LA SEGGIOLA E IL TRONO

22 Feb
testo preparato il 21-2-2014

Antefatti

Al bischero fiorentino – alla vigilia della sua pugnalata inferta all’amico catto-popolare Lettin-nipote – impersonando la parte che solitamente finora l’ineffabile mussoliniano Bruno Vespa, memore di cotanta sua unzione, ha riservato all’ex neo-ducetto Berlusconi – è scappato di dire che “io capisco che Letta si preoccupi della seggiola. Ci mancherebbe”. <Ci mancherebbe> che Rœnzi si accontentasse di una <seggiola>: lui ha sempre puntato decisamente al <trono>. Ovviamente, come al solito non ha <capito> una minchia — ma che cosa capisce? C’è chi pensa (e anche paga lautamente) tutto per lui! Spergiurando con un ingannevole “certamente” che <darebbe una mano> (quale mano? e per <fare> che cosa? la destra a lui serve – eccome – non come Muzio “scevola” che appunto rimase con una per lui i­nutilizzabile mano sinistra) per colpire il fratello-coltello da ferire a morte. Ma ha aggiunto, con lo spirito di un condannato a morte: “questa cosa del governo che deve durare è un tic andreottiano [il suo – ndr]; ma come ci arrivano le nostre imprese?”. Ecco, raggruppati, le imprese anzitutto, suggeritegli da Farinetti-affarista, poi il travolgente io da Baricco-auto­referenziale e infine la politica della destra da Gori-berluscoide, in un pot pourri – testualmente pentola putrida (o in gergo paiolo imporrito), culinariamente uno stracotto stufato e figuratamente da intendere come la confusa accozzaglia di un miscuglio di parole a vanvera senza capo né coda – che è il <da fare> che più si addice al bischero.

Ora il <tic andreottiano> che Rœnzi ha attribuito al fratellastro cattolico è molto poco significativo, giacché Andreotti, pur essendo stato ripetute volte ministro e presidente del consiglio, non è mai stato nominato segretario del suo partito – e sì che aveva una statura partitica e di intrallazzatore politico incomparabile con il balbettìo del giovine Renzi, nomine entrambe che quest’ultimo ha invece strappato con i denti e con le trame – né presidente della camera (solo tre volte presidente di commissioni) o del senato o tanto meno della repubblica. Ma è stato l’eminenza grigia (… o l’anima nera della dc), in cassazione riconosciuto colpevole di associazione mafiosa (ma non condannato soltanto perché prescritto), e fu questo reato il motivo che gli bruciò la nomina, ormai data quasi per certa, a capo dello stato. Dunque Giulio Andreotti, da dietro le quinte, è entrato in tutte le trame più oscure della dc e ha di fatto gestito quel potere per una quarantina di anni, attraverso gli innumerevoli rimescolamenti degli schieramenti. Da ferventi cattolici i protagonisti del quarantennio dc (1946-1989, di fatto dalla I legislatura degasperiana, con il colpo di stato dc per cacciare fuori dal governo i social-comu­nisti con i dollari Usa e le elezioni del 18 aprile 1948 – “Vi ricordate quel diciotto aprile, d’aver votato democristiani, senza pensare all’indomani, a rovinare la gioventù!”, cantò Giovanna Daffini – all’ultimo xviii congresso di preludio allo scioglimento della dc nel 1994, alla “dichiarata” fine della i repubblica e all’inizio della quasi ventennale invadenza berlusconiana) i dirigenti dc si gettarono in un turbunìo di rimescolamenti, a volte capovolgimenti, delle alleanze correntizie e personali per far di tutto pur di restare tutti, a turno, a galla.

Codesta giostra tragicomica, una rovina per l’Italia rimasta insuperata fino alle nefandezze di Berlüska, è ora in attesa di patire l’illusionismo del giovine “Berlüskino” Renzi — per quanto tempo? Non si vuole, non è possibile e non sarebbe neppure sensato, descrivere tali prestidigitazioni in una sorta di breve storia, neppure un “bignami”, della dc nel secondo dopoguerra fino a un decennio prima della fine del secolo scorso. In una cinquantina di righe non si possono racchiudere, neanche “cinguettando”, cinquant’anni di avvenimenti decisivi di una cloaca come la dc. Nonostante la necessità di questo richiamo, gli intrighi oscuri della vecchia dc sembrano frutto di una astuzia, benché sordida, che non ha più riscontro nella stupidità ignorante che oggi cresce a dismisura presso i Berlusconi e i Renzi – e mettiamoci per giunta, poiché vegetano in una medesima rabassata temperie sociale, i Bergoglio o pure i bicefali Casalgrillo – i quali suppongono tutti di sé stessi che con la loro ignoranza stupida siano “grandi comunicatóri”, sol perché si esprimono al pari del “gregge senza idee” in una maniera talmente insulsa che chiunque privo di cervello possa capirla.

