Berlüskrenz-nanotyrannosaurus rex

22 Gen

“Piena e profonda identità di punti di vista con Forza Italia” ha dichiarato esultando Rœnzi-Fonzi, prima che lui rischi di collassare con l’assordante esplosione di un fiasco: almeno ci sarebbe da illudersi che, seppur tardivamente, molti di coloro che sono caduti nella trappola del suo illusionismo si rendessero conto di ciò che hanno fatto, senza neppure prima di votare abbiano guardato il video del bischero, come saggiamente suggerito dai suoi diffusori [cfr. http://www.youtube.com/watch?v=8SQGAreRQAI – lo abbiamo indicato anche qui, con un fotogramma, nell’art. 2 gennaio 2014, dove il bischero grassoccio nel 2008 (presidente della provincia di Firenze e, ahinoi, candidato sindaco), arrogante prepotente e ignorante come sempre, offese in una maniera aggressiva una signora, oncologa di professione, che denunciava la cancerogenesi causata dagli inceneritori, zittendola bruscamente e dandole dell’“aspirante alchimista”, paragonata poi con squisito riferimento … <culturale> a “maga magò” — la questione della disastrosamente assunta difesa renziana dell’inceneritore fiorentino, pur senza ancora disporre di quel video. la trattammo già tre anni fa, nel no 133, ripubblicato poi qui nel blog del 9 dicembre 2013]. Quindi <non ci resta che piangere>, e illudersi: sperare no, sarebbe troppo, perché la <speranza, povera donna, è l’ultima a morire>, come recita un assai realistico detto popolare, quando perciò prima dell’ultima sig.ra speranza sono già morti tutti quanti! Senonché conoscendo bene l’ignavia, l’opportunismo e il qualunquismo di destra che passando gli anni sta allignando sempre di più generazionalmente nella popolazione italiana, c’è molto poco anche da illudersi.

Sintomatica è la circostanza per cui la quasi totalità dei giornali della inventata <pacificazione> – ossia praticamente tutti, solo con piccolissime diverse sfumature – plaudano alla “profonda sintonia con Forza Italia” – secondo le parole pronunciate dal bischero fiorentino. Come avevamo appena detto non c’è niente di buono da attendersi dalla popolazione italiana. Una popolazione entro la quale si trova gentaglia che straparla, alla maniera di Maristella Gelmini, Renato Brunetta, Maria Rosaria Carfagna o pure Biancofiore, Fitto, Bernini e tantissimi altri da scegliere a caso; perché costoro sostengono Berlüskaz come kapo indiscusso e indiscutibile della destra, dato che, a dispetto delle leggi, <lo vogliono milioni di italiani>: cioè coglioni e rei (di apologia di reato, almeno, che consiste nell’esaltare o difendere pubblicamente un’azione riconosciuta reato dalla legge, o pure istigazione a delinquere nell’incitare a non rispettare leggi e sentenze). In effetti il c.p., oltre al­l’art.414, precisa con il 415 (istigazione a disobbedire alle leggi) che “chiunque pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico, ovvero all’odio fra le classi sociali {ih, ih, ih! ☺– ndr}, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”. Costoro destrorsi – fi-2.0, neo-forzitalioti di Berlusconi, ncd di Alfano (da non confondere con l’acronimo nco, che sta per nuova camorra organizzata, mentre il nuovo centrodestra non è … organizzato), ma anche altri, come si dirà qui appresso – si reputano al di sopra e contro le leggi e le sentenze definitive [è fin troppo generoso Altàn quando dice che non solo si parla ma si “pensa” anche <a vanvera> [cfr. qui nel blog la vignetta sul tema nel cit.art. del 2 gennaio 2014], giacché attribuisce a costoro la facoltà del pensiero: ma per pensare occorre avere nel cranio una corteccia cerebrale ben sviluppata e ordinata, e non un ammasso casuale di terminali nervosi (… magari frammisti a ragnatele): per cui costoro si muovono e parlano a vanvera, ma giammai “pensano”].

