UN LETTino DA RI\“FARE”

14 Giu

Bando alle chiacchiere per la … vittoria-del-Pd alle elezioni amministrative, trionfante sulle macerie polverose e fumanti degli sfasciumi di un’intera società – peraltro ben rappresentati dal resto del mondo imperialistico – nel potere economico, istituzionale e politico: vale il detto latino medievale maccheronico – beati monoculi in terra cæcorum – per significare, come scrive l’enciclopedia Treccani, che “dove le condizioni generali sono cattive, anche la mediocrità può ritenersi soddisfacente”. Perciò lasciando ad altri la rituale cosiddetta analisi-del-voto, e per continuare con le necessarie considerazioni parallele di cultura politica – e finalmente anche concludere – la metafora della pseudo vittoria del centro-asinistra. Occorrerebbe almeno stavolta azzardare l’attribuzione di tale affermazione postuma e fuori tempo massimo all’endemico autoperdente Bersani – forse qualcuno comincia a capirne le motivazioni – dandogli l’onore delle armi, per aver “creduto”, ed esserci cascato con tutte le scarpe, in un fatto che per chiunque altro era “incredibile”: la supposta omogeneità del Pd, soprattutto nella componente ex Dc \ Margherita [vedi Rutelli che riuscì addirittura a far vincere Alemanno, che invece è stato stracciato perfino da Ignazio Roberto Maria Marino, fedele cattolico, laureatosi all’università del sacro cuore di Gesù, ma laico e sostenuto pure da Vendola e Ingroia; e poi per non dire di Lusi, o peggio ancora di tutti i responsabili targati Pd, ma “margheritini”, arrestati per l’affare del Monte dei paschi di Siena; tanto è vero che lì il neo-sindaco è assurdamente ancora proprio un … piddino renziano (scusate l’ossimoro)!].

E siccome – infine, per il ritorno della Dc – le scarpe di Bersani sono finite nelle trappole di Renzi e Lettino, l’autoperdente ha creduto di credere nel Pd, che viceversa era inevitabilmente destinato a finire al macero con tutta la rumenta accumulata dai democristi: i quali sono però i veri corresponsabili dell’assassinio politico degli ex ex ex ex … comunisti, certamente insieme a costoro stessi (Napolitano docet). Povero Bersani, cattivo dirigente o cattivo funzionario, diceva Brecht \ Me-ti: “Perfino quando non c’è più nulla da amministrare, l’amministratore non va via”. E aggiungeva poi indossando le vesti del sig. Keuner: “Il signor K sentì dire bene di un funzionario che ricopriva da parecchio tempo la sua carica; era talmente bravo da essere insostituibile. ″Come mai è insostituibile?″ – domandò indispettito. ″L’ufficio non funzionerebbe senza di lui″ – dissero i laudatori del funzionario. ″Come può dunque esser un buon funzionario, se l’ufficio senza di lui non funzionerebbe?″ – disse il signor K – ″Egli ne ha avuto del tempo per organizzare il suo ufficio in modo da essere sostituibile″. Per Bersani resta dunque soltanto da riconsiderare la figura amministrativa della “postergazione”: si tratta unicamente di non rinunciare a un credito mal riposto, ma essendo stato messo il creditore nelle condizioni di non poter esigere il pagamento di quel credito, costui deve dichiararsi soddisfatto solo dopo la totale soddisfazione degli altri creditori (briganti di “quest’acqua qua” …) che a séguito della postergazione del monoculo fruiscono – loro soltanto, i cæcorum – del privilegio che artatamente si sono procurati. Morale della favola: non si è allievi dei democristiani mica per niente!

