4/10 – Il delinquente ha fatto il botto!

3 Ott

Le acrobazie sono continuate: saranno le ultime? Mah! dopo quelle di ieri che hanno “sconvolto” (testuale) sant’An­chè e travolto Verdini, Bondi e trasversalmente anche Sallusti che, vantandosi del suo scoop telefonico, presumibilmente con la <santa>, sulla s\fiducia – e gongolandosi ha sottolineato la <s> iniziale – del Pdl al senato, si è così appiccicato come un rozzo coatto, anche insultandolo, con l’opportunista finto ri-ri-pentito Cicchitto. Per non scadere di attualità, avendo fatto alcune importanti precisazioni, ci siamo riferiti a prima del 4 ottobre, cioè a prima della seduta di giunta per la decadenza del[l’ex] tirannosauro: perciò lasciamo pressoché inalterato lo stralcio delle ultime due\tre settimane tra ciò che scrivemmo sulla rivista e il botto finale di Berlusconi: dato che le avvisaglie, come si può leggere c’erano tutte. Ma allora questa farsa deve essere riesaminata alla fine con il ritorno al presente.

Sull’ultimo no.144 della rivista stampata [cfr. anche sul blog no + no=nota] sùbito prima della chiusura redazionale in extremis abbiamo dovuto aggiungere un’ultima ora che sapevamo bene non essere l’“ultima” tant’è vero che denotammo ciò con un inciso tra parentesi – (per) – dato l’involversi spasmodico delle vicende di Berlusconi, il quale non vuole accettare leggi e sentenze definitive al grido fascista di “non mollo!” [“boia chi molla”, diceva e dice tutt’ora quella gentaccia]. Sicché all’inizio di ottobre, seguendo altre capriole che prevedibilmente continueranno prima e anche dopo il voto nella giunta per le elezioni venerdì 4 ottobre, il Kapone se ne è uscito pure con la trovata di una “delirante invenzione volgarmente diffamatoria”, così l’ha etichettata perfino Napolitano, sostenendo che quest’ultimo avrebbe interferito con la corte di cassazione; perfino Giorgio Santacroce, primo presidente di Cassazione e amico di vecchia data di Berlusconi – che lo reputava il Suo “giudice a Berlino” che l’avrebbe tirato fuori dai guai – ha commentato “è pura fantascienza; è evidente che non c’è mai stata una cosa di questo genere”.

Ma il 4 ottobre è tradizionalmente il giorno in cui si celebra il patrono d’Italia, Francesco d’Assisi; quindi almeno stavolta nessuno può inutilmente “imbergoglirsi” perché quel Francesco è stato ben altra cosa dall’at­tuale papa che si fa chiamare con un nome che non appartiene alla sua storia. Allora il Francesco di Assisi potrebbe usare della sua proclamata santità – per chi crede a tali leggende morali – per venire in aiuto del suo collega san Martino, al quale è stata improvvidamente intesta ad Arcore la famosa villa degli orrori, per far sì che si compia, magari con l’intercessione a contrario della malnata santa Anchè, la sua maledizione per quanto di orribile e sconcio è di nuovo connesso a quella sciagurata villa.

