IL POETA E IL CONCUSSORE

16 Ott

ovvero, per non “calpestare [sic!] la libertà e la dignità di Berlusconi” … 

“Fin da ora posso dire che

il mio impegno va solo nella direzione

di una rinnovata unità del partito,

ma mai – mai –

sull’onda di un’operazione che sacrifichi

la nostra storia e calpesti

la libertà e la dignità del Presidente Berlusconi”.

Queste le parole … poetiche proferite da Sandro Bondi.

Quelle sulla <dignità del Presidente Berlusconi> era l’ultimo toccata – se ci capite – del sedicente poeta che sia dato di sentire in riferimento al delinquente, truffatore ai danni dello stato, in quanto grande evasore incallito del fisco, condannato in via definitiva e perciò con sentenza inoppugnabile dalla cassazione (ma Loro la tirano per le lunghe cercando di ritardare il più possibile l’esecuzione della pena principale e di quella accessoria ai finti … servizi sociali; ci sono stati casi precedenti in cui il far passare il tempo ha vanificato la sentenza, rendendola “inefficace”: è un primo obiettivo cui intanto puntano anche i berluscoidi, nonostante il divieto prima espresso  chiaramente della cassazione di immodificabilità assoluta dalla sentenza di terzo grado – un presunto “quarto grado” di giudizio è una loro pura invenzione – da essa emanata) e poi della successiva clausola dell’articolo 4 comma 2 del ddl Cancellieri che esclude l’applicabilità dell’indulto a chi ne abbia già beneficiato, come è avvenuto nel 2006 per il Kapone del Pdl; a maggior ragione per l’amnistia. Pertanto nessun effetto vi sarebbe sulla pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici né sulla condanna principale: esse “in nessun modo riguardano Silvio Berlusconi”. Ma, purtroppo, le vie del Signore sono infinite, soprattutto e soprattutti se invocate dai potenti!

Dragomira Bonev, dicono bellissima attrice rumena dapprima agevolata in tv da Berlusconi, è stata poi da lui “scaricata”; ma già era un’amica intima di Francesca Pascale, la “pseudo fidanzata” di copertura per Berlusconi. Francesca divenne … famosa (si fa per dire) allorché esordì in un cortometraggio pubblicitario per come leccava il “calippo”: ora che le due amiche, secondo l’opinione di Dragomira, manifestassero la loro intimità nell’essere lesbiche [ma, in generale sarebbe meglio non mischaire l’omosessualità femminile con la grande poetessa Saffo di Lesbo] non ce ne può fregare di meno in quanto basso pettegolezzo. Rifare come finzione il simbolismo del femminismo sessantottino dell’“utero è mio e lo gestisco io”, accompagnato dall’esibizione di pollice e indice di entrambe le mani giustapposte a triangolo verso l’alto, qui non c’entra niente, e neanche il cagnolino  Dudù della “gelataia”. Sono i fatti reali, per distrarre le masse, come l’“occupazione di palazzo Grazioli” a Roma, quel … “palazzo che alla fiera della politica a lei il Kapone donò”, per poterne ripulire l’immagine prima delle prossime sentenze, fare cacciare gli occupanti (… compresi i fagiolini, pagati troppo cari, secondo la risparmiatrice sottoproletaria Francesca … già <stella> di “Telecafone” [dove in uno … squisito ed elegantissimo video definito “monnezza”, ciarpame ecc., si canta più o meno “O’ Calippo e io m’ingrippo, il mio Filippo mi accontenta e me lo dà”], nuova pseudo padrona di casa dove Lui può prendere una “residenza” apparentemente rispettabile per continuare a fare i fatti suoi, di ossessioni private da <patonza> e pubbliche di <agibilità politica>): e che c’e di meglio che la “farsesca messinscena”, così definita da Dragomira, di un fidanzamento taroccato per fornire un alibi al Kapone.

