IL TRIONFO DELLA BESTIA

7 Mag

Abbiamo ricevuto un commento sulla nota Un mostro, due compari e un pollo, il cui titolo era ispirato al citato film commedia-western-all’italiana di 38 anni fa, 1975, di Damiano Damiani Un genio, due compari e un pollo (con la collaborazione per la scena iniziale di Sergio Leone, e per la musica di Enzo Morricone); lì il genio era “Grazie” interpretato da Terence Hill e il “pollo” che lui doveva spennare era un maggiore dei cavalleggeri, ladro di soldi destinati ai pellerossa – quindi ben poco gratificante per il pennuto da impallinare! Siamo contenti del commento ricevuto perché lo scopo di queste note d’attualità estemporanee è pensato proprio per far esprimere e raccogliere diverse opinioni e pareri dai compagni.

In realtà nel caso specifico non ci sembra, però, di rilevare nelle valutazioni diversità di fondo; in effetti in differenti dialetti – ma anche sui vocabolari di italiano – l’accezione figurata del termine “pollo” (con il dovuto rispetto per quegli ex volatili), quando riferita a una persona, è tutt’altro che gratificante: da qualunque dizionario puoi scegliere tra grullo, stolto, incompetente, gonzo, babbeo, credulone … insomma uno zuccone che crede a tutto. Quindi nell’allegoria del caso, Bersani ha svolto con precisione la parte del pollo – inteso come sopra, alla maniera che si preferisca – facendosi spennare da coloro che lui stesso aveva giustamente, nel raptus di una potenza che non ha mai avuto (neppure e soprattutto dentro il suo ex pd!), classificato come suoi nemici “impresentabili” (secondo la bella frase istintiva, più unica che rara in quanto pronunciata da Lucia Annunziata): nemici intrattabili che lo hanno impallinato, da fuori ma pure e soprattutto da dentro, questi ultimi un manipolo di bracconieri, favoriti anche dalle ormai facili soffiate degli ex pd e guidati da Enrico Letta, dediti all’uccellagione per far cadere nei trappoloni delle reti da loro predisposte il “pollo”, o il fagiano d’allevamento appena rilasciato nel bosco dove è spaesato e non all’altezza di trovarcisi e quindi facile preda di chiunque.

B-rex è riuscito, anche grazie alle titubanze del babbeo, a rivoltare la frittata presentandosi agli italiani come il vero vincitore, facendo abboccare pure il credulone a simile fandonia, per far ritenere dal pollo stesso di essere lui lo sconfitto: non ci sembra che tutto ciò lo faccia <passare per una brava persona ingenua e inadeguata>. Piuttosto invece va considerato che il rapidissimo mutamento delle condizioni storiche doveva portare a un adeguamento della tattica che il rintronato non ha saputo seguire nelle sue involuzioni. Convinto com’era di poter travolgere tutto e tutti senza indugi – ciò che era ancora vero quando si cullava su un 10% di vantaggio, nella fase precedente, allorché poté proporre al pd la corretta strategia di non governare mai più con B-rex nanotyrannosuarus e i suoi lacchè; ma da masochista tendente al suicidio o almeno alla umiliazione, non conoscendo neppure la turbolenza intestina della male composita accozzaglia pidiellina, si è fatto bruciare tutto quel vantaggio che aveva sul mostro (o meglio glielo ha regalato): il quale, dunque lo ha trattato da pollo qual è, e tutti e tre, il mostro con l’appoggio dei due compari (Napolitano e Monti) più il soccorso della quinta colonna, interna al pd, dei clerico-arrivisti alla Renzi e di tutti gli altri ex dc, hanno potuto fare un gioco facile facile su Bersani. Ma ormai la frittata era fatta – e pure rivoltata – e per ora non c’è più niente da fare; l’infingardaggine di Bersani, che ha continuato ad abbracciare tutta la “sua” gente – sordidi pseudo compagni, falsi amici e veri nemici – è stata tale che ormai, come dice un detto siciliano, ha costretto “u’ cunigghiu a muragghi”: e non può più scappare.