[La circostanza che sempre più persone-molto-importanti (vip, così si dicono in inglese) abbiano deciso di <comunicare> con 140caratteri140, o in media 20parole20 il più possibile storpiate e concise, per risparmiare spazio, è emblematica; in più, anzi in meno, nelle cosiddette <reti sociali> è diventato di moda “etichettare” (tag, in inglese) codesti brevissimi messaggi facendoli precedere da un <cancelletto> (hash, in inglese – # , in informatica) usando come etichetta, e sarebbe meglio dire “titoletto”, in genere scrivendo ciò in una sola parola, senza punteggiatura, con una forma impropria di crasi {estesa perché connette parole diverse senza guardare alla sovrapposizione di vocaboli, dittonghi o sillabe} come a es. ha ironizzato con sfacciata e ipocrita insolenza il bischero fiorentino per il pisano lettino #enricostaisereno; oppure come un illuso venditore, certo Maurizio, di un’automobile <duna> assolutamente non commerciabile, che chiedeva #telefonareorepasti, a cui un anonimo romano ha risposto #ahmaurìmagnatranquillo]. Conviene chiudere qui la parentesi sulla miseria della comunicazione, bensì come appena detto non solo di quella <cinguettata> o <feisbuccata> o <messagginata-con-telefonini> ma ormai largamente dominante anche nelle forme più insulse e prive di ogni cognizione, rivolte al <senso comune>.

Si torni alla chiavica dc, dunque, soprattutto per coloro che se ne siano dimenticati o fossero disinteressati a tutto ciò che è sociale oppure, infine, per coloro che allora non fossero ancora nati [gli unici che, ma solo apparentemente, sarebbero giustificati]. Per questo è utile rammentare per grandi linee i giochi tra i parcellizzati-fratelli-nemici — … senza far nomi. Infatti: si parta da Alcide De Gasperi, il padre della dc, con Giulio Andreotti primo delfino e Mario Scelba alla polizia-celere. Ma c’erano … “sinistri” come Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira, pure con Amintore Fanfani a far da pendolo [che, da ex fascista-camicia-nera e razzista per la conquista lumpen-imperialisitica dell’Etiopia contro le <orde scioane> {cfr. no.136} e baciapile antidivorzista {cfr. no.103}, giocava poi pure a fare il sinistro-sociale-della-chiesa-neocorporativa]; nel mentre aveva di poi fatto governi perfino con Fernando Tambroni (definito “esponente della sinistra democristiana” – figuratevi se fosse stato di … destra – quello che poi fece un governo con l’appoggio dei fascisti del msi, responsabile dei cinque-morti-di-reggio-emilia — ricordiamoli con Fausto Amodei in un ormai celebre canto di lotta: Ferioli, Franchi, Reverberi, Serri, Tondelli — uccisi insieme ad altri sei dalla polizia nel­l’esta­te 1960 durante l’inevitabile insurrezione popolare che cacciò il governo clerico-fascista): e con loro c’erano anche gli altri eredi della sinistra-ex-ppi come Moro e Rumor. La destra dichiarata era allora rappresentata da Giovanni Gronchi, Achille Grandi, ecc. ma con venature di trasformismo, come di lì a poco mostrò la cronaca e la parodia della storia in Paolo Emilio Taviani e Oscar Luigi Scalfaro (quello che nel 1950 schiaffeggiò in via della Vite una signora, da lui ritenuta troppo scollacciata, e poi nominato presidente della repubblica nel periodo 1992-93 delle trame e delle trattative sulle stragi statal-mafiose {cfr. nn.131, 136 e no 138 – con il famoso “non ci sto a questo gioco al massacro”}, che però Berlusconi definì <comunista!>).

Dunque nel guazzabuglio dc si trova di tutto, <correnti di sinistra> (Vanoni, Bo, Marcora, Enrico Mattei, Eugenio Cefis, Granelli, Galloni e perfino uno im\marcescibile come Ciriaco De Mita), di <destra dichiarata> (capeggiata da Giulio Andreotti, ma con così tanti abiti diversi a disposizione da adattare ai cambiamenti di stagione e pronto a occupare senza vergogna una posizione idonea alle necessità politiche del momento, magari per fare un governo con il psi, il che ai dc stessi lo fece apparire <disinistra>: anche se in quel gruppo della destra dc c’erano fior di reazionari quali Franco Evangelisti, Vittorio Sbardella, Salvo Lima e Paolo Cirino Pomicino, il quale alla fine dopo un paio di anni di galera per corruzioni varie, con prescrizioni e immunità, è ricicciato <asinistra>). Nella <corrente dichiarata> della destra democristiana, che si poneva in continuità con il centrismo degasperiano, guidata da Mario Scelba, c’erano tipi come Franco Restivo e Oscar Luigi Scalfaro appena ricordato. E poi in essa confluirono gli scissionisti del gruppo doroteo guidati da Mariano Rumor e Flaminio Piccoli con Mario Ferrari Aggradi, Antonio Gava, Antonio Bisaglia, ecc. e l’altro troncone di destra, con la corrente di Giulio Andreotti ed Emilio Colombo. In effetti i cosiddetti Dorotei furono il prototipo dell’in­truglio dc che, definendosi corrente moderata progettava di riunire la crema dell’am­biguità clericale, sì che con loro alla guida del partito vi aderivano Mariano Rumor, Antonio Segni, Aldo Moro e Paolo Emilio Taviani. Non occorrono parole; ma il fratricidio era vieppiù all’ordine del giorno: ne uscirono infatti i Morotei, presunta corrente progressista, di Aldo Moro, con Benigno Zaccagnini, Tina Anselmi, Beniamino Andreatta [primo referente di Enrico Letta e maestro anche di Romano Prodi], Maria Eletta Martini, Tommaso Morlino, Luigi Gui, Leopoldo Elia, Bernardo e Sergio Mattarella, Guido Bodrato.