Senonché, oltre agli “impresentabili” Dell’Utri, Scajola e Cosentino – in odio da sottofondo partenapoletano, dati i personaggi non degni di Totò, più che storicamente partenopeo (ci vorrebbe un po’ di cultura!) – Verdini, lo stesso Bondi, Capezzone, e Brunetta (primatista del trappolone esiziale suggerito in extremis, da chi?, al Kapone-che-fu: entrando in senato, pochi secondi prima del voto di fiducia l’ineffabile Brunetta, dall’alto della sua sicumera in base alla quale aveva già detto innumerevoli volte “… se no il governo cade”, ha esclamato in tripudio che “la decisione di votare la sfiducia al governo Letta è stata presa all’unanimità dai senatori del Pdl riuniti con Berlusconi”: detto e non fatto, perché nel frattempo Berlusconi – usando un grottesco plurale maiestatis – ha dichiarato “abbiamo {ma come, ma chi? se non lo sapeva neppure il ridicolo capogruppo alla camera eletto per acclamazione!} deciso, “non senza interno travaglio, per il voto di fiducia”, proferendo un inatteso come l’uomo-del-monte – f non sf! come avrebbe voluto Sallusti – che ha gettato nel panico i suddetti disperati, di cui un ridottissimo manipolo ha votato la sfiducia e pochi altri, i soliti pervicaci, sono usciti dall’aula (al senato non prendere parte pilatescamente alla votazione serve per abbassare la maggioranza!). Ma sant’Anchè, dopo aver <offerto la sua testa ad Alfano>, però, per obbedienza ha votato la fiducia – beccandosi una salve di fischi e ululati come si merita – perché “ho un solo capo, ed è Silvio Berlusconi; oggi ha vinto Berlusconi, che è il più bravo di tutti: è sempre centrale … il Pd era basito, Berlusconi li ha spiazzati: non sanno più che dire né che pesci pigliare”; ma lei – con tante chiacchiere da rozza e gretta qual è, e che il pesce non lo sa nemmeno vendere come fanno invece le serie pescivendole al mercato, ma riesce solo a pigliare pesci in faccia – e tuttavia sgomitando cerca ancora di fare andare il Kapone in galera, come eroe sacrificale, per prenderne l’eredità alla guida degli stronzi 2.0 della nuova Forza Italia: illusione! perché già <si è dichiarata sconfitta> [toh!].

Tornando alla nuova domina di palazzo Grazioli, e pure al suo cane Dudù [simile a un barboncino nano, va da sé, ma più probabilmente un valido incrocio napoletano (anche questa origine va de soi), ben selezionato per la ricerca dei tartufi, e costosissimo; ma occorre aggiungere le folli spese per la sua toilette! – tanto paga il Kapone] che soprattutto abbaia al tartufone Capezzone terrorizzandolo, e forse è più arguto della padrona e delle sue nemiche, sono sgradite Gelmini, Carfagna e sant’Anché. Ma quest’ultima si è gettata furibonda nella mischia per, come dicono le segreterie telefoniche preregistrate, “non perdere la priorità acquisita” a gran fatica ma in via di eclissamento. Quindi giù a dichiarare grande amicizia con Francesca Pascale con la quale si è fatta ritrarre in più occasioni, per farsi un po’ di pubblicità opportunistica di infimo livello “facendosi bella come la morte” con la donna del Kapo, per non perdere Lui di vista: nella provocazione spettacolare ci ha messo dentro anche – non si sa mai con chi ti capita di stare, e se abbia ragione Francesca o Dragomira – la confessione taroccata di essere lesbica [ma già prima altre volte aveva dichiarato che le <donne la amano più degli uomini> e che Berlusconi trattava malissimo tutte le donne] come se mantenere due donne bisognose con migliaia di euro al mese volesse dire ciò.

Nel mentre in Usa l’ex sindaco di Detroit è stato condannato a 28 di prigione da un tribunale federale, essendo stato riconosciuto colpevole di corruzione; la città, si sa, aveva bisogno di riprendersi da una profonda crisi … e invece c’è andato Marchionne e ha trovato un sindaco che voleva ottenere dal suo incarico denaro attraverso la concussione e l’estorsione: ed è stato buttato in galera senza pietà. Per molto meno, come copiare parti di tesi di laurea o esibire titoli di studio e di dottorato inesistenti, o semplicemente per essere indagati, in altri stati indubitabilmente borghesi si sono dimessi. Tuttavia la santa Daniela Anchè Garnero non ha carichi pendenti o indagini giudiziarie a suo carico, a parte cosucce come aver millantato un “master” bocconiaono mai esistito, o un cognome mai acquisito (ma utile per i suoi affari …) perché annullato dalla cosiddetta Sacra Rota. Quindi è penalmente “pulita”; ma, attraverso i suggerimenti di … fiordalisi come Bisignani, Larussa o Sallusti (che le ha insegnato che fare falsa o reticente testimonianza per coprire un reo proprio dipendente in quanto direttore di giornale, propalare menzogne comprovate, diffamare magistrati su ordine del Kapo, ecc. significherebbe esprimere soltanto un’opinione nella propria <libertà di pensiero>: invece è una sfilza di reati – ma lui, come a lungo il Kapone, si è salvato. Cosicché Daniela ha “imparato” a violare i palazzi di giustizia, istigare a delinquere, fare l’apologia del reato di fascismo (che è ancora un reato anche se non è più applicato da un pezzo), insultare i giudici etichettandoli come pazzi eversori terroristi golpisti secondo le istruzioni del B-rex, rimanendo ancora impunita: ma sarebbero anche questi tanti reati si cui indagare da perseguire, e non per perseguitare alcunchi, e procedere.

