ONOREVOLE?! MA MI FACCIA IL PIACERE …

9 Lug

L’onorevole! .. hi hi hi, onorevole? ‘ndranghete …

[alias ″Antonio Scannagatti″ – nel film Totò a colori, Steno 1952 – quello che, una ventina di anni prima e quindi del tutto incidentalmente rispetto al soggetto del presente articolo, già allora si vantava di essere “un uomo di mondo … ho fatto tre anni di militare a Cuneo!”]

santanchè-berlusconi

Daniela Garnero di Cuneo – codesto il suo cognome vero – perché l’altro, quello più noto, appartiene a Paolo Santanchè, chirurgo estetico detto il “mago della tette rifatte”, da lei sposato da giovane e di cui ha mantenuto sempre il … “nome d’arte”. Ha cercato di far bottega con la pubblicità di mercato e dopo una laurea in scienze politiche sul suo cv , nel vano tentativo di far carriera politica con Berlusconi, ha millantato di aver preso alla Bocconi un “master” – … che però non è mai esistito.

Il bravo disegnatore makkox ha scritto che già tutto ciò “dimostra che chiunque, ma davvero chiunque abbia sufficiente volontà e sufficiente faccia da culo, scala la piramide e ce lo ritroviamo a decidere delle nostre vite”. Ma di lei nel 1995 ancora nessuno parlava e nessuno se la filava.

Quindi allora, a 34 anni, decise di cambiar registro: lasciò il marito (di cui comunque mantenne il cognome, a dispetto del fatto che fece dichiarare nullo il suo matrimonio cattolico dalla cosiddetta Sacra Rota – la qual cosa già la dice lunga …), e poi via con Mazzaro, Bisignani, Sallusti e chi più ne aveva più ne ha messo. Ma Lui no: e perché? perché no! Sicché Daniela Garnero, infuriata come un’Erinni – senza mai assurgere a simile semideità mitologica, neppure qual era Megera preposta all’invidia e alla gelosia, soprattutto per l’infedeltà (quindi a Daniela date l’appellativo strisciante e avvinghiante che volete, ma non quello di “pasionaria” che spetta solo e per sempre di diritto storico alla comunista basca Dolores Ibárruri) – ha detto e ripetuto, come da noi già più volte ricordato, che “per fare carriera non sono mai scesa a compromessi, non ho mai ceduto, in altre parole non l’ho mai data”, mostrando così esprimendosi una … squisita sensibilità femminile. Pensava a Lui, al vate Silvio, tanto che, polemizzando con il piccolo-grande-kapo, rovesciò la torta dicendo che era Lui, “Berlusconi, ossessionato da me. Tanto non gliela do …” [squisitezza bis]. E poi aggiunse anche di voler “fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali” [squisitezza ter] e che “il voto a Silvio Berlusconi è il voto più inutile che le donne possano dare”. Ma ciononostante quella esemplare geniale – e rivoluzionaria – che è Maria Stella Gelmini, ancora oggi, per la nomina a vicepresidente della camera, la definisce “il mio candidato che prosegue la nostra rivoluzione rosa”. Bum! Almeno le donne parlamentari chiamate a votare per la vicepresidenza della camera, non da letto ma dei deputati, dovrebbero ricordare codesto florilegio dedicato a Garnero Daniela.

Senonché nel frattempo costei, stemperando la sua megerica invidiosa gelosia per le sue “camerate” che erano diventate consigliere di enti locali, responsabili di partito (si fa per dire, sia per l’attributo di “responsabili” sia per il nome di “partito”), perfino deputate e addirittura ministre – dopo una cascata di sue avventure fasciste, cui tra poco si dovrà far cenno – andò a villa San Martino di Arcore dove “si sono sempre svolte solo cene caratterizzate dall’eleganza e dalla sobrietà” [sic] e fu da Lui nominata sottosegretaria: più sotto che segretaria: ma che sarà mai successo? per usare le sue stesse squisite parole … “femministe”, allora,

