Patrimoni e redditi

8 Apr

Se si considerano i patrimoni in quanto fondi che sono costituiti dall’accumulo, anno dopo anno, di flussi di redditi ragguardevoli, tanto di lavoro estremamente qualificato quanto di capitale operante come pure di capitale fittizio speculativo – si può stimare approssimativamente come quei flussi di reddito di trasformino in fondi di patrimoni, che sarebbe necessario inseguire poi con una tassa patrimoniale. Si deve tener conto, dunque, di un prelievo sui grandi patrimoni, i circa 9 mmrd € del totale della ricchezza degli italiani. Ma non è una patrimoniale e nemmeno propriamente una “tassa” progressiva (quale è sancita dalla legge) dato che quel prelievo una tantum, che perfino l’ultramiliardario Usa Warren Buffett – da che pulpito deve venire la prèdica! – ritiene economicamente necessario e moralmente giusto, può funzionare come parziale esproprio, non reiterabile automaticamente, ma da deliberare ogni volta in base ai rapporti di forza tra le classi e al panico che assale i ricchi.

Ma nel frattempo è possibile applicare un’imposizione progressiva, che porti quelle aliquote molto al di sopra della normale progressività; circoscrivendo gli accertamenti al decile superiore dei 2.400.000 famiglie e segnatamente alla parte alta di esse che hanno redditi tali che si sono trasformati in patrimoni appena superiori al milione di euro; in quel gruppo, fino ai 10 mln € di reddito, ci sono le più ricche 600 mila famiglie, dopo le quali oltre i 10 mln € di reddito restano 240 mila famiglie. Si sa che su un numero complessivo di 12 milioni di famiglie povere italiane, quasi la metà, il 50%, di tutte,la  “ricchezza dei poveri” è meno del 10% del totale; ognuna di queste famiglie arriva a mala pena a contabilizzare 72 m € (casa di proprietà per l’80% delle famiglie e risparmi compresi), con una “guerra tra nuovi-poveri” che obbliga a far lottare tutta la popolazione che, con la solita mirabile ipocrisia, è détta … “la metà meno fortunata del paese”: sic, “fortuna mia, saltami addosso”, dice il proverbio. Ma al polo opposto – come illustra qualsiasi immagine della distribuzione del reddito [Lorenz-Gini] – si trova un’immagine capovolta: alla quota alta del 10% delle famiglie italiane, cioè circa 2,4 milioni di famiglie; a esse corrisponde però il controllo del 45% dell’intera ricchezza nazionale (circa 4 mmrd €). Ognuna di queste famiglie medio-ricche pertanto detiene in media un patrimonio di circa 1,5 mln €, surclassando così di ben più di 20 volte l’ammontare lasciato alle famiglie popolari.

Anche entro quello strato sociale benestante vi è un divario crescente tra chi sta nella zona medio-bassa tra 500 m € e quella medio-alta intorno a l mln € di reddito. Ma se si va oltre codeste famiglie, se ne trovano poco più di 600.000 definite “facoltose” che possiedono complessivamente 900 mrd €. Esse con quella loro ricchezza hanno più denaro di quello speso dagli investitori stranieri (quasi 800 mrd €) per i titoli del debito pubblico italiano da costoro detenuti. E poi ancora sopra, oltre i 10 mln € di reddito familiare, ci si riduce a sole 240 mila famiglie ultramilionarie – che sono l’1% della popolazione – alle quali fa capo però il 13% dell’intera ricchezza italiana, ovvero oltre 1,2 mmrd € (questi almeno essendo quelli “rintracciabili” ufficialmente dal catasto e nelle banche nazionali). Pertanto, in media, ognuna di queste famiglie ultraricche dispone di un reddito patrimonizzabile di poco inferiore ai 5 mln €.

È su queste basi di dati che si è ipotizzata, al ribasso essendo solo una lontana ipotesi oggi affatto irrealizzabile, la stima del recupero di denaro dalle grandi e grandissime ricchezze formate con alti e altissimi redditi da tassare i quanto cumulati in patrimoni; al pari di quelle connesse all’evasione fiscale o al mancato pagamento dei crediti, piuttosto che agli inconsistenti costi della casta degli osceni straccioni della politica.

Senonché tornando ai reali costi sociali che gravano sulle spalle di lavoratori e popolazione, non vi dice niente il mitico rapporto sloganistico 99÷1, usato dai movimenti “occupy”? (che per le difficoltà create agli stati capitalistici, con la loro destabilizzazione, essi tanto sono piaciuti alle lobby del potere internazionale, da Goldman\Sachs a JpMorgan). Ecco, se non ci può essere dubbio che l’1 siano “loro”, gli ultra milionari e i miliardari (in Italia Berlusconi è il sesto con 6\7 mrd €, scavalcato da un mucchietto di industriali della moda e sopravanzato di tre volte e più da Ferrero\Nutella), occorre pure sapere che se il 99 include, sì, i poveracci che non hanno nemmeno gli occhi per piangere, tale quota quasi totalizzante comprende anche ricche famiglie che possono perfino disporre di mezzo milione da investire! … proprio come i pensionati!

Peraltro in Italia, a motivo del maggiore accantonamento di denaro per cautelarsi sulle difficoltà future, per ogni euro di ricchezza finanziaria ne corrispondono 0,67 di debito pubblico (ossia ⅔ di quello), come in Francia e non troppo distante dalla Germania. Il risparmio, dunque, è un’altra cosa, o è appena consumo differito o, dal solo punto di vista del capitale, tutto il resto che conta è investimento fino a giungere con la speculazione finanziaria a coprire 300 mrd € soltanto in conti titoli superiori a 500 m €.

 

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