Tant’è vero che dopo tale sfiducia anche Amintore Fanfani fece una propria corrente di … sinistra (e ti pareva che in simile <casa-di-piacer-politico> non si assistesse al dolce turbinio creato dal voltar gabbana) con Ettore Bernabei, Giampaolo Cresci, Lorenzo Natali, Franco Maria Malfatti, Arnaldo Forlani (quest’ultimo, figlio politico di Fanfani e votato infine al parricidio sfiduciò l’amico Fanfani … <dagli amici mi guardi iddio>). Nella fase congressuale conclusiva i cosiddetti cento della destra democristiana (con Scalfaro, Mariotto Segni, Severino Citaristi, Giuseppe Zamberletti, Bartolo Ciccardini, Antonio Gava, Enzo Scotti e Paolo Cirino Pomicino) chiedeva al partito di abbandonare la linea politica portata avanti dal segretario Zaccagnini, che andava in direzione del cosiddetto compromesso storico. Sicché nel 1989 nel xviii ultimo congresso prima del botto la corrente centrista decise di mettere Arnaldo Forlani alla segreteria (ma non senza un bel contentino per i seguaci di destra dell’anima nera di Giulio Andreotti) contro il presidente del consiglio Ciriaco De Mita, della sinistra [sic!] giacché non si potevano contemporaneamente <avere entrambe le cariche> [toh!!! Renzi senti un po’]; ma a De Mita sùbito dopo fu fatto lasciare pure il posto di capo del governo: l’ultimo <mo­hicano> presidente del consiglio dc non poteva che essere Giulio Andreotti, per la sesta e settima volta consecutive e per quattro anni, prima di lasciare il passo ad Amato e Ciampi, sub Scalfaro, che dovevano srotolare il tappeto rosso sotto le scarpe [con i rialzi.it — per “sembrare più alto e sentirsi più sicuro di se stesso”] del Bisluscus-tyrannosaurus rex.

I fatti del fare (prossimo venturo)

Tutti gli antefatti sopra considerati, e in particolare la sostanza [perché date e nomi non sono stati volutamente e per necessità esemplare messi né in ordine logico né cronologico, dato che ciò che emerge è un costante opportunismo impersonale e atemporale] di un potere sempre più corrotto e putrescente. Allora non si spiega e non si capisce per quale motivo Renzi e Letta jr, Alfano e Lupi, Franceschini, Lusi e ovviamente Mancino, e anche, a es., Formigoni, Giovanardi, Pisanu, Scajola, Schifani e tanti tanti altri che … <a loro insaputa> provengono da quella medesima matrice depravata democristiana – e pure chi esterno a essa ha appreso i comportamenti da tale scuola politica fascistoide dominante – debbano stupirsi di fronte a crescenti scontri “fratricidi” come l’ultimo degüello [italiano = scannamento] tra Renzi e Letta jr: per la loro comune <casa dc> sarebbe stata una robetta di ordinaria amministrazione.

La storia continua con tinte ancor più tragiche, promettevamo quattro mesi fa [cfr. qui nel blog la fine dell’art 4.10]. Scrivevamo che <c’è da presumere che, nonostante tutto, ne succederanno ancora delle belle: quando milioni di persone – “zucche vuote”, e tra loro alcune sono state promosse a rappresentanti del popolo e infilati nel governo {parole Sue, del Kapone} – sono state rimbecillite per vent’anni e più (trenta se si conta anche Craxi) quelle chiacchiere passano ma gli imbecilli restano e continuano a far danni>. Senonché, azzerati i 20\30 anni social-fascisti di Craxi+Berlusconi si prospetta il riemergere dai flutti della “balena bianca” democrista: fa piacere leggere che se ne stiano accorgendo in molti. Ma, in forma evidente, solo ora [rincresce che di fronte alla discesa-in-campo-pd di Rœnzi per passare dalla provincia al comune di Firenze, allorché noi già quasi quattro anni fa {cfr. qui nel blog art. 9 dic con il quale ripubblicammo una nota A le porte co’ cenci, già uscita nel no 133, del 2010, sul bischero fiorentino e la sua mini\storia più che palese} con pochi altri mettemmo in guardia circa i pericoli del bischero della destra cattolica, dalla parrocchietta tendendo verso il clerico-fascismo] con colpevole ritardo ci se ne comincia ad accorgere — come se non fosse già tutto chiaramente spiattellato. Ma il fatto che la fu dc abbia eletto come suo luogo privilegiato per la resurrezione non il pdl o <scelta civica> e dintorni bensì il pd – per la trasformazione del pd in pd\dc [come dicemmo altrove per la spartizione del centro; cfr. la Contraddizione, no.42; rist. no.143] – da dove vien fatta misteriosamente sparire non solo la <sinistra> (con rispetto parlando) del centro-a-sinistra ma pure tutta l’asinistra. In simili condizioni è perfino fuori luogo far cenno al significato perduto di comunismo (da troppi confuso con <sinistra> e come atto di fede ideologica) e tanto meno di marxismo vieppiù ignorato anche da chi, stampa o pseudo organizzazioni, parlando di comunismo si suppone che non debba ignorarlo.

