IL SURFISTA SULL’ARNO

31 Mar

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#1. Il buffone surfista. Non serve aspettare il 27 maggio per dire che Rœnzi è un “buffone”, come lui stesso si è arrischiato ad affermare: per alcune buone ragioni — anzitutto perché essere <buffoni> come giullari è un apprezzamento che merita un artista popolare quando riesce a far ridere, anche con la propria malinconia [cfr. no 142 e 143]; mentre il parvenu-rignanese-che-ha-galleggiato-sull’arno-fino-a-firenze desta solo commiserazione; sono interminabili le occasioni infantilistiche che suggeriscono il suo essere bischero, sì che perfino D’Alema ha osato sostenere, dopo eccessi di perbenismo partitico d’accatto, che un referendum sull’euro è <francamente, diciamo> una “bischerata”. Recatosi al vertice [europeo] G.7 (8-1), ha appreso come si fa: dai giocatori di calcio, che escono dal campo un minuto prima del fischio finale per prendersi da solo gli applausi del pubblico, è scappato da Amsterdam – quando tutti gli altri sei ancora erano lì riuniti – per venire-a-Roma-perché-lui-deve-lavorare [ci mancava dopo Mussolini e Berlusconi un nuovo <insonne-che-veglia-su-di-noi> che, a s\proposito di sprechi, lasciano la luce accesa tutta la notte]; e dal papa, quando la mattina, lui fingendo di essersi appena svegliato, invia sùbito un cinguettio scrivendo a tutti <#buongiorno>; inoltre da provinciale parvenu nella foto dei capi riuniti intorno a un tavolo si è fatto notare perché, essendo di spalle, si è girato apposta per farsi inquadrare dall’obiettivo come pure, in stile goliardico o scoutista, nei corridoi o in giardino non ha fatto altro che mettere-una-mano-sulla-spalla o <toccare> fastidiosamente l’incauto occasionale interlocutore.  

Occorre allora rendersi conto che il fatto del suo possibile autoproclamarsi <buffone> è basato su un grande bluff – ossia un bluffone – giacché il bischero florentin-rignanese-via-arno {avrebbe fantasticato Paolo Villaggio per i racconti di Fantozzi chiamandolo contino Matteoni Renzanti Viendallarno} si nasconde dietro la revisione della spesa di Cottarelli. E mentre nega di voler <toccare> pensioni e salari bassi, ai quali pena la buffonata, spergiura di fare ai lavoratori quella che è un’elemosina di 80 euro al mese, ma solo se si hanno buste-paga di meno di 1500 euro (tutto al netto): … altrimenti, ciccia! I calcoli ipotetici della copertura della spesa, contestati da più parti e non solo dalla destra, secondo il bischero dànno sicurezza: ma intanto Cottarelli deve avvertire che le ipotesi mettono dentro anche pensioni e altre tassazioni. Dunque, Renzi ha il fiato sul collo – quindi deve stare attento, lui Napoleoncino Ω detto <il bischero> corritore sfrenato, mempore di ciò che disse Benito Mussolini, “non mi fermo né al primo, né al secondo, né al terzo ostacolo: “chi si ferma è perduto!“”, acché la sua Waterloo [vedi dopo] che cadrebbe proprio intorno alle elezioni europee, non sia il suo quarto e finale ostacolo – e per fare questa elemosina e salvare il culo, deve far pagare quei pochi soldi in altre maniere agli stessi vessato o ad altri (non direttamente nuove tasse ma piuttosto diversi pagamenti in denaro – tariffe, bollette, imposte indirette (magari proprio sui prezzi di quei miseri acquisti procacciati dall’elemosina degli 80 €), ecc. – o pure in natura con i tagli largamente previsti ai servizi, anche essenziali come sanità, scuola, ecc.).

