UN MOSTRO, DUE COMPARI E UN POLLO

23 Apr

Un vecchio film pseudo-comico-western era intitolato Un genio, due compari e un pollo.

Ora siamo arrivati alla sua riedizione tragicomica, giacché al posto del genio – lungi dal comparire, neanche per scherzo – adesso in giro c’è un mostro nelle spoglie fossili di un tiranno, brevemente diciamolo B-rex [nome scientifico completo Bisluscus nanotyrannosaurus rex – cfr. qui sul nostro blog, tra gli articoli, o anche stampato nel no.142 Il gran berlüsco tirannosauro]. I suoi “aiutanti” servitori fedeli, e scervellati come l’Igor del dr. Frankenstein jr, i quali prima lo hanno tirato fuori dalle stratificazioni millenarie che lo avevano ricoperto di terra e scorie durante successive epoche geologiche, restaurato e riportato al museo degli orrori e poi fatto rianimare con trucchi di luci e suoni in maniera che il mostro appaia vivo. Sì che tutti i suoi accoliti lo acclamano unico vincitore – la qual cosa inverosimilmente è stata fatta passare così anche dai suoi nemici – Lui che ha … vinto bruciando sette milioni dei suoi voti: ma finti avversari e succubi amici lo incoronano. Questi ultimi, Gasparri in evidenza, ben spalleggiato dall’ultrafascista Santanché ex antiberlusconiana finché Egli non le ha dato un posto, osano spiegare anche il perché: B-rex e il Pdl, hanno pensato “solo al bene del paese” [sic!!] e non “ai propri interessi come hanno fatto Bersani e il Pd”; sembra inimmaginabile se non si fosse sentito con le proprie orecchie: il bue che dice cornuto all’asino.

mostro

In più in questa riedizione della storia c’è stato aggiunto anche un grillo parlante, che a forza di berciare e sbraitare, dopo essere stato abbandonato e ignorato dalle anime nere dei suoi stessi creatori, rischia di fare la fine di quello della favola di Pinocchio, spiaccicato su un muro con una scarpa: magari potrebbe avvenire nell’onirico 2054 per celebrare, in vita o come epitaffio, l’eventuale centesimo compleanno di Casaleggio suo profeta .

Nell’oscura realtà attuale – a prescindere per ora dal profeta e dal suo discepolo appena citati – i due principali compari del B-rex vengono uno da Napoli e l’altro scende dai monti del varesotto: per fare fesso il pollo, facile bersaglio di un allevamento romagnolo. Insomma, fuor di favola, il Napolitano e il Monti hanno fatto di tutto per dissimulare la morte, più che apparente, del mostro facendo ritenere a lui stesso e ai gonzi che lo seguono a bocca aperta una resurrezione del defunto: … del resto sono duemila anni che ci sono al mondo miliardi di persone che continuano a “credere” a un’al­tra resurrezione.

Ma che il “pollo Bersani” di “quest’acqua qua” come il pollame Amadori o Aia – ruspante solo per chi dà retta ancora alla befana – si sia fatto pagare con la sua stessa moneta è evidente, ma è bene chiarirne i termini. Anzitutto la propria limitatezza, che gli ha fatto presumere di poter seguire la cosiddetta “legge di Murphy” e di andare oltre le sue capacità: guidare un partito, pure presunto “disinistra”, in un’epoca in cui non esiste più l’organizzazione di partito e nemmeno si usa più la parola “sinistra”, se non per il senso di marcia, per la parte mancina del corpo, di un teatro, di un fiume, ecc. che. appunto, sta a “manca” – bel pleonasmo dominante, giacché mentre la destra è detta anche diritta (o dritta), la sinistra invece … manca – , oppure per qualcosa disgraziata, spiacevole, infausta e via con la iella. Le capacità di Bersani non sono mai andate oltre all’amministrare un condominio; già tre anni fa scrivemmo sulla Contraddizione che costituisce un vizio comune il fatto che “oggi siamo arrivati al colmo di dover riscontrare che un Bersani – che è fantasioso come un amministratore di condominio, quello del Pd, dove la sigla sta piuttosto per “patrimonio demolito” – sembra addirittura geniale e risoluto” rispetto “a Renzi” e ai predecessori infra-e-post-pci simil-Occhetto, demolitori del comunismo e dell’igno­rato insegnamento marxista. Almeno Pierluigi i conti tipo condominiale (ovviamente, come si fa per quelli, di prassi senza alcun nerbo) li sapeva fare abbastanza bene: ma un “partito”, pur se un’accozzaglia di centro-a-sinistra, è tutt’altra cosa.