Evidentemente leggi e sentenze fanno loro un baffo, perché seguendo i passi del kapone, hanno appreso che tali … sottigliezze giuridiche penali si possono ignorare o differire sine die. E la corrispondente posizione di destra è assunta pari pari dal bischero. Infatti, scrollandosi di dosso con una battutaccia degna di Berlüskaz – ripetendo anche lui che il kapo della destra è costui <mica dudù> (sic!) – ha considerato un vanto e un gran successo (o sulcesso?) aver portato il delinquente [Barabba al Nazareno, ha disegnato Ellekappa] nella sede del Pd, come se quella di largo del Nazareno fosse casa sua. Reiterando così il medesimo reato dianzi indicato commesso da chi “pubblicamente istiga alla disobbedienza delle leggi”: dunque pure quello di Renzi, invitando il delinquente e contrapponendo il voto del gregge popolare ai giudizi di ben tre gradi della magistratura di fatto ha “esaltato e difeso pubblicamente un’azione riconosciuta reato dalla legge”, proprio come i leccaculo del dominus; ha giocato sul cane-di-pascale senza considerare che tra gli “obsoleti stronzi 2.0” [Altàn] c’è ancora qualcuno che non è condannato come il delinquente e può guidare una delegazione di un partito d’opposizione, criptofascista quanto si vuole, qualora si ritenga opportuno consultarlo su una legge istituzionale, ma solo dopo averla discussa con la maggioranza. Il rozzo pragmatismo di Rœnzi fa perciò a cazzotti non solo con la legge penale ma anche con la logica: giacché alla stupidaggine e all’ignoranza dei lacchè si deve aggiungere la malafede dell’imbroglio – anche se queste tre caratteristiche possono ben albergare nei medesimi circuiti stampati inseriti nei robot ai quali sia stata data forma di parvenza umana: <essi vivono!> – dato che il bischero mette sempre il delinquente alla stregua di chi non sia stato condannato in via definitiva ma l’abbia sempre sfangata. Considerarlo così è quindi anche illogico poiché Lui sta in una condizione diversa – non solo anagrafica e fisica, il va de soi, ma giuridica e penale – da quella, a es., di Carfagna. Ma allora chi dice che il terzo grado di giudizio è l’ultimo e definitivo perché un quarto livello non esiste? — nemmeno in Italia dove i cavilli dei legulei trovano spazi improbabili. Beh, il cardiochirurgo dell’ospedale Santa Rita degli orrori che operava senza necessità mediche ma solo per guadagnare di più, dopo una condanna confermata in cassazione a più di 15 anni di galera è stato scarcerato per un ricorso dovuto a un presunto errore di calcolo della pena – in un solo caso su decine – dalla cassazione stessa. Tana libera tutti!

Allora perché supporre che i difensori di Berlusconi non facciano magheggi simili? Infatti il delinquente sta ancora in giro, anzi – ricordandosi quando si diceva “siamo nella casa della libertà, facciamo un po’ come cazzo ci pare” – non rispetta minimamente nemmeno i limiti che dovrebbero essere imposti dall’ordinamento penitenziario, e non lo sono perché l’affidamento ai servizi sociali era previsto per almeno un anno, poi stabilito in due, e a esecuzione immediata (!), ma ancora non se ne fa di niente. E quei limiti [cfr. nel no 145] costituiscono delle tassative prescrizioni, tra cui a es. non svolgere alcuna attività politica, non frequentare luoghi pubblici per parlare con altri di questioni non inerenti al servizio sociale affidato, ecc. ecc. No! Invece Lui fa e disfa ciò che vuole, rappresenta il partito che fu Suo (e che lo è tuttora …). Vi ricordate quando Lui –terrorizzato dall’essere messo a tacere una volta per tutte e per lungo tempo, se non per sempre – parlava e faceva chiedere la sua <agibilità politica> (che cosa vorrebbe dire?) dai suoi leccaculo ai quattro venti, cominciando da Napolitano ma lì per lì senza risultati: non se ne parla nemmeno! – risposero. E infatti non se ne parlò proprio più, tanto che adesso continua a fare il bello e soprattutto il cattivo tempo a suo piacimento, come se nulla fosse stato sancito in via definitiva. Ma se il fossile del tyrannosaurus può far tutto ciò è perché il clerico-fascista-bischero-de’-bischeri di Firenze si è detto in <perfetta sintonia, piena e profonda identità di punti di vista> con F.I.: ha ripulito le ossa del fossile e lo ha clonato per ridargli una parvenza di vita. Per chi abbia avuto l’ardire di vedere e sentire il messaggio registrato dal delinquente dopo l’incontro col bischero – e ir\regolarmente trasmesso anche dalla rai, televisione cosiddetta pubblica – senza vomitare come di dovere, avrà scorto sulla sua faccia, ripulita con un bel lavaggio nel bidet prima di sottostare al trucco della faccia per il ritocco di immagine necessario al poco <caro estinto>, l’in\espressione cadaverica del suo vólto [sia detto incidentalmente: il bischero, avendo citato un apprezzamento negativo nei suoi confronti del bersaniano D’Attorre, per evitare di ripetere l’idiozia <D’Attorre, chi?>, ha azzardato un’incursione nell’erudizione [dire “cultura” francamente sarebbe troppo!] che neppure essa gli appartiene; pertanto, riferendosi al proprio collega di partito appena citato, anziché dire <di cui sopra> ha straboccato con un “de cuius” di cui non sa nemmeno che è soltanto l’inizio della frase latina giusnotarile “is de cuius hereditate agitur” che sta a significare che è della persona della cui eredità si tratta: ossia della persona defunta che ha lasciato un’eredità; e il povero D’Attorre è lungi dall’esser defunto!]. Semmai Rœnzi ha sempre davanti agli occhi l’incubo ossessivo del cadavere ormai fossile del tirannosauro cui ha irresponsabilmente ridato vita, come secondo Mary Shelley fece il dottor Victor Frankenstein con la sua “creatura”.