Il supporre indecifrabili sviluppi dell’“uscir di senno” del B-rex tirannosauro non è facile profezia, ma si può delineare un’aspettativa razionale di ciò che voglia fare il delinquente – così definito, e per di più qualificato anche come “abituale”, ufficialmente da ripetute sentenze, pure dalla cassazione in terzo grado di giudizio definitivo e immodificabile – folle o pazzo che dir si voglia, bugiardo e anche un po’ vigliacco, come si è avveduto finalmente di individuarlo perfino il Lettino jr. inteso come Enrico. Il Kapone è talmente andato fuori di testa da sostenere, oltre alla solita solfa della persecuzione accanita, ripetuta a memoria come un piagnisteo registrato dall’orsetto giocattolo jimmy-ridimmi da tutti i Suoi, compresi cioè i “moderati” che nel Pdl agognano a una nuova Dc\Ppe. Per ora, pur dichiarandosi tutti solidali a favore di Berlusconi per-la-sua-perse­cuzione-giudiziaria – e non conoscendo neppure la lingua italiana, che come vuole il loro Kapone nelle progammatiche tre “i” mise internet, imprenditoria e inglese, ma non italiano né per lui stesso né per i suoi lacchè, non sanno che perseguire un reo qualora abbia commesso un reato è normalissima e prescritta prassi giudiziaria, e non significa perseguitare l’imputato – tuttavia non intendono seguirlo nella sventata avventura della resuscitata Forza Italia [la stronzata 2.0, come l’intende Altàn], a cominciare esplicitamente con Gaetano Quagliarello e Beatrice Lorenzin, dimessasi solo formalmente “per coerenza politica”; ma anche Maurizio Lupi, in odore di cattolicesimo, si tiene defilato, e perfino lo pseudo-segretario-senza-quid Angelino Alfano e il fidato ex-socialista-piduista Fabrizio Cicchitto è a dir poco infuriato con il metodo decisionale padronale berlusconiano che si è rivolto solo ai sicuri indemoniati della corrente ex pidiellina opposta.

Questi ultimi sono della fatta [in ital. usualmente vuol dire qualità, tipo, genere, ecc.; ma potrebbe anche stare a significare <escremento di animale>: perciò non confondetevi quando leggete …] di Denis Verdini (plurindagato per false fatture, mendacio bancario, in merito alla Bcc toscana, favoreggiamento, falsificazione di bilanci, appalti G.8 a L’Aquila, associazione a delinquere, abuso d’ufficio, ecc.; a proposito della possibilità che, tramite la presidenza della repubblica [??] si “potrebbe mandare a casa chi ha vinto le elezioni” ha commentato: “ce ne freghiamo politicamente” – anche qualcun altro novantacinque anni fece scrivere su lugubri gagliardetti neri il motto dannunziano <menefrego>), e ci sono poi, oltre alla nazi-fascista atteggiata a similnobile [lèggi: “finta snob”, di plastica] sacra-rota\lizzata Garnero “sant’anchè”, Sandro Bondi, Daniele Capezzone a portar l’acqua e i legali berluscoidi. Si noti, invece, che addirittura il rag. Ennio Doris – gran finanziatore della <discesa-in-campo> del “liberista” Berlusconi, per le speranze riposte nel grande kapo mega palazzinaro che conobbe nel lontano 1981, quando Lui ancora era in cerca di finanziatori – gli propose di associarsi finanziariamente l’anno dopo con “programma Italia”: che dal datato Fideuram si trasformò in Banca Mediolanum – e divenne così quello del <cerchio tutto intorno a te>. Era già un conoscitore del sistema bancario e grande intrallazzatore in esso, tanto che il Kapone, che con i soldi procurati dalla conoscenze di Doris ripianò i suoi pregressi debiti, divenuti esiziali, lo pose a stretto contatto con i cofondatori della “stronzata-uno-puntozero” vicino a Dell’Utri e Previti e altri condannati di tal fatta. Bene: adesso neanche lui vuole aderire alla <stronzata 2.0> proposta dal B-rex e l’ha sconsigliato a proseguire su tale strada preconizzando un crollo della valutazione di borsa dei titoli.

