2014: IL BISCHERO, IL DECADUTO, L’ASINISTRA

2 Gen

le immagini parlano da sole

funpic

Anni or sono alcuni comunisti o genericamente ironici oppositori inglesi del sistema borghese stabilmente al potere così formulavano gli auguri ai potenti per le feste del passaggio dell’anno: <merry christmas and a happy new year — may be your last> o più sarcasticamente scrivevano sui muri <merry crisis and a happy new fear>, la cui assonanza è letteralmente intraducibile. Si potrebbe però parafrasare: che fine e inizio ″danno″ siano i vostri ultimi — giostratevi con una crisi da paura! Ma non a caso “… se” [… if] era amaramente intitolato un film inglese del remoto 1968!

Nella tragicomica realtà attuale – principalmente in Italia, ma un po’ ovunque in maniera crescente in tutti i continenti – siamo circondati da cialtroni. E qui in particolare da tre o quattro kapi – che si esibiscono per farsi notare fondandosi sulla loro smania e manìa di oppressione delle popolazioni – due dei quali più degli altri, dissipano la loro vanità sull’irrealtà del loro essere: e ci stanno sul groppone per decenni, tanto nel passato attaccato alla sua fossilizzazione quanto, è da temere, in un futuro altrettanto vuoto, arrogante e presuntuoso. Al che piace rammentare che Marx [fin dai Manoscritti del 1844, su un tema ripreso poi tante volte in opere più definitive] scrisse che “ciò ch’io sono e posso non è dunque affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella fra le donne. Dunque non sono brutto, in quanto l’effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal denaro [il potere effettivo – ndr]. Io sono un uomo malvagio, infame, senza coscienza, senza ingegno, ma il denaro [potere] è onorato, dunque lo è anche il suo possessore. Il  [potere del] denaro è il più grande dei beni, dunque il suo possessore è buono: il denaro mi dispensa dalla pena di esser disonesto, io sono, dunque, considerato onesto; io sono stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di ogni cosa: l’uomo è diventato schiavo della cosa; il capovolgimento dei rapporti umani è compiuto; la servitù del moderno mondo di trafficanti, la venalità giunta a perfezione e divenuta universale è più disumana e più comprendente in sé della servitù della gleba dell’era feudale. La dissoluzione dell’umanità in una massa di atomi isolati, che si respingono a vicenda, è già in sé l’annientamento di tutti gli interessi corporativi, nazionali e particolari”. La vanità della supposta bellezza e del denaro e del potere è capace di oscurare la bruttezza e ogni decenza.

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Tralasciando Marx è meglio sbellicarsi dalle risate con Trino di Altàn

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Pertanto cominciamo da ciò che temiamo succeda nel futuro: auspicando che duri poco in questa squallida forma. La denuncia più incisiva della cialtroneria del bischero fiorentino l’ha fatta un comico di professione, Maurizio Crozza, cogliendo perfettamente nel segno del disarmante vuoto del bischero comico suo malgrado. Presentandolo qual è, un rozzo mistificatore “illusionista” – che oggi, per darsi quel tono di misterioso paranormale che non hanno, si chiamano “mentalisti” – del quale ha riprodotto una serie realistica di parole-a-effetto, ha provato a far capire vanamente agli sprovveduti, a giovani illusi senza storia ma anche a molti opportunisti voltagabbana del Pd, e intellettualoidi d’accatto. L’esito devastante della faccenda del Pd ha mostrato che non ci sia riuscito [del resto neanche il vecchio Marx ebbe un riscontro positivo, e morì molto molto prima di vedere una parvenza di comunismo]. Del resto sono in troppi che non hanno voluto capire che razza di prevaricatore falso protervo e bugiardo sia Renzi (quando era ancora un “falloppo” – termine dialettale lombardo che indica il mal riuscito bozzolo del baco da seta – ma non sappiamo a quando risalga il dibattito, pensiamo in margine alle elezioni comunali di Firenze; ma quei troppi fregati – come dirà Zalone a Crozza\Renzi, anche se hanno scoperto il trucco troppo tardi, in ogni caso non hanno voluto seguire l’invito: prima di votare Matteo Renzi guarda questo video!, da cui è tratto il fotogramma), che ha difeso gli inceneritori contro chi ne denunciava la cancerogenesi.

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Tra le parole che Crozza\Renzi ha evidenziato spiccano banalità e luoghi comuni quali scambio, solidarietà (contro la solitudine), bravi, famiglia, altruismo, uguaglianza, amicizia, abbraccio, coraggio (contro il timore), stupore, calore, infinito (per non restare soltanto pigmei), arcobaleno, gradire (non aggredire), convincere a parlare (dando un senso alla voce), attraverso il cuore, cambiare, e via sbrodolandosi. per finire con “vincere” — … e “vinceremo”, concludeva Benito Mussolini (e si è visto com’è finita!).

