27.11.13 : PER UN EX CAVALIERE SENZA CAVALLO

26 Nov

Non se ne può proprio più, non solo con la demenza, peraltro senile, quando un anziano straparla con vaniloquio arrogante assommando reato su reato – è il Kapone il reo che cerca personalmente di difendersi come può e ne ha facoltà essendo Lui il colpevole pluricondannato “al di là di ogni ragionevole dubbio” (come recitano le motivazioni della sentenza d’appello del processo <Ruby\bunga-bunga>, con pena aggiuntiva dell’interdizione permanente dai pubblici uffici, nella Sua fervida attesa che stavolta il tribunale di terzo grado “cassi”, se non tutta, almeno questa parte della sentenza. Ma non se ne può proprio più anche perché l’opposizione che ha il dovere di procedere immediatamente con l’applicazione di sentenze, leggi, provvedimenti esecutivi, si sta letteralmente <cacando in mano> per la paura che B-rex ancora incute loro nonostante le parole da Lui vomitate.

Infatti il vecchio nanerottolo guitto (qui non parliamo dell’ossequiente e obbediente imitatore Brunetta, ma del reo originario) ha ancora delirato, stavolta recentissimamente il 23 novembre 2013 alla manifestazione della cosiddetta nuova “Giovane Italia” [nome ereditato dal xix sec adottato da Mazzini nel 1831 e poi passato in uso di fascisti e Stefania Craxi, prima di approdare nel Pdl – non come l’Ordine nuovo di Gramsci, nome che fu usurpato dai nazisti e in Italia dagli ultrafascisti golpisti Pino Rauti e Clemente Graziani, e in campo internazionale, invertendo i due termini alla latina Novus ordo, oltre al tedesco nazista Neue ordnung, anche da servizi segreti complottisti usamerikani e poi <ufficializzato> con l’imperialismo dagli anni 1970 in poi]. Di fronte alle forsennate acclamazioni – “Un presidente, c’è solo un presidente …”, nel mentre Lui si dichiara “preoccupatissimo per l’attacco che si sta portando alla nostra libertà, l’essenza del nostro cuore” [!] – dei Suoi giovani cascami di Forza Italia 2.0, con il beneplacito dei circoli di DellUtri [sic!!!] e delle <nuove leve> di “giovinastri” rappattumati dai fratelli Zappacosta, detti Zappanchè per la loro amicizia con il figlio di Daniela Garnero, tal Lorenzo Mazzaro, perché il dr. Santanchè non c’entra più con la prima dopo l’annullamento <sacrarotale> ecclesiastico del matrimonio, e nemmeno con il secondo frutto di un’altra unione di Daniela: ma il “cognome sant’anchè” conta per entrambi, … e anche per gli Zappacosta sconosciuti ai più [tutti i commenti, per ora cinque in tutto, su “blitz”, senza dare qui alcun credito a quella agenzia ma non si trova nulla a favore dei fratelli, dicono: <forza ebeti!; leccaculo, decerebrati, “fascistelli” ignoranti è una sublime elevazione: se questo è il nuovo centrodestra che avanza … aridatece li vecchiiii!; grande sponsor la santadechè, amichetti del figlio; quello che fanno benissimo è, scrivono i maligni: rompere i coglioni … a che serve essere istruiti ed intelligenti?; meschini opportunisti, bigotti]. Non si sa dove siano stati trovati i due fratelli, se non che l’unica referenza … meritoria è la loro amicizia con il figlio di Daniela Santanchè. Li ha chiamati “giovinastri” perfino Cicchitto, in odio a Daniela Santanché, i quali fratelli al pari della bufola dell’improbabile <esercito di Silvio> sono invisi anche ai rimasugli ufficiali dei giovani della nuova Forza Italia, come lo è la loro “mammana”: passi per i vecchi rincoglioniti, ma come si fa a essere giovani e allo stesso tempo obbedire alle istigazioni del Berlüska? ma li avete visti e sentiti? ovvio, ci si può rincojonire anche da giovani. Il Berlüska, canonicamente “badato” da Francesca Pascale, la “pseudo fidanzata” di copertura, ha esordito con la sua nota psicosi dicendo che “sono tre notti consecutive che non dormo” [… troppo poche: dopo una settimana, in media, se non si assumono droghe o si dorme senza accorgersene o si è malati gravi e cronici, o si muore].

