SHARON È RI\MORTO …

18 Gen

… ma Nethanyahu è vivo e lotta contro noi!

La mera notizia della ri\morte di Sharon è stradetta e risaputa ed è inutile soffermarcisi: peraltro il boia era già clinicamente morto otto anni fa, per cui oggi è solo il bis con l’ufficializzazione dell’evento. Quindi occorre chiedersi altro: intanto che senso possa avere festeggiare adesso con spari, botti, pasticcini e risate di gioia – o dire come qualcuno che <noi non siamo riusciti a sconfiggerlo, ma ci ha pensato dio o allah per conto nostro>: bella soddisfazione! – quando i boia, i delinquenti e i criminali di guerra, come da ultimo Priebke, prima Pinochet e tantissimi altri, riescono a sopravvivere alle loro nefandezze e a morire nel loro letto. Era quella di allora otto anni fa l’occasione di scatenare l’ira contro l’assassino e la gioia per la sua vera morte: non tutte le morti sono uguali, alcune hanno un grande peso per noi – come ricordava il giovane rivoluzionario Mao – altre, leggere per il mondo, possono liberarci da un peso. Quello di allora, non oggi, era invece proprio il momento di scatenare la propria rabbia mista a una insperata gioiosa nemesi — capovolgendo l’invocazione religiosa pacificante, asserendo che <il miglior perdono è la vendetta!>, affinché i rei paghino per intero da vivi il fio delle loro colpe.

Per quei frangenti viene in mente la maledizione scagliata da Alex Drastico [vecchio alias di Antonio Albanese] contro il ladro del suo motorino: “Ma che? Ma come? Ma chi cazzo?! Giuro che spererei che tra di voi ci fosse il ladro cosicché possa sentire di persona quanto ho da dirgli: cornuto! Sappi che quello era il mio motorino … Tu puoi nasconderlo, puoi riverniciarlo, puoi raschiare il telaio, puoi venderlo o tenerlo, puoi farci quello che vuoi, ma resta sempre il mio motorino ed a ricordartelo saranno le mie maledizioni … che ti si attaccheranno al telaio del mio motorino, sul manubrio e sotto la sella, nel fanale posteriore e in quello anteriore così che si spengano in una notte tutta buia mentre incroci un grosso tir guidato da un camionista ubriaco, morto di sonno e per di più inglese e per questo tiene la sinistra … Nei freni che ti si staccheranno all’improvviso quando ti accorgerai che la macchina davanti a te ha inchiodato. Una volta compresso e schiacciato nel suo bagagliaio ti sorgerà il dubbio che qualcuno ti abbia maledetto … Io! Le maledizioni ti si attaccheranno al sellino che salterà via mentre stai salendo al volo e un ferro nel culo ti insegnerà a non mettere più il naso tra i cazzi miei e in più prego madre natura di infradiciarti di grappoli di emorroidi … di farti sputare sangue una mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti sordo, muto, ma non per sempre, cazzo! Che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi nei quali tu spari delle cazzate immani … Era il mio motorino, cornutazzo! T’accechi un occhio e ti renda daltonico l’altro … ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda … che ti doti di una gobba e se già ce l’hai, che in questo caso te la accentui, così che l’unica cosa che tu riesca a vedere sarà i tuoi coglioni! Ed in fine … che uno stormo di piccioni incazzati ti scambino per l’assessore all’ecologia riempiendoti integralmente di scagazzate così che tu debba scappare col mio motorino però ingolfato di merda … Buon viaggio … Cornuto!”.

E la colpa di Sharon – di lui si sta parlando vanamente adesso – non è di aver rubato un motorino ma quella di un criminale di guerra che ha ammazzato e fatto trucidare da altri, come dai falangisti maroniti, migliaia di palestinesi, popolo padrone reale dei territori occupati e gestiti da lui a unico vantaggio dell’infame stato d’Israele, e di aver cercato (trovata?) la morte di Arafat. La maledizione di Albanese sarebbe stato il minimo da fare allora, e oggi continuarla solo nel caso in cui essa l’avesse colpito anche nel ritorno sporadico di voce e percezione degli eventi sì che si fosse potuto rendere conto delle atrocità da lui compiute: ma lui è ufficialmente ri\morto, mentre è vivo Nethanyahu e prosegue nei crimini dell’occupazione dei territori palestinesi, non suoi, della costruzione del “muro” di separazione, nella costruzione di case per israeliani nei territori occupati e nell’impiego di missili e aerei contro i razzi della strenua, disperata e inane difesa palestinese. Fosse venuto in mente a qualcuno che l’astuto ritiro da Gaza – che formalmente aveva penalizzato i pochi coloni israeliani da lui stesso sloggiati, dopo che li aveva insediati, e che oggi non ne venerano la memoria – che lui propagandò come troppo dispendioso e teso alla pace con i palestinesi, in realtà fu la mossa che sancì definitivamente la spaccatura in due del territorio palestinese occupato e la rottura politica e la lotta tra Hamas e al-Fatah: ma l’hanno continuata a chiamare <ricerca di una pace giusta> e lui <uomo di pace>: se ti dico, io!?