Chi sono i suoi <scrittori fantasmi>, i cosiddetti ghost writers, per dirla ritualmente con gli anglofoni? Codesto suo personale <trio monnezza> è composto, in rigoroso ordine alfabetico, da Barricco-Farinetti-Gori: e ci si sono messi in tre – seguendo inconsapevolmente, c’è da sperare – la frottola del segno divino o infernale magico e potente che comanda l’universo, la divina trinità, la trimurti, i giorni di Cristo nel sepolcro prima di risorgere; tre come le parche o moire o norne, come le erinni o furie, le gorgoni, le grazie o cariti, o pure le tre dame di compagnia della regina della notte (scegliete come volete, tanto sono fandonie) per far compagnia e assecondare il bischero mettendogli in bocca tante di quelle cazzate da sparare che ripugnano. Così è stato agevole aggiungere frasi crozziane come <voglio una sinistra che alla disperazione ti offra un cono da 2,50>, <capire e vedere per durare se no rimane niente>, <con me la sinistra è niente>, <non sono uno statista, ma un mentalista, anzi nientalista> … Già: niente. Marx a metà dell’ottocento, commentando alcune considerazioni scritte da Pellegrino Rossi – sotto Pio ix ministro della giustizia, ministro dell’interno e primo ministro nel governo dello stato pontificio [<e ho detto tutto …!>, avrebbe esclamato Totò], reazionario papalino accoltellato e scapicollato giù per le scale del palazzo della Sacra Rota alla cancelleria vaticana, nel 1848 da parte dei popolani della i repubblica romana – le definì testualmente [cfr. Teorie sul plusvalore, cap.17] “una pisciata di belle frasi: ″il cantante, quando ha finito di cantare, non ci lascia niente. Ci lascia un ricordo! [Splendido! – ndM]. Quando avete bevuto del vino di Champagne che cosa rimane … niente” e via, anche lui pre-pisciando sul niente. Senonché oggi per voler non dire niente c’è la maestria di Monicelli (ispirata da Germi) che ha fatto giocare gli “amici miei” – <signori miei> preferisce dire Renzi – con la supercazzola con cui gergalmente si indica un giro di parole totalmente privo di senso, per confondere le idee a chi ascolti: proprio ciò che Crozza ha colto nelle bischerate propalate da Renzi, ma senza quella maestria. Ha ragione ancora una volta la tagliente matita di Altàn circa il vuoto mentale che contraddistingue il trio monnezza del bischero, i tre che pensano a vanvera:

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Inventandosi, Crozza\Renzi, <le praline dell’ovvio> e l’invito a <ballare invece di pensare> finisce col dire che Rœnzi vuole che il Pd sia un <partito che sa “fare”>: ecco un’altra parola-chiave autentica — il “fare”. Allora c’è da chiedersi, ancora una volta [cfr. no.131, apr-giu-2010, e ripreso nel no.144, lug-set, in no\nota, o pure nel blog 14 giugno] per quale motivo codesta caricatura di un’opposizione connivente non abbia mai ripreso il più volte citato e qui ricitato detto del piduista Gelli in un’intervista a Concita De Gregorio, nel 2003 ben dieci anni fa, a proposito di Berlusconi che il Gran Maestro definì “uomo del fare”, per un “governo del fare”. Sarebbe stato il caso di includere la primazìa del <fare> piduista sia nelle scelte di Letta jr sia nei codazzi incompresi e incomprensibili di Renzi, tanto per far capire meglio di che e di chi si tratta. Come fa il bischero a dire che lui con Letta e Alfano non c’entra niente, millantando un suo improbabilissimo essere di sinistra, cioè dell’asinistra: non vuole che gli altri ricordino i suoi trascorsi da lupetto dei boy scouts e di fervente seguace delle organizzazioni reazionarie clericali di destra (lo sapeva pure Daria Bignardi e lo confermò lo storico fiorentino delle crociate esperto di clerico-fascismo Franco Cardini). Forse – avendo usurpato la segreteria del Pd di centro-a-sinistra – non voleva che si sapesse troppo in giro di quella sua provenienza tramite La margherita, come per il Monte dei paschi e per tante altre nefande ambiguità (non fossero bastate quelle dei Ds!), che però risaliva ovviamente alla Dc, assai peggiore di quella di Prodi o di Bindi. Ma il bischero fiorentino militava nel <movimento giovanile Dc> proprio insieme ai due suddetti governativi Letta e Alfano, e poi nei popolari come qui appresso documentato.