Rincorrere il proprio livello di incompetenza, senza mai riuscire a superarlo, è un vizio assai comune. Ma stavolta riguardo a Bersani occorre precisare che si è trovato, inaspettatamente per sua ottimistica e presuntuosa insipienza, di fronte a: – un tirannico mostro, e ai suoi forsennati adepti (Alfano, da lui … abbracciato, Cicchitto, Santanché, Verdini, Fitto, ecc. per non parlare di Dell’Utri, Cosentino, ecc. o degli acquistati Razzi o Scilipoti, tutti come lui o rei e mafiosi o corrotti e in odore di reità); – i patrocinanti-larghe-intese (Napolitano e Monti), … “con viva e vibrante soddisfazione”, che pensava di aver respinto per sempre; – il piccolo chiacchierone, il bischero Renzi in cui solo adesso tutti vedono Fonzie, diciamo Rœnzie, individuato perfino da Marini – anche lui ex democristiano, azione cattolica, vari intrighi correntizi fino al­l’entrata con il gruppo cattolico della Margherita quale padre ig\nobile del Pd – per una “ambizione sfrenata, e che molte volte non sa quello che dice”; del quale anche Crocetta ha notato le capriole opportunistiche per incastrare Bersani, che lo aveva stretto a sé: prima Rœnzie privilegiava un accordo ampio con Berlusconi, che continua ad amarlo, allorché Bersani simulava una propensione a-sinistra con Vendola\Sel, per poi, negando sé stesso sull’esempio del B-rex, accusò l’ex segretario di fare un “inciucio” con il kav. Nella sua Toscana si dice che “pe’ trova’ ‘n porto si(c)uro, tutti i bu(ch)i so’ ‘boni”: ma alla fine, si auspica, il bischero ambizioso finirà per trovare il proprio buco in cui infilare la “minchia della sua stessa protesi” (parafrasando Corrado Guzzanti), perché fottine uno e fottine un altro si sta fottendo da solo. A forza di predicare che tutti, a partire da Bersani persuadendo di ciò anche l’ex presidente, hanno perso, si è bruciato lui stesso.

Dunque con questo accerchiamento, l’amministratore condominiale non poteva che capitolare, e ha durato pure troppo, perché non si è reso conto del crescendo delle stronzate che stava facendo, ultima in ordine di tempo, dopo aver accettato la grande intesa con il Pdl – con gli “impresentabili” come ha detto Lucia Annunziata in un moto istintivo, e sinceramente giustissimo, forse il suo unico – avrebbe avuto l’occasione di tornare sui suoi passi via via sbagliati indicando, lui, immediatamente Rodotà alla presidenza della repubblica, essendo il suo un nome del Pds e non del M5s, liquidando così senza appello l’arroganza del B-rex. Ma no, Bersani voleva parlare con il Pdl per trovare le sconce larghe intese: questo è il “sinistro” risultato ormai sotto gli occhi di tutti. Con in più l’aggra­vante di insistere nell’impedire il ritorno nella contesa dell’ex comico, al quale ha regalato pure l‘occasione di dire una parziale verità, secondo cui per primo fu Bersani a non rispondergli mai; parziale dato che poi le invettive bercianti di Grillo non sono mancate, sì che i fedeli-di-Bersani con grande acume non hanno titubato nell’ad­ditare l’ex com. quale unico responsabile della rapida rottura. Ma chi vuol perdere si fa convincere, dalla serpe in seno Rœnzie e da tutti quanti, e si autoconvince pure di aver perso realmente

Anche perché, invece, sicuro della sua vittoria l’amministratore condominiale aveva nel frattempo sottovalutato l’importanza di perdere regione e senato in Lombardia, dove il “muppett” Maroni si era intanto concesso al B-rex favorendone al contempo la doppia riesumazione. Ma con una conferma del confronto con il M5s si poteva bloccare la presunzione grillista che è derivata anche dal disintersse bersaniano; così in Lombardia si sarebbe – forse (?) – far capire a Silvana Càrcano che Ambrosoli non è uguale a Maroni; costui senza presidenza della regione avrebbe tolto il sostegno al Pdl e Berlusconi sarebbe andato in puzza, rompendo con la Lega: cosi per il Pd “aprendo praterie”, come dice Crimi, a soluzioni innovative di governo senza paralisi al senato.

