IGNOMINIA CERTIFICATA

14 Apr

Immagine

<E che ve lo diciamo a fare?>. Il fatto che tre giudici – che dovrebbero decidere, insieme al presidente Pasquale Nobile De Santis, come la giustizia debba agire nella destinazione penale di Silvio Berlusconi – siano di sesso femminile (la giudice Beatrice Crosti e due consulenti, la criminologa Silvia Guidali e la sociologa Federica Brunelli), di per sé è privo di senso, se non che sia scaramantico stimolare un auspicio in base a precedenti sentenze emesse da giudici donne. Alla riunione preliminare erano presenti anche il pm Antonio Lamanna, nella parte della pubblica accusa che … quindi ha accolto di buon grado la richiesta per l’affidamento in prova, avanzata dai due difensori … “ufficiali” (di fatto oltre a lui pm stesso…) di Berlusconi, Ghedini e Coppi; il quale pm ha però tuonato contro altre <offese> e <insulti> che il condannato lanciasse ancora verso i magistrati (come ha fatto nel suo passato contro i <pm-rossi-e-comunisti>, eventualmente … <femmine>, ecc,), pena la revoca della prova. Ma non bastavano già i requisiti dell’ ordinamento penitenziario [o.p.], dopo ciò che ha detto sui magistrati, per non concedergli nemmeno la prova? E comunque non era sufficiente anche tutta la valanga di infamie, rivolte pure a singoli pm, dal delinquente proferite proprio negli anni relativi all’indagine in corso? Quindi non solo per il folcloristico riferimento agli immancabili\mancabili “comunisti-rossi” ma esternazioni del delinquente con cui ha infinite volte aggredito i pm (soprattutto di Milano ma non solo) definendoli <mafia>, <associazione-a-delinquere>, <terroristi>, <collusi-con-le-br>, <golpisti> e per giunta <matti>, <mentalmente malati>, <psicopatici>, <geneticamente diversi>: occorre continuare per convincersi e convincere chi di dovere? Perché allora minacciare di disporre la revoca, se bastasse non ammetterlo alla prova come legge comanda.

Abbiamo vanamente ripetuto fino alla vigilia della sentenza che ci sarebbe ben poco da decidere: anzitutto non sembra che – nei tanti “raddrizzamenti” [pro domo rei] subiti negli anni – non sia stato diminuito il disposto per cui il “primo e più importante requisito per la concessione dell’affidamento è la limitatezza della <durata della pena detentiva inflitta, che, ai sensi del 1º comma dell’art. 47, non deve superare i tre anni>”; ciò dal momento in cui si “prevede che la misura alternativa, anche attraverso le prescrizioni, contribuisca alla rieducazione del condannato e assicuri la prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati, oltre che abbia tenuto un comportamento tale, dopo la condanna, da consentire lo stesso giudizio”. Quindi se e solo se la pena detentiva inflitta non supera tre anni (ciò è quanto ordina la legge vigente), il condannato può essere affidato al servizio sociale per un periodo uguale a quello della pena da scontare.

Senonché la corte di Cassazione ha confermato contro Silvio Berlusconi la sentenza di appello — con quattro anni da scontare per i reati per cui lui in quanto reo è stato perseguito, e non … <perseguitato>. Infliggendogli una pena detentiva per i reati principali (truffa ai danni dello stato, evasione fiscale, ecc.) di quattro anni [ridotti per “indulgenza” nella sola espiazione della pena ma non nella misura della condanna]. appello e cassazione hanno ugualmente fissato le norme per concedere o escludere l’affidamento ai servizin sociali. E tali prescrizioni parlano di un termine “superiore ai tre anni massimi previsti” già dall’estensione possibile della legge vigente: e perciò si parla di eccezione per i tre anni considerata solo per i più anziani (per i ventenni devono bastare due anni per la rieducazione del condannato), perché convincere un anziano richiede più tempo che non un giovane — ma se non si riesce a ottenere un <ravvedimento> neanche dopo tre anni è meglio lasciar perdere. Già questo dato temporale oggettivo basterebbe per ritenere che Berlusconi Silvio non ha neppure il primo basilare requisito necessario [cfr. art. 47 o.p.] per “l’ammissione del condannato a questa misura alternativa”, ossia <per la concessione dell’affidamento>: cioè la limitatezza della <durata della pena detentiva inflitta, che, ai sensi del 1º comma dell’art. 47, non deve superare i tre anni> e purché <l’osservazione della personalità del soggetto dia esito positivo e convinca dunque degli effetti rieducativi che potrebbero conseguirne>: insomma già la deroga dal regolare periodo di due anni costituisce una limitata eccezione per dare ai più anziani un po’ più di tempo per riadattarsi alla vita comune.