Evangelicamente, Matteo – quello vero, l’antico – scrisse “quando tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua elemosina sia fatta in segreto; e il padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa”. Ma chi sarà oggi il padre-del-bischero se non il tirannosauro B? Hanno in molti detto che saranno <lacrime-e-sangue>: per i pensionati – tutti – che si vedono sottrarre gran parte dei loro salari differiti, perché di ciò si tratta, dato che l’infame e asociale sistema a capitalizzazione [sic, con un’idea di capitale che è solo desunta dalla matematica finanziaria e non dai rapporti sociali] ha sostituito quello “collettivistico” a ripartizione, con il quale semmai si sarebbe potuto e dovuto fissare un limite ai contributi da imporre non secondo l’importo della pensione stessa ma secondo il suo carattere se il lavoratore abbia o no effettuato i versamenti dei contributi; per i lavoratori, salariati o non, ai quali la carta-del-lavoro-renziana [squallidamente detto sgiobat\ta …] aggiunge precarietà sistematica con un <contratto unico> per tutti, e a tempo determinato rinnovabile <acausale> (cioè senza dover motivare “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”, che peggiora anche le norme Fornero) da parte delle imprese 8 volte in 3 anni [ossia come contratto oggettivo, eventualmente per lavoratori sempre diversi]; e per i redditieri che non trasformano reddito in capitale e rischiano di essere considerati, invece che consumatori differiti dei loro redditi, come se fossero speculatori possessori delle impropriamente dette <rendite finanziarie> [cfr. quiproquo 109].

 

#2. Un mercoledì da coglioni. Andare per Arno da Rignano a Firenze è estremamente “provinciale”. Pensar d’andarci in surf poi, potrebbe costituire un gran colpo di teatro, che può essere sfuggito a Rœnzi. Ma il rignanes-fiorentino, quando ha pensato di sentirsi un <grande> per il supermercoledì 12 marzo, in cui avrebbe risolto tutti i suoi problemi governativi, cosa che non si è realmente concretizzata, un pensierino [perché per pensare in grande, ossia per pensare tout court serve ben altro!] l’ha sicuramente rivolto al mitico film dei surfisti californiani Un mercoledì da leoni. Ora è risaputo che il fiorentino, da bischero qual è, ha assai poco del leone e piuttosto del coniglio – nel senso corrente che vuol implicare rapidità irriflessva – che senza essere malato si muove agitandosi per distrarre e imbrogliare chi lo guarda. Si pensi al Bianconiglio, che incuriosisce chi lo incontri per il suo strano comportamento, di Alice nel paese delle meraviglie, che Lewis Carrol caratterizza con un’espressione ricorrente con il rischio che diventi un <tormentone>: “È tardi, è tardi!”, con i suoi movimenti involontari rapidi aritmici e senza alcuna finalità pensata, come in una danza greca [choreia, distonia del movimento, involontario, chiamato discinesia, per un penosarapido movimenti dei piedi o delle mani allusivamente paragonabili a ballare]. Chissà come, allora, al bischero è venuto … spontaneo dire che <signori miei> all’ambizione-orgogliosa-della-patria-italiana non basta governare l’Europa – lui che di relazioni internazionali sa men che  nulla [basta vedere la penosa figura ossequiosa e servile che ha tenuto alla presenza di Obama] – per i prossimi sei mesi di presidenza di turno dato che “per cambiare verso all’Europa possiamo ambire alla guida dell’Europa per i prossimi 20 anni, non solo per sei mesi”: ma perché gli è uscito dalle budella proprio un <ventennio>, come quello mussoliniano e quello berlusconiano, per non parlare del doppio ventennio [1948-89] democristo, tale perché nella cosiddetta <balena bianca> occorreva <cencelliare>, a turno, tutte le diverse “correnti”. Nelle nostre intenzioni basta molto meno; anzi atterrisce non poco gli italiani aspettarsi altri venti anni così, con il bischero tarpano a far altri danni: gli auguriamo di finirla prestissimo. Tutti pazzi per Renzi! Oltre ai berluscoidi (i suoi affini, come fossero parenti), pure gli-pseudo-oppositori-interni una alla volta convertiti quasi tutti e zompati sul suo carro vincitore, che è anche il carro funebre del <delinquente abituale>, e surrettiziamente sempre più frotte di sindacalisti, giornalisti e opinionisti: ma proprio pazzi‼ Gli italioti, per disposizione storica tradizionale sono conservatori della reazione, e corrono ad acclamarlo, come hanno fatto con gli altri due despoti, oltre che con il variegato gruppone postbellico dc clericofascista. Per fortuna che per ora il suo <supermercoledì> si è rabbassato, con una rapidità spasmodica degna di lui, a un “mercoledì da coniglio”, o se si preferisce anagrammare il riferimento a un mercoledì da coglioni.

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