Dei delitti e delle pene

2 Giu

#1. La battutaccia del B-rex su “odio e pregiudizio” che – a sentir Lui e i suoi fanatici servitori pidiellini, a cominciare dall’esagitato provocatore Brunetta, alla ministra De Girolamo che sa che le lontre-sono-uccelli … con i peli, che volano, o alla ex ministra Gelmini, già presidente del consiglio comunale del comune di Desenzano del Garda, che “nel 2000 fu sfiduciata per inoperosità” [cfr. no 124] dai suoi stessi camerati, la cui ignoranza è divenuta una battuta proverbiale per il tunnel-scavato-da-Ginevra-al-GranSasso  … con il contributo dei soldi del suo ex ministero, per finire con il piduista im\marcescibile ex sinistra-socialista Cicchitto e con la forsennata già storaciana allora anti-berlusconiana Santa Anscè – lo “perseguitano” da vent’anni attraverso i pm rossi e comunisti, non si sa se sia più ridicola o mal posta nei suoi stessi termini letterari.

Ora è un’assurda fantasia giudiziaria che – nonostante l’assonanza con il titolo del decadente e pesante romanzo popolare Orgoglio e pregiudizio, e il fatto che Jane Austen attribuisse l’orgoglio alla pretesa superiorità classista del protagonista e il pregiudizio della supposta inferiorità, di classe e di genere, dell’oggetto del di lui nascosto desiderio – alla fine i due, Berlusconi e Boccassini, possano superare quel paio di “piccoli ostacoli” facendo scoppiare una loro passione! Ma il B-rex, dicendo “odio” non lo attribuisce al suo verso la pm di Milano, com’è in realtà, ma piuttosto a tutti i “magistrati rossi e comunisti” nei suoi confronti che lo “perseguitano da vent’anni per un pregiudizio”.

Piuttosto, invece, il mostro fossile di tirannosauro avrebbe fatto meglio a riferirsi al molto più serio romanzo di Dostoevskij – ma che qualunque persona rozza possa capirlo e interpretarlo è chiedere troppo – dal titolo originario di Delitti e pene (o forse anche … pène), che per un moralismo cristian-scolastico del traduttore francese fu erroneamente reso come “Delitto e castigo”. L’eroe principale, infatti, per un verso si attaglia molto meglio al superkav di Arkore allorché è il protagonista stesso, Raskoľnikov, che pretende di definire ciò che lui possa o non possa fare, in funzione della propria depravazione, irrazionalità e paranoia, come affermazione di sé stesso nell’arrogante rifiuto della razionalità e della morale sociale e dei suoi limiti costituiti, sicché possa lui solo decidere che un atto manifestamente immorale è giustificabile a condizione che porti a qualcosa di incredibilmente grandioso: “Io ho semplicemente formulato l’ipotesi – scrive Dostoevskij – che un uomo ″straordinario″ abbia il diritto di permettere alla propria coscienza di scavalcare certi ostacoli, e ciò esclusivamente nel caso in cui l’esecuzione di un suo progetto lo richieda. Ma se occorre, per realizzare la sua idea, passare anche sopra un cadavere, sopra il sangue, secondo me egli, nel suo intimo, in coscienza, può permettersi di farlo: in questo senso io parlo di un suo diritto a delinquere”. Presunzione che lo porta a credere che solo dopo aver definito così la morale e la legge, commettendo quelli che la società definisce reati, lui possa essere un superuomo [ma piuttosto nel senso fumettistico di superman che filosofico di ultrauomo], uno dei migliori, come Napoleone (o come dio).

 

#2. Per un altro verso Raskoľnikov ha sempre di fronte a sé la sua propria paura, e cerca mentalmente di dissuadersene: ma basta vedere i mutamenti repentini delle espressioni e delle s\mentite del Berlüska per capire come anche Lui abbia paura, sia instabile e come la sua ragione si offuschi. I moventi dei reati, del russo come dell’arkoriano, hanno certo forma economica ma muovono dalla presunzione di poter prescrivere una propria morale per l’affermazione individuale attraverso il diritto di disporre della vita degli altri. Quindi anche i suoi atti di carità sono casuali, in forma nevrotica, e opportunistici, magari come fa Raskoľnikov sobbarcandosi le spese per le sue giovani amiche. Di fronte a ciò il pm Boccassini, come il giudice del romanzo russo incaricato di risolvere i delitti del protagonista, ha mostrato una enorme abilità esibendo le prove oggettive e le loro stesse contraddizioni e sottintesi, affrontando diversivi e dissimulazioni, ponendosi così al di sopra dell’intelligenza del protagonista e dei suoi avvocati. Anche Raskoľnikov in tribunale – e Berlüska le poche volte che ci va, altrimenti ci manda gli avvocati – si avvale non solo dei suoi avvocati ma anche delle testimonianze di amici per ridurre la sua pena (mentre l’arkoriano finora l’ha “sfangata” sistematicamente, gridando alla “persecuzione comunista”, slogan con cui ha irretito i suoi – il notorio insopportabile Brunetta ha avuto l’ardire di definire la provocazione di Brescia contro a magistratura, come la precedente invasione dei parlamentari al palazzo di giustizia milanese, “una manifestazione democraticamente organizzata” … anziché qual era un attacco alla magistratura da parte di membri di altre pubbliche istituzioni, governo e parlamento, che già costituirebbe reato).

Senonché a dispetto del secondo verso dell’atteggiamento di Raskoľnikov – che cristianamente pentito puntava alla sua rinascita spirituale – il kavalier d’Arkore indossa le sembianze del B-rex, si sente forte e si fa acclamare come tale, pur quando è protagonista di un sfacelo (gli oltre 7 milioni di consensi popolari persi con il voto, fatti da Lui passare per una “vittoria” riconosciutagli tale non solo dai suoi seguaci ma anche dagli avversari, più o meno finti, … mai nemici). A differenza del protagonista dostoevskijano che giunge alla confessione, Lui non intraprende quella seconda strada e non confessa mai la propria colpa: anzi, continua a vantarsi delle proprie azioni socialmente esecrabili. Non vuole conseguire una salvezza attraverso la religiosa sofferenza, affrontando i suoi delitti e accettandone le pene – Dio è Lui – e perciò non viole chiedere nulla, né al signore né al pm, e anche se continua ad avere una paura ossessiva, esige la salvezza pedestremente con immunità, ossia impunità, prescrizioni, postdatazioni di reati pregressi, il\legittimi impedimenti, leggi su misura, ecc., insomma in breve a riconoscimento del suo trionfo: ma lo spaccio della bestia, come avrebbe voluto Giordano Bruno, deve ancora avvenire.

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