stronzo

È evidente che il B-rex non volesse il benché minimo contraddittorio. Questa è la sua … democrazia: blatera Lui e basta così, ci “pensa lui”; mente vantandosi sfacciatamente che ha sistemato tutto nel Pdl fortunatamente ridotto a pezzi, … grazie alla negatività delle volgarità naziste della “santa” (con il Kapone che pende dalle sue labbra rifatte, sostenuto da Verdini, Bondi e da un ridottissimo manipolo di esaltati), ma che è sempre meno tollerata perfino dal resto del “gregge senza idee” pidiellino. Se si trattasse di una patologia di singole persone, queste sarebbero tutte ricoverate in una clinica psichiatrica, insieme ai milioni di elettori che dopo venti anni ancora credono alle sue fandonie da piazzista, e da incapaci essere sottoposti coattivamente a una lunga cura mentale disintossicante dal­l’ipnosi subita [per inciso: una vecchia signora intervistata dalla tv, dopo aver detto che lei di politica non sa niente e non se ne interessa, ha solo esclamato che ha votato e continuerà a votare per Berlusconi: sempre, pure quando il suo nominativo non ci sarà sulla scheda – bene! se Lui non potrà presentarsi e non metterà in lista un suo parente (fratello, figli, ecc.) con ugual cognome inconfondibile con altri, una carta da cambiare in tavola che Lui intende pervicacemente giocare, vedi a es. con la primogenita Maria Elvira detta Marina – si potrebbero invitare i milioni di elettori a fare altrettanto: sarebbe una valanga di schede nulle, … forse ci penserà Grillo. Paradossalmente, invece, noi possiamo usare come antifrasi, non del contenuto giuridicamente esatto ma del contesto da lei reso arbitrariamente, quanto detto da Barbara, prima figlia da Lui avuta con Myriam Bartolini detta Veronica; ebbene Barbara ha imparato dal divieto impostole in età adolescenziale dal suo beneamato padre di frequentare e “amare” Daniele Luttazzi, dal di lei padre odiato e “bulgarizzato” insieme a Enzo Biagi e Michele Santoro: ma il despota ha pure perso la causa civile intentata contro Luttazzi per un risarcimento farlocco di 41 mrd, dovendone pagare tutte le spese anche per la controparte. Barbara, ormai schierata con il padre … ma è sua figlia, ha affermato che non ha senso stare in un governo insieme a “un delinquente”: verissimo!! è una vita che lo diciamo].

Con tale folle atteggiamento dittatoriale – aveva ordinato ai suoi incapaci di intendere e di volere di dimettersi in massa, e nemmeno individualmente come esigono le norme parlamentari presentando le dimissioni ai presidenti del ramo del parlamento di appartenenza, ma consegnando tali dimissioni con data in bianco non ai rispettivi presidenti ma a Lui stesso, in maniera che potesse farne l’uso che voleva – ha “pisciatonfuori del vasetto”, come dice un proverbio popolare quando si oltrepassano i limiti della decenza e del buon senso; e ora in maniera più scurrile – non da parte nostra ma del Kapone stesso, il quale ne sta facendo una più grossa dell’altra – finisce per “cacare fuori del vaso” [come detto sopra]. Infatti il colmo è che è riuscito a fare incazzare niente meno che un piduista come Cicchitto, e osa – Lui – parlare di fine-della-democrazia per colpa, manco a dirlo, della sinistra. Ma non è poi tanto pazzo se è paranoicamente terrorizzato dall’idea che la sua cacciata dal parlamento possa in un prossimo futuro, a causa degli altri suoi processi in divenire, portare qualche pm a chiedere i suoi arresti, sia pure provvisori come per i mafiosi, una volta persa l’immpunità parlamentare. Quindi – funzionalmente alle contraddizioni della sua follia [non tocchi il grande Erasmo da Rotterdam, che sta benissimo dove sta senza i suoi inquinamenti mafiosi!] – ha voluto sentire i suoi avvocati (e non il “saggio” Quagliarello o il mestatore Cicchitto o lo sfuggente Lupi o il dabbenuomo privo di qualità Alfano).