Senonché una prima stramberia di massa si è avuta giornalisticamente con la quasi totalità della stampa che ha inventato la crasi nominativa <Renzusconi>, dando così un ruolo da protagonista al bischero rispetto al delinquente deuteragonista, mentre è palesemente vero il contrario: per tale motivo si è qui preferito capovolgere la mescolanza dei nomi in Berlüskrenz, restituendo il ruolo principale – qual è, purtroppo – al dominus arkoriano lasciando quello secondario allo sciocco servilismo del bischero che fa la parte del palafreniere, anche se ormai Lui è caduto da cavallo [cfr. qui art. 26 novembre] e nonostante ciò pressoché tutti, anche i sedicenti avversari, continuano a chiamarlo … <cavaliere>. Tra l’altro, come abbiamo dimostrato con dovizia, si sottovaluta enormemente la questione — che non è semplicemente onorifica ma la revoca per indegnità del titolo e degli ammennicoli connessi può estendersi anche al patrimonio del delinquente. In ogni caso è il bischero che si reputa palafreniere che spinge-il-cavaliere — al che torna in mente al proposito la filastrocca scandita da “Vulvia” Guzzanti per Rieducational channel: “Cavalieri! Sono stati i protagonisti del medioevo, si scontravano a cavallo protetti da pesanti armature: ma perché lo facevano? Chi li spingeva a farlo? C’era uno dietro che li spingeva? Scopritelo, spingitori di cavalieri, spingitori di spingitori di cavalieri”. Ma chi c’è dietro?

In prima battuta è abbastanza facile scoprire chi ci sia sùbito dietro a Rœnzi: il suo personale trio monnezza degli <scrittori fantasma> a fargli compagnia e dettargli le regole; in ordine decrescente di età:

— cominciamo dal sessantenne Natale “Oscar” Farinetti, conosciuto come uno della solita-sinistra-da-salotto, che quindi gioca facile nell’asinistra facendo finta di essere ciò che non è e così “copre” bene il bischero; l’ultima prodezza nell’àmbito della sua attività imprenditoriale – una delle componenti, l’impresa privata, che piace tanto al bischero – di <mangiaitalia> (anglofonicamente, come si conviene, <eatitaly>) ha collegato la sua cantina enologica con la rete Ikea: la ditta fu fondata nel secondo dopoguerra da un nazifascista svedese, in seguito allontanatosi da tale combriccola, ma rimanendo alcolista (di qui il gusto del vino italiano?) e soprattutto perché nel frattempo era diventato però il sesto uomo del mondo per ricchezza detenuta (circa 40 mrd $); nella “bellezza” della produzione Ikea ci mancava solo la vendita e la mescita di vino, che il Farinetti ha chiamato “Libero”: ma un nome politicamente meno equivoco non lo ha trovato?