Il bipolare psicopatico – aduso a capovolgere le frittate da Lui stesso fatte – è stato assalito dal delirio per il voto del senato di mercoledì 27 novembre sulla sua decadenza da senatore [in base alla legge Severino da lui stesso e dai suoi votata], ciò che è da Lui considerata come “colpo di stato”: si aspetta che “il presidente della repubblica non dovrebbe avere un attimo di esitazione a dare – senza che la richieda, perché ho la dignità [“dignità>? sic!! – ma non sa che chiederla personalmente è una condizione di legge! – ndr – a cui si aggiunge l’ultima, per ora, dichiarazione del Quirinale secondo cui “si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni”] di non chiederla – un provvedimento che cancelli questa ignominia [!!] dei servizi sociali. I signori della sinistra sappiano che questo soggetto non ha paura, non ha niente da farsi perdonare ed è considerato come una bandiera”. La bandiera dell’“innocentino” – scriveva Gioachino Belli nell’emblematico sonetto “Le scorregge da naso solo”, commentando il proverbio Concolina, concolina chi la fa, la sente prima, a proposito del fatto che <la cantarina [puzza] chi la fa, la sente prima>. “Mandare ai servizi sociali chi è stato presidente del consiglio per tante volte, a parte l’umiliazione che consente a don Mazzi di dire ‘Berlusconi venga qui a pulire i cessi’” finirebbe per “esporre al ridicolo” l’Italia. Finirebbe? Ma è cominciata da un pezzo e Lui per contribuire a raggiungere tale risultati ha dato il meglio di sé: ossia, il peggio! E proprio Lui, delinquente acclarato definitivamente – e golpista in stile mussoliniano marcia-su-roma che aizza tutti i suoi fanatici, dai … “lealisti” [si perdoni l’uso di tale aggettivo, che comunque nasce storicamente già reazionario per lo schieramento dalla parte della colonialista corona britannica contro gli indipendentisti americani-pre-Usa] del Pdl, ora Fi-2.0, che racchiude fior di condannati come Fitto insieme a inquisiti come Santanché [finalmente la pubblica accusa, nel processo che vede imputata Garnero Daniela detta Santanchè per la sua protesta anti-burqa ha richiesto pena di un mese di arresto e una multa di 100 €: poco e chissà come la sentenza andrà a finire, anche perché per l’egiziano (vero) che ha difeso le donne arabe offese da Santanchè, dal quale costei è stata soltanto picchiata è stato richiesto un pagamento di 2000 €! – è ancora troppo poco, ma almeno è un timido inizio] o Verdini, e gentaglia fascista doc alla Mussolini, o Carfagna, o Nitto-Palma e Biancofiore (e ovviamente Dell’Utri in eterna attesa) per finre con Bondi e Brunetta; agli “innovatori”, che per non essere da meno hanno preso il ciellino processando Formigoni, l’indagato Schifani per collusione con mafiosi di una società di recupero crediti, e Giuseppe Scopelliti inquisito per contiguità mafiosa, presidente della regione Calabria e già sindaco di Reggio, definito “cardine” del sud per portare voti al nuovo partito di destra-centro-destra, poi anche l’impensabile ondivago Cicchitto (e ve l’immaginate Giovanardi come “innovatore”?), istigandoli tutti a delinquere. Giacché, dato che Lui è l’incriminato può difendersi dalle accuse, ma quando commette altri reati, come vilipendio alle istituzioni repubblicane – costituzione, presidenza della repubblica, magistrati criminali e golpisti per un “contropotere”, “nella magistratura oggi non si giudica più per quello che è il fatto oggetto del giudizio ma o per un’ideologia politica o per un do ut des tra magistrati”, i pm che hanno “convinto a fare dichiarazioni che mi accusano”, “ti mandiamo a casa se ci racconti dei rapporti fra Dell’Utri e la mafia, fra Berlusconi e la mafia” [da Dell’Utri a De Gregorio e oltre – ma per affermazioni denigratorie del genere ci vorrebbero prove!], con la “polizia giudiziaria diventata un esercito di fedelissimi delle procure, sentenze comprese quelle passate in giudicato, o come l’affermazione di B-rex sul rapporto Dell’Utri-Mangano perché confermare la dichiarazione del primo secondo cui l’altro “è stato un eroe che accendeva ogni domenica le candele in chiesa”, e secondo cui “ebbe una disavventura perché la sua azienda fallì e si complicò la vita mettendosi con persone che appartenevano alla mafia e fu accusato di essere stato complice in un omicidio” [magari sarebbe bene confrontarla con quella di Paolo Borsellino: “cavalli che vogliono dire droga, tant’è che Mangano fu condannato per traffico di droga, cavalli da consegnare in albergo; se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente in alber­go”] è piuttosto collusione omertosa, falsa testimonianza, e non un’“opinione”. Ma siccome il Berlüska continua a sbrodolarsi sul colpo di stato – si tratta esplicitamente di istigazione a delinquere, organizzazione della sedizione, denigrazione, apologia di reato e anzitutto di fascismo, e via straparlando e sparlando.