Dunque scovare che Renzi sia foraggiato da una banda di finanzieri e banchieri con cui ha partecipato anche a banchetti di finanziamento, dimorati nei paradisi fiscali – dopo essere andato a cena nella villa di Arkore con Berlusconi e prima di aver invitato il delinquente già condannato nella sede del pd – è come scoprire l’om­brello, non come fa Altàn nel culo degli italiani, ma nel villaggio indiano di Mawsynram dove cadono quasi 12 metri di pioggia l’anno! Lo sparlare del carrierista arrampicatore Rœnzi per i suoi <legami pericolosi>, cene eccellenti comprese, è banale e inequivocabile, e non serve perché è inutile nominare individualmente Davide Serra o Carlo De Benedetti, o chi per loro l’un per l’altro, giacché il ruolo della “classe di parassiti” è conosciuto almeno da quando c’è il modo di produzione capitalistico (e anche prima). Solo che con il capitale anche il denaro, le banche e la finanza – di cui gli economisti non concepiscono la natura – assumono via via una funzione diversa e specifica: quella di continuare a raffigurare come sempre funzioni non produttive ma comunque, in quanto tali, indispensabili per l’organizzazione del capitale medesimo; ma esso stesso causa in maniera crescente sue <derivazioni> fittizie che vivono, proliferano e collassano con l’intero sistema gonfiando e facendo scoppiare “bolle” speculative ogni volta che sia raggiunto il limite di rottura del <palloncino> (come mostra Mastroianni, prima di suicidarsi, in un cinico film Break up (1965-69), di Marco Ferreri, contro la vuotezza del sistema capitalistico, censurato dal produttore). Perciò la causa sociale all’ori­gine di tale scompiglio è il capitale e i suoi rapporti, o non la denuncia demagogica e priva di contenuto fatta dalla maggior parte degli incólti protestatari qualunquisti contro banche-e-moneta come se esse non siano determinate e funzionali al capitale che quindi è esso la causa di tutta la crisi — ciò che va attaccato e non prendendosela autonomamente con le mere conseguenze che da esso dipendono. Del resto erano 150 anni fa che Marx scrisse nel brogliaccio del terzo libro del Capitale (1863) che “questa banda di rispettabili banditi – i finanzieri e gli speculatori di borsa, i potenti prestatori di denaro, e gli usurai che pullulano attorno a essi – rappresenta un accentramento enorme e assicura a questa classe di parassiti una forza favolosa, anche per intervenire nel modo più pericoloso nella produzione effettiva — e questa banda non sa nulla della produzione e non ha nulla a che fare con essa [c, iii.33]. <Rispettabili banditi parassiti> erano e tali sono rimasti: del proletariato e dei lavoratori in genere, ma anche della produzione effettiva.

avanti-tranquillo_berlu

Berlusconi torna prepotentemente al centro della scena politica. E fa ritenere che il bischero sia meglio di tutti gli altri: dice di volercisi accordare e sostenerlo. Ma come, con quali sotterfugi? Anzitutto, per l’enne­sima volta si deve ripetere, che essendo un delinquente condannato va trattato come tale e chi (già, ma chi in questo scaricabarile?) sia istituzionalmente responsabile deve far eseguire immediatamente (ah! ih! L) le pene – principale e accessoria e …di revoca dell’“onorificenza”– con la conseguenza, più volte dichiarata dagli ir\responabili, di togliergli da sùbito la cosiddetta <agibilità politica> che il suo comportamento arrogante non gli permette di aver in nessun caso, in base all’ordinamento penitenziario {cfr. qui art. 4.10.2013 e not\izie. 6.11.2013; anche no 145}. Inoltre, quanto ai non istituzionalmente responsabili (giornalisti tv e della carta stampata), quand’è che la smettono di continuare a chiamare <cavaliere> il delinquente? sia perché tale titolo giuridicamente non gli compete più (anche se pure qui i responsabili non fanno niente di ciò che dovrebbe essere stato già fatto da tempo), sia perché quasi con ossequio gli regalano uno spazio e una pubblicità (come a Grillo) che invece devono tacere e farla pagare con il silenzio e l’indifferenza]. Infatti il delinquente – ti piace giocare facile? dice un pubblicità – fa bene ora i suoi conti, tranne tirarne le somme alla fine della fiera, per incastrare il giovane paesano di Rignano sbarcato dopo 18 km a Firenze via Arno. Il fossile sa che <se andasse alle elezioni con Renzi segretario prenderebbe oltre il 50% dei voti>. Quindi va bene cinicamente per ora tenerselo caro: la <sòla> si riserva per la fine, insegnano i vecchi saggi cinesi. Per l’intanto lui può svolgere bene il cómpito di tenere a bada la minoranza interna del pd e provare a mettere a cuccia coloro che considera i piccoli <utili idioti>del <nuovo-centro-destra>, intanto incasinandosi pure con Alfano, cioè giocando com’è ovvio per il fossile, e di <scelta civica>, più qualche cane sciolto. Renzi, obbediente, lo ha assicurato al proposito. C’è ancora qualcuno che si sia stupito, a parte i raffinati-cervelli-del-suo-gregge?