Insomma – data l’incontestabile situazione di fatto, a fronte delle inderogabili norme di legge – ricordate di tenere a mente chi siano i sopra citati membri del tribunale di sorveglianza: Pasquale Nobile De Santis presidente, con Beatrice Crosti e l’assistenza di Silvia Guidali e Federica Brunelli; e con il pm Antonio Lamanna. Perché se è vero che in una settimana il tribunale può ancora decidere se accettare o respingere la proposta di affidamento-in-prova-ai-servizi-sociali avanzata il 10 aprile dal magistrato, è altrettanto assodato che se alcuni membri del tribunale di sorveglianza avessero voluto evitare l’obbrobriosa ignominia, sarebbe bastato intendere ciò che è scritto chiarissimamente sulle norme ineludibili dell’ordinamento penitenziario: avrebbero avuto tutto il tempo e il modo di leggerlo e capirlo. Ma allora, se quanto di obbrobrioso appena sospettato è disdicevole – perché, ancora una volta, si deve assistere a giravolte pericolose per <andare incontro> ai rei potenti, onde salvarli il più possibile – dal punto di vista della maggioranza della grande stampa, e in genere della comunicazione, pure intesa soltanto come mera informazione, è estremamente grave. {Abbiamo cercato nell’ultimo periodo – visto che nessuno di rilevante risonanza si era curato di informare semplicemente e chiaramente sulle norme prescritte tassativamente dall’o.p. – di chiedere con una lettera aperta ai grandi mezzi di comunicazione, stampa e tv, di fornire loro al grande pubblico un’informativa oggettiva in maniera che chiunque si fosse potuto documentare sulla questione. Noi ci abbiamo provato ripetutamente [cfr. no 109 e 138, e ora in extremis da ultimo qui nel blog del 5 aprile 2014 sulla in\affidabilità conclamata] senza ricevere mai alcun ascolto: e pertanto abbiamo sollecitato la grande comunicazione di massa di provvedere a ciò che noi – piccolissimi e quasi invisibili – non siamo riusciti a fare: ma niente! neanche così}.

 

I responsabili della vergognosa proposta avanzata dal magistrato al tribunale di sorveglianza, se ora insistono sull’improponibile affidamento di Berlusconi ai servizi sociali, meritano tutto il disonore delle cronache. È a lui, lei o loro, che vanno accomunati gli organi di dis\informazione, i quali coralmente hanno continuato a insistere sul far considerare come uniche due alternative possibili: arresti [peraltro <domiciliari>, che semmai possono invece soltanto costituire un’<opzione>] e affidamento in prova. Ma le cose, in realtà e a norma di legge, stanno altrimenti — giacché in effetti non ci dovevano essere scelte con decisioni da prendere, perché l’affidamento in prova è normativamente escluso sia per la durata della pena principale inflitta al reo, sia per la finalità della pena alternativa al carcere: l’unica alternativa per Berlusconi, pertanto è tra gli arresti (domiciliari) e il carcere. Già: perché no il carcere? In fondo ci è andato anche l’altro ex cavaliere Calisto Tanzi [per la grande truffa di Parmalat] a 73 anni, dato che i <giudici non hanno mai creduto in un suo pentimento>. Senonché rispetto a Tanzi, Berlusconi era molto più esposto pubblicamente in quanto perfino presidente del consiglio in carica e come tale è stato condannato per truffa ai danni dello stato [il suo stato] ed evasione fiscale, sempre ai danni del suo stesso stato [… <del paese che Lui ama!> – sic!]. Il reato ascrittogli, e per cui è stato condannato in appello – pm Fabio de Pasquale e Alfredo Robledo (dal reo insultati come pochi, ma a es. in una maniera simile a quella da costui usata per Ilda Boccassini e tanti giudici e pm di Milano) – e ribadito in Cassazione, assume perciò un significato deplorevole e imperdonabile per la carica oggi ricoperta dal mostro. E le norme suggerite per il giudizio sulla sorveglianza indicano espressamente che occorra guardare al tipo e alla gravità del reato commesso: suggerimento del tutto <cestinato> — e se non sono particolarmente gravi i reati commessi contro lo stato, <truffa> ed <evasione fiscale>, da chi all’epoca era il suo presidente del consiglio, quali sono i reati gravi? Se si vogliono gestire le pene alternative alla detenzione sotto tutti gli aspetti validi, c’è da abbattere le imposizioni strumentali volute dalla classe dominante (per sé e per i suoi lacchè, finché qualcuno dei “loro” non sbagli e venga abbandonato dai padroni) cresciute a dismisura nel corso di questi anni.