Pertanto non si tratta di semplici “opinioni” folli, come quelle secondo cui ”in Italia la sinistra è andata a prendere il potere nella giustizia, nel giornalismo, la scuola, l’università; e nei tribunali: Magistratura democratica a poco a poco è diventata dominante, tutti gli altri magistrati dipendono da loro”. In casi simili ognuno – qui non da Putin – può sparare le cazzate che preferisce. Quando Lui continua a dire e a far dire ai Suoi ex palafrenieri [non sta più a cavallo!] simili giustificazioni delle sue manie persecutorie come che “in senato c’è un processo per un omicidio politico [!!] del leader del centrodestra” fa commettere reato anche ai fanatici che ne seguono ogni parola provocatoria, e pertanto anche tutti loro – “lealisti” e “innovatori”, giovani e vecchi, gabbati sul serio o per incomprensione, ecc. – siano anche qualche milione andrebbero incriminati, processati e condannati per codesti reati, non per le loro miserevoli idee e opinioni.

Se i lettori hanno notato, circoscrivendo il dibattito sulla decadenza in base alla legge Severino, è stato quasi fatta sparire dalla discussione l’esecuzione del dispositivo della sentenza definitiva emessa dalla corte di cassazione – e doveva essere un’applicazione immediata. Se lo fosse stata, parlare della decadenza sarebbe stato tempo perso, e lo è stato – perciò su questo punto ci soffermiamo da sempre, e insistiamo ancora una volta – poiché la sentenza della cassazione basta da sola a eliminare dai pubblici uffici il “delinquente abituale Berlusconi Silvio” comunque almeno per un anno (e poi fissato in due anni dall’ulteriore calcolo rifatto dalla corte d’appello su ordinanza della cassazione). Qualche ombra di dubbio su ciò deve essere stata sussurrata all’orecchio del Kapone dai suoi stessi legali, perché ultimamente Lui ha usato della sua protervia per minacciare il capovolgimento della sentenza di terzo grado della cassazione, prospettando un delirante … e inesistente <quarto> grado di giudizio sulla base di “elementi nuovi” che sarebbero, secondo Lui, emersi sul ruolo del suo compare Frank Agrama [vedi in qui sotto], per una revisione del processo. Abbastanza prontamente l’ufficio stampa del Quirinale, rammentandosi che circa quattro mesi fa la cassazione aveva emesso la sua sentenza definitiva e immediatamente eseguibile, ha precisato: “Su tutti i problemi relativi alla sentenza definitiva di condanna pronunciata l’1 agosto scorso dalla Corte di Cassazione nei confronti del senatore Berlusconi, il presidente della Repubblica si è in questi mesi sempre espresso e comportato in coerenza con la sua ampia dichiarazione pubblica del 13 agosto. Nulla è risultato però più lontano del discorso tenuto sabato dal senatore Berlusconi dalle indicazioni e dagli intenti che in quella dichiarazione erano stati formulati” [vedi sopra]. Belle e giuste parole – stavolta, come direbbe Napolitano, senza “abbassare i toni”, dal momento che già li aveva alzati abbastanza il Kapone con i suoi soliti insulti e improperi fuori luogo, rimbalzando sulla risussurata sentenza definitiva dalla decadenza ormai a data stabilita. Meglio tardi che mai con le parole, senonché le parole restano parole, e a es. noi non abbiamo altra possibilità che argomentare con riflessione e parole le nostre considerazioni: ma è la presidenza della repubblica che avrebbe potuto intervenire sull’obbligo legale di fare eseguire sùbito le misure restrittive della condanna, la presidenza del consiglio che poteva normare la faccenda e seguirne gli sviluppi, il parlamento che ha strumenti di controllo conferitogli dalla sovranità popolare [ah,ah,ah!!! risate per tutte le tre istituzioni repubblicane costituzionali], oltre all’opposizione (se ci fosse, … ma non esiste) anch’esse, in pochissime circostanze nella migliore delle ipotesi e molto tardivamente hanno soltanto chiacchierato, senza fare nulla di ciò che avrebbero potuto e dovuto fare.