Non per niente il Berlüsk-filo-renz ha dichiarato esultante; “finalmente ho trovato nel pd qualcuno con cui si può parlare e ragionare [ossia dargli gli ordini – ndr]; abbiamo dato il via alla prima importante riforma del nostro assetto costituzionale [¿?] perché così com’è l’Italia non è governabile”. Renzi ha sgomitato per diventare il primo segretario del pd a non essere passato attraverso le rovine del fu partito comunista italiano. Ha spiegato il Berlüsk-filo-renz che Renzi “porta avanti le nostre idee sotto il simbolo del pd. Io ho stima di Matteo Renzi, è intelligente, non è di scuola comunista e nel confronto personale l’ho trovato in sintonia con me” — specificando il senso di quest’ultima frase fuori testo scritto da agenzie di stampa e giornali, ma non fuori onda poiché tg e blob ne hanno trasmesso il video-audio, dove Lui spiega benissimo che appunto <la piena sintonia e la perfetta identità dei punti di vista> non sono le Sue con quelle di Renzi, ma al contrario quelle del bischero di <scuola democristiana> [noi siamo costretti a ritenere perfino che è meglio andreattiano, com’era Letta jr., che andreottiano: a volte può bastare pure una sola vocale, a anziché o] sono uguali uguali, copiate, alle Sue. “Non da oggi ma da diversi mesi ho augurato e mi sono augurato che possa compiere il miracolo già successo in Inghilterra e Germania di seppellire il partito comunista con la sua cinica ideologia e dare vita a un partito socialdemocratico”. Con quello che è successo al suo interno – ha concluso il Kapone – <possiamo dubitare> che il pd <sia democratico>: “comunque onore alla persona che è stata capace di farlo; a Renzi faccio gli auguri di tutto cuore”. Quella che cui stiamo assistendo è “una questione interna al pd da cui noi potremmo trarre giovamento”.

Ecco la chiave di volta dell’intera faccenda, giacché il fossile spera che alla fine anche il bischero faccia la fine dei suoi predecessori, fagocitato da quel partito che ora lo spinge a osare ma che è pronto a minargli il terreno. Cioè si tratta di una strategia – di cui il bischero-de’-bischeri-di-Firenze è il pedone (o se preferite il <ciclista> nel ruolo dell’alfiere) destinato a fare la prima mossa, che forse potrebbe essere anche la sua ultima — infatti la domanda è: “Riuscirà il nostro eroe ciclista a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso nelle maglie della giustizia?”, con Berlüska nel ruolo dell’avventuriero che fu di Nino Manfredi (senza la grande bravura di questi) e con la moglie Veronica in quello dell’abbandonata Franca Bettoja, Alberto Sordi faceva quello che oggi è del ciclista Renzi andato in Africa a trovare le ossa del fossile, e con un Alfano che lì era impersonato dall’<utile idiota> Bernard Blier. Fuor della metafora filmica, tutto questo gran d’affare renziano favorirebbe il ritorno della destra – coalizione guidata dal nanotirannosauro resuscitato – già attualmente in testa rispetto al centro-a-sinistra\destra. Ed è stato Rœnzi a riportarlo al centro della scena, e al Kapone basterà aspettare, perché il tempo gioca suo favore (a parte gli eterni rinvii giudiziari di leggi e sentenze), perché con il semplice e naturale scorrere del tempo Renzi comunque si sbrindellerà, e Lui – se non muore prima tra il tripudio del popolo – si ripresenterà alla testa dell’opposizione, si ricandiderà e vorrà vincere le elezioni. Che il bischero metta il piede in trappola e cada nella rete è pressoché certo: occorre solo stabilire quando convenga ai nemici, esterni e interni, e come accada, attraverso cose fatte e da fare: il perché è ovviamente nelle cose. Dunque per il quando c’è l’imbarazzo della scelta, dopo il suo scioglimento della riserva a Napolitano, a partire dalla presentazione in parlamento per la ¿s?fiducia; poi (10 – 20 aprile) c’è l’u­dienza per l’affidamento di Berlusconi e Pasqua, (20 maggio) elezioni europee e prima dell’estate infine (… se ci arriva, 1° luglio) semestre italiano, per cui il bischero ha scannato il lettino, alla Ue.

