Quisquilie, pinzellacchere

8 Apr

Secondo il M5s è prioritario agire immediatamente per i risparmi da fare sugli stipendi dei parlamentari, e in genere sui cosiddetti “costi-della-politica”, che sono costi del malaffare e dell’ignoranza, caratteristiche di faccendieri sfaccendati galoppini, insomma travet impiegati o pure corrotti dai partiti, vecchi d’epoca e nuovi di zecca, dalla Dc al M5s passando per gli “acquisti” berlusconiani. I due grotteschi capigruggo parlamentari grillisti – il presuntuoso brutto-addormentato-al-senato che dice che “i giornalisti mi stanno veramente sul cazzo”, e la fascista di prima leva ignorante di storia che allieta la-camera-dei-deputati [per favore, però, lasciate stare il termine “cittadini”, ché secondo l’ordine borghese tali sono tutti e non solo i sudditi di Casaleggio] secondo cui “non c’è alcun motivo per cui tenere fuori i militanti dell’estrema destra … la parte folcloristica, razzista e sprangaiola non comprende l’ideologia del fascismo … prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità” – hanno dato man forte ai deliri grillisti nel dire e far credere, in remissiva obbedienza, quasi devozione, che tali risparmi sarebbero importanti.

Ma prima di entrare nel merito delle critiche di tali presunti risparmi, occorrono altre precisazioni preliminari: fin dall’antica Grecia, Atene del v sec. a.c., principio della democrazia era considerata la cosiddetta “isonomia”, vale a dire “una testa – un voto”, dove ognuno contava come un altro. Così nelle associazioni moderne che si dicono democratiche tutti i soci hanno gli stessi diritti di voto: una testa, un voto, vorrebbe dire cioè che ciascun avente diritto abbia lo stesso valore di quello degli altri. Non quindi che c’è da essere “una sola testa, un solo voto”, nello stile dell’ex com. Piero Giuseppe Grillo, dove una testa di cazzo domina su tutte le altre trattate come teste di cazzi: si badi bene, questa non è scurrilità, ma è un riferimento al rinascimento italiano della prima metà del 1500, quando un ceramista dell’arte di Deruta, tal Francesco Urbini, decorò un piatto di maiolica di 23 cm con l’immagine grottesca di una “testa di cazzi” – nello stile poi sviluppato nelle “teste composte” dal più famoso milanese Giuseppe Arcimboldo – incorniciandola con un nastro dipinto e la frase autocritica la cui lettura criptica, svelata sul retro del piatto stesso, va fatta da destra a sinistra: “ogni homo me guarda comme fosse una testa de cazi” [cfr. immagine]. {Si potrebbe regalare a Grillo una copia del piatto [l’originale è conservato presso l’Ashmolean museum dell’università di Oxford ed stimato per un valore di 240.000 £]}.

 tdc

Una testa, un voto?!

 Buttato poi alle ortiche lo pseudo “democraticismo” dell’isonomia falsa – ma per restare nel tema pittorico potremmo dirla popolarmente “cazzara” – si invitano i fans [fanatici] di C\G a rileggersi (… ammesso che sappiano leggere) quelle righe del loro statuto [cfr. sul sito del capo\prestanome la voce trattamento_eco.html] scritto, senza alcun … nepotismo, dall’ortottero berciante insieme a suo nipote, dove in conformità con l’articolo 67 cost. si dice che “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”: tranne che poi il medesimo Grillo, l’altoberciante-del- profeta, ha attaccato precisamente quello stesso articolo perché esso prescrive tassativamente il divieto del vincolo di mandato. L’ex com. non vuole rischiare che la menzogna celata dietro il falso slogan “una sola testa, un solo voto” – testa e voto suoi o del profeta Casaleggio – possa essere svelata e negata dai membri del M5s, in nome della costituzione e del loro stesso statuto, riprendendosi mano libera e quella parziale capacità autonoma di giudizio loro negato.

Ora, tornando a quei malamente intesi costi-della-politìca, va osservato che i cosiddetti risparmi da fare sugli stipendi dei parlamentari hanno sicuramente un indiscutibile e valido effetto morale per la loro esosità rispettivamente al tempo e all’impegno lavorativo. Senonché, al di là della rabbia che simili introiti dèstino, si tratta della solita pura e semplice demagogia. In effetti quegli “stipendi”, a ben guardare, se estesi a tutti i parlamentari per 5 anni, cioè per tutta la legislatura, se durasse!, sarebbero tali da fruttare (bum … che parolona!) allo stato … ben 350 (=70×5) mln €. La faccenda assume la sua rilevanza perché l’ex com., tra le ovazioni dei fedeli “cinguettanti” messaggi di testo “con una lunghezza massima di 140 caratteri” – 20parole20! – ha pervicacemente continuato a chiedere a Bersani, dall’ex com definito “padre puttaniere” pari pari come il turpe papi-berlüska, di accettare e firmare l’appello per dimezzare gli stipendi dei parlamentari (cosa che, tra le altre, hanno già fatto le da lui dette due foglie-di-fico, Boldrini e Grasso, presidenti “bersaniani” dei due rami del parlamento).

