “vecchio rottamato”, oltre che in quello “nuovo renziano”, ci si vuole allontanare da un’altra legge-truffa [se ne è detta altrove genesi, portata e conseguenze]. Non ci resta che concludere questa divagazione come si è fatto sul no 147, con una per noi <viva e vibrante soddisfazione>: #dairœnzichecosì’gna’afai — gufò il gufo.

 

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