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Il pd ha fatto resuscitare il tirannosauro che gli sta di fronte, e con la legge-porcata-elettorale – adesso, ma non ancora a gennaio – B-rex governerebbe di nuovo tutto da solo! Senonché, dicono tutti, come primo provvedimento del governo de\ri\buttante si impone una nuova legge elettorale: ma se non l’hanno fatta per mesi e mesi, adesso chi potrebbe farla in modo da lasciare lo zombie mummificato sotto strati geologici di terra sedimentata? È per questo che Letta-il-nipote-dello-zio è gradito al fossile: è mai possibile che ci vogliano i comici veri come a es. Crozza o Bertolino (e non i politici comici dilettanti o involontari o pure gli ex comici) per dire che il kav. nero d’Arkore non ha vinto ma ha perso, con la Lega, oltre 8 milioni di voti, e ciononostante ha di nuovo preso per gonzi gli italiani, Bersani e i suoi seguaci, convincendoli del contrario; o pure che il nipote-dello-zio è a Lui gradito perché va pazzo per chiunque sia … nipote di qualcuno, segnatamente inoltre essendo lo zio Gianni un suo fedelissimo “consiliori” (che nel dizionario di siciliano significa: “uomo di fiducia del capo famiglia di un’associazione mafiosa”): i conti tornano. Perfino la stampa estera, tedesca in particolare, ha scritto che con questo nuovo governo-del-nipote chi comanderà realmente è Berlusconi, sia se riuscirà a far approvare i suoi provvedimenti-diktat, sia ordinando ai suoi di togliere la fiducia all’allettante nipotino per far sciogliere le camere al momento opportuno e andare a nuove elezioni con la legge-truffa.

Questo è il motivo per cui Enrico Letta, congratulandosi con Napolitano per il colpo riuscito, non ha esclamato il di lui mantrico “con viva e vibrante soddisfazione” ma si è limitato a manifestare una “sobria soddisfazione”, che però sarebbe stato meglio completarla esprimendola attraverso un … “con avvizzita e sobria soddisfazione”. E così ci becchiamo, senza aver la forza e le condizioni oggettive per opporci: un duplice Alfano (all’interno e vicepresidente), Quagliariello-il-saggio …, Lupi, Di Girolamo, Lorenzin, un grappoletto di ex ministri del governo Monti, la mai tacitata Bonino agli esteri e dal pd alcuni meno nocivi al potere, renziani e perfino l’ex sindaco di Padova (quello del muro divisorio contro gli immigrati): e i bracconieri di Enrico Letta e di Angelino Alfano vengono quasi tutti dalla dc, tanto che il “loro” partito si potrebbe chiamare pdc = partito democratico cristiano, rivivificando così anche nel nome la vecchia ingloriosa dc = democrazia cristiana. Sì che il giulivo Berlusconi – dall’esterno, dopo aver minacciato la sua presenza per consentire al capo bracconiere di estromettere, con una sola mossa, anche D’Alema – possa dettar legge più facilmente a tutti. E neanche il Lettino – al pari di tutti gli altri parlamentari, il “trio monnezza” di B-rex e due compari, la matassa aggrovigliata del fu pd, non solo clerico-dc ma pure nella componente ex pds-ds, gli immaginifici di sel e, manco a dirlo, il né-di-destra-né-di-sinistra M5s – come è in tutte le storie di ordinaria subordinazione al capitale, ha pronunciato l’… oscena parola classe.

La cosa è ovvia e nessuno di noi si aspettava nulla di diverso; ma anche lui, come molti altri si è nascosto dietro l’anodino termine “casta”: che ora chiunque può vedere quanti danni quel termine abbia procurato, anche senza volerlo da parte di Rizzo & Stella, distraendo l’attenzione dalla  più importante differenza immensa tra le classi sociali nei rapporti di capitale per spostarlo in chiave moralistica di ingiustizia (che indubbiamente c’è e chiede vendetta, ma al confronto pesa come una quisquilia); e i pentastelluti fanno lo stesso con i “costi della politica”, non capendo un accidente né di quelli, un nulla rispetto ai 120 mmrd € “ufficialmente” accertati di patrimoni esportati per evadere il fisco, né del cosiddetto “reddito di cittadinanza” dato che, salvando l’evasione e i patrimoni, non ci sono i soldi sufficienti nemmeno per i cassintegrati e gli esodati. In più il Lettino ha abbassato toni e profilo facendo spostare lo sguardo sulla banalità – di per sé insignificante, se non se ne spiegano le motivazioni e i contenuti – di altri conflitti, quello generazionale anagrafico e quello di genere sessista o quello razziale, pur di evitare la discussione sul fondante conflitto di classe! Alfano o Renzi, Di  Girolamo o Bonino, che c’azzeccano con “nuovi” contenuti?