Nel breve tempo intercoso tra l’uscita a stampa dell’ultimo numero con il “per ora” e l’ora del momento attuale, B-rex arrogante e presuntuoso come sempre ma vieppiù fuor di senno, ognuno ha visto come e quante ne abbia combinate, di cotte e di crude. Ma la storia dice che non sono nemmeno novità. Fortini [All’armi, siam fascisti!] richiama alla mente come già Mussolini, “genio italico, sapeva fare di tutto: villico, può giocare a fare il muratore, a dorso nudo il duce è esperto trebbiatore: ″camerata autista, accendi il motore! camerati fascisti, alla trebbia­tura″, stalliere: al mo­mento opportuno baciava anche i cavalli, perché, come tutti sanno, era anche un grande amatore. E Curzio Malaparte inneggia: ″sorge il sole, canta il gallo, Mussolini monta a cavallo″. La spontanea confessione di fede di una contadina, confusa nella folla plaudente compendia con rara e istintiva eloquenza il sentimento di tutto un popolo: ″dopo di Dio, viene Lui; Dio ci dà il pane, Egli ce lo lavora e ce lo difende”: dove sono le novità berlusconiane? Peraltro per Berlusconi era meglio che non si mascherasse da <stalliere> perché Lui aveva Mangano, l’“eroe” mafioso portatogli a villa San Martino da Del­l’Utri. Il finto stalliere – che non sapeva niente di cavalli, semmai era un baby sitter guardia del corpo dei figli di Berlusconi (bella compagnia, e si vede!) –Vittorio Mangano, pluriomicida, era ricordato da Paolo Borsellino quale “testa di ponte dell’organizzazione mafiosa” in Lombardia [la figlia Cinzia, con suo marito è stata recentemente arrestata, e ha solo detto che “noi non dobbiamo dimostrare niente, non abbiamo bisogno di presentazioni”, perché, ha precisato il giudice, bastava “l’autorevolezza del nome Mangano … per esercitare l’intimidazione mafiosa”]. Lo stesso Borsellino disse che Vittorio Mangano “conversando con un altro personaggio mafioso, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina chiamata nel linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche, come cavalli; cavalli che vogliono dire droga, tant’è che Mangano fu condannato per traffico di droga … cavalli da consegnare in albergo, … se qualcuno mi deve recapitare due cavalli, me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente in alber­go”.

Pertanto è istruttivo leggere più seriosamente gli insegnamenti della storia del (primo) ventennio fascista, quello “originale. Si torni con la memoria al 1926: fu l’anno seguente alla sostituzione del ministro liberal-fascista Alberto De Stefani con il fascista della tendenza statal-corportiva Giuseppe Volpi “conte” di Misurata, anno in cui fu varato il ministero delle corporazioni e preparata la Carta del lavoro corporativa approvata l’anno dopo; e il ministro di grazia e giustizia, Alfredo Rocco, cominciò a preparare il codice penale che porta il suo nome in vigore dal 1930 e tuttora vigente con qualche modifica. Mussolini prese l’interim di molti ministeri, compresi gli Interni [il popolino diceva che gli mancasse solo … la grazia, la giustizia e l’educazio­ne!]. Furono approvate le cosiddette “leggi fascistissime”, dichiarato lo stato di emergenza contro la “normalità”, formati i servizi segreti e i tribunali speciali, per i casi sottratti alla magistratura ordinaria, particolarmente attivi contro i comunisti (arresto di Gramsci, Terracini, ecc.). E fu però anche l’anno dei quattro attentati contro il Duce (veri e presunti, comunque sapientemente orchestrati dalla propaganda di regime): tanto che il papa di allora, il cripto fascista Pio xi, proprio alla fine di quell’anno decisivo per l’accelerazione del dispotismo del regime disse: “Se Mussolini periclita, periclita il paese”. Eccome oggi se Berlusconi “periclita”! [ital. mod. = è in pericolo]. Ma nella Sua imitazione in scala ridotta del duce non vuole morire come Sansone con i filistei: vorrebbe buttare giù le “colonne del tempio” ma lasciarci sotto solo i suoi nemici filistei (comunisti, magistrati e non). Pazza idea, dice una canzone.