In tutto questo sfacelo sociale, allora, l’unico alto dirigente che nel Pd “disse,-e-salvò-l’anima-sua” è stato appunto Bersani, perché, fino in fondo ha manifestato una coerenza degna di cause migliori – vista la teppaglia democrista di cui si era circondato – restando con giustezza incrollabilmente fermo sul programma dell’intero pd: di non sedere mai più, dopo il fallimento montiano, in un governo con il kav. nero d’Arkore, con i fascisti d’antan e con i leghisti, né per le cosiddette “larghe intese”, né tanto meno nel nome di un “governissimo” per una grottesca-unità-nazionale. Di “pacificazione” straparlano fascisti vecchi e nuovi, Cicchitto, Brunetta, Gasparri e giù con i loro camerati – ma di quale benamata minchia di pacificazione pretendono di cianciare dopo che per vent’anni soprattutto loro hanno fatto carne da macello di un intero paese! In realtà è stato a queste ultime soluzioni trasversali-largamente-pacificate che nei corridoi del pd hanno sempre aspirato, diversamente tramando, tutti i residuati della la sordida area diccina, da Renzi a Letta jr per, non far nomi. Ecco, Bersani tuttavia ha così creduto di credere nell’incredibile.

Unica consolazione, pertanto – nonostante le giravolte del bischero fiorentino e poi del pendente lettino pisese nel loro differente ma conforme e convergente obiettivo di capovolgere la realtà, per poter scaricare i precedenti disastri, sia del voto politico di febbraio sia della rielezione di Napolitano, sulle spalle del monoculo facendoli “percepire” dai gonzi come presunte sconfitte sue e invece come vittorie del mostro B-rex nanotyrannosaurus, pur avendo costui perso più del doppio (oltre 7 milioni) dei voti smarriti dall’amministratore del pd – è che stavolta il kav nero non si rialzi più (in questi giorni – urrah!, magari diciamo con i vecchi ottomani “vur ha!” – sono scomparsi anche Andreotti e Thatcher): ma la speranza, come si dice, è l’ultima a morire … povera donna, rimasta sola al mondo! E per noi resta sempre il rischio mortale che il fossile ancora una volta possa riemergere da sotto gli strati millenari che seppelliscono il suo giaciglio. Ma tutto quanto detto qui sopra conferma appieno la nostra critica sul voto politico – compresa l’implosione del casal\grillismo e la dissoluzione del pdl, apparentemente tardiva ma da noi ben argomentata – su cui si richiama ancora l’attenzione della riflessione dei comunisti e del popolo

 

Ma chi è “l’uomo del fare”? Per un governo del fare! Basta chiederlo a Licio Gelli. Ma procediamo con ordine. Ora il Lettino ha avuto la “trovata” [?!?] di dire che deve varare un “decreto del fare incentrato sull’economia” prima del vertice europeo del 27-28 giugno, con interventi per fisco, semplificazione e liberalizzazioni. Sùbito tutti mezzi di comunicazione, disputandosi la gara per raccogliere la maggior dose di stupidità informata possibile, si sono buttati a capofitto per vedere chi avesse ripetuto più spesso questo apparentemente “nuovo” [!?] slogan mantrico. A ciò si è aggiunta la devastante e ossessiva insulsa risposta che Brunetta ha ripetuto più e più volte ai cronisti allibiti: “le risorse si devono assolutamente trovare” – ma va?! e chi l’avrebbe mai detto che non si devono trovare, togliendo ogni senso logico, quindi, al ripetere maniacalmente “si devono”. Questo è il ciarpame con cui questa genìa di cialtroni ci ha ingombrato da anni.

Detto questo è ora di tornare all’“originalità” del Lettino. Lui era quasi adolescente quando Gelli, nel 1973, aveva già scritto tutto sulla P.2, il cui piano fu da lui editato tre anni dopo e fatto scoprire volutamente nel 1981 in un sottofondo di una valigia della figlia (quindi Letta jr a quel momento era già cresciutello e, a un’età in cui altri in un passato remoto o prossimo avevano già saputo e scritto tante cose, interessandosi lui di intrighi politici avrebbe dovuto conoscere quei fatti). Renzi, invece, era nato solo nell’intervallo di tempo trascorso tra l’elaborazione e la scrittura definitiva del piano P.2 da parte di Gelli, e quindi va dalla fase neonatale all’infanzia, giungendo all’adolescenza quando però da studente liceale – …  lui che è sempre stato un genio precoce – già pretendeva di “rottamare” i vecchi: pertanto non ci sono scuse per ignorare la questione P.2 nel 1981, che probabilmente lui allora non capiva neppure quella (… adesso invece!!).

