… E POI C’È RŒNZI

29 Mag

cipputi

#. Centogiornidisciagure possono bastare, giacché di questo passo, sperando di aver messo in un angolo B-rex – se non altro per limiti di età, anche se non ha ancora l’alzheimer, è comunque “bollito” – rischiamo di ritrovarci tra i piedi i suoi “nipotini” politici, anzitutto Rœnzi il bischero e poi presuntuosamente sconfitto nelle sue smargiassate-da-100%+malox Grillo il berciante, ma entrambi falliti anche come buffoni – che sarebbe pure un’attività lavorativa seria, con una grande storia presso i palazzi del potere assoluto feudale – se non fosse lasciata nella disponibilità di due cialtroni, con il terzo in difficilissimo restauro — un saltimbanco ambulante spacciatore-di-pozioni-magiche inesistenti e taroccate, boyscout-mariopio-compagnuccio-della-parrocchietta mago apprendista teso a <illudere> i suoi clienti lasciati a bocca aperta per imbrogliarli meglio [e alla prima impressione parrebbe pure che sia riuscito per ora a incantare il populo italiota, per predisposizione infingardo e poco perspicace, “progressista-conservatore” (diceva Marx)]; un ex comico molto mal riuscito (anche come tale), insolente-urlatore-di-vaffanculo e amenità simili, per coprire i vuoti di pensiero con cui C&G [il suo vate Gianroberto Casaleggio e lui] svolgono un’operazione <qualunquistica> tesa a confondere-destra-e-sinistra, ormai un gioco da ragazzi ma com’è sempre nella storia, senz’altro propriamente schierata a favore del potere reazionario; un vecchio barzellettiere pietoso, che si reputa arguto e spiritoso tale da far ridere solo i Suoi palafrenieri ben pagati, o guai a loro, fallito come politico pseudo comico.

Si è scritto (vedi altrove nel blog) che le considerazioni di strategia politica (seppur ci fossero) e di prospettiva concreta per i prossimi tempi si dovranno soppesare con calma: giacché sono ancora sempre in numero crescente coloro che stanno affollandosi per saltare sul carro del presunto <vincitore> [come fecero, chi lo ricorda, gli usamerikani e i loro servitori vietnamiti per salire a grappoli sugli aerei in fuga dall’ex Saigon]; ma, appunto, presunto, perché nonostante e al di là dei trionfalismi di maniera è facile e necessario vedere – per capirle – le numerose e crescenti difficoltà incontrate quotidianamente dal bischero [dalla mancata riforma elettorale, al piano del lavoro (il ςgiobatt), dal siluramento dell’elezione del senato eletto, alla modifica dell’assetto costituzionale perfino nel suo aspetto <democratico borghese> degli enti locali, dalla riforma della giustizia alla lotta contro la corruzione mafiosa e politica, dal conflitto di interessi alla politica fiscale, dalla riforma della sanità a quella della scuola e della cultura in genere con il patrimonio artistico, e che più ne ha più ne metta]. Difficoltà per rispettare le promesse prive di fondamento o mascherate demagogicamente (come ha insegnato dal 1994 per vent’anni Berlusconi) e rispettare gli strettissimi tempi di attuazione di un programma lunatico, magari ogni volta facendo porre la fiducia tramite l’ineffabile ex dalemiana ora renzizzata Maria Elena Boschi in una comunicazione fulminea. Si tratterà qui di rivedere le scadenze ostiche per Renzi-Napoleone, tutte con delle date tirate lì con il pallottoliere.

Ma il tempo stringe: avete notato nei filmati tv che Renzi non cammina ma corre? Supera tutte le persone attonite che si stringono attorno a lui, scavalcandole con rapidità sbalorditiva, per non farsi fermare e dover dire qualcosa, lasciandole di stucco; come se spicciandosi e facendo in fretta si possano risolvere meglio le difficoltà: viceversa ciò implica solo che un altro pericolo è evitato ― <chi si ferma è perduto>, ripeteva Mussolini. In effetti Renzi ha detto che <se il suo governo perde, perde la ″sfida paese″”>: al proposito si ricordi – forse Renzi non lo sapeva, ma gli viene istintivo – che Pio xi, il papa, non come quasi tutti gli altri successivi, apertamente coevo del regime fascista, in un’allocuzione ai cardinali del 20 dicembre 1926 disse che “se Mussolini periclita, periclita il paese”: déja vu‼ Allora, in questa temperie, il prode bischero va avanti insensibile ai rischi che, nonostante la forzata esultanza sua e dei suoi tirapiedi miracolati come in un finto-gioco-liceale-a-fare-i-politici, continua a correre come un matto e a promettere cose nelle quali i suoi più attenti critici non fanno alcun assegnamento. Quindi, conclusa la beffa elettorale, Rœnzi è tornato a riscoprire il suo vecchio cavallo di battaglia della <rottamazione>: ha detto di nuovo che <la rottamazione comincia adesso> ― anche in Europa: bum! Ma finora che cosa ha rottamato: … o le palle? Preso nel vortice del gioco-parlamentar-democratico – per fare una politica-di-destra-mascherata-da-centro-(a)-sinistra, che lì per lì ha incantato anche Berlüska per un suo sordido interesse di restauro, fino alla disfatta europea – ha sancito che “non si devono scrivere le regole del gioco da soli: le regole del gioco si scrivono insieme”: insieme anche al delinquente che fin qui ha sfangato tutte le sentenze di condanna.