— Alessandro Baricco, di quattro anni più giovane, gioca a tutto campo e fa l’intellettualoide progressista; ma a parte alcuni apprezzamenti da parte del suo stretto ambiente, è generalmente visto come un narcisista autoreferenziale ed egocentrico – un’altra componente essenziale per il bischero: forse è questa insistenza sull’ego il suo punto di contatto con Rœnzi – dato che secondo i suoi critici mette sempre “il proprio io in mostra: un io in posa”, come osserva anche Daniele Luttazzi il quale per questo non lo sopporta [e Luttazzi stesso, com’è ben noto, mostra anche un antico odio verso Berlusconi]; inoltre Baricco è un fallito <rottamatore-ante-litteram> di personaggi molto più grandi di lui (non ci vuole molto) — come Ibsen, Shakespeare, Wilde, van Gogh, Rembrandt, Welles, Botticelli, Caravaggio, Warhol, Duchamp, il Discobolo e il Partenone, ecc. – ma l’oggetto centrale è per lui la nona sinfonia di Beethoven, che sarebbe un capolavoro sopravvalutato: scomoda, sonate complicate, scritte per sé stesso [a chi ha pensato, a sé o a Renzi?], ossessioni, emozioni, spettacolarità; e che dire del suo ruolo nell’autoreferenzialismo renziano, quando Baricco confessa che tutte le sue esternazioni esistono soltanto nella sua mente, soltanto nella sua testa, pensando alla vecchiaia certo sadismo per provare a distruggere e dissacrare – insomma <rottamare> – i genî delle arti; per questo tutto ciò è trasfuso nella testolina-del-bischero: immaginatevi una parete piena di parole-a-effetto, vuote scritte a vanvera, come quelle che appaiono dietro al <mentalista> Rœnzi quali solidarietà, bravi, famiglia, amicizia, abbraccio, stupore, calore, infinito, arcobaleno, cuore, cambiare, vincere, niente e soprattutto fare, e ricordate i 141 nomi dei genî <rottamati> da Baricco: il gioco è fatto, ovvero rien ne va plus, les jeux sont faits — non c’è più <niente> da <fare>!

— di solo un paio di anni più giovane è il terzo scrittore-fantasma della storia: Giorgio Gori, deus ex machina dell’intero intrallazzo berlüskrenziano, chiave di volta dell’intero rigiro e raggiro messo in atto dall’arkoriano; del resto la faccenda si spiega quasi da sola, con poche parole; fin da giovane, con la sua maggiore età, è diventato un feltriano (inteso come Vittorio) della prima ora; ma pochi anni dopo nel 1984 è passato in forze a Fininvest restando per ben 17 anni, fino al 2001, al servizio del Berlüska; tuttavia dopo una pausa decennale seguì misteriosamente il Pd nel 2010 all’apparire di <Leopolda> Renzi – ecco la componente che più è piaciuta al bischero, il berlüskonismo, e che lega e dà il segno alle altre due, essenziali ma complementari – sì che il loro portabandiera, a fianco dell’ex palafreno del lor comune padrone, caduto da cavallo ancorché da passeggio, ossia colui che lo spingeva era a sua volta spinto dai corifei del primo sospinto: il capolavoro del B-rex era così concluso con un capovolgimento poco dialettico ma molto escheriano, con cui percorrendo il nastro a spirale si torna all’inizio capovolti: gli spingitori dello spingitore si sono rivelati essere rappresentanti occulti dello stesso che era stato spinto per primo, ma capovolti.

Dietro il grande pittore visionario Maurits Cornelis Escher, si sa c’è il grandissimo matematico, astronomo e topologo August Ferdinand Möbius [che annoverava Martin Lutero tra i suoi arcavoli di tre secoli prima] il quale collegò in un nastro il piano bidimensionale alle tre dimensioni dello spazio: senza entrare in dettagli formali, basterà qui considerare la stravagante esperienza grafica escheriana – e non c’è neppure da tentare di farne capire la metafora sociale e politica al tragico duo Berlüskrenz – che in base al “nastro di Möbius” soltanto dopo due giravolte si torna al punto di partenza. È appunto ciò che hanno cominciato a … “fare”, e stanno ancora facendo, il bischero e il delinquente. Sapevamo e abbiamo ricordato il detto fiorentino secondo cui <tra bischeri ci si annusa>, riconoscendosi in tal maniera: ma non sapevamo che i bischeri annusano anche i delinquenti. Ora che abbiamo cercato di capire chi ci sia dietro gli spingitori – oltre agli stessi escheriani berluscoidi – la grande finanza internazionale, il Vaticano: chissà? Ma chi c’è dietro a dio?