Come abbiano fatto al tribunale di sorveglianza a <sorvegliare> così male, è un mistero: a non accorgersi che era negato addirittura il fatto che il “primo e più importante requisito per la concessione dell’affidamento è la limitatezza della durata della pena detentiva inflitta”. Dov’è? Pertanto, ammettere solo una breve durata (non più di 3 anni) della pena inflitta al reo con la sua condanna, rientra nella logica della riabilitazione del detenuto in quel relativamente breve lasso di tempo. Tutto ciò, infatti, mira al <reinserimento sociale> [‼?!]… difficile per chi è stato sempre ben <inserito> in un’altra … società — o come cantavano nella vecchia Roma sulla società dei magnaccioni: “è mejo er vino de’ li castelli che de ‘sta zozza società”] del reo sì che si possa assicurare una prevenzione del pericolo che egli commetta altri reati — dato che <la funzione dell’affidamento in prova>, nella riabilitazione, conserva tutto <il suo carattere di pena>. L’utilità ipotizzata del reinserimento sociale è intesa riguardo a una “”autentica e profonda” revisione critica del comportamento, fondata sul distacco dalle precedenti scelte devianti e sulla coscienza del danno sociale causato: il beneficio nel caso specifico va negato al condannato che ometta una esplicita presa di distanza dal passato delittuoso, limitandosi ad affermare di avere maturato una non meglio chiara “autocritica””.

{Si noti per incidenza che la pena di 4 anni o più comporta l’obbligatorietà dell’interdizione dai pubblici uffici, temporanea o se di 6 perpetua, il quale provvedimento non ha nulla in comune con la prova dell’affidamento a servizi che sono detti … sociali, <prova> che semmai dovrebbe operare proprio in senso contrario, per condurre il reo al ravvedimento}. Del resto questa caratteristica già incorpora <il principio costituzionale [cfr. art. 27 cost.\ 3º] di rieducazione del reo: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” e quindi la misura dell’affidamento assume senso soltanto se è finalizzata <al recupero sociale del condannato>: detto apertamente se un tale fine sia ritenuto possibile nel caso preso in considerazione. Ma che ti <ri\educhi> in Berlusconi?: non c’è nulla da ri quando ciò che manca è la primaria educazione sociale, per uno il cui ambiente … <sociale> è stato sempre quello della truffa, del sotterfugio, della speculazione tramite i <paradisi fiscali>, della costituzione di fondi neri all’estero, della falsa testimonianza, della depenalizzazione del reato di falsificazione dei bilanci, della vanificazione del conflitto di interessi (finché ha retto: non nel caso Mediaset\Fininvest dove è stato infine riconosciuto il suo ruolo di dominus di fatto), delle leggi fatte ad hoc e via prescrivendo. Serve altro per mandarlo agli arresti in galera? (Pie illusioni e speranze, ma in tempi bui come i presenti si possono in attesa solo coltivare illusioni). E magari trascorso un po’ di tempo, se si comportasse bene, consentirgli di far richiesta al medesimo tribunale di sorveglianza dell’unica alternativa possibile, e cioè del regime di semilibertà per andare a lavorare di giorno fuori del carcere e rientrarci a fine giornata lavorativa. In effetti tra le informazioni raccolte dal giudice di sorveglianza è rilevante il tipo di pena che il condannato deve espiare; l’entità e le cause accertate. In questo, dunque, consiste la cosiddetta <prognosi di rieducabilità del condannato> che si fonda sulla condotta del condannato dopo la commissione del reato.