Ebbene – o “emmale” – si è mosso ancora il delinquente condannato in un gesto disperato per cercare di salvare la ghirba [che non è nemmeno di pelle, di cui la plastica ha preso via via chirurgicamente il posto, né metaforicamente l’anima, ché … non si trova]. Infatti il reo-perseguitato-da-giudici-e-comunisti ha ritirato fuori surrettiziamente il cosiddetto (ex) “socio occulto” Frank Agrama [vedi sopra], anche lui frodatore del suo fisco (Usa); oggi considerato un ricattatore per una discrepanza di denaro promesso e non versato, quindi il frodatore del fisco italiano prova a nascondersi dietro “nuove” (la metà già conosciute e scartate dai tribunali) prove, di cui la fondamentale sarebbe una archiviazione svizzera a favore del frodatore del fisco Usa, sempre per il solito trasferimento a Fininvest dei diritti televisivi sui film: senonché quella sentenza di archiviazione svizzera non esiste proprio!

Tuttavia è il bislosco Berlusco che può tornare di nuovo all’attacco – finché il suo fossile sia lasciato nei suoi giacimenti stratificati e lì cementato – cominciando con il lamentarsi a fanfaluca per le “violazioni di ogni principio legale” che hanno permesso “che sia stato fissato per mercoledì il voto in aula” sulla sua decadenza, poi chiedendo ai senatori del Pd e del M5s di rimandare il voto per un “rispetto reciproco” [maddeché?], per aspettare – ancora!?! – “le nuove prove, testimonianze e documenti che sono arrivati dopo la sentenza della Cassazione da Hong Kong, dalla Svizzera e dall’Irlanda che smontano completamente la tesi accusatoria costruita nei miei confronti”: da Marte <rosso pianeta bolscevico e traditor> non bisogna aspettare niente? Siamo alla pura allucinazione dovuta a una forte alterazione mentale.