Senonché ci sono troppi condizionali, con i quali non si fa la storia e nemmeno la cronaca. L’amm. condom. è stato ipnotizzato da B-rex e da Napolitano proprio nella fase in cui l’ex com. è sembrato ben intenzionato di fronte all’indicazione (terza in lista) del “vecchio” Rodotà. Lo possiamo ben dire qui noi che, come si può leggere abbondantemente sulla Contraddizione, rivista stampata e blog, non abbiamo mai lesinato critiche all’ex com. G e specificamente al suo paranoideo profeta C, agli incólti e ai fascisti come Roberta Lombardi, ecc., che comunque non costituiscono la maggioranza dei pentastelluti. Perciò ora l’ex com. sembra propenso a evitare la fine del grillo di Pinocchio, volendo cominciare a ragionare in termini politici – durante una conferenza stampa con domande e risposte, la prima che ha fatto con tanti giornalisti italiani, ha prontamente ridimensionato l’accusa fattagli circa il colpo di stato che avrebbe attribuito a Napolitano, e rigettando tutte le illazioni su violenze e marce fascistoidi in nome del pacifismo e della lotta non violenta ha abbassato l’episodio a un “colpetto istituzionale furbetto” anche per placare gli animi M5s più esagitati. Ma, detto tra noi, il “presidenzialismo” che nell’azione di Napolitano è solo preannunciato, è il principale punto mancante del piano P.2, anche con l’“elezione diretta del capo dello stato”, forte elemento anticostituzionale del programma di Berlusconi, che il B-rex da … vincitore pretende di imporre anche al nuovo governo formalmente di larghe-intese-dominato da Lui e dai suoi scherani fascisti e mafiosi: se la modifica costituzionale (che piace tanto a Rœnzie, nel nome del sindaco-d’Italia) passasse il primo eletto-direttamente-dal-popolo-italiano potrebbe essere verosimilmente lui stesso, magari per lasciarlo in eredità gestionale a Rœnzie stesso: una tragedia!!

Nel mentre l’amm. condom., l’unico che con la legge-truffa elettorale borghese vigente, con meno spocchia “sarebbe stato” [condizionale passato] l’unico in grado di evitare il disseppellimento del mostro. Ma è sordo come una campana e ormai si è seppellito da sé. E pensare che Rodotà era del Pds e non del M5s, e Lenin è odiato da G, mentre figurava un tempo tra i punti di riferimento del primo Pci. Epperò era Lenin [dopo Engels e Marx] che insegnava che nei momenti di difficoltà occorre sapersi “ritirare con ordine” e fare “compromessi volontari possibili, inevitabili, ineluttabilmente imposti dalla circostanze” e “alleanze” necessarie, momentaneamente anche con i democratici borghesi ma non con i reazionari, senza di cui nessun movimento politico potrebbe esistere.

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Una Risposta to “UN MOSTRO, DUE COMPARI E UN POLLO”

  1. Alessandro 23 aprile 2013 a 12:00 #

    Bersani nella parte del pollo proprio non ce lo vedo.
    Così dicendo lo si fa passare per una brava persona ingenua e inadeguata mentre a questo punto non credo si possa più dire. L’aver proposto l’alleanza con Monti prima delle elezioni e aver candidato Marini alla Presidenza della Repubblica dimostra come il Nostro creda che le forze reazionarie siano un bene “per il paese” (come direbbero loro) e che B. sia un’interlocutore politico con il quale conviene (al PD e, dal loro punto di vista, al “paese”) fare i conti e al limite pure gli sconti. Ma di scontrarvici, neanche a parlarne. B conviene anche al PD.

    Scrivo ciò anche perché se si prospettasse la sinistra formato Barca rischiamo di ricadere nello stesso tranello: pensare che lì vi aderiranno brave persone solo un po’ ingenue.

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