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Ma a proposito di P.2, anche il bischero e i suoi fantasmagorici scrittori hanno dimenticato, o finto di dimenticare, che la cancellazione del proporzionale puro [<se lo possono scordare>, ha ammonito] a favore del bipolarismo-maggioritario-truffaldino era un punto portante di quel piano golpista, insieme al presidenzialismo con l’elezione diretta, populista, del capo dello stato: presunta governabilità a cui lui desidera arrivare, in sintonia e concorrenza con il decaduto e interdetto delinquente Berlusconi.

Quindi il credibile Rœnzi di Crozza, alla domanda <ma che cosa vuol dire?> ovviamente deve rispondere: <che cazzo ne so!>. E all’obiezione del bravo Andra Zalone, “spalla” abituale di Crozza, <ma c’è un trucco?> al Rœnzi vien fatto replicare: <mi dispiace, l’avete scoperto tardi>. Un guaio è che nemmeno Landini, estraneo ai giochi renziani, l’abbia scoperto in tempo, se risponde al vero quanto si sarebbero detti circa il … programma sul lavoro (la legge per il lavoro, quella che Rœnzi, vuol chiamare <giobbàt>, che pare un usuale diminutivo troncato di Giovanbattista, ma che invece nel suo non impeccabile tosco-inglese sta per job act, ossia in italiano chiaro appunto “legge del lavoro”: ma proprio Landini non aveva riferito e condiviso l’opinione di un metalmeccanico secondo cui si usano inessenziali termini anglosassoni quando si vogliono fregare i lavoratori?). Landini sembra condividerne la creazione (promessa) di un-milione-di-posti-di-lavoro a tempo indeterminato [ma non richiama alla mente la vecchia menzogna berlusconiana del 1994]; e come non ricordarsi che il bischero ha detto che “l’articolo 18 è solo un grande scudo dietro il quale si ammassa l’esercito dei fannulloni”, un mito ideologico che va sfatato: mentre Landini ne aveva fatto un perno della lotta di classe, altro che ideologia! E anche il suo reddito minimo garantito significa “garantire” i padroni (e l’infido Ichino che già nel Pd occhieggiava a Renzi, intanto parcheggianosi da Monti) su una per loro sicura flessibilità: altrimenti non basterebbero i soldi (cosa che sottace anche il M5s). Insomma che almeno Landini si accorga della truffa renziana.

E perché Rœnzi? [vedi foto] Ecco, perché il giovane-nuovo-che-avanza (oltre a masticar carote come il coniglio Bugs Bunny) conserva la nostalgia di tutti i suoi retro-ricordi, dalla motoretta vespa alla bicicletta di Bartali e via “non-rottamando” il passato che ha preceduto e accompagnato la sua infanzia; come, a es., il detto “piano di rinascita democratica” (sic!) alias P.2 <rinato> proprio nel 1975. Pervade il tutto la visione idealizzata della vita usamericana, l’<american way of life> dicono, tra gli anni 1950-60. È in quel periodo che sono ambientati i <giorni felici> della serie televisiva Usa happy days di Fonzie, che ha esordito esattamente quattro giorni dopo il primo compleanno di Rœnzi (nato l’11 gennaio 1975): alla ricerca dei ricordi perduti da bambino, che tale sembra essere restato: ma perché queste sue turbe psichiche, assecondate dal <trio monnezza> dei suoi tre-pensatori-a-vanvera, dobbiamo sorbircele noi?

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Per inciso sia detto che i chiacchieroni del manifesto il quotidiano (ancora definito “comunista”) hanno intitolato l’intera prima pagina di martedì 10 dicembre 2013 “l’asinistra“: non pensiamo che sia una coincidenza casuale e che sia sfuggito loro che sono anni che la sinistra-dei-cosiddetti-comunisti si è capovolta nel suo contrario, di cui l’a privativo ne vuole sottolineare un riscontro che risale “formalmente” alla deriva revisionista della bolognina ochettiana (af\fondatore dell’Unità giornale fondato da Gramsci del fu Pci) – ma che noi tutti sappiamo bene, loro stessi seguendo Ingrao vittime sacrificali nel 1968 dei miglioristi di Amendola, con Chiaromonte, Macaluso e l’allora giovin Napolitano saliti su quel carro, che lì c’erano le profonde radici che oggi germogliano <con viva e vibrante soddisfazione>. Senonché noi abbiamo cominciato a scrivere così, spesso anche riferendosi alla loro tiepidezza, almeno dal 2000 [cfr. la Contraddizione, no.80 nel commento anti-veltroniano intitolato I (don’t) care!]. Noi non contiamo niente e siamo ignorati dai vari cosiddetti compagni e non vogliamo nemmeno rivendicarne alcuna priorità – siamo culturalmente ed endemicamente contrari a ogni diritto d’autore, l’espressione più sconcia dei presunti diritti di “proprietà intellettuale privata” borghese – ma non possiamo che rilevare come i “compagni manifestini” (che ci conoscono benissimo) abbiano in un certo momento cassato la nostra collaborazione perché non fu ritenuto da loro accettabile che si parlasse … troppo di lotta di classe, imperialismo e di tutto ciò che si basasse sull’analisi marxista: un po’ di keynesismo-di-sinistra (un bell’ossimoro, a nostro avviso) ritenevano che non guastasse mai. Noi sì. È dunque conseguente che la devastazione del berlusconismo e la sua sopravvivenza fossero fortemente attaccate sul piano morale, purché non venissero scalfite nella critica scientifica dei fatti.