Pertanto, ossessionato, torna in continuazione sulla sua cacciata dal parlamento, per evitare la quale le tenta tutte; anche se l’abbiamo detto più volte corre l’obbligo anche per noi di tornare su quel suo chiodo fisso. Peraltro una fissazione trasmessa a tutti i suoi “ridimmi”, anche quelli – come Giovanardi o Alfano o Lupi o il ricicciato ciellino inquisito Formigoni – che continuano a difenderne … l’immagine “sacra”, per l’agi­bilità politica e contro la “magistratura rossa”, pur prendendone le distanze in politica rimanendo “diversamente berlusconiani” (e sono quasi tutti ex dc, ben compresi da quelli che provengono dal Pd – cfr. i numeri di quest’anno sulla trasformazione del Pd in Pd\dc, in particolare dal no.143 e in rete e blog – appunto Letta jr. o Renzi, piuttosto che Franceschini o Fioroni o Gentiloni, e pure Mauro e altri dalla Scelta civica montiana o in maniera alternativa Bindi). Il problema infatti, come era già leggibile nel 1994, rimane la loro rincorsa verso la spartizione del centro [cfr. la Contraddizione, no.42; rist. no.143].

Insomma il Kapone si è incaponito sempre di più, oltre a quello che abbiamo già commentato, sia sul rifiuto della sua espulsione che può essere deliberata dalla giunta elettorale il prossimo 4 ottobre: noi aspettiamo l’intervento salvifico di Francesco d’Assisi e Lui, seguito dai suoi palafrenieri, ancora spera nella perdita di tempo per protrarre sine die la sentenza. Il marchingegno escogitato, si sa, sarebbe la supposta non retroattività della legge Severino: abbiamo detto e ripetuto che nei casi come questo – senza tempo, perché relativi alla qualità del reato e non al momento in cui esso e la legge sono stati attuati – è del tutto illogico parlare di retroattività o non retroattività.

Ci piace perciò ripetere quanto dicemmo, pensando alle leggendarie fandonie cristiane (soprattutto giacché i sostenitori della tesi della non retroattività fingono di essere cattolici). Riferendoci ai dogmi mariani si deve sapere che i dogmi – che concernono loro e non noi – sono verità di fede, che esigono incondizionato assenso e obbedienza. La supposta maternità verginale di Maria fu proclamata nel concilio di Efeso il 22 giugno 431, in pieno clima di atroci lotte scismatiche dove non furono rispettate le più elementari garanzie di equità e collegialità con la presenza attiva di guardie dei vescovi contendenti per esercitare una minaccia costante contro gli oppositori; l’intervento di funzionari imperiali era spesso legato alla loro corruzione da parte dei contendenti. Quella verginità fu considerata perpetua e riaffermata al concilio di Costantinopoli il 2 giugno 553. Stessa cosa per l’altro dogma mariano cattolico sulla cosiddetta immacolata concezione che fu proclamato da papa Pio ix niente meno che addirittura l’8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus (ovvero, dio … indicibile) che sancisce come la vergine Maria da sua madre Anna sia stata preservata immune dal “peccato originale” nel suo concepimento. Ma per entrambi questi eventi si tratta di qualcosa che ovviamente esisteva già prima di essere individuato da noi. Peraltro può essere socialmente utile alle volte una loro conferma solenne e autoritativa per richiamare la collettività su particolari aspetti misteriosi diversamente inspiegabili.