Ma, infine, non si dimentichi che la legge elettorale vigente è una legge-truffa che ebbe il suo precedente storico moderno nella nota legge-truffa fascista nel 1923, con la legge scritta per ordine di Mussolini dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Giacomo Acerbo; quel capolavoro originario del predominio fascista fu approvato da una commissione mista che formalmente comprendeva tutti i gruppi parlamentari – “democratici”, demosociali, socialisti, repubblicani, socialisti unitari, comunisti, “democrazia italiana”, demoliberali, liberali di destra, popolari, agrari, oltre naturalmente ai fascisti – ma tutti, proprio tutti, insieme appassionatamente; la commissione di cotanti saggi (18) fu nominata dal presidente Enrico De Nicola presieduta da Giovanni Giolitti con Vittorio Emanuele Orlando e Antonio Salandra come vicepresidenti, e annoverava tra i suoi membri Ivanoe Bonomi, Alcide De Gasperi, Filippo Turati, Antonio Graziadei e rappresentanti del proporzionalista Francesco Saverio Nitti e del liberal-teosofo Giovanni Amendola antifascista fino alla morte [conseguita alle mazzate avute dai picchiatori del primo fascismo, quello che oggi la 5s Roberta Lombardi considera “folclore” estraneo alla “ideologia” violenta del fascismo che “prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità, un altissimo senso dello stato e tutela della famiglia” (sic!)]. Quel prototipo di ammucchiata voluta dal duce di allora – oggi definita ufficialmente Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, sulla quale ha ancora puntato il ducetto di adesso Berlusconi, ma che comunque ha intanto infilato il “suo” saggio Quagliarello come ministro per le riforme istituzionali (che quindi come tale  ha sper\giurato sulla Costituzione vigente) nel governo del Lettino – approvò a maggioranza (10 a 8) il ddl Acerbo che demoliva di fatto il sistema proporzionale in vigore; infatti lo … “integrò” con un truffaldino e mostruoso premio di maggioranza che attribuiva i ⅔ dei seggi al partito più votato che avesse superato il quorum del 25%! Una riesumazione della truffa – dopo il fallito tentativo dc di De Gasperi, memore del 1923, del 1953 – è stata avviata, stavolta con fascistico successo da demo-liberal-nazional-socialisti “progressisti conservatori” (come li chiamava Marx), per garantire il bipolarismo, nei primi anni 1990 sia da Craxi prima e Berlusconi poi, sia nell’ordine da Ochetto, D’Alema e Prodi: entrambe le coalizioni di (centro)\destra e di (centro)\a\sinistra sono fin da allora rimaste abbarbicate alla truffa elettorale maggioritaria, che senza demorderne mai sospingono per non tornare a una legge elettorale proporzionale pura, con preferenze libere da controllare ma senza alcuna imposizione di teste di lista o listini bloccati scelti esclusivamente dagli apparati di partito, come invece avviene in qualunque variante di legge-truffa: questo è il motivo cardine dell’intesa bipolare che ha impedito e impedisce l’approvazione di una nuova legge elettorale.

Tenete presente, infine, senza mai dimenticarlo, che codesto sistema truffaldino è quello propagandato dalla loggia massonica P.2 insieme all’elezio­ne diretta popolare del presidente della repubblica che esige anche una “repubblica presidenziale” contro quella parlamentare tuttora vigente in Italia. Oltre alla “contro\riforma” della giustizia [per salvare i rei in genere e oggi Berlusconi in particolare], l’ultimo appena ricordato è il punto più rilevante che ancora manca al completamento del piano piduista: per l’apocalittico trionfo della bestia – che non si riesce ancora a “spacciare” come avrebbe voluto Giordano Bruno – dove qui una fantastica e mostruosa bestia mitologica sarebbe la catoblepa, κατώβλεπον, in greco, il cui etimo indica che tiene sempre la testa rivolta “in giù” in maniera “che guardi in basso”; è la parola molto elitaria riscoperta da Raffaele Mattioli, intellettuale liberal-cripto-comunista togliattiano e sraffiano, sostenitore di Gramsci in carcere, quindi ossimoricamente “banchiere rosso”, in sonno (come dice il linguaggio massonico) durante gli anni mussoliniani. Ora in senso ancor meno accessibile – perché vorrebbe essere rivolta a masse di lavoratori che auspicherebbero di fare un altrettanto mitico partito comunista [quindi presumibilmente non attraverso lo scoraggiamento di quanti si rifugiano nei chiacchiericci, per dirla in tosco-italiano, o in inciuci, alla maniera napoletana], e non a una platea di intellettuali liberal-borghesi come era quella di Mattioli – quello strano animale irreale con la testa prostrata è stato ripreso a esempio, pertanto inopportuno dati i destinatari popolari, da Fabrizio Barca. Solo per proseguire di sfuggita in questa assurda allegoria bestiale, sarebbe meglio capovolgerne il senso e la parola stessa: usare il greco άνώβλεπον, ovvero “anoblepa” [animale che però fu reale, oggi estinto di cui è stato trovato fossile in Brasile, roditore cricetoide, o simili in Venezuela e nel Gargano], che significa tener la testa ben eretta e lo sguardo rivolto in alto: rifiutando, metaforicamente, ogni “inciucio” giacché tale bestia trionfa e controlla tutto, “inciuci” compresi, ciò che accade intorno, ma è estinta. Al contrario di chi è il mostro a cui oggi è stata fatta rialzare la testa: il nanotyrannosurus rex!

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