Senonché con quel risparmio sugli stipendi-dei-“politici”-impostori sono fatti salvi però i circa 11 mln al mese di “indennizzi”: quindi tutti i parlamentari, a cominciare dagli “autoridotti” come i 5s, continuano a beccarsi ogni mese qualcosa come 16 mln (i 5 mln di base dimezzati, anziché 10, più gli 11 di indegnizzo); l’intera “classe” (che non è una classe ma al più un ceto, una “casta”, un corpo sociale) dei “politici” costa appena 1,2 mrd annui: che, come ampiamente detto, è solo “moralmente” più che giusto tagliare, al cospetto dei 1000\2000 € al mese di precari o lavoratori … “garantiti”, per non parlare delle pensioni di 500\600 € al mese.

Ma come effetto economico è pressoché nullo, se tali importi risibili vengono confrontati con:

– 70\80 mrd di crediti delle imprese non pagati da stato ed enti locali (che se rimborsati, secondo Grillo, Lombardi e via destreggiandosi, costituirebbero “un regalo alle banche” – sic!?!).

– 50\60 mrd per legge di stabilità “europea”, politica fiscale comunitaria, salvasati, salvaspread, ecc.

– 120 mrd annui (stimati ufficialmente al ribasso, per prudenza!) per evasione fiscale

– 5\6 mrd € di imposte sulle abitazioni o sulle benzine, superiori esse perfino alle prebende politiche.

– senza poter fare conti sicuri, si può ipotizzare che – secondo le valutazioni di due esperti Usa – con aliquote per i redditi alti sarebbe lecito andare tra il 45% e il 70% e si potrebbero recuperare al minimo minimo altri 70 mrd, secondo l’abbozzo di conto che si ipotizzerà dopo.

Dàlli ai partiti!

Nel no 141 scrivevamo che si tratta di un “diversivo di massa: dàlli ai partiti! Affinché le masse non si accorgano degli oltre 40 mrd € di costo della politica fiscale – che è l’Europa che ce la chiede – e gli oltre 13 mrd € del fondo salvastati, tra le pieghe dei cui importi però si nascondono assai bene anche le evasioni fiscali dei grandissimi patrimoni e la corruzione di appalti concessi alla criminalità. Questo il bottino ammontante a decine di miliardi di euro che stiamo pagando, e che è incommensurabile essendo molto ma molto più grande delle ruberie-da-rubagalline” dei rappresentanti istituzionali (nelle istituzioni di stato, regioni, province, comuni o enti pubblici). Il gioco sadico del “dàlli-ai-partiti” si è rapidamente richiuso sul prendere Bersani come facile tiro al piccione: lui ce l’ha messa tutta tutta per evitare una vittoria, ma è una grillata prendersela con lui anziché con il kav-nero-di-arkore e soprattutto con i tanti italiani che lo hanno votato, non solo vecchi rincoglioniti ma anche giovani esaltati (il che è molto più preoccupante), idolatrato e commiserato quale vittima e perseguitato: l’Italia neofascista ha ritrovato il proprio slogan – “aridatece er puzzone!”. Gli italioti suoi elettori – nonostante i 7 milioni di voti persi per strada dal ducetto – sono il vero problema; e con la copertura delle berciate di Grillo, le arroganti non\dichiarazioni della fascista Lombardi e del presuntuoso Crimi – “date l’incarico al M5s” [sic] – guidate dai vaticini di Casaleggio, il vertice della cosca ***** C\G, attaccando i partiti sub specie  Pd\Bersani, sta di fatto tirando la volata al B-rex per farlo vincere ancora. Ma “colpirne uno per educarne molti” era un vecchio slogan rivoluzionario, che né si addice a C\G né al fatto che i molti da educare sarebbero sia i troppi elettori suoi fautori espliciti (fan club di Silvio) sia quei molti occulti tra le file del M5s; certo, non basta colpire Bersani per rieducare i forzaitalioti.

A proposito del gruppo di furfanti che si cela tra gli impostori politicanti, va di moda ora e senza motivi, parlare di “professionisti della politica”: ma già un secolo fa Lenin, come invece hanno scoperto solo adesso tardivamente alcuni scriba senza citarlo, alla competenza professionale contrapponeva il cialtronismo dilettantesco, che invece è proprio quello di coloro che ne rivendicano la falsa “professionalità”: intesa però come impiego, posto di non\lavoro, prebenda elargita a codesti imbroglioni e voltagabbana, clientes e parenti (per non far nomi, della serie Dell’Utri, Cosentino, Fitto, Verdini e Lavitola, De Gregorio, Scilipoti, Razzi, Capezzone o pure delle moltitudini alemanne o polverinose o formigoniche, ovviamente al séguito dei passi compiuti dal kav. Berlusconi). Senonché quanti altri – amministratori, costruttori palazzinari, avvocati, notai, medici privati, orafi, macellai, ingegneri, architetti, professori universitari, scribacchini e via con le consulenze – incassano slealmente almeno altrettanto di … “stipendi” e ancor più per trattamenti di pensioni ricchissime e liquidazioni. Ma sono sempre “quisquilie, pinzellacchere” [Totò, Fermo con le mani!, film 1937 {per curiosità va detto che la sceneggiatura fu scritta da Guglielmo Giannini, sì, proprio lui, il fondatore italiano del “qualunquismo” – ironia della sorte!}]: nonostante che in Italia ci sarebbe costituzionalmente un sistema di imposte progressive!! Se questa che ingiunge di stare fermo con le mani, anche per le ruberie perpetrate – epperò dissimulata da più che giusta collera sociale – non è demagogia qualunquista [Guglielmo Giannini, doppiamente insegna], come altro definirla?

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