Un fenomeno che appare come secondario, perché tale è la sua apparenza reale, è però assai significativo perché è segno di un’epoca decadente e ignava. Il cavaliere Berlusconi non deve essere più tale, va disarcionato, disperdendo alla macchia le Sue migliaia di palafrenieri e servitori vari, di fatto correi anch’essi. Berlusconi Silvio ha ottenuto l’onorificenza nel 1977, dal presidente della repubblica che allora era Giovanni Leone, per i meriti in campo imprenditoriale ed edilizio (Milano 2). I requisiti per ottenere l’onorificenza sono di aver tenuto una specchiata condotta civile e sociale; aver operato nel settore per il quale è proposta in via continuativa e per almeno vent’anni con autonoma responsabilità; aver adempiuto agli obblighi tributari e aver soddisfatto ogni obbligo previdenziale e assistenziale a favore dei lavoratori; non aver svolto né in Italia, né all’estero attività economiche e commerciali lesive della economia nazionale; per inadempienze o infrazioni alle leggi con danni per lo stato, è previsto anche il sequestro dei beni (compresi quelli all’estero, e quelli che, eventualmente, ha intestato a familiari o prestanomi) che lo stato dovrebbe incamerare e usare per abbattere le tasse [e questo, al di là dell’onorificenza, toccherebbe pesantemente il portafoglio, il che per l’ex cavaliere sarebbe una tragedia]. La revoca dell’onorificenza e il ritiro della relativa croce d’oro con collare è attuabile immediatamente dopo che la corte d’appello (o se del caso di cassazione) stabilisca l’esatta entità dell’interdizione dai pubblici uffici. Quindi incorre nella “perdita dell’onorificenza l’insignito che se ne renda indegno”. Sostenere che un condannato in via definitiva per frode fiscale conservi integro il requisito dell’onorabilità equivale a far credere – come dicono in Toscana – che <Cristo è morto in croce per un raffreddore>.

Ma il Kav.B resta Cavaliere con la Sua croce d’oro, senza rischiare un … cristiano raffreddore, nonostante la condanna definitiva per frode fiscale ai danni dello stato. Il potere di avviare le pratiche ha molte vie, ma tutte “dimenticate”: se ne scorda il presidente della repubblica, non ci pensano i ministri competenti (sviluppo economico e interno), non ci pensa neanche il prefetto di Milano che per legge potrebbe prendere un’iniziativa, d’accordo con governo e ministro dell’interno, che è Angelino Alfano, suo capo istituzionale ma agli ordini personali “sottotraccia” di Berlusconi (come era stato “a sua insaputa” per l’affare kazako dell’espulsìone di Alma Shalabayeva su ordine di Nazarbayev tramite appunto l’“agente” Berlusconi); ma anche il prefetto ha precisato che “il quadro complessivo non è chiaro, bisogna approfondire, devono essere messi a fuoco gli aspetti giuridici e procedurali”. E il tempo passa, passa … L’iniziativa richiesta al presidente della repubblica, e il relativo appello sono lasciate languire, quindi la corrispondente revoca del titolo su proposta del ministro per lo sviluppo economico [che oggi è Flavio Zanonato del Pd] non arriva, e

B-banana può … vegliare notti insonni tranquille. E sì che appena tre anni fa il medesimo presidente della repubblica di oggi revocò “per indegnità” il titolo di Cavaliere del Lavoro a Calisto Tanzi, dopo la condanna nel caso Parmalat, per malaffari schifosi ma invero abbastanza meno clamorosa del processo Berlusconi:

per ironia della sorte allora il ministro dello sviluppo economico (ad interim), e presidente del consiglio, proponente la revoca era proprio Berlusconi! Per concludere con una corona di fiori a mo’ di epitaffio basta finire ricordando che in ogni caso l’incandidabilità elettorale c’è “anche in assenza della pena accessoria” e “non è inferiore a 6 anni dalla data del passaggio in giudicato della sentenza”: quindi se per il B-uffone andasse tutto per il meglio – senza imbrogli e senza connivenze con pseudo opposizione e istituzioni inerti Lui, titoli a parte, sarebbe nuovamente candidabile nel 2019; ma se per Lui andasse peggio e diventasse definitiva anche la sentenza per il processo Ruby con la condanna a 7 anni per concussione e prostituzione minorile l’interdizione sarebbe perpetua: e allora tanti saluti alla perdita di tempo con le lungaggini imposte sulla legge Severino, la sua cervellotica non retroattività, decadenza o no.

A questo punto il delinquente ex-cavaliere-senza-cavallo non può più nemmeno ricorrere al diffusissimo proverbio di origini ignote secondo cui essendo disarcionato e caduto rovinosamente da cavallo non può dire <tanto dovevo scendere>.

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