Il peggio deve ancora venire

In merito alle ingannevoli astuzie da Rœnzi divisate, è assai probabile che il bischero, come al solito, abbia soltanto orecchiato il detto <se non puoi battere il tuo nemico, alleati con lui> senza capirlo e senza cercarne l’origine e il senso. È molto probabile che provenga dai Trentasei stratagemmi, libro nato come trattato di strategia militare cinese, completato nel medioevo forse verso la fine della dinastia Ming, sulla base di eventi e studi molto più antichi e fondato sulla tradizione dei classici cinesi [I Ching, Libro dei mutamenti] raggruppati in “esagrammi”, da combinare secondo le situazioni che si vogliano esaminare (in questo caso 6×6=36). Non ci interessa e non è qui questione di discutere le risultanze degli usi di essi fatti con fini misterici, esoterici, religiosi faziosi o settari (tipo la derivazione delle <stelle a sei punte>, dalla <stella di david> al simbolo <israeliano> o a quello della <massoneria>). Ma è istruttivo riproporre l’analisi effettiva per l’<insegna­mento dell’arte della vita> che descrive una serie di astuzie, usate in guerra ma estese in politica e nella vita sociale, spesso tramite azioni ingannevoli: astuzie che indicando pertanto la via dell’inganno, anche negli affari e nella politica, insegnano come approfittarsi delle debolezze del nemico da battere, per imporgli la propria volontà. È da pensare pertanto che tale estensione possa giovare a molti accadimenti politici italiani contemporanei — leggi Renzi + Berlusconi.

Muovendo dal principio valido per ogni conflittualità, ancorché ipocritamente celata, lo stratagemma prioritariamente suggerito impone di sapersi adattare alle circostanze, per colpire il nemico nei punti più deboli laddove la resistenza sia minore, sicché convenga sempre allearsi con chi è più lontano, perché così da quella alleanza i nemici vicini si sentano fiaccati, e sia più facile attaccarli e sconfiggerli. Questi sono solo alcuni dei vecchi trentasei stratagemmi militari suggeriti: ma non sono le medesime strategie da seguire nei conflitti sociali, economici e politici, della vita quotidiana? Dunque è questa concezione che sta dietro allo stracitato noto detto malinteso, giacché allearsi con il <nemico che non puoi battere> vuol dire scegliere opportunamente tempi sfasati per diversi nemici ché se tali sono, tali sempre rimangono tutti — ciò che Renzi non può capire perché il nemico diventato “amico” per lui è amico per sempre [un vecchio professore di diritto diceva in simili casi che un cotal soggetto non potrà mai capire le fasi successive dello svolgersi degli eventi perché gli “manca il primo volume: e non è in commercio”!]. Pertanto solo così al momento propizio è possibile usare le forze stesse del nemico per distruggerlo: usando le armi di altri, nascondendole dietro il sorriso; e se si riesce a creare scompiglio da una parte per attaccare dalla parte opposta, ci si può riposare mentre il nemico si stanca. E poi acchiappare il capo ladro, rinchiuderlo ben bene – e non trastullarcisi con il destro di farlo tornare a colpire: acciuffato il capo, è facile catturare la banda.

Peraltro uno stratagemma <cinese> del tutto generale consiste in questo: “Fingersi stolti ma non folli. Meglio fingersi ignoranti e non agire, che fingersi saggi e agire imprudentemente”. Solo che nel caso fiorentino qui in questione per Rœnzi questo suggerimento non serve affatto, giacché non c’è proprio niente da <fingere>: ignoranza e stoltezza sono per lui un modo di essere, per così dire, del tutto naturale. Non gli occorre <lasciar credere all’avversario di essere in un certo modo, mentre si è in un altro; fingere di non poter agire, mentre si agirà al momento opportuno; mostrare di ritirarsi, mentre si avanza e si colpisce>. E siccome i vecchi saggi cinesi insegnano che “con il raggiro s’ingannano la vista e l’udito del nemico” – <restando in tranquillità, senza lasciarsi sfuggire la circostanza favorevole, trasformandosi da ospite in padrone di casa> – la domanda è chi sia da considerare veramente il nemico, chi debba fingere e mentire verso l’interlocutore e chi possa cogliere l’occasione per trarne vantaggio — “il forte impone la sua legge al debole”. Pensiamo – e ci sono indizii evidenti e ben noti – che il forte, che impone la “sua legge”, a dispetto e violazione delle sentenze e delle “vere” leggi pubbliche, sia il delinquente condannato Berlusconi. Quindi è quest’ultimo truffatore dello stato che può continuare calcolatamente a fingere, come del resto ha sempre fatto: sia provocando così il giovin-nemico-bischero per fargli allentare la guardia, poiché è il fiorentino che si può permettere di fingere di fingere di non considerare più l’arkoriano una minaccia immediata; sia per ingraziarselo artatamente adulandone la lamentela da <perseguitato> dalla magistratura, postulando lo stato come nemico comune. Tutto ciò cozza palesemente contro la mera parvenza che il debole bischero spera di propalare, ma con sempre minore successo per la sua provvidenziale declinante popolarità. Se, per concludere su questa parentesi cinese, tra i trucchi che i saggi suggerivano come stratagemma, assumeva un ruolo diversivo rilevante quello di incantare dando a intendere di essere capaci di <generare qualcosa dal nulla> – novello debole dio-mago, non quale forte dio-onnipotente alla maniera dell’arkoriano – può essere indicativo leggere che cosa ha scritto di lui Andrea Scanzi: “è bravissimo a vendere il nulla. Lo trovo un po’ un paninaro cresciuto”.