Ma lasciamo stare. Per ogni evenienza la struttura fondativa e portante dei partiti inventati dal Berlüska vanno fino all’uscita altaniana sugli “stronzi 2.0”: a Roma si dice “si nun so’ delinquenti nun li volemo”. Inutile ripetere le cose dette e ridette sui soliti <fondatori> condannati in via definitiva come Dell’Utri o Previti, sui ciarlatani alla Brunetta, sui voltagabbana “zompatori” stile Capezzone o sulle Erinni fanatiche esaltate ai suoi ordini. Ma dato il ruolo preminente da lui voluto occupare recentemente, una nuova attenzione specifica va riservata a Raffaele Fitto – aspirante delinquente con ottime possibilità di riuscita. I dati di fatto che lo riguardano dicono per ora senza ombra di dubbio alcune cose: salva la mera presunzione di innocenza fino alla condanna passata in giudicato, il 12 febbraio 2013 l’imputato Fitto è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione e a cinque di interdizione dai pubblici uffici per i reati di corruzione, illecito finanziamento ai partiti e abuso d’ufficio. In qualunque paese del mondo, anche in Usa perfino una sentenza di tribunale di primo grado (pure con l’interdizione dai pubblici uffici) sarebbe motivo sufficiente per mettere l’imputato in un angolo, farlo sparire con la coda tra le gambe e pensare solo alla sua eventuale difesa, se possibile, prima di finire in gattabuia. La camera dei deputati aveva dapprima respinto a grandissima maggioranza categoriale trasversale l’autorizzazione a procedere con gli arresti domiciliari; ma poi la procura di Bari ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per Fitto ritenuto colpevole dal giudice dell’udienza preliminare dei reati di cui fu imputato e quattro anni dopo, appunto, condannato. Ma anche lui, in ossequio al Kapone suo, se ne frega di tutto, anche della possibile interdizione pronunciata, sperando di farla franca saltando sul carro dei delinquenti; durante la rivoluzione francese chi saltava sul carro lo doveva fare per andare al patibolo: quindi noi speriamo ardentemente che né per lui né per Lui riesca alcun espediente disonesto e la maledizione di san Martino si compia per tutta la gentaglia di tal fatta.

Per stringere interlocutoriamente qui è bene anche ricordare che C&G – Casaleggio e Grillo: Grilleggio – hanno ammesso che i loro attacchi al Pd, ultimo quello sugli immigrati, hanno sempre mirato a favorire la destra, specificamente il Pdl come facemmo notare ripetute volte; in quest’ultimo caso il trionfale appoggio razzista, da noi denunciato fin dall’inizio, dei due oniro\cialtroni è stato salutato con un’ovazione dai peggiori residuati filofascisti della Lega nord, Bossi nuovamente in testa e Maroni di supporto: sarebbe il segno di una collaborazione sul tema, ma pronuba di altre estensioni, tra Lega e M5s [c.v.d.]. Se n’è accorto perfino Dario Fo, nonostante che sia quasi nonuagenario, ma a differenza di C&G intelligente e storicamente cosciente della situazione sociale mondiale: meglio tardi che mai.

Ma c’è di più. Anche il bischero fiorentino Matteo Renzi se n’è uscito con frasi “a membro di segugio” contro questo provvedimento detto <svuotacarceri> per fingere goffamente ancora una volta di sostenere, proprio lui, il Pd come <partito di sinistra>, senza proferire una sola parola sensata ma unicamente andando sempre all’affannosa ricerca dei voti di destra, ricerca rafforzata dalle palesi difficoltà in cui versano Berlusconi e la Lega: così vuol presentarsi come “sinistro”(… lo è realmente, ma in un tutt’altro senso nefasto e sgradevole), per usurpare [infatti odia, da destra, il Pd] il partito stesso essendo lui il peggiore dei democristiani risorti: peggio di Letta jr, Franceschini, Bindi e perfino del “giovane ottantenne” confcorporativo Franco Marini. Ha sollevato un vespaio di critiche dentro e fuori del Pd, ovviamente tra i bersaniani come Zanonato, e gli altri “centro-a-sinistri” ({¿} Cuperlo, Civati, Pittella – ma non Vendola, né il farfallone vaniloquente resuscitato “Uòlter” Veltoni), ma anche fuori con la certamente non simpaticissima (filo-usamerikan-sionista) Emma Bonino che ha detto di Renzi <se questo è il nuovo che avanza, ridatemi il vecchio> (e per noi quello che “avanza” è cibo scaduto, andato a male, avariato, marcio e da buttare); addirittura il vecchio o l’antico invocato da Bonino si è addirittura materializzato nella persona improbabile di Emanuele Macaluso, ex <migliorista-di-destra-piccista>, amico e sodale di Napolitano, che comunque ha avuto un bagliore di rimembranza ideologica allorché riferendosi alla sortita opportunistica di Renzi ha dovuto notare che <oggi non c’è un Karl Marx> e che il sindaco fiorentino non solo non è di sinistra ma neppure di centro-sinistra: da chi deve venire la predica! Non è un caso, pertanto, che questa incursione renziana abbia ottenuto sùbito, per l’inatteso aiuto da lui dato, un caldissimo ringraziamento da parte dei sopra ricordati disperati “stronzi 2.0” dell’ex Pdl \ nuova Forza Italia. E con Grilleggio siamo a due.

Ma dall’interno della destra conclamata perseverano diabolicamente. Lo sa il dissennato, per niente <saggio>, alfanlettino … “buono-e-non-disperato” Gaetano Quagliariello di che parla quando dice che una legge deve sì valere per tutti ma non essere nemmeno contro qualcuno, e che il suo Kapone Berlusconi non è un qualcuno a caso? Il ddl Cancellieri [cfr. sopra] dice  espressamente che amnistia e indulto riguardano soprattutto migliaia di poveracci sbattutti in galera per reati minori o addirittura in attesa del giudizio di primo grado, e non come gli assassini o quelli in libera attesa “dorata” come Lui, che non vanno mai in carcere nemmeno dopo il terzo grado di una sentenza definitiva passata in giudicato, con pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici, e dopo aver già fruito di precedenti indulti e amnistie [per aggiornarsi cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Procedimenti_giudiziari_a_carico_di_Silvio_Berlusconi#Procedimenti_in_corso].Va bene che lo scriteriato dovrebbe rin\savire anche lui, pur da … “buono”: ma o è scemo e non è aggiornato oppure ostenta una sicumera che sa della collusione berluscoide con il potere prepotente malavitoso e criminale. Sicché le prova ancora tutte nonostante la loro completa illogicità: ma sa che la mancanza di logica è di questo sistema e di questo potere. E tentar non nuoce – non si può mai sapere …!

Negli scavi acheologici recentemente ripresi – interrotti ma mai sospesi definitivamente, relativi al B – Nano tyrannosaurus rex, nei siti brianzolo, laziale e campano – accanto al fossile del sauro brianzolo è stato trovato uno strato fossile molto molto più recente e quindi ancora sconosciuto, formato da ciò che fu una strana melma finissima, forse a suo tempo fluida, in cui erano immersi tanti bastoncini appiattiti di legno (tipo quelli usati oggi per i lecca-lecca o per i cremini gelati) e chili di fagiolini ormai liofilizzati; la cosa strana è che lo stesso tipo di melma fossile con i medesimi oggetti lì immersi siano stati rinvenuti nel napoletano e anche a Roma, dove però sopra quello strato di melma fossile, così riempito ugualmente da quegli oggetti era adagiato il reperto di uno scheletro altrettanto recentissimo, quindi ignoto, apparentemente di sesso femminile cui in attesa di ulteriori indagini, data l’ubicazione del sito, provvisoriamente è stato dato il nome di domina pascalis Grazioli; fatto ancor più curioso però è che accanto a quel reperto umano giaceva il corpo mummificato, verisimilmente di un canide, piccolo o nano, forse addestrato come cercatore di tartufi, quindi convenzionalmente per ora denominato nano canis duduis tuberensis. La presenza fossile di quella identica melma composita e di reperti umani e animali di epoche così diverse è da un lato singolare e dall’altro suscitatore di curiosità per coincidenze che non sembrano casuali e richiedono maggiori indagini. Presumibilmente, data l’enorme distanza tra le due ere geologiche, potrebbe trattarsi di un omaggio postumo della domina pascalis al B-rex, la cui differenza non è solo di era geologica ma anche di disponibilità crematistica e plutocratica (non di cultura, certo, ma di soldi per fagiolini e di pseudo sesso rappresentato da lecca-lecca), tanto che ciò appare come testimonianza degli unici doni della presenza di lei, residualmente possibile per entrambi: posto che la decadenza di B-rex non è soltanto politica ma anche fisica per putrescenza materiale intervenuta: e morirono felici e contenti, con grande gioia di san Martino per l’eliminazione della maledizione! Ma finirà veramente così?

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