Partito Populismo Compromessi Fame

19 Apr

da K. Tulin – riscrittura un secolo dopo

Oggi in bordello han mosso una gran lite.

Vi sono genti fottenti e fottute,
e di potte e di cazzi notomie,
e ne i culi molt’anime perdute.
Qui vi si fotte in più leggiadre vie,
ch’in alcun loco si sian mai vedute
in fra le puttanesche gerarchie.
In fin sono pazzie
a farsi schifo di sì buon bocconi,
e chi non fotte in cul, dio gli el perdoni!
[Pietro Aretino, Sonetti lussuriosi (1526)
– cit. Marx a Engels, 3 luglio 1852]
 

La conclusione della lettera qui sopra posta in occhiello, a suggellare la corruzione, venale e allegorica ma pur sempre reale, fu inviata da Marx a Engels nella stessa temperie sociale – della dittatura di Luigi Napoleone iii, che tanto ricorda l’attuale crisi economica, politica e morale – della lettera che Lassalle scrisse a Marx e che Lenin mise come incipit a mo’ di occhiello in Che fare?. (…)  [gf.p.]

(…) Coloro i quali non si sentono stimolati e non sono passibili di essere stimolati nemmeno dal regime di arbitrio dominante rimarranno egualmente “con le mani in tasca” di fronte al duello di un pugno di terroristi con il governo. Le infamie della vita stimolano fortemente le masse operaie, ma noi non sappiamo, per così dire, né raccogliere, né concentrare tutte le gocce e i getti dell’efferve­scenza popolare, che, infinitamente più numerosi di quanto crediamo, si sprigionano dalla vita, e che bisogna appunto fondere in un solo gigantesco torrente [cf, iii.d]. Per sottrarsi alla seduzione di quella tradizione eroica, devono lottare, staccarsi da uomini che vogliono ad ogni costo restarle fedeli e che quei giovani “comunisti” stimano moltissimo. Questa lotta li costringe a istruirsi, a leggere, a occuparsi delle questioni del populismo. Temprati in quella lotta, i comunisti entrano nel movimento operaio, senza dimenticare “neppure per un istante” la teoria marxista che li ha illuminati con la sua vivida luce e senza dimenticare il compito di abbattere l’autocrazia [cf, concl.]. Coloro che non possono pronunciare la parola “teorico” senza una smorfia sprezzante, che qualificano “senso della realtà” la loro venerazione per l’impreparazione e l’arretratezza, dimostrano di non comprendere niente dei nostri cómpiti pratici più urgenti [cf, iv.b].  (…) 

[vladimir lenin]

IL TESTO COMPLETO E’ DISPONIBILE NELLA SEZIONE “ARTICOLI VARI”

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