Altrimenti, se non si considera la perpetuità del fenomeno fuori del tempo, la verginità e la mancanza di peccato originale della madonna “stanno come d’autunno sugli alberi le foglie”. Ci piace ripetere quanto già scrivemmo [no=nota 144] a proposito di una splendida battuta di Groucho Marx: “È da tanto che sto in giro, mi ricordo perfino di quando Doris Day non era ancora vergine …”. Per noi andrebbe bene ignorarli ma quei dogmi, per i baciapile, esistono già nella fede della chiesa: se no quando sarebbe diventata vergine [il 22 giugno 431 o il 2 giugno 553] e immacolata [l’8 dicembre 1854] la madonna? E dopo che ne sarebbe della perpetuità di tutto ciò? Allora sorge il dubbio di sapere da e fino a che momento Berlusconi avrebbe potuto impunemente evadere il fisco. Perfino un mostro di reazionarietà come il rumeno-usizzato Edward Nicolae Luttwak ha detto anzitutto che il reato di frode fiscale è in Usa considerato gravissimo, soprattutto se commesso da un uomo pubblico, da condannare senza esitazione; ha aggiunto poi che se una persona viene considerata colpevole e condannata in via definitiva, anche se ciò sollevasse dubbi, la sentenza andrebbe rispettata ed eseguita immediatamente. Ma di chi parliamo? Anche Berlusconi del 1994 era d’accordo – come mostrato, come un mantra per rinfrescare e potenziare la mente, ogni giorno per oltre una settimana all’inizio del blob quotidiano in un’intervista da Lui rilasciata a Michele Santro: “Uno che viene colto con le mani nel sacco e che subisce una condanna definitiva in cui si dimostra che lui è stato evasore del fisco, io credo abbia il buon gusto di mettersi da parte”. Firmato Silvio Berlusconi. Addio buon gusto! Con buona pace della retroattività o meno riferita a norme morali, perpetue ed eterne nell’e­tica del momento; quindi la non retroattività da applicare qui ed ora alla legge Severino non sta né in cielo né in terra (è proprio il caso di dire) poiché è un’ar­gomentazione che non ha alcun senso logico e giuridico.

Ma il delinquente, ovviamente, obietterà sùbito che la sentenza che lo riguarda è stata emessa per tre gradi da <magistrati comunisti>, da cui Lui ha sempre evitato di difendersi ma lamentandosi oggi che gli sono stati negati i diritti di difesa (scusa cui il Pd, in primo luogo Violante, ha accondisceso). Ma ancora per evitare di essere considerato “decaduto” – che potrebbe voler dire anche <deperito, andato in rovina, regredito, deteriorato, guastato, sfiorito, invecchiato, sminuito, ecc.> – ha chiesto, si sa, l’impossibile, cioè di sostituire i membri della giunta che avessero già espresso un’opinione sulle sue azioni: ovviamente del Pd, che si sapeva essere favorevoli alla sua decadenza; ma quelli del Pdl (a es. Augello, Casellati, Caliendo, Giovanardi, Malan, tanto per non far nomi) che non hanno detto e ripetuto altro per giorni e settimane che il ricatto per cui volevano tenerlo a tutti i costi – “se non c’è Berlusconi, neanche noi ci restiamo” – non hanno forse pure essi espresso apertamente il loro giudizio? Roba da matti, appunto!

Un’altra fissazione del Kapone riguarda la sentenza della cassazione, per i cui commenti dettagliati rimandiamo a quanto già abbiamo scritto abbondantemente. Qui riprendiamo alcune norme note ma che è bene conoscere perché sembra che gli interessati non lo sappiamo o facciano finta di cadere dalle nuvole. Ci riferiamo solo al caso di Berlusconi e della frode fiscale sui fondi neri così accumulati, senza generalizzare poiché non ci compete.

I giudici della cassazione, nel confermare il verdetto di condanna per frode fiscale con la conferma anche della pena definitiva hanno precisato che ciò fa cadere il rischio di prescrizione del reato. L’interdizione dai pubblici uffici è temporanea e deve andare da un anno a un massimo di tre, e la misura sarà rideterminata dalla corte di appello di Milano: il nuovo processo riguarderà dunque solo la durata del periodo dell’interdi­zione – e questo è importantissimo giacché, a parte la ricordata scempiaggine del cosiddetto “esercito di Silvio” che aveva preso fischi per fiaschi credendo annullata l’intera sentenza d’appello, gli avvocati berluscoidi sono stati da Lui sùbito attivati per far perdere tempo; si sono appigliati all’interpretazione di un caso di altro genere, nel quale occorreva attendere la nuova sentenza d’appello. Ma nel caso in esame trattandosi solo della durata, la qualità della sentenza è invariata e perciò confermata, trattandosi unicamente della quantità della pena comunque non inferiore a un anno, tempo entro il quale la corte di Milano avrà esaminato il caso ed emesso la sentenza; se questa fosse superiore a un anno la pena e le sue conseguenze si protrarrebbero senza altri problemi. Perciò affidarsi ai cavilli vuol dire prendere tempo e rinviare l’esecuzione della sentenza della cassazione.