Senonché qui c’è molto ma molto da riflettere e discutere, come prima detto, in séguito. Pertanto ora qui ci limitiamo al fatto che la struttura politica “qualitativa” è cambiata, per cui i confronti “quantitativi”, che da essa discendono secondo il ricordato principio dialettico [Hegel], possono dire qualcosa solo in quanto siano espressi nelle grandezze assolute della realtà: recuperandone alcuni dati relativi a elezioni passate risulta che rispetto alle elezioni politiche nazionali del 2008: il Pd guidato da Veltroni, come partito (non come coalizione) ebbe poco più di 12 mln di voti; il Pdl ovviamente con Berlusconi (in forza della truffa incostituzionale del <porcellum>) strappò quasi 14 mln di voti e intascò il premio-truffa-di-maggioranza (gli aventi diritto al voto erano poco più di 42 mln, e i votanti 34 mln pressappoco corrispondenti a un’affluenza dell’80 %). Nel 2013 gli aventi diritto al voto erano aumentati a quasi 46 mln (circa +9%) e nel 2014 a più di 49 mln (+16%). E pure i votanti che nel 2013 erano ancora poco più di 35 mln (affluenza di circa il 75%), nel 2014 sono crollati a poco sopra i 27 mln (con un’affluenza appena superiore al 57%); sicché il <non-voto> (astenuti, bianche, nulle) è cresciuto quasi di 7 mln di voti (pari circa a 22/49 mln, ossia appunto circa il 44%, complemento a 1 del 56% dei voti espressi)! In media tra le due camere, in 5 anni (2008-13), il Pd ha perso quasi 3,5 mln di voti e il Pdl circa 6 mln: complessivamente i due partiti principali hanno scialacquato poco meno di 10 mln di voti. E bravo anche Rœnzi!

Dunque questo è numericamente il <trionfo> del bischero che ha l’ambizione di aver battuto anche tutti i primati del Pd ––– ma neanche questo è vero! Il mitico 41% ― che essendo una percentuale esprime il rapporto dei voti ricevuti sul totale di quelli espressi (che quindi altresì non comprendono le schede nulle, bianche e gli astenuti) – mai raggiunto prima dal cosiddetto <partito democratico> [che per un vecchio democristiano sarebbe meglio chiamare “margherita rossa” (<margherita>, in quanto post dc ci sta tutta, ma ovviamente <rossa> è come un’offesa anticomunista) si può confrontare con i precedenti solo se prima si esaminino i livelli assoluti rispetto ai quali sono calcolate le percentuali [per inciso: sui mezzi di comunicazione stampa+tv\radio, provare per credere, è difficilissimo e assai raro trovare i numeri <assoluti> dato che tutti o quasi suppongono che siano sufficientemente chiare ed esplicative le variazioni percentuali <relative> – come se un matematico (ma invece gli economisti e i … <borsaioli>, intesi come esperti-di-borsa, lo fanno sempre più spesso) si limitasse a esaminare le derivate di una funzione, o le condizioni di secondo ordine o superiore, senza sapere bene quale sia e come si comporti la funzione stessa, originaria, da studiare!]. In effetti il favoloso trionfo della-destra-“sinistra-mancina”, Rœnzi l’ha ottenuto con un milione di voti meno di Veltroni, sei anni prima di lui, ma date le grandezze reali assolute [12 mln > 11 mln, questo è anche poco poiché nemmeno si considera che il livello reale assoluto del 2014 è pure mediamente più alto del 16% rispetto a quello del 2008, altrimenti le grandezze da attribuire al bischero sarebbero ulteriormente inferiori dell’ordine di grandezza di quell’aumento medio della crescita nazionale del 16%: si può dire che gli 11 mln di Renzi equivarebbero a poco più di 9 mln nei termini dell’epoca veltroniana del 2008?], la percentuale sul totale dei voti espressi si fermava poco sopra al 33%; sicché il bischero trionfante può vantarsi di un suo risultato migliore di quello del Pd di Veltroni unicamente perché mentre al farfallone romano il tirannosauro B-rex ha rubato i voti <porcellunati>, con il turlupinatore maghetto fiorentino li ha lasciati quasi tutti sul campo. Sicché il 41% (calcolato da 11/27, va corretto per fare un confronto attendibile con il rapporto “stile veltroniano” 9/27 pari quasi anch’esso al 33% ) del bischero è il suo ennesimo bluff ––– il suo trionfo non è vero (c.v.d.).

 

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