 

La prognosi di rieducabilità è concepita dal tribunale di sorveglianza per <scommettere> sulla bontà della prova che può fare il detenuto agli arresti, e lo aiuta a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale. Le prescrizioni sono predeterminate e rigorose – come, nel caso di revoca, per l’affidamento in prova per chi con condanne meno importanti possa disporre sùbito dei requisiti – con l’imposizione di obblighi, positivi e non solo negativi, “sulla via del superamento degli errori passati e del pieno recupero del soggetto”. Tutte le prescrizioni – osservazione della personalità, rapporti con il servizio sociale e colloqui con assistenti sociali, possibilità di spostamenti esterni, divieto di frequentare determinati locali e lavoro da svolgere fuori dal carcere [a es., è assai curioso che il Berlusconi Silvio abbia detto – addirittura per l’in\affidabilità in prova – che il suo … attuale <“lavoro”>, come “sua principale occupazione” è quello di dirigente e organizzatore, <capo>, politico. Pure il sanare le violazioni fiscali sull’evasione commessa, ma solo dopo che il reato è stato commesso accertato e punito, è troppo comodo e puzza di opportunismo lontano un miglio: la circostanza per cui Berlusconi abbia pagato il fisco, a evasione e truffa verso lo stato compiute, per cercare di rimediare all’accusa è peggio che se non l’avesse fatto e non depone a merito del condannato affrettatosi molto tardivamente per correre ai ripari — che tali perciò non sono, e anzi indicano il contrario. Tutto ciò sarebbe incompatibile pure con la mera prosecuzione della prova

Pensare che – com’è scritto sull’o.p. – l’obiettivo della misura dell’affidamento è la rieducazione del reo: quindi, si dice, “non il lavoro in sé, ma la valenza che l’attività lavorativa riveste è perciò fondamentalmente rieducativa” — ma lo sa Berlusconi che razza di <lavoro> ha dichiarato di fare? E vorrebbe farlo passare per un <servizio sociale rieducativo>!?! Così i suoi avvocati hanno menato il can per l’aia cercando di far rientrare dalla finestra quella pretesa sua<agibilità politica> che è stata negata e cacciata varie volte — e dunque ha insistito ancora, dopo aver implorato una volta di più Napolitano, chiedendo in barba alla sentenza finale della cassazione di potersi impegnare per la campagna elettorale europea nonostante l’interdizione dai pubblici uffici]. Il reo condannato in questa maniera – dato che il presidente della repubblica gli ha continuato a rispondere picche, anche per la concessione della grazia – riuscirebbe a raggiungere il suo sordido scopo di avere tutto il tempo che vuole per occuparsi dell’attività politica, incontrando collaboratori e politici tutte le volte che vorrà, tranne che condannati e pregiudicati [come la mette con Dell’Utri. Cosentino e Previti, a es.?] con il beneplacito del <sorvegliante> e di fatto senza ce debba concedere la benché minima contropartita, potendo fare praticamente tutto ciò che vuole con una pressoché totale libertà di movimento. Non per nulla la suprema corte di Cassazione ha affermato che per la concessione dell’affidamento in prova non è sufficiente l’assenza di indicazioni negative, ma è invece necessario che risultino elementi positivi che consentano un giudizio prognostico di esito positivo della prova e di prevenzione del pericolo di recidiva. E se fosse erroneamente concesso, l’affidamento si potrebbe concludere con la revoca della misura, che può avvenire nei casi già illustrati che imporrebbero la non concessione — ossia un comportamento del condannato contrario alla legge o alle prescrizioni dettate, o la sopravvenienza di un altro titolo di esecuzione di pena detentiva.