“gliel’ha data” o no? Non ce ne può fregare di meno, sono letteralmente cazzi loro. Ma sul piano politico e istituzionale è tutt’altra faccenda, in quanto presidente del consiglio in carica e candidata alla vicepresidenza della camera, con quel po’ po’ di trascorsi reazionari e di accapigliamenti intestini. È proprio vero che le vie del signore kavaliere d’Arkore sono infinite: o che … dài e dài le trova.
In una sorta di scorribanda come in un flashback cinematografico, in breve, le capriole degne del fascio littorio fatte da Daniela, dal 1995 in poi, sono state queste:

– entrata-in-politica in Alleanza nazionale come collaboratrice personale di Ignazio La Russa

– in quota An consulente di Gabriele Albertini al comune di Milano

– capo dipartimento delle pari opportunità di An [quando, con la nota squisitezza istituzionale mostrò il dito medio rivolto ad alcuni studenti]

 

– proposta di una porno-tax e demonizzatrice degli omosessuali

– camera dei deputati nella lista di An, nel collegio di Milano

– Fini la rimuove da responsabile del dipartimento Pari opportunità

– quindi An sembrava poco fascista, almeno non quanto la Destra di Storace con Fiamma tricolore

– ma alle elezioni la lista La Destra-Fiamma tricolore va sotto e al senato neppure e entra

– quindi via da Storace e ritorno con “la destra leale a Berlusconi”, perché “i nostri elettori non capirebbero posizioni solitarie e distanti dal governo Berlusconi” [ah!] e “non si può restare confinati in un’area di estremismo extraparlamentare e di vago nostalgismo” [vago?]

– primo appoggio del coordinatore del Pdl Denis Verdini

– tenta di strappare il velo di dosso ad alcune donne, suscitando la reazione dei musulmani

– “Maometto aveva nove mogli, l’ultima era una bambina di nove anni. Maometto era un poligamo e un pedofilo”.

Un buon viatico per entrare trionfante nel governo Berlusconi come sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all’attuazione del programma di governo, nomina che addirittura suscitò polemiche all’interno del centrodestra, per il fatto che il kapo era dimentico di tutto quanto Daniela Garnero disse e manifestò contro di lui. Con le dimissioni di Berlusconi il 12 novembre 2011, Garnero non essendo parlamentare e non avendo cariche nel Pdl, è restata senza incarichi politici e istituzionali. Quindi provvisoriamente, dopo essere stata concessionaria dell’editore Antonio Angelucci, deputato del Pdl, indagato per falso e truffa nell’àmbito di un’indagine sui contributi pubblici da costui avuti per Libero e Il Riformista, si è buttata in società con Flavio Briatore, Lele Mora, Paolo Brosio e Marcello Lippi nel locale di Porto Cervo Billionaire. Il tutto in attesa del ritorno in politica con la rielezione nel 2013 a deputata – stavolta Pdl che, come ora dice lei in perfetta incoerenza con la sua passata squisitezza antiberlusconianana, “è nato dalla libertà, nella libertà e per la libertà” – e quindi con la nomina ufficiale pidiellina a candidata vicepresidente della camera, “ordinata” dal kapo e sostenuta dai suoi provocatori integralisti – i fautori della strategia della tensione Denis Verdini, Sandro Bondi, Capezzone, Gelmini, Carfagna ecc – i quali rischiano volentieri la bocciatura di Santanché, d’accordo con lei, proprio per la fronda interna al Pdl e non per l’ignavia del Pd, soltanto per “creare il caso” e rompere la maggioranza di governo; proprio come da lei stessa suggerito: con l’unico scopo di usare ogni occasione per insidiare il governo e aprire la crisi. Tanto Daniela Garnero punta piuttosto a essere la vice di Berlusconi, semmai nella nuova Forza Italia. Fanno benissimo coloro che si rifiutano di votare chi ha detto di essere “orgogliosamente fascista” – che altro occorre per affossarla! – e non serve lavarsi le mani pilatescamente, sottomettendosi di fatto ancora una volta alle “larghe offese” non votando, come fanno i perbenisti del Pd (quando basterebbe positivamente un voto alternativo per un altro candidato) né fingersi un giovane [?] turco [?], pur di non stanare i fascisti come veri assassini del governo P\dc del Lettino.

“Onorevole” Garnero in Santanché?!! Ma ci faccia il piacere … diceva Antonio Scannagatta! Quale onore

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