dietro-dio

Pertanto sembra del tutto fuori luogo, moralistico e piagnucoloso, sentir dire che vedere il fossile del B-rex entrare nella sede del Pd (… a parte chi già c’è là dentro) è da vergognarsi; o pure sentir ripetere dal bischero che la sua segreteria gli è grata [sarebbe meglio che lo facesse mettere dietro una grata, in altro senso], anziché ripetere scioccamente che tutto si è svolto <alla luce del sole> [Rœnzi si è scordato di dire che per il condannato la luce del sole avrebbe dovuto essere a scacchi …]. Non c’è niente da <vergognarsi>. C’è solo una cosa seria che si sarebbe dovuta eseguire sùbito: cioè lottare duramente per far rispettare leggi e sentenze, invece di continuare a far girare a piede libero il delinquente condannato. L’udienza preliminare per decidere l’eventuale affidamento ai servizi sociali o per gli arresti domiciliari; a rigor di una logica legale che in genere non c’è la soluzione dovrebbe essere quest’ultima, dato che la prima non dovrebbe essere accolta in quanto il delinquente non ha mai riconosciuto e accettato la validità della sentenza definitiva della cassazione sul reato principale. Ciononostante Lui ancora osa dire che i <magistrati> (sic!) gli vogliono impedire, il prossimo 10 aprile con l’attuazione – solo dopo otto mesi e mezzo dalla condanna definitiva: ma non è troppo presto?!?!? – della pena accessoria [ma il nuovo ricalcolo da decidere, tra uno e tre anni, dalla corte d’appello di Milano il 19 ottobre 2013 non era di due anni? e perché allora tutta la stampa scrive di dodici mesi residui ancora da scontare, come richiesto da Ghedini? Misteri!], di fare la campagna elettorale per le elezioni europee: se non si trattasse di un gravissimo reato, qual è, da B-rex commesso si dovrebbe ritenere puro delirio paranoideo.

Il bischero fiorentino – invitando il condannato a parlare pubblicamente al posto di … Dudù – continua nella sua insensata <esaltazione o difesa pubblica di un’azione riconosciuta reato>, che costituisce anch’essa a sua volta, come detto, reato di apologia per disobbedienza alle leggi dell’ordine pubblico; e così facendo mette sullo stesso piano questo suo atto, illegale dopo la condanna definitiva del delinquente, con la partecipazione allo squallido governo delle <losche intese> con il fossile a farla da dominus con la <viva-e-vibrante-soddisfazione> di Napolitano, che prima della condanna non era ufficialmente illegale ma soltanto molto riprovevole  e disgustoso. Perfino Bersani, con la linea ufficiale del Pd, non ammetteva mai più un nuovo governo insieme al ducetto, ma fu fregato dai franchi tiratori democristi annidati nel Pd-via-Margherita, episodio concluso con la conseguente emorragia cerebrale per lo scoppio di un suo aneurisma. Ora il bischero, fingendosi <disinistra> e di non voler stare con il dominus arkoriano, ha capovolto la frittata dicendo che è lui a voler evitare i governi con il delinquente, accusando non solo i colleghi ex dc Letta jr e anche Alfano di codesta cosa ma anche Bersani — giacché Rœnzi dice che vuole solo i voti della destra, e non governarci come gli altri suoi colleghi del Pd: il mistero è con quale proposte voglia attrarre quei voti, se non esse stesse di destra (anche estrema) e qualunquiste, mai della classe proletaria e comunista, Sorvolando sulla differenza specifica dei due casi per la condanna del delinquente!

… e non finisce qui, perché la tragedia continua — anche con le immonde manovre per riformare la costituzione a partire dall’art.138 che finora stabilisce rigorosamente e rigidamente le norme per accettare le eventuali modifiche costituzionali, operazioni dissimulate ora demandate a un ddl governativo che sarebbe da discutere ed esaminare alla fine di quest’anno: senza che la costituzione stessa sia stata ancora mai completamente e correttamente attuata.

costituzione_avevamo-detto

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