Il <lettino> invece di impelagarsi nel comportamento zen – cultura che non gli appartiene e che gli ha fatto affibbiare da Rœnzi pure il titoletto pseudo ironico <#enricostaisereno> – avrebbe forse fatto meglio a ricorrere a una delle tante versioni del mito, più vicino per formazione culturale, greco antico di Ulisse: quella che vuole basarsi su un equivoco linguistico tra le parole odisseus (Ulisse) e oudeis (nessuno). Allorché Letta jr con affettata discrezione chiese che “se qualcuno vuole il mio posto, lo dica” non c’è persona che non abbia capito che, <signori miei>, quel qualcuno\nessuno fosse Matteo Renzi: ma allora, per quale mal riposta correttezza politica non chiamare cose e persone con il loro nome e cognome? Forse pensando ingenuamente a una lealtà che il fratricida non sogna neppure; così Rœnzi ha messo sùbito i piedi nel piatto, non pensandoci due volte a fare le scarpe all’amico-nemico; mentre Letta jr sembrava sorpreso al punto che dichiarava di voler “fare uscire allo scoperto Renzi e i suoi alleati, ″i traditori″, per guardarli negli occhi e metterli di fronte all’evidenza: ragazzi, state tagliando la gola a uno dei vostri” — letteralmente cioè, si è detto e suonato, un degüello. Ma che si aspettava Letta da un ipocrita bugiardo egocentrico voltagabbana? Poco dopo che aveva detto “lavoreremo bene insieme con Enrico” (Letta) si è visto com’è andata a finire, e poi il bischero arrampicatore lo sta ancora ripetendo, dando conferma chi sia e quante menzogne propali da anni, smentendole, in perfetto stile berlusconiano, appena dopo aver voltato la testa: e Lettino non l’aveva capito, mentre perfino a un <inutile idiota> berluscoide-doc come Mario Giordano risulta chiaro come il sole che Renzi “ha dato prova di una straordinaria abilità nel dire una cosa e farne un’altra”.

La “mia ambizione smisurata – dice il citrullo presuntuoso, fedele all’origine del nome\applellativo nel confronto tra la famiglia fiorentina de’ Bischeri e quella straordinariamente più forte e sordida de’ Medici, che la fregò sul prezzo dei terreni – non la smentisco: è che siamo a un bivio e l’augurio che faccio è avere consapevolezza della propria responsabilità, mettendo da parte ogni ipocrisia”. Infatti: la vanità, l’ambizione del giovane si basano sulla mancanza di memoria degli italiani — “non vado al governo senza passare dal voto”, “non voglio poltrone”: …voglio il trono. Se per conquistarlo occorre andreottianamente scannare un altro ex democristiano andreattiano, ebbene che sia: Renzi batte Letta 4-1, tanto ricade tutto sulle spalle degli italiani, che ormai sono stati convinti che interessarsi di politica non serva a nulla. La “mia ambizione smisurata” – ha detto Matteo Renzi nel suo onirico tentativo di salvaguardare la propria proterva immagine – è che l’Italia non possa vivere in una situazione di incertezza e instabilità: l’Italia chiede un cambio radicale — vi chiedo di uscire dalla palude”: alla faccia del <mettere da parte ogni ipocrisia>.

forza! esca dalla palude!
 
palude
 

È chiedere troppo che Renzi e i “geniacci” che lo circondano sappiano che Marx quasi un secolo e mezzo fa (1865), chiacchierando con Paul Lafargue, gli disse: “Studiare, studiare! Mentre altri architettano piani per sovvertire il mondo e giorno dopo giorno, sera dopo sera s’inebriano con l’oppio del ″domani è la volta buona!″, noi ″demonî″, ″banditi″, ″feccia dell’umanità″ cerchiamo di approfondire la nostra preparazione e di approntare armi e munizioni per le lotte future. La politica è studio”. Ma ciononostante lo sfrontato Renzi sale al Quirinale per ricevere l’incarico dopo le consultazioni e – <inebriandosi con l’oppio di piani architettati per sovvertire il mondo>, uguale e contrario all’altro intento dispotico Casalgrillista, ma concorrenziale rispetto al suo – ha scritto sull’immancabile twitter “domani è #lavoltabuona”. Nel frattempo i suoi <fratelli nemici> interni al pd si pèrdono in giuste recriminazioni, ma senza prendere decisioni – non diciamo rivoluzionarie, ma almeno dirompenti – sicché mentre Gianni Cuperlo, dice il pettegolezzo, si aggira per la camera dei deputati portando sotto il braccio il libro Moriremo democristiani?, e Pippo Civati – non riuscendo neanche lui a capire come abbia fatto, dopo aver partecipato ai <comitati Prodi> ad accompagnarsi, con la <Leopolda>, per alcuni mesi proprio con il bischero, fino a staccarsene disgustato [ma non si capiva prima?] – ora in nome di Prodi si diletta dicendo che a una riunione di renziani aveva contato un centinaio di persone, … forse 101: erano loro o non erano loro? erano loro, erano loro! Renzi cogliendo al volo questa battuta potrebbe “fare” un programma di governo non, come si suole, per <i primi cento giorni> ma per i primi 101…