Ma è sconcia ipocrisia mostrarsi contriti quando muore un nemico accanito — come sicuramente accadrà anche per eventi italiani: Bersani non è morto, ma già si sono rincorsi i falsi piagnistei-solidali [?!?!?] di Berlusconi che gli dava del golpista-comunista, di Grillo per cui era gargamella-morto, per Renzi che voleva rottamarlo-asfaltarlo, ecc. e che oggi lo reclamano tra di loro: chiedere un po’ di coerenza è inusuale. Epperò al di sopra di ogni immaginazione, per il ruolo istituzionale che ricopre, è il cordoglio di Enrico Letta [pensavamo che fosse lo zio Gianni!]. Dopo aver “espresso vicinanza all’amico popolo israeliano”, anche lui ha ricordato la figura di Ariel Sharon: “È scomparso un leader generoso che ha segnato la storia di Israele e che ha dedicato la vita al servizio del suo paese”. Generoso!? Roba da matti.

Che il Berlüska abbia mostrato “a nome mio e di Forza Italia, il cordoglio per la morte di Ariel Sharon, un protagonista della storia di Israele di cui tante generazioni serberanno la memoria. Coraggioso in guerra, lungimirante in politica, infaticabile nella ricerca di una pace giusta, Sharon è stato il testimone dei valori più alti e nobili dello Stato di Israele, presidio di libertà e di democrazia nel Medio Oriente”. Pace giusta, valori alti e nobili, libertà e democrazia [sic! sic!]: ci sta tutto, nelle farneticazioni del dominus di Arkore. E anche lo sgusciar-via-strisciando di Casini è nelle cose di ordinaria follia, per cui “sarà la storia a dare un giudizio compiuto su questa grande personalità che ha combattuto come pochi altri per Israele, ma che ha saputo anche essere, in passaggi drammatici della storia nazionale, un uomo di pace per trovare una soluzione possibile di coesistenza pacifica col popolo palestinese”. <Giudizio compiuto>: combattuto ma uomo di pace, coesistenza pacifica con i palestinesi. Bei casini! Quanto a Gasparri, ogni considerazione è inutile: “diritto di Israele a esistere come stato libero e sovrano… un onore poterlo incontrare … proposte per una vera pace … chi ne offende la memoria conferma come sia ancora difficile il percorso del popolo di Israele”: senti chi parla, fascista!

E ancora la stampa: “Un falco che voleva la pace” [Corriere della sera]; “Generale-eroe che da seppe ritirarsi da Gaza” [La Stampa]; “L’ultima battaglia di Sharon, il bulldozer d’Israele” [la Repubblica]; “Il leone d’Israele lottava anche per noi” [Libero] e “Non era un falco ma una colomba d’acciaio” [il Giornale], immancabili: “un giorno la storia gli darà giustizia”. “Sharon, gli occhi chiusi sulle stragi e la pace tentata” [Il Fatto quotidiano], almeno evidenziando il massacro dei campi profughi di Sabra e Shatila., per il quale perfino una commissione d’inchiesta israeliana stabilì la responsabilità di Sharon stesso per non aver impedito il massacro. Merita una segnalazione anche il tg rainews24 che lunedì mattina 13 gennaio 2014 ha dato spazio ai commenti reazionari concedendo più di un’ora in diretta al corrispondente della tv ufficiale israeliana.

A margine è utile ricordare che il 20 gennaio 2005 Il Riformista [il giornale revisionista, che non esiste più, di Polito, Macaluso, con D’Alema quale eminenza grigia] premiò Fausto Bertinotti come migliore politico italiano dell’anno “Per la revisione delle radici comuniste, per il ripudio della violenza come strumento di lotta politica, per la condanna senza se e senza ma del terrorismo anche se islamico, e per la rifondazione del suo partito come forza di governo”; idealmente stava a braccetto di Sharon, che già era pre\morto, premiato come migliore politico internazionale dell’anno [2004] “Per aver riavviato Israele su un percorso di pace, decidendo unilateralmente il ritiro da Gaza e raggiungendo l’accordo con i laburisti per il nuovo governo”. Eh la madonna! che grandi meriti per entrambi. Sharon non intervenne per ovvii motivi comatosi mandandoci in sua vece l’ambasciatore in Italia. L’italiano viceversa ci andò di persona per mostrarsi in tal consesso e farsi fotografare con il premio ricevuti. Complimenti doppi.

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