Rimane la constatazione inequivocabile che la questione è irrisolta anche perché non è dato da rilevare in nessuna maniera – nonostante i ripetuti stridii dei fanatici berluscoidi ex palafrenieri del ducetto – il cosiddetto “ravvedimento e pentimento” del condannato. Berlusconi (bloccando le mosse di copertura dei suoi avvocati) non ha mai mostrato di accettare la condanna, e insiste ogni giorno – anche dopo la riunione preliminare del tribunale di sorveglianza – sulla questione che sarebbe, anche questa, sufficiente a negargli l’affidamento in prova per i servizi sociali. In questa prospettiva la corte di cassazione ha stabilito che ai fini del giudizio prognostico relativo alla concessione dell’affidamento, il Tribunale di sorveglianza può legittimamente desumere che, in funzione della natura del reato commesso e della sua oggettiva gravità, va considerato il mancato ravvedimento del condannato. Non c’è traccia di ravvedimento, dunque, come è stato in questi mesi di accuse verso “il golpe giudiziario” e anzi codesta condizione giudiziaria è stata dall’incaponito delinquente de facto et de jure esclusa dato che non ha ribadito di non avere alcuna intenzione di pentirsi; allora i giudici – ancora farebbero in tempo [‼L!??] – dovrebbero tassativamente deliberare per gli arresti (domiciliari o anche no!), senza alcuna concessione per un’agibilità politica che gli è stata espressamente più volte negata <a parole> da più parti. È così negata la sussistenza di qualsiasi ipotesi di presunzione di affidabilità del reo al servizio sociale; di conseguenza va negato anche l’affidamento in prova, quale strumento in questo caso non idoneo al conseguimento degli obiettivi della rieducazione e della non recidività del condannato. La corte di cassazione sottolinea che ai fini del giudizio di pericolosità è ritenuto non necessario il passaggio in giudicato dell’accertamento di fatti costituenti reato, la cui valutazione “per il caso in oggetto” è rinviata allo stesso Tribunale di sorveglianza, tenuto conto dei poteri istruttori attribuitigli [art. 666, c.5º cpp] nella propria autonomia di valutazione.

Nel procedimento di sorveglianza infatti possono essere <valutati fatti storicamente accertati, costituenti ipotesi di reato riferibili al condannato, senza necessità di attendere la definizione del relativo procedimento penale>. Quel che conta è solo la valutazione della condotta del condannato al fine di stabilire se lo stesso (prescindendo quindi dall’accertamento giudiziale della sua responsabilità) sia meritevole del beneficio penitenziario alternativo alla detenzione. In pratica, dice la legge, è sufficiente da parte del Tribunale di sorveglianza, la pronuncia della motivazione puramente negativa, non occorrendo che venga anche fornita la dimostrazione; e ciò poiché con tale deliberazione si constata che non si conseguirebbero in nessun modo gli obiettivi voluti dal legislatore. L’istruttoria compiuta dal Tribunale di sorveglianza comprende l’accertamento delle condizioni personali, familiari e sociali del condannato oltre che della condotta successiva al reato desumibile dai dati dell’“osservazione personologica”, dal certificato dei carichi pendenti, dalle informazioni degli organi di polizia, e dai risultati dell’indagine sociofamiliare operata dal Cssa [centro di servizio sociale per adulti]. La giurisprudenza [non i Suoi legali né il Suo gregge di fanatici\rei] afferma che il beneficio dell’affidamento non possa essere concesso ove risulti che la condotta del condannato in libertà non sia stata osservante della legge penale o di prescrizioni imposte a fini di prevenzione. Il principio ispiratore delle misure alternative alla detenzione è il principio di buona fede, che costituisce presupposto fondante la prognosi di idoneità delle medesime (e di affidabilità del condannato). È fuori di dubbio che il carattere inverosimile e malizioso del modo di porre la propria innocenza sia elemento valorizzabile nel giudizio di affidabilità del condannato [suggerimmo a Berlusconi, a proposito di innocenza “pelosa” (intesa nel senso di interessata e colpevole) di meditare sul sarcasmo del sonetto 176 di Gioachino Belli – cfr. qui blog 16 luglio e 27 novembre 2013 e no 145]. Serve altro?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...