Anche all’estero, dopo essere stati allietati e basiti da gesti e battute-del-bazellettiere d’Italia sono stati sùbito evidenti, anche sul piano del ridicolo le affinità delle bischerate di Renzi (che però è sconosciuto in Europa e lui stesso non sa che cosa sia Europa). In Francia hanno notato “stessa ambizione, stesso gusto per gli slogan, così come la flessibilità ideologica, stessa capacità di privare il nemico delle proprie argomentazioni”. Le Monde ricorda “il suo passato democristiano, l’esperienza scout, il suo cattolicesimo, gli ″ingle­sismi″ utilizzati nei suoi discorsi”; e la comunanza di molti suoi patrocinatori: insomma quasi in figlio putativo adottato. Naturalmente anche all’estero non poteva passare sotto silenzio il pranzo a villa san Martino di Arkore, allora a tavola con Berlusconi laddove Lui riceveva altre … <invitate eleganti> a letto; senza parlare delle preferenze politiche di Renzi per “Robert Kennedy, Blair e Obama” tipici revisionisti per il gran capitale anziché per Gramsci. Ma lo stesso Le Monde sostiene, viste le rapide <bruciature> dei capi del centro-a-sinistra italiano, che Renzi – con in più le sue tendenze di destra\sinistra\destra – “avrebbe adesso bisogno di ″una mossa vincente″, e in fretta, prima di essere paragonato a un ″un politico come tutti gli altri″ e sepolto nel cimitero di stelle cadenti affollate della politica italiana”. Ma che altro è?

Anche in Inghilterra, come ha scritto The Guardian, ha fatto scompisciare dalle risate il video della sua partecipazione alla Ruota della fortuna di Mike Bongiorno. La frase-indovinello da riempire riguardava l’Antartide, e i concorrenti erano arrivati al seguente punto:

M_NT_GN_D_GH__CC____NM_R_D_N_V_

Al che il giovane bischero esclamò “Vorrei dare la soluzione”: e vai, sentiamo! Al che, con la sicumera che già lo caratterizzava a 19 anni, dette questa:

MoNTaGNe Di GHiaCCio e uN MaRe Di NaVi

navi? è neve! Perfino Bongiorno lo sapeva e ha sghignazzato: “Uh! ah, ah, ah. L’Antartide: ma che cosa c’entra? Uh! Un campione come te; ma che cosa combini? Matteo Renzi ci lascia”. Ma intanto gli dettero 48 milioni di lire e adesso è tornato a fare bischerate in grande. Sono passati ormai 20 anni, da quando Matteo Renzi disse questa frase a Mike Bongiorno. “Con un curioso segno del destino – prosegue The Guardian – mentre il giovane studente di giurisprudenza della facoltà di Firenze si trovava negli studi televisivi di Canale 5, il padrone di quella televisione, Silvio Berlusconi, arrivava a Palazzo Chigi. Era il 1994”, cioè l’anno stesso della nascita della cosiddetta ii Repubblica, periodo caratterizzato dal dominio politico del fondatore delle tv private italiane. “Oggi come allora, Matteo Renzi vuole dare la soluzione”: e non per l’Antartide, ma per l’Italia! E non sembra che sia molto più preparato.

Senonché il ragazzo furbacchione, è anche molto fortunato. Secondo un sociologo di un’università cattolica a Renzi per raggiungere l’obiettivo prefisso occorre “molta fortuna, con la C maiuscola” – avrebbe detto il professore: ora, quella C maiuscola può avere due spiegazioni. O si tratta di un lapsus vocis poiché fortuna, ancorché grande e scritta con l’iniziale maiuscola, sempre con F comincia; oppure, non è stato un lapsus, e qui, per quanto argomentato prima, sembra idonea questa seconda ipotesi, e allora per una cattolica osservanza della <correttezza politica> è stata richiamata la C per non dire – come avrebbero detto, con sincera e giusta scorrettezza politica, Francesco Tullio Altàn o Luciana Littizzetto – Culo a tutto tondo. Ma anche se ciò non fosse confermato dal professore, resterebbe ugualmente una geniale trovata. Siccome in zone della Lombardia, come la Brianza, quando si vuole indicare una cosa enorme e grandiosa, il modo di dire popolare fa riferimento a Maria di Nazareth, per la sua maestosità e – anzi – non per bestemmiare, come forse accadrebbe in Toscana, per cui di simil cosa si dice <della madonna> [come a es. una grande casa, un grande quadro, ecc. un modo popolare è dire una <montagna> o un <quadro della madonna>]. Perciò facendo una specie di crasi tra modi popolari e genuina s\correttezza politica, scevra da ipocrisie, si può formulare un “titoletto” da indirizzare a Renzi: <#ahmatte’teserveunculodellamadonna>!

Ma il peggio deve ancora venire.

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