Senonché è interessante conoscere anche ciò che è accaduto dopo. Ce ne occupammo sulla rivista più volte tempestivamente [e ne abbiamo sempre fornito i riferimenti, com’è facile accertarsene], ma recentemente abbiamo ripreso il racconto della favola P.2 [cfr. sul no.131, giugno 2010, una nota in proposito], traendone occasione da un’intervista originale che dieci anni fa, 28 settembre 2003, Concita De Gregorio per la Repubblica, fece a Licio Gelli. Disse lo pseudo massone che il suo “piano” stava ormai da anni in vista del raggiungimento pieno dell’obiet­tivo, su giustizia, tv, ordine pubblico, mancando solo aggiustamenti a separazione delle carriere dei magistrati, riforme istituzionali a cominciare dalla costituzione e dalla relativa Corte costituzionale “politicizzata”, per finire col presidenzialismo tramite l’elezione diretta popolare del capo dello stato, per quei punti – dai contenuti di estrema attualità – ancora non compiuti..

Di fronte a ciò ancora dieci anni fa i partiti … “critici” tacevano toccando appena i fatti empirici della tragica realtà italiana senza neppure sfiorarne le vere cause, e ripetendo semmai solo a mo’ di slogan l’accusa di “piduismo”: e pure costoro sanno bene che la P.2 e le cosche segrete del capitale finanziario transnazionale, delle mafie, dei politici conniventi e dello stato, non sono morti, ma sono essi in una condizione di coma per cui non riescono a dire nemmeno una parola sensata. Ciò nondimeno nel 2003 queste parole dovevano essere avvertite e comprese anche dai più giovani, formalmente ignari della storia pregressa, a parte il bischero fiorentino (… pazienza!); e Letta jr era nell’età di intendere e di volere, e pur se il suo signor zio sr non l’avesse edotto a sufficienza sulla trilateral, l’ha comunque ben introdotto in quell’altra cerchia di gentiluomini che costituisce il club Bilderberg (nato peraltro una ventina di anni prima della P.2 e di cui per anni, ora non più, in Italia si è taciuto, tanto che noi ci sentivamo chiedere chi o che cosa fosse).

Tuttavia di simile mole di dichiarazioni certificate del supposto gran maestro e della sua personale garanzia sull’affidabiltà della P.2 per la grande quantità di militari, magistrati, politici, imprenditori, giornalisti, ecc. che c’erano, la presenza del braccio destro del kav. nero, il “bravo e preparato Cicchitto, allora socialista”, e la regolare frequentazione, fuori dal mazzo, di “Andreotti, un uomo di grandissimo valore”, “Cossiga, una bravissima persona, un uomo puro, un animo limpido”, e “naturalmente Almirante, molto amico, insieme nella repubblica sociale”, chi ti ha scelto Lettino? Ha appreso da Gelli che il punto forte del piano P.2 è in Berlusconi, definito “un uomo fuori dal comune, che aveva questa caratteristica: un uomo del fare”. Ecco da dove proviene perfino lo slogan del governo del fare! Dunque la realizzazione dei punti ancora mancanti Gelli l’ha fiduciosamente consegnata nelle mani dell’uomo del fare, che ci ha provato con le grandi intese tramite il governo di Letta jr (non potendo ancora puntare tutto sul di lui zio Letta sr e suo gran “consiliori”: tanto è evidente che zio e nipote si trovano entrambi a loro agio con il kav. nero d’Arkore – e viceversa). Non c’è dubbio che quella del “fare” è una “bella trovata” – … nuovissima – che Lettino ha rilevato “para para” (come si dice in romanesco), ma … a sua insaputa, forse, il che sarebbe però assai strano, dal linguaggio gelliano. Ancora, certo, per il bene del popolo!

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