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Il futuro, preconizzato dal presente dell’invadente usurpazione di Rœnzi – il presuntuoso dispotico “fottuttio”: dice — le “guerre” politiche le dichiaro io; con Berlusconi (ma perché mai con Lui?, dandogli uno spazio che non gli compete dato che dovrebbe starsene agli arresti invece di straparlare in pubblico) ci parlo io; le leggi le propongo io; io io io (chissà perché tra le parole fantasmagoriche-a-vanvera c’è pure altruismo) ecc. ecc. – è il … <nuovo> che incombe sulla popolazione italiana. Perciò pur se ancora non è seppellito oggi ci dobbiamo ritrovare a chiudere i conti con il fossile del B-rex nano-tyrannosaurus contro cui le critiche della pseudo opposizione sembrano piuttosto formali e lasciano il tempo che trovano. Se il delinquente e i suoi palafrenieri continuano a seguirlo e servirlo come se stesse ancora a cavallo – dato che neppure il titolo onorifico e le prebende connesse, comprese le proprietà, gli sono state revocate per aver disonorato tali riconoscimenti non dovuti, secondo legge; se dopo aver fatto carte false per ritardare tutti i tempi e impedire l’esecuzione immediata degli obblighi imposti dalla legge ordinaria, penale e costituzionale – ha pure cercato, con i suoi corifei, di ottenere con un certo successo fattuale la cosiddetta <agibilità politica>, magari continuando a piatire una grazia fin dall’inizio esclusa nella forma; e ha continuato con il suo rifiuto della sentenza di terzo grado definitiva, la cui connessa pena accessoria deve essere attuata da sùbito per due anni e senza ulteriori rinvii; e così via imbrogliando.

Infatti, come se nulla fosse, il reo condannato continua nella sua attività ordinaria – che non riguarda soltanto i <privati camerati> della sua ideologia fascista –, ma attività che è esternazione di un ruolo politico, e quindi pubblico, di Kapone di un partito, vietatogli dalla legge e dalla sentenza. Ha fatto comizi, anche televisivi, e concesso interviste, e pretendeva pure di riavere il passaporto per recarsi alla riunione europea dei “popolari”, per fortuna negatogli dalla questura; al che il lacchè Brunetta – con grande consequenzialità logica – col suo basso profilo morale, politico e fisico, ha detto che allora non doveva andarci neppure Alfano: ma che minchia c’azzecca?

Tuttavia purtroppo, anche se la maledizione di san Martino si è compiuta, il dominus arkoriano di quella villa sembra essere come “la Torre di Pisa che pende che pende e mai viene giù!”. Non diciamo come il papa fascista-doc Pio xi: “Se Mussolini periclita, periclita il paese”; Berlusconi più che <periclita>, anzi come si suol dire <è arrivato alla frutta>, e il paese sta in grave pericolo anche in gran parte per causa sua, ma la crisi mondiale, come si sa, ha anche cause più profonde, vere e molto meno sconce e goderecce. Così il passato recente ancora incombe come un macigno sul presente e sul futuro, finché non si riesce a liberarsene definitivamente. E di definitivo per tutti (non ci sono <inestinti>, nemmeno Andreotti o Nosferatu) c’è soltanto la morte che seguendo un preciso calendario prima o poi arriverà (meglio prima che poi). Ma la cosa che il sig. Berlusconi Silvio, reo condannato, teme di più non è la morte bensì il suo arresto e il suo esser messo fuori gioco per sempre, magari anche con prossimi processi e sentenze da eseguire immediatamente. Poi penseremo a Rœnzi. Ma per il momento ci concentriamo sulla fine del B-rex, senza doverne auspicare la morte che verrà quando verrà (tanto auspici, auguri e profezie non servono a niente), ma aspettando solo che l’immagine qui sotto, come Pinocchio tra i due carabinieri, si materializzi, divenga reale. Lui la teme. Noi no: la bramiamo!

BERLUSCONI-CONDANNATO

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