La pena è definitiva ed è eseguibile, e si devono seguire i tempi previsti. La definitività della sentenza fa cadere automaticamente ogni privilegio parlamentare, perciò il senato – e tanto meno sue giunte o commissioni – non può avere alcuna voce in capitolo sulle sorti di Berlusconi. E siccome in caso di interdizione per effetto di una sentenza definitiva della magistratura, la decadenza deve essere approvata dalla camera di appartenenza (qui il senato), in questa eventualità i margini di interpretazione sono nulli. Ogni rinvio è pretestuoso e strumentale solo per gabbare la giustizia. L’interdizione priva il condannato del diritto di elettorato attivo e passivo, di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico di pubblico servizio; può essere conseguente alla condanna di un reato realizzato mediante abuso di poteri o violazione di doveri inerenti alla pubblica funzione o al pubblico servizio, o come pena accessoria per alcuni reati contro la pubblica amministrazione. La dichiarazione di abitualità o di tendenza a delinquere, importa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici (come per la sentenza del cosiddetto “processo Ruby”). L’esito positivo dell’affidamento in prova al servizio sociale non estingue le pene accessorie e non legittima la iscrizione o reiscrizione nelle liste elettorali del soggetto alla cui condanna in sede penale sia connessa l’interdizione dai pubblici uffici; di conseguenza la corte di cassazione ha concluso che l’interdizione dai pubblici uffici costituisce una pena accessoria e resta insensibile all’esito positivo dell’affidamento.

Questi sono i fatti non opinabili. Ma Berlusconi, i Suoi legali e i Suoi palafrenieri si attaccano … a ogni pretesto o possibile interpretazione estensiva purché dilatoria. Così è per l’interdizione dai pubblici uffici: la sentenza della cassazione passata in giudicato sancisce inequivocabilmente che per tutti i condannati in via definitiva – compreso Berlusconi – con interdizione, sia pur temporanea, dai pubblici uffici debbano vedere applicata immediatamente la condanna fino al termine della pena. Nel caso in questione, invece, la sentenza non è stata applicata perché Berlüska e i berluscoidi dicono che devono aspettare, appigliandosi a cavilli, la nuova sentenza della corte d’appello per la rideterminazione quantitativa della pena, tirandola per le lunghe nella speranza che essa vada alle calende greche o nell’altra – del tutto impossibile e illegale – che la pena sia inferiore a un anno. Allora per la via legittima cadrebbe del tutto anche la necessità, per la giunta parlamentare delle elezioni, di ricorrere alla legge Severino circa la decadenza del delinquente da senatore, perché con la sentenza della cassazione la sua presenza in parlamento non potrebbe più esserci per la pena accessoria della sua interdizione: e, in seguito, non potrebbe più presentarsi alle elezioni perché la suddetta legge Severino diverrebbe indipendente dalle ignoranti diatribe sulla sua retroattivtà o meno, per … “il buon gusto di mettersi da parte”!

Dunque qui, di fronte ai passati ricatti del Pdl e alle sue ipocrisie, per una <pacificazione> sbandierata surrettiziamente solo da loro stessi – nessun altro l’ha chiesta a chi ha scatenato l’offensiva – il delinquente ha insistito finché ha potuto a cianciare che sarebbe stato “buttato fuori per un’accusa infamante” ritrovando le sue gentili parole, ridette pari pari dai suoi lacchè, sui magistrati criminali, eversori, golpisti anticostituzionali, legati alla operazione eversiva di “magistratura democratica”, per sovvertire lo stato di diritto e la democrazia, su Napolitano arrogante e non imparziale, e via criminalizzando gli avversari da distrarre perché il criminale è Lui, e molti tra i Suoi. Ebbene i benpensanti “democratici” sono riusciti a dire appena parole di sdegno moralistico quali umiliante, inquietante, insostenibile, irresponsabile, inammissibile, e via con qualcos’altro di assurdo e tradendo una oscura paura di intraprendere una lotta frontale. E sì che ci sarebbe una gran quantità di reati in atti e parole; prescindendo pure da questi ultimi riguardanti semplicemente offese, ingiurie o apologia di reati (a es. di fascismo), epperò basterebbe tutto il vilipendio alle istituzioni dello stato costituzionale (dalla presidenza della repubblica, al parlamento, agli organi della magistratura), la diffamazione di organizzazioni e persone (eversione), incitazione a delinquere e partecipazione a reati (occupazione di edifici pubblici, come tribunali, aule di giustizia, strutture parlamentari) e tant’altro di delittuoso: invece niente! Si sentono inviti a fare la pace [¡sic, ma chi ha fatto la guerra per vent’anni?!] e ad “abbassare i toni”: maremma maiala!!

Ritorno al presente

bici

 

C’è da presumere che, nonostante tutto, ne succederanno ancora delle belle: quando milioni di persone – “zucche vuote”, e tra loro alcune sono state promosse a rappresentanti del popolo e infilati nel governo {parole Sue} – sono state rimbecillite per vent’anni e più (trenta se si conta anche Craxi) quelle chiacchiere passano ma gli imbecilli restano e continuano a far danni. Senonché, azzerati i 20\30 anni social-fascisti di Craxi+Berlusconi si prospetta il riemergere dai flutti della “balena bianca” democrista: fa piacere leggere che se ne stiano accorgendo in molti, ma il fatto che la fu Dc abbia eletto come suo luogo privilegiato per la resurrezione non il Pdl o Scelta civica e dintorni bensì il Pd – per la trasformazione del Pd in Pd\dc [come detto sopra e, si diceva, per la spartizione del centro; cfr. la Contraddizione, no.42; rist. no.143] – da dove vien fatta misteriosamente sparire non solo la sinistra (con rispetto parlando) del centro-a-sinistra ma pure tutta l’asinistra. In simili condizioni è perfino fuori luogo far cenno al significato perduto di comunismo (da troppi confuso con <sinistra> e come atto di fede ideologica) e tanto meno di marxismo vieppiù ignorato anche da chi, stampa o pseudo oganizzazioni, parlando di comunismo si suppone che non debba ignorarlo.

Ora che il Kapone ha fatto al sua ultima acrobazia – sul manubrio della bicicletta con un piede solo, verisimilmente compiendo una capriola con salto carpiato doppio rovesciato (bisognerebbe averci il video e non solo l’immagine) – cosi repentina da lasciare basiti pure i suoi accoliti (speriamo pure molti dei 10 milioni di votanti) a cominciare dalla santa Anchè che si è <stupita> per seguitare con Denis Verdiniche ha pianto e con Sandrino Bondi che ancora sta cercando di capirci prima di scriverci su una delle sue basilari … <poesie>, li ha fregati tutti tutti, ma solo <per non morire … berlusconiano> da solo. Ma voi pensate che sia veramente finita così? “Fusse che fusse la vòrta bòna”, diceva Nino Manfredi: ma finché non c’è l’habeas corpus non si può mai dire nulla con certezza, anche perché finora sono stati riesumati pure i fossili di nano tyrannosaurus rex per far ricominciare la storia da capo: insegni qualcosa dopo duemila anni la “resurrezione”, celebrata anno dopo anno, del Nazareno e l’avvento dei più improbabili papi, ma mondanamente la resurrezione della balena bianca affinché, tra noi chi ne abbia la sventura, possa morire democristiano: di morire comunista non se parla proprio – morire e basta!

Contentiamoci di conoscere l’epitaffio che il Kapone stesso ha detto che la madre scrisse per la lapide della sua tomba nella micropiramide ad Arcore: “Fu un uomo buono e giusto, dolce e forte”. Noi pensiamo che suonerebbe meglio cattivo e ingiusto, arrogante e dispotico: la maledizione di San martino procede!!

{ma